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Io disabile
di Irene Vilasi
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Io.

Una ragazza come tante….o almeno così avrei dovuto essere, non fosse che ……
ebbene si , sono una Disabile!
Non so come è successo ma d’un tratto nella mia vita , ho scoperto di esserlo!
Come lo sono diventata? Un giorno scoprii improvvisamente di non essere perfettamente sana: i miei polmoni iniziarono a crearmi dei problemi e non riuscii più a compiere i gesti più semplici senza sentirmi stanca come uno scaricatore di porto a fine giornata.
Il mio apparato respiratorio, forse più adatto ad un mondo alieno che non a questo, mi rende “Disabile”.
Giorno dopo giorno mi accorgevo che facevo una gran fatica a fare tutto ciò che fino a quel momento avevo svolto senza problemi.
Inspiegabilmente non riuscivo più a giocare, a passeggiare, a salire le scale, a portare la cartella e persino a parlare senza poi avere il fiatone seguito da un tremendo mal di testa ed una spossatezza insolita.
Il responso dei medici fu estremamente negativo: mi diedero pochi mesi di vita, ma tentarono ugualmente una cura a dosi massicce di cortisone.
Superai quei fatidici mesi, ed altri mesi seguirono, che divennero anni, e, per mia grande fortuna e loro grande imbarazzo, non morii, visto che la diagnosi era sbagliata.
Però passarono due anni e mezzo, prima che altri dottori scoprissero quello che in realtà era il mio problema e così le cure lasciarono sul mio fisico da ragazzina segni indelebili nel corpo e nell’anima.

Le vene e alle arterie dei miei polmoni, un tempo operai fedeli, avevano deciso di creare collegamenti anarchici e bizzarri tra loro e di mischiare il sangue arterioso con quello venoso in modo sconsiderato.
In poche parole, il mio sangue non è mai sufficientemente ossigenato. Io, che non ho mai abbastanza pazienza per spiegarlo, mi limito a chiedere alle persone di legarsi un sacchetto di nylon in testa con un piccolissimo foro in cima, e di provare a svolgere in questo modo la loro vita quotidiana: l’esempio rende decisamente meglio l’idea.

La mia vita cambiò un po’ alla volta, io ben presto dovetti imparare, oltre che a convivere con questa scomoda situazione, a relazionarmi con la gente. Nessuno mi aveva mai avvisata di quanto fosse difficile né detto come si poteva fare a sopravvivere….
Andavo a scuola, camminavo per le strade in mezzo alla gente, continuavo ad avere dei parenti come tutti, ma i “normali” non sanno come possono essere crudeli degli innocenti ragazzini, quanto possono essere inopportuni alcuni commenti, quanto può ferire uno sguardo o essere scoraggiante un atteggiamento.
Continuavo ad avere una famiglia, ma non tutti capiscono cosa si prova a procurare loro tanto dolore.
Presto mi accorsi che nessuno mi guardava più con gli stessi occhi di prima, nessuno aveva più aspettative su di me, nessuno si ricordava che dietro la “ malattia” io ero la stessa persona di prima. Diventai “Disabile” , che per molti significa anche essere privi di “normalità”, inutilizzabile, senza aspettative.
Chissà per quale motivo, se si viene a sapere che hai un grande problema di salute , automaticamente questo diventa l’unico pensiero della vita, il tuo segno di riconoscimento, il tuo biglietto da visita , e a volte, purtroppo , la tua “condanna”. In realtà è un problema che si somma a quelli legati alla vita: ho affrontato, come tutte le persone, quelli legati ai sentimenti, all’amicizia, al lavoro.
Il problema è che ho rimosso, dal mio vocabolario la parola “accontentati”: ho diritto a realizzare la mia vita e frasi come
“ Ma sì …..l’importante è che ora stai bene…che ti senti meglio!” come dire “Accontentati di essere vivo …che vuoi di più?” hanno sempre mosso in me una sorta di ribellione.

