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Arthur Green
di Riccardo Falletta terafina
Pubblicato su SITO


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..e le ombre delle nuvole veloci si spalmano sulle dune intervallate da sporadici fili d'erba, mentre il rumore delle cavallette rende inudibile ogni altro suono eccetto quello delle onde annoiate che si buttano sulla spiaggia dorata poco distante. Mi giro per un istante e vedo mio papà che si allontana sorridendo e mi saluta con un rapido gesto della mano. Registro immagine. Mette le mani nelle tasche dei pantaloni e si dirige verso casa. Mi volto. Distesa su una roccia liscia, un' anziana signora dal corpo rinsecchito si abbronza, si copre gli occhi con una mano, mentre gli angoli del telo su cui è sdraiata svolazzano isterici nel vento della giornata quasi finita. Si puntella su un gomito e si solleva, prendendo con l'altro braccio una spessa rivista di parole crociate, sulle cui pagine scivolano ora le dita ossute ed ingioiellate. Calcola le giuste lettere e fa i conti con il proprio passato, troppo distante per sembrare reale. Ha un figlio, lontano, e le poche notizie che ha di lui le arrivano improvvisamente, coperte da richieste di denaro sempre maggiori e da falsi aggiornamenti scolastici. Suo marito, un uomo robusto di una cittadina del sud dalle mani forti e gli occhi chiari, o non è mai esistito o l'ha abbandonata quando i primi segni di decadimento del suo corpo gli risultavano insopportabili sin dalla prime luci dell'alba. A pochi metri da lei, un uomo calvo di mezza età con una pancia troppo grande per non dare nell'occhio siede ai bordi di una roccia. Ha in mano una canna da pesca e tira su piccoli pesci colorati e senza senso che non mangierà, ma che vuole catturare e collezionare nel suo secchiello di plastica bianca sporca. Alle sue spalle, un bambino grasso con un costume troppo stretto sbatte i piedi in una piccola pozza d'acqua. Due giovani amanti si rincorrono sulla sabbia, mentre esplodono di tanto in tanto in risate talmente rumorose da scheggiare il silenzioso brusio del paesaggio. Si tuffano in mare. Lui si immerge improvvisamente per riemergere subito dopo alle spalle di lei. Ad un'esclamazione di spavento, palesemente finta ma agli occhi di lui sicuramente sincera, segue una breve risata ed un lungo abbraccio. Registro immagine. Io devo aspettare ancora molti anni, prima di rendermi protagonista di episodi simili. I miei 11 anni di età mi permettono di occuparmi di altre cose. A casa, su una mensola marrone scuro, ho le miniature di plastica delle persone, delle automobili e dei trenini, tutte perfettamente riprodotte. Li ho. Li ho visti prima. Guardo la parte rimanente del sole che non si è ancora tuffata in mare. Calcolo. Ottengo le ore 7 e il risultato di essere in ritardo. E' passata poco più di un' ora da quando papà è andato via. Devo abbandonare quell' ammasso di colori e tornare a casa. Mi alzo di scatto, guardo in avanti e non guardo in basso. Comincio a correre ed è un sasso a farmi cadere. Le mie mani, che fino a quel momento erano infilate in tasca, non fanno in tempo a venire fuori. Sono per terra e sento il sapore della sabbia sulla bocca. Mi siedo ed è una grossa sbucciatura sul mio ginocchio destro a catturare la mia attenzione. Non è un taglio e non perdo sangue. Sembra che la mia pelle si sia strappata tanto era tesa e sotto di essa uno strato di tessuto incolore pare essersi sfilacciato. Noto la grossa porzione di un oggetto lucido e  metallico, dalla forma convessa. I rimasugli del sole vi rimbalzano contro e mi costringono a socchiudere gli occhi. Non capisco. Registro ed archivio. Sposto con le dita il lembo di  pella lacerata e le piccole fibre sottostanti. C'è una sigla alfanumerica. Leggo AV30. Vedo la parte superiore di altre cifre e lettere che dovrebbero completare la sigla, ma non riesco a spostare ulteriormente la pelle. Mi alzo e sento qualcosa di tanto inaspettato quanto inatteso che sale su dal mio stomaco, si aggrappa al mio cuore e viene su per la gola con l'intenzione di uscire dagli occhi. Corro verso casa. Ho bisogno della mamma. Cancello dettagli. La mia casa bianca con le finestre di legno verde screpolate dal sole compare di fronte a me. Supero il cancello e la vedo. Ha in mano un vassoio con sopra del pesce appena cucinato. Le corro incontro mentre due api cariche di polline...Cancello dettagli.
