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Il mio amico
di Luciano Urietti
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IL MIO AMICO.
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di Luciano D. Urietti.


– Allora vecchio, ti decidi a cantare ! - ringhiò Ralf. Aveva afferrato James per il bavero della giacca, e lo scuoteva con forza, come se stesse scrollando un straccio. – Dicci dove diavolo nascondi i soldi prima che perda completamente la pazienza e dia fuoco a questa tua lurida catapecchia. – Ralf vibrò un pugno sul volto rugoso di James. Si udì un gemito, poi il naso del vecchio incominciò a sanguinare copiosamente. – Io … io non … … . - - Cerca di sbrigarti, puzzone ! Ora mi stai anche imbrattando con il tuo schifoso sangue di … … - - Ehi, Ralf, vieni a vedere. – urlò eccitato Dan, che non aveva fatto altro che rovistare per la stanza sin da quando erano arrivati. – Guarda che cosa ho trovato. – Ralf lasciò andare il bavero del vecchio che cadde al suolo con un secco rumore di ossa spezzate, a quell’età ogni urto violento poteva significare fratture sicure. Dan reggeva fra le mani una scatola metallica colma di verdi biglietti di banca. – Hai visto quanti sono ! ? ! Un vero tesoro ! - - Lo dicevo io che questo vecchio talpone si era fatto una fortuna mendicando per le vie della città. – disse Ralf mentre si riempiva le tasche con manciate di dollari. – Già, il povero ciecherello intenerisce il cuore e tutti sono disposti a dargli una piccola offerta. – continuò con un ghigno Dan. – Ora però il vecchierello farà un’offerta a noi due poveri orfanelli. – e così dicendo Ralf sferrò un calcio al corpo dell’anziano cieco che era rimasto raggomitolato a suolo. – Non è vero, pidocchioso ? ! ? – Ralf colpi ancora con violenza il corpo tremante sul pavimento. – Non hai voluto parlare cieco schifoso, ma noi abbiamo ugualmente trovato ciò che cercavamo. – ed ancora vibrò un terzo calcio allo stomaco dell’ anziano barbone. La bocca di James si aprì, quasi in un disperato tentativo di urlare, ma ne uscì solo un filo di sangue e bava. Si udì un lieve rantolo, infine il rosso sangue prese a gorgogliare dalla bocca andando a mischiarsi sul pavimento a quello che ancora gocciolava dal naso del vecchio.


James Marric ed io eravamo amici, due veri amici.
Non credo che troverò mai più un amico come James. Fra noi due vi era una profonda stima, una grande comunione spirituale; qualcosa di unico e di insostituibile.
Il fatto che io fossi un nottambulo e lui invece preferisse il giorno non aveva nessuna particolare importanza, la nostra è stata una vera amicizia sin da quando ci incontrammo per la prima volta tre anni fa circa.
Molti, quasi tutti mi hanno sempre stupidamente considerato ‘brutto’ , ‘spaventoso’, ed ‘orribile’; ma James no.
Lui non si fermava alle apparenze, per lui ciò che contava era qualcosa di più profondo e vero, per questo lui passava spesso lunghe ore in mia compagnia, a parlarmi, con gentilezza e comprensione, anche se io ero appena tornato da uno dei miei giri notturni ed ero semiaddormentato.
La mia vista non è mai stata molto buona, le mie abitudini serali non mi sono certo di aiuto in questo; eppure è stato proprio James, che era cieco, a farmi vedere quanto meraviglioso sia il mondo.
Si, James era un cieco che sapeva ‘vedere’ e ‘farmi vedere ‘ quanto stupenda sia la vita.
Ma ora James Marric è morto, vittima di un orribile omicidio.
Io sono tornato troppo tardi per poterlo aiutare. Rientrando a casa dal mio solito giro notturno ho trovato il suo povero corpo steso a terra senza più vita ed ho notato due ombre fuggire nella notte. Poi ho sentito dall’esterno il rumore di una moto allontanarsi di gran fretta.
Adesso che sono qui, di fronte al cadavere di James, mi rendo conto di aver mancato per poco i suoi assassini. Quei criminali sono fuggiti proprio mentre io rientravo a casa… quel rumore di motocicletta … … .
Se solo fossi arrivato un po’ prima … forse avrei potuto impedire …
Ma sarei veramente riuscito ad impedire questo delitto ?
Sarei davvero stato capace di difendere il mio amico ?
Io sono così debole. Il mio corpo è così esile, la mia vista così scarsa ed io sono così …diverso. Un senso di sgomento mi invade, mi sento così inutile, impotente.
Perché, perché non ho potuto aiutare il mio amico ? Sono una nullità.
E vorrei essere morto io al posto di James, io così buono a nulla, goffo; io con questo mio corpo così orribile e spaventoso.
Eppure qualcosa devo fare, non posso permettere che questo delitto rimanga impunito. Non posso permetterlo. Devo trovare gli assassini ad ogni costo.
Ci sarà pure una traccia, un indizio, qualcosa che mi conduca a loro.
Comincio a cercare, a frugare con lo sguardo in ogni angolo della stanza, a setacciare il luogo del delitto nella speranza di poter trovare qualche traccia che mi conduca a chi mi ha privato di quel mio grande, insostituibile, amico.
Ma non trovo niente, non vedo niente. La mia vista è debole e poi ora, a causa dell’emozione, gli occhi mi si appannano.
Di nuovo sto per abbandonarmi allo sconforto della mia nullità. I miei stanchi occhi si velano di pianto, mi sento sconfitto ed umiliato.
Poi improvviso ricordo un rumore … come un tuono … e subito un lampo illumina le tenebre della mia mente. Ecco: è quello che cercavo. E’ quella l’unica traccia di cui dispongo.