Così mentre tutte le mie compagne di scuola decidevano dove dirigere la loro giovane vita , scegliendo le scuole da frequentare, io dovevo rassegnarmi con non poca riluttanza a passare il resto della mia vita in casa.
Infatti allora era impensabile per me frequentare il liceo artistico che era troppo distante dal mio paese e che mi avrebbe costretta a spostamenti con diversi mezzi pubblici, oltre che ovviamente a piedi.
Era troppo faticoso…..
Anni tristi quelli!
Nell’Aprile 88 ero in fin di vita lo ricorderò sempre! Avevo solo 15 anni, troppo giovane per terminare la mia vita così ! Non l’avevo ancora assaporata!

Dopo che ebbero scoperto il difetto congenito dei miei polmoni, rinacque in me la voglia di ricominciare.
Non sapevo come, ed allora mi inventai un modo: imparai a ricamare!
Ho sempre detestato il ricamo!
Poi una ragazzina che ricama!
Io!
Avevo ben altri progetti! Ma dovevo assolutamente occupare il tempo , ed allora tanto valeva farlo in modo , se non utile, almeno decorativo.
Ricordo che mia madre mi fece vedere tre crocette su un pezzo di stoffa bucherellato.
Io ricamai un intero copriletto! Ma non era la mia passione!
Allora iniziai con la pittura sulla stoffa.
Questo mi gratificava e piaceva di più: nessuno mi aveva insegnato nulla, facevo tutto da sola, arrivarono parecchi regali di Natale.
Seguirono un assortimento di maglioni per l’inverno e diverse magliette per l’estate.
Avevo imparato a fare a maglia!!
La gente sorrideva benevolmente nel vedermi sferruzzare o ricamare e diceva “Brava, brava! Ci sono un sacco di ragazze della tua età che non sanno far nulla! Vanno solo a spasso a correre dietro ai ragazzini!” ed io pensavo: “Ma guarda! Proprio quello che vorrei fare anche io, invece di star qui a fingere che tutto questo sia il massimo che io possa desiderare!”.

Dopo breve tempo, sentii la necessità di imparare a confezionare gli abiti, ma mia madre, con i suoi quattro punti, non riusciva più a starmi dietro, la mia fantasia richiedeva di più!
Così frequentai per quasi sette anni un corso di taglio e cucito, dove disegnavo, tagliavo e cucivo la maggior parte dei miei abiti.
Questa mia nuova occupazione mi gratificava non poco, poiché i risultati erano decisamente apprezzabili ed anche perché in questo modo la mia fantasia trovava un buon terreno per esprimersi.
Realizzavo solo abiti disegnati da me, con la stoffa migliore che mi potevo permettere, con il taglio ed il colore che meglio si intonavano alla mia figura sottile .
In questo modo la gente passò dal sorriso benevolo, che spesso a me sapeva di “poverina “, a veri e propri sguardi di ammirazione e complimenti di ogni tipo, che servirono, almeno in parte, ad appagare il mio ego.
Ma come sempre la mente si lascia influenzare da tutto, quindi se sai cucire, inevitabilmente tutto ciò che indossavo doveva, per forza di cose, essere una mia creazione, per cui ricevetti i complimenti per un “Montone rovesciato” che mi avevano regalato anni prima!
Ma dico! Se uno fa il pittore non può avere in casa appeso un Van Gogh? Devono essere per forza tutti opera sua i quadri?

Così cucire diventò il mio riempi tempo preferito, che mi faceva sentire realizzata in una dose sufficiente, tanto da non cercare altre occupazioni. Continuai a cucire per parecchi anni ancora, prima di stancarmi e cercare un ‘alternativa , se non altro , più a contatto con la gente.

Eh! Si la gente!
Perché di gente si tratta!
Il mio problema di salute mi portava ad avere diverse difficoltà di spostamento, questo non tanto per il movimento in sé quanto per la scarsa capacità d’ossigenazione del mio organismo. In parole povere, mi muovo come gli altri, ma per brevissimi percorsi.
Per intenderci, per me fare una rampa di scale di dieci gradini, significa fermarsi almeno 2 volte per riprendere fiato!
Di questo devo assolutamente complimentarmi con me stessa , perché non c’è nulla di più stimolante per la mente che cercare di fare e non potere!
Sono diventata un genio del risparmio energetico fisico ,
pensando un po’ di più e muovendomi lo stretto necessario !
Quindi se dovevo posare delle cose che andavano tutte nella stessa zona della stanza, ma in mobili diversi, mi riempivo le braccia e sistemavo tutto facendo un solo viaggio, evitando così di affaticarmi. Rifare il letto per me era una cosa impossibile: alla fine mi ci sdraiavo sopra sfinita e dovevo ricominciare da capo.
Ho imparato a farlo standoci seduta sopra!……e sfido chiunque a dire che ero seduta lì!
Ero talmente abituata a calcolare ogni mio movimento che, osservando le persone “sane” , mi accorgevo di quante energie sprecavano inutilmente senza rendersene minimamente conto!
Questo semplicemente perché il loro corpo ha sempre risposto positivamente ad ogni richiesta! La gente sana lo dà per scontato ed io, oltre ad essermi scandalizzata per un simile spreco di vitali energie, confesso di aver provato anche una punta d’invidia!!!