- Mamma...
Non si volta e prosegue verso il tavolo apparecchiato.
- Lavati le mani e vieni a mangiare.
- Mamma, sono caduto.
Appoggia il vassoio al centro della tovaglia e si volta. Nota la mia ferita e i tendini del collo sembrano irrigidirsi. Arriva papà, con una bottiglia di vino in una mano e dei tovaglioli nell'altra. I  loro sguardi si incrociano ma la loro espressione non è decifrabile. 
- Mamma, sono caduto. Sono caduto e mi sono...
- Peter...
- Ero sulla spiaggia...
- Come diavolo si chiama...
Le parole sono appena udibili e smorzate da una mano sulla bocca.
- Si chiama Arthur, tesoro.
- Taci Arthur. Peter pensaci tu. Cazzo...ma come è possibile..
Termina la frase con una smorfia. Si appoggia al bordo del tavolo, incrocia le gambe, le braccia conserte. Papà si avvicina. Ha un sorriso rassicurante e la camicia aperta nasconde un fisico che emana  protezione e sicurezza. Si china alla mia altezza e gli angoli della bocca si curvano in un accenno di sorriso.
- Piccolo, cosa ti sei fatto? - dice finendo di masticare qualcosa.
Mi guarda con distacco, abbassa gli occhi, mi abbraccia. Provo a spostarmi leggermente ma le sue braccia fanno quel tanto di resistenza da non potermi permettere di allontanare. Comincia ad accarezzarmi la testa. Più volte, fino ad arrivare alla base del collo. Cerca con le dita qualcosa.
- Papà, sono cadu...
Fuori fuoco. Registro fuori fuoco. Archivio. Termino registrazione.

Avvio. Metto a fuoco.
Sincronizzo movimenti. Sento la voce di mamma, in soggiorno.
- L'hai riattivato?
- Si tesoro.
- Peter fallo scendere dal letto, è ora di andare.
La sagoma di papà compare in controluce, improvvisamente. Si avvicina a me, mentre si sistema la cintura nei pantaloni di lino. Tiene una camicia sotto il mento e la sue parole non escono chiaramente.
- Arthur - la voce è secca e decisa - scendi dal letto e sciacquati la faccia. Anzi lascia stare... scendi dal letto e basta - Finisce di allacciarsi i pantaloni e prende la camicia in mano - Aspettaci in macchina.
- Papà, sono caduto.
- Si Arthur, però muoviti.
Mi alzo e mi siedo sul bordo del letto. 
- Papà...
 Cosa c'è Arthur? - chiede infilandosi la camicia che prima teneva sotto il mento.
- Andiamo in ospedale a curare la ferita, papà?
Un sorriso strano compare sulla sua faccia. Registro espressione.
- Certo Arthur, andiamo in ospedale. Aspettaci in macchina.
L' ombra delle acacie rachitiche e il breve sentiero sterrato che porta all' ulivo sotto cui è parchieggiata.....Cancello dettagli

Ripristino.
Ho la testa appoggiata al finestrino ed il paesaggio è una macchia confusa di caldi colori. Solo il mare, incastrato nell’aria fresca della mattina, è fermo e deciso.  Mamma e papà parlano a bassa voce. Mamma  si volta verso di me e allunga una mano per sfiorare la superficie metallica del mio ginocchio. Prende tra il pollice e l'indice la pelle e le fibre sfilacciate. 
- Ti fa male, Arthur?
- No mamma.
Papà mi guarda dallo specchietto retrovisore. Passiamo sotto una sopraelevata ed i massicci pilastri ovoidali che la sorreggono interrompono a ritmo regolare l'ingresso dei raggi del sole nella macchina, creando un divertente effetto stroboscopico. Sento papà che dice qualcosa. La mamma torna nal suo posto, rivolgendomi un'ultimo veloce sguardo. Afferro poche delle parole quasi sussurrate che escono dalle loro bocche. Capisco assicurazione, ritiro, mila, che ipotizzo sia riferita ad una cifra, un'altra parola terminante in "azione". Elaboro. Con buona probabilità discutono in termini economici della spese mediche. In basso, il groviglio delle sopraelevate si è sciolto in unica, maestosa multicorsia che corre parallela al mare. La macchina rallenta per imboccare un ampia curva in salita. Compare un anonimo centro cittadino. Entriamo in un parcheggio, di fianco al quale si erge un grosso edificio di cemento liscio, le cui pareti sono intervallate a ritmo regolare da piccole aperture circolari. Scendo dalla macchina. Mamma e papà continuano a parlare a bassa voce. Sono preoccupati per me. Vorrei essere al mare, sulla spiaggia, tra le cavallette. Con il gesto della mano, papà mi fa segno di seguirlo. Ci avviamo verso l' ingresso. L' entrata è caratterizzata da un'unica grande porta automatica di vetro, dietro la quale.... Cancello dettagli.