Il rumore di una motocicletta lacera il buio della notte … … .
Ecco ciò che cercavo. Ho ritrovato la traccia.
Ci sono voluti giorni e giorni di ricerca, ma ora ne sono sicuro. Quella è la traccia.
Il mio udito è infallibile. Su quella moto viaggiano gli assassini del mio amico James.
Potrei distinguere quel rumore fra altri mille, potrei riconoscere le vibrazioni di quel suono anche se fosse immerso in mille altri suoni.
Ed allora mi avvento veloce. Il mio udito mi ha confermato: gli assassini di James viaggiano su quella grossa, rombante moto.
Sono sempre stato molto orgoglioso della mia capacità di udire, di cogliere ogni più piccolo rumore, di registralo nella mente.
Questa mia capacità va ben oltre l’umano, quasi una compensazione alla mia vista difettosa.
Per giorni e giorni ho riascoltato dentro di me quel rumore; la mia unica traccia.
Ora quel rumore è qui: sale lungo le fredde pareti della notte.
La luna esce da dietro alle nuvole e riesco a vedere chi viaggia su quella motocicletta: due giovinastri con lunghi capelli e giubbotti di pelle. Ancora non si sono accorti di me.
E come potrebbero ? Io so essere furtivo come un fantasma. Sin dalla mia infanzia sono sempre andato in giro di notte. Nessuno meglio di me ne conosce le ombre, le brezze, i respiri. La notte mi è sempre stata amica e per me non ha segreti.
Nessuno meglio di me sa cogliere l’istante buio in cui la luna si tuffa fra le nuvole nere per colpire.
Ora. Veloce, sicuro, con tutto l’odio di cui sono capace, mi lancio su di loro e trafiggo.
I miei artigli entrano negli occhi del giovane alla guida della moto e ne strappano i bulbi oculari.
Un urlo alto, disperato, bestiale e poi la moto esce di strada e precipita nella scarpata a tutta velocità, trascinando con se quei due maniaci assassini.
Qualche attimo dopo uno scoppio scuote le pareti della notte, colpendomi con violenza.
E subito si levano livide fiamme dal fondo della scarpata. E’ fatta.
James Marric, il mio caro amico è stato vendicato. Posso essere orgoglioso di me, ho usato molto bene l’unica mia grande qualità: l’udito.
Anche James lo diceva sempre: ‘ per i ciechi e per i pipistrelli l’udito è tutto ’.
La luna è ricomparsa ed illumina il mio lento volare proiettando al suolo la mia ombra:
l’ombra di un pipistrello ora stanco e solo. Per sempre solo.


Fine.

© Luciano Urietti



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