Abituata com’ero e sono a spendere le mie energie con parsimonia, si può immaginare quanto possa rendere furibondi doverne sprecare a causa delle fatidiche barriere architettoniche!
La legge che impone a qualsiasi Ente, Esercizio o qualsivoglia Edificio pubblico di disporre un accesso facilitato per i Disabili sarebbe splendida, ma qualcuno, di grazia, mi vuole spiegare per quale motivo se voglio andare a prendermi un bicchiere d’acqua in un Autogrill devo farmi otto km a piedi tra formaggi e salumi, giocattoli, cassette musicali, saponette e fazzoletti di carta prima di trovare l’uscita?
Volete per caso dirmi che la presenza di alcuni ausili, peraltro utili solo se si viene accompagnati, rende quel luogo pubblico adatto a chi è come me? Certo vi ringrazio!
IO potrei anche non utilizzare la sedia a rotelle, ma ho il fiato necessario solo ad arrivare al bancone e chiedere dell’acqua, invece devo per forza seguire il percorso di “COMPRAMI ADESSO!”, anche se l’uscita in realtà è alle mie spalle barricata da assurde “transenne”.
Qualcuno potrebbe dire “ Se non ce la fai, non andare!” oppure “ Di persone con problemi ce ne sono un’ infinità non possiamo accontentare tutti!”.
Io credo che questo sia solo una questione di soldi!
Credetemi!
Non credo di essere l’unica persona sulla terra, sana o Disabile che sia, a desiderare di poter uscire dalla porta affianco a quella da cui si entra senza dover per forza fare il giro dell’edificio!

Un'altra esperienza simile l’ho vissuta pochi anni addietro!
Ho usato anche io la sedia a rotelle! Sì!
Ad un certo punto della mia vita mi sono stancata di rinunciare a passeggiate al parco, ad andare nei centri commerciali o altri luoghi che richiedevano uno sforzo troppo grande per me!
Non potevo permettermi altre rinunce, avevo già perso troppe cose nella mia vita L’imbarazzo di stare seduta su una sedia a rotelle, non valeva tanto quanto la possibilità di poter andare dove non ero mai riuscita ad andare con le mie gambe, anzi con i miei polmoni!

In una di queste mie escursioni, mi ritrovai a visitare per acquisti un bellissimo Centro di Hobbistica ove all’entrata vi erano quei magnifici aggeggi che io chiamo “Girandole” e, posta subito a fianco, l’apposita transenna per far passare il carrello!
Ed un Disabile da dove passa ??
Dalla parte della “Girandola”?
Forse un miracolo sarebbe più facile!
Dalla parte del carrello?
Non ci si passa senza abbassare la testa…..e poi mica sono un carrello IO!
E la testa non l’abbasso sicuro per una cosa simile!
Semplicemente nessuno aveva pensato alla possibilità di rendere accessibile il Centro ai Disabili. Forse, chi aveva fatto il progetto non aveva riflettuto sulla possibilità che anche io potessi avere degli interessi.
Decisi di sbalordire tutti con effetti speciali e mi alzai, passando indignata attraverso la “girandola”. Recuperai la mia carrozzella facendola passare dalla parte del carrello. Notai però, che i miei soldi venivano messi assieme a quelli degli altri. Quindi anche io dovrei essere trattata con pari dignità di un qualunque acquirente.