Ripristino.
Gelidi neon riempiono la stanza di luce. Un uomo robusto con folti baffi bianchi, è ritto a un paio di metri di distanza da me e mi squadra  con aria annoiata mista ad una curiosità quasi solidale. Appoggiato ad una scrivania di metallo, indossa un camice bianco ed ha le braccia incrociate sul petto. Papà e mamma sono alle mie spalle.
- E' lui? - domanda l'uomo con un movimento appena percettibile della bocca.
- Si - rispondono all'unisono mamma e papà - Dobbiamo spegnerlo ?
- Non necessariamente. Lasciatelo pure acceso. Nome?
- Arthur.
- Vi è stato assegnato?
- Si, ci è stato assegnato. Ci piaceva e non volevamo cambiarlo.
L'uomo annuisce e ruota leggermente il busto verso di me.
- Ciao Arthur, io sono il dottor Melville.
Registro e archivo - Salve, dottor Melville. Sono caduto.
- Si Arthur, abbiamo visto - dice queste parole mentre prende posto sulla sua poltrona. Di fronte alla scrivania, due sedie nere dalle forme squadrate sono disposte in maniera esageratamente simmetrica.
- Prego signori, accomodatevi.
Mamma e papà si siedono. Io rimango dietro, con le braccia lungo i fianchi. Il dottor Melville prende dal taschino del camice un pacchetto di sigarette, ne accende una e guarda distrattamente la prima spirale di fumo salire verso l'alto. Abbassa gli occhi sul tavolo lucente, cerca il posacenere ed apre la bocca.
- E' un M7 - dice guardando prima mamma poi papà.
- Lo sappiamo, dottore. E' proprio il motivo per cui siamo qui.
- Certo.. immaginavo. Mi sembrava solo corretto mettervi al corrente nel caso non lo sapesse. Alcuni clienti spesso vengono  per fare eseguire una riprogrammazione, altre volte chiedono una totale cancellazione, altre volte....
- Non sarebbe dovuto guastarsi così facilmente, non ce lo aspettavamo - dice papà.
- ....altre volte, si informano semplicemente sul ritiro, soprattutto quando si tratta di un modello come il vostro - dice il dottor Melville ignorando l'interruzione. Calcolo opzioni. Non trovo risultato. Archivio.
- Come ha fatto a guastarsi, dopo così poco tempo...è semplicemente caduto.
- Quando mi avete chiamato, questa mattina, ho controllato il vostro fascicolo. Arthur è un modello di seconda mano. E' di un tipo antiquato e certi tessuti si possono logorare facilmente. La produzione degli M7 è cessata una decina di anni fa. Nella poliza c' èra scritto tutto questo, signori Green - prosegue il dottor Melville. Si sorregge la testa con la mano sinistra, mentre con l' altra tiene la sigaretta - Penso vi abbiano anche spiegato, prima di procedere alla stipula del contratto, quali fossero i limiti di questi modelli. Quando sono stati costruiti, i progettisti erano - si interrompe e fa un gesto vago con la mano - come dire...limitati da una serie di fattori. Non dico che brancolavano nel buio...ma...posso anche  immaginare che sia stata una spesa per voi...
- Non sono i soldi il problema. Un riasarcimento ci spetta per contratto.
- Senza dubbio - risponde secco il dottor Melville - E' previsto un rimborso. Nella poliza avreste dovuto leggere che...
- Che l'assicurazione non copre certi danni quando si tratta di questo tipo di modello.
- Quando si tratta quasi di prototipi - dice improvvisamente il dottor Melville drizzandosi sulla sedia. Calcolo opzioni. Archivio.
- Cosa vuole dire con questo? - chiede la mamma inclinando appena la testa.