Ho sempre avuto qualche problema a far comprendere alla gente che la Disabile ero io: sono convinta che si abbia una visione troppo sofferente, troppo trascurata , troppo triste , troppo cupa delle persone Disabili.
Io, che ho sempre cercato di avere un aspetto curato e di vivere senza drammi la mia diversità, mi ritrovo spesso a spiegare, ad un parcheggiatore infuriato il perchè occupo con la mia auto un posto riservato ai Disabili (ovviamente munita di apposito cartellino che naturalmente non aveva visto), che non c’è bisogno di essere seduti su una sedia a rotelle o altro per essere un Disabile !!!

Io avevo un ‘idea ben chiara : la mia salute doveva influire il meno possibile sul mio aspetto fisico. Quindi non importava quanto stessi male, io dovevo comunque avere un aspetto dignitoso !
Questa è sempre stata una regola per me, imposta in parte dal mio orgoglio.
Forse è per questo che ho visto molti occhi sgranarsi e molti visi stupirsi vedendomi usare una sedia a rotelle o essere presa in braccio per superare delle rampe di scale troppo lunghe. Non ho mai nascosto le mie difficoltà, nonostante l’orgoglio e la vanità, ma ho sempre vissuto cercando di non farle pesare su nessuno.

Così, dopo un adolescenza, mai vissuta veramente come doveva essere vissuta, da ragazzina che si affaccia con tutte le sue insicurezze nel mondo degli adulti , venne anche per me il tempo dell’amore!
Già!
Sapevo anche io che esisteva il mondo dei sentimenti, lo sentivo raccontare dalle mie cugine, dalle mie poche amiche coetanee. Mi entusiasmavo con loro delle loro storie ed avventure, anche se in realtà io non avevo mai assaporato questo lato importante della vita.
Ogni volta che mi capitava di sentirne parlare in famiglia , io ascoltavo senza osare dire nulla.
Diciamo che quello che sentivo era piuttosto scoraggiante.
Abituata a sentirmi dire velatamente che comunque è difficile per una persona “malata “ crearsi una famiglia, mi ero quasi convinta che nessuno si sarebbe mai innamorato di me o che sarebbe scappato non appena avesse saputo che avevo dei problemi di salute.
Semplicemente non ci pensavo, e preferivo rifugiarmi nel mio mondo dove tutto era possibile e dove io venivo accettata per quello che ero senza dover per forza essere una moglie insuperabile, una massaia instancabile, una sforna figli inesauribile per essere amata da un uomo!
Ma nel mio profondo provavo una grande rabbia! Non sopportavo e non accettavo l’idea che solo per un problema di salute io dovessi fare a meno di un sentimento così “indispensabile” nella vita di una persona.
Com’era possibile che la gente si fermasse ad un ragionamento così superficiale?
Possibile che l’amore consistesse solo in un cumulo di doveri, tra l’altro svolti con fatica , oltre che fisica anche psicologica?
Ma se era veramente così , ne facevo volentieri a meno!
Tanto valeva farsi assumere come Collaboratrice Domestica!!
L’amore è importante per tutti , figuriamoci per una persona come me !
Ma ora che ci penso a distanza di anni, mi accorgo di non avere avuto questi problemi!
In realtà io l’amore lo conobbi a 20 anni, ad una festa di fine anno!
La mia prima festa di fine anno!
La prima volta che conoscevo tante persone nuove …….
Lui s’innamorò subito di me, e in quel momento non si chiese se potevo fargli i lavori di casa , o se potevo buttarmi giù da un aereo con il paracadute assieme a lui ……..
S’innamorò di me e basta !
Sono stata fortunatissima perché anche quando gli dissi quanti e quali problemi avevo, lui reagì volendomi ancora più bene e mai negli anni che seguirono questo influenzò il nostro rapporto.
Con lui mi si aprì un mondo nuovo, finalmente avevo la possibilità di confrontarmi con le idee di qualcuno che non era della mia stessa cerchia famigliare.
E’ stato importantissimo per me avere l’occasione di conoscere persone che la pensavano in modo totalmente differente da come io ero abituata a sentir parlare nel mio ristretto ambiente sociale.
Mi cambiò la vita ed acquistai più fiducia in me stessa.

La mia famiglia alla notizia che anche io avevo “il ragazzo” , si stupì, si rallegrò , s’intenerì……
Ma non credo che nessuno si aspettasse che durasse quasi sette anni!
Appurato che il “mio ragazzo” era un ragazzo sano, anche di mente , la cosa perse il clamore che aveva avuto all’inizio, per divenire una cosa “normale”.
Io ero soddisfatta!
Avevo avuto la mia rivincita, avevo dimostrato che anche se non potevo rivoltare una casa sottosopra per pulirla, potevo perlomeno rivoltare il cuore di un uomo e questo per me , era molto più importante!
Avevamo una bella intesa, lui mi incoraggiava e mi aiutava a fare alcune cose ed io mi sforzavo di farne alcune altre. Ci eravamo creati una vita “quasi normale”!

Avevamo intenzione di sposarci!

Un giorno parlandone con una signora, questa con un’espressione quasi incredula, mi disse “ Ma tu puoi sposarti???”.
Cosa significava questa frase?
Intendeva per caso dire se potevo mettermi l’abitino bianco e scendere dalla carrozza trainata da 12 cavalli altrettanto bianchi, per raggiungere il Parroco o il Sindaco, a seconda dei casi?
In questo caso la mia risposta sarebbe stata …”.SI! Credo di potercela fare a dire - Si lo voglio!”.
Oppure intendeva dire…….” Ma una persona con i tuoi problemi può adempiere a quegli immani doveri che toccano a tutte le sciagurate donne che decidono di sposarsi??”
In quel caso la mia risposta sarebbe stata …..” No , perché il mio futuro marito non ha mai detto di volersi sposare una Collaboratrice Domestica ma di volerla assumere!!”.
Ma la Signora intendeva…. “ Ma tu puoi avere figli?”.
Perché, ci si sposa solo ed esclusivamente per quello?
Forse un tempo! E se per caso figli non ne arrivano che si fa? Si divorzia??
Capita anche questo. Ormai ogni motivo è buono per divorziare!
Quell’episodio mi aveva fatto riflettere ed avevo tratto le mie conclusioni.
Qualcuno, per favore , mi vuol spiegare perché se una persona Disabile decide di voler fare una cosa assolutamente normale come sposarsi ( anche se ai giorni d’oggi forse, tanto normale non è, uno che decida di sposarsi ) diventa obbligatorio provare alla gente che sei in grado di fare tutto ciò che si ritiene necessario in quella determinata situazione?
Molte donne scelgono di non avere figli, oppure di non fare i lavori di casa, ma nessuno chiede a loro se sono in grado o meno di essere perfette massaie, non devono dar prova di nessuna capacità specifica.

In vita mia di discorsi, frasi e domande di questo genere ne ho sentite tante e credetemi a volte mi veniva difficile rispondere , armandomi di pazienza e gentilezza !
Ma la gente giustamente è curiosa e vuol capire come può una persona come me , fare, tutte quelle cose che loro faticano, soprattutto psicologicamente, a fare!
Hanno ragione! Probabilmente non sarò io direttamente a farle o magari ci impiegherò il doppio del tempo , oppure farò solo quella cosa e poi mi riposerò per tutto il giorno……non so ,ci sono tante possibilità!
Ma sapete anche io sono curiosa!
A volte mi chiedo, ma solo mentalmente, per quale motivo alcune persone che fanno queste domande, sono poi quelle che hanno una macchina talmente sporca, fuori e dentro, che se fai un incidente se non muori per la botta muori, sicuramente soffocato dalle cartacce e dalla polvere!
Oppure hanno una casa dove regna un caos così totale, che se entra un ladro ne esce subito perché pensa che sia già stata svaligiata!
Ma io non faccio queste domande perché penso che ognuno abbia il proprio modo di gestirsi la vita, proprio come me,
Il punto è semplicemente questo:
Una persona “normale” può permettersi di scegliere come, cosa, quando e se, vuol fare una determinata cosa!
Un Disabile no!
Spesso purtroppo non ha nessunissima scelta!
Le domande più curiose sono state quelle riguardanti il sesso: è strano come a nessuno importi di come riesci a salire una rampa di scale o di quante difficoltà devi superare ogni giorno per farti una semplice passeggiata, oppure come riescano a fumarti in faccia dopo che gli hai appena detto che hai problemi respiratori…….ma di come puoi fare sesso è un discorso che merita un’attenzione particolare!…….pare!
La domanda che mi viene rivolta più spesso è questa: “ Ma come fai , in intimità , con il tuo lui se ti stanchi?” . Risposta: ” Credo che il problema sarebbe più grave se si stancasse lui!”.
Per quanto mi riguarda trovo più faticoso scopare un pavimento!