- Vedete, gli  M7 - si interrompe spegnendo la sigaretta nel  posacenere - sono una sorta di errore. Con questo non voglio criticare il vostro acquisto...ma...i programmatori si sono concentrati più sull'emisfero destro, rispetto a quello sinistro. Gli M7 hanno carenze comportamentali perchè hanno capacità analitiche molto sviluppate e questo li rende...apparentemente...
- Non troppo svegli - interrompe papà con un accenno di risata . Mamma ride a sua volta. Calcolo. Ottengo allegria. Registro.
Il dottor melville fissa un punto indefinito sul tavolo metallico. Congiunge le mani ed apre la bocca per parlare - Erano destinati a svolgere esclusivamente lavori d' ufficio. Niente di più. La loro principale dote, la loro innovazione, consisteva nell' elevata capacità di registrazione, in particolare nella capacità di registrare alcuni tratti caratteristici dei clienti. Tengono tutto in memoria. E' questo a contraddistinguerli dagli altri modelli, anche dai più recenti. 
- Vuol dire che in questo momento Arthur sta registrando? chiede mamma.
- Esattamente, signora Green. Registra ed analizza - Calcolo opzioni. Non trovo risultato. Archivio. Mamma e papà si girano verso di me.
- Ovviamente non è conscio. Potete parlare liberamente. Altrimenti l'avrei fatto spegnere - una breve pausa - Signori, è stato costruito per svolgere dei semplici lavori di routine, per stare dietro ad una scrivania di merda e rispondere a delle stupide domande - conclude la frase imprimendo una certa accelerazione alle parole.
Mamma emette un sospiro infastidito - E quella storia della cosiddetta "presa di coscienza"? Io e mio marito ci siamo informati. Non si verifica proprio in casi come questo, in cui il.. - mamma balbetta - ...il...si insomma Arthur realizza di non essere umano? - Calcolo opzioni. Archivio.
- Non è verificato. I test non sono completi e io non posso darle una risposta soddisfacente. Ci sono pochissimi casi documentati che trattano di M7 che si sono feriti, che hanno realizzato di non essere umani ed hanno in seguito manifestato segni di instabilità comportamentale. In uno o due casi si sono anche resi protagonisti di spiacevoli incidenti, ma non è dimostrato che siano state proprio le ferite a casuare le loro disfunzioni. Forse vi ricorderete della famiglia Fisher...
- Certo, i notiziari non hanno parlato d'altro per mesi. Un M7 ha eliminato il proprietario...il papà...il padrone insomma, dopo che questo involontariamente lo aveva ferito, procurandogli un taglio sul braccio.
- Sul termine “involontariamente” ci sono voci contrarie. I vicini sostenevano che l'uomo fosse particolarmente incline alla violenza e se le liti con la moglie non erano quotidiane, di certo non erano rare. Con questo non voglio assolutamente giustificare la sua condotta, tanto meno minimizzare la situazione, ma...ecco...si tratta di un esempio ben lontano dal vostro. Al telefono avete detto che Arthur si è ferito da solo e che...
- E quanto è accaduto a Blue Square, lo scorso Natale? - chiede mamma interrompendolo.
- Ecco...si è trattato di un terribile incidente, signora Green. La nostra azienda ha perso molto denaro a seguito dell' accaduto. Anche in termini di reputazione...
- Quell' M7 si è ferito da solo. E' caduto, esattamente come è caduto Arthur, ed ha aggredito due passanti, come un cane rabbioso, che non si erano fermati a soccorrerlo.
Il dottor Melville si stropiccia gli occhi con le dita - Si..ma tenete in considerazione che era un modello mai sottoposto a revisione e per giunta vecchio. Aveva...ora non ricordo bene...aveva trent'anni, forse più, e l'età influisce sul comportamento degli M7....
- Siamo a conoscenza anche di casi in cui gli individui hanno dato segni di squilibrio senza che fosse accaduto loro nulla di significativo - dice papà.
- Certo - continua il dottor Melville -  Ma un comportamento del genere è stato riscontrato in 2 sole circostanze in cui entrambi gli M7 si trovavano ancora una volta in età avanzata. Alcuni progettisti sostengono che nel programmare questi modelli sia stato calcolato male il fattore emotivo e che questo li renda...artificialmente sensibili e conseguentemente instabili. Ma è un problema che sorge con l'età, con l' accumulo di dati acquisiti. Arthur è un soggetto giovane, ha..quanti anni hai Arthur?
- Ho 11 anni, dottor Melville - dico quasi mormorando.
- In quest' età, signori Green, escludo con ogni probabilità l'insorgere di problemi di qualsiasi tipo. A mio avviso potete benissimo tenerlo con voi, almeno ancora per qualche anno.
- In realtà, signor Melville siamo venuti qui con un'altra intenzione.  Eravamo a conoscenza - prosegue mamma - delle differenze tra soggetti giovanie ed adulti, non avremmo mai speso una cifra tanto alta in caso contrario. Ieri sera, dopo aver disattivato Arthur, io e mio marito abbiamo discusso a lungo. Vorremmo farlo ritirare - Calcolo. Ottengo risultato. Non conosco sensazione. Archivio.
- Quanto ad una riprogrammazione...
- Ci verrebbe a costare una somma forse superiore rispetto a quello che abbiamo già versato  - dice papà scandendo le parole.
Una pausa di silenzio.
- Esattamente.
Mamma si controlla velocemente le unghie e porta un dito alla bocca.
- Ci fidiamo delle sue parole, dottor Melville - prosegue mamma - semplicemente vorremmo...
- Vorreste qualcuno di meno impegnativo - conclude il dotttor Melville.
- Esatto, vorremmo qualcosa di meno impegnativo. Ci siamo un pò lasciati trasportare dalla foga...è il nostro primo modello...
- Capisco - conclude il dottor Melville. Si sposta di lato e cerca qualcosa in un cassetto della scrivania. Ne tira fuori un fascicolo, su cui un etichetta riporta la sigla AV308M7. Calcolo. La cifra impressa sulla calotta metallica del mio ginocchio. Archivio e registro.
- Bene..signori Green...quindi, da quanto ho capito, volete procedere all'acquisto di un nuovo modello? - Calcolo. Ottengo risultato.  Recupero sensazione. Qualcosa di inaspettato ed inatteso sale su dal mio stomaco e si aggrappa al mio cuore e viene su per la gola con l'intenzione di uscire dagli occhi. Archivio.
- Meno impegnativo - conclude papà -  come detto prima.
- Mamma... - papà, mamma e il Dottor Melville si girano verso di me. Mamma non risponde - Mamma, quando posso tornare al mare?
- Potete spegnerlo se volete - dice il dottor Melville.
- Caro pensaci tu - dice mamma
- Papà...
- Arthur vieni qui - sorrido e abbraccio il mio papà mentre si china per prendermi tra le sue braccia. Mi accarezza la testa e si rivolge al  dottor Melville.
- Abbiamo un amico in città...ci parlava molto bene dei modelli M9. Lei cosa ne pen...
Fuori fuoco. Registro fuori fuoco. Archivio. Termino registrazione.


Avvio. Metto a fuoco.
Due uomini in camice bianco si muovono alla mia sinistra.
Sincronizzo movimenti. Mobilità negata.
- ...incredibile, Harry...davvero. Saresti dovuto venire...
- E sentirmi i rimproveri di mia moglie per due settimane?
- Quella partita valeva ben più di due settimane di rimproveri...L'hai riattivato?
- Si...non ho ancora capito perchè devono essere operativi durante la cancellazione - Calcolo. Ottengo risultato. Recupero sensazione.
- Procedura di routine. Si corre il rischio che alcune zone di entrambi gli emisferi non vengano passate al setaccio e se non sono  completamente ripuliti, non possono essere ritirati..
- Procedo?
- Io sono pronto.
- Mamma...
- Ciao Arthur - dice la voce di uno degli uomini.
Fuori fuoco. Registro fuori fuoco. Perdo percezione tattile. Avvio ripristino. Riavvolgo. AV308M7. Avvio conclusione sessione. ...e le ombre delle nuvole veloci si spalmano sulle dune intervallate da sporadici fili d'erba, mentre il rumore delle cavallette rende inudibile ogni altro suono eccetto quello delle onde annoiate che si buttano sulla spiaggia dorata poco distante. Mi giro per un istante e vedo mio papà che si allontana sorridendo e mi saluta con un rapido gesto della mano. Registro immagine. Termino registrazione. Fine sessione.


ESTRATTO DELLA REGISTRAZIONE N° AV308M7 - SOGGETTO Arthur Green

© Riccardo Falletta terafina



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