Non voglio nemmeno immaginare cosa hanno potuto pensare quando ho deciso, di comune accordo con il mio ex fidanzato, di porre fine alla nostra storia bellissima, senza rovinarla con i malesseri che avevano iniziato ad intaccarla. Siamo ancora amici e lo saremo sempre!
Ricordo che all’inizio un giorno lui mi disse “ Se ci dovessimo mai lasciare, sappi che non sarà mai a causa dei tuoi problemi di salute!” io gli credetti , ed infatti fu così!
Semplicemente era finita! E come tutte le cose che iniziano, belle o brutte che siano, giungono ad un termine, anche la nostra storia era giunta alla fine.
“Chi mi vorrà sapendo dei miei problemi? …..Rimarrò da sola!…..Non incontrerò mai più nessuno che mi accetti come lui!” Mille dubbi mi invadevano la mente.
Era come distruggere tutto ciò che avevo creato e ricominciare una vita tutta nuova, nuovi amici, altri interessi, ma senza la sua presenza affettuosa e costante.
Mi sentivo sperduta, sconfitta , insicura ma allo stesso tempo sapevo che per me era una grande occasione per iniziare finalmente a camminare da sola mettendomi alla prova!
Superato il periodo di immediata sofferenza, mi immersi nei lavoretti di artigianato che tanto mi piacevano e che mi davano la possibilità di conoscere altre persone.
Con queste persone creai un gruppo il cui scopo era di riciclare materiali che normalmente si buttano via , tipo stoffe , cartone , legno, ecc. per creare oggetti nuovi.
Partecipammo persino a piccole mostre con risultati apprezzabili.
Ho fatto esperienze bellissime con i bambini delle elementari a cui abbiamo insegnato l’arte del riciclaggio di questi materiali, che mi hanno arricchito la vita dandomi al contempo la possibilità di crearmi nuovi amici e di avere anche nuovi corteggiatori. Camminavo da sola, guardando avanti, felice di quanto avevo ricostruito.
Però, non avevo fatto i conti con la mia salute.
Peggiorai e ben presto mi ritrovai troppo debole e stanca per far qualsiasi cosa. Rifiutavo di cedere alle preghiere di chi pensava dovessi stare a casa a riposare: volevo uscire perché ogni volta poteva essere l’ultima. Mi accontentavo di poco, un giro in macchina.
Ancora una volta avevo paura e non riuscivo a vedere una soluzione e le poche che mi proponevano erano per me inaccettabili. Entrai in un Centro di Riabilitazione con in mente la paura di non avere più nessuna possibilità e nel cuore il desiderio di credere profondamente che quella possibilità ci fosse ancora .
Uscii dopo un mese e mezzo, sorridente e felice.
La riabilitazione allo sforzo aveva dato buoni risultati, oltre che sul piano fisico anche su quello alimentare e finalmente iniziavo a prendere peso dopo tanti mesi e i dolori che tante mi avevano fatto passare in bianco tante notti, passeggiando per casa senza posa , erano quasi del tutto spariti. Certo non ero guarita ma stavo decisamente molto meglio!

Questo successe solo pochi mesi fa, quasi sei per essere precisi, ed ora mi sento pronta a ricominciare e a dare un’altra svolta alla mia vita.

Quando ripenso al mio passato, a quando ho scoperto di essere malata, alla paura che provavo, allo sgomento, alle lacrime, alla rabbia, alle rinunce che ho dovuto fare, alla tremenda sensazione che dà il sentirsi inutili, alle notti insonni, ai dolori fisici e ancor di più a quelli psicologici….Quando ripenso a quanti bocconi amari ho dovuto ingoiare a muso duro, a quanti urli ho soffocato facendoli morire nella mia gola a tutte le volte che ho detestato la mia immagine cianotica allo specchio, a quante volte sono caduta pensando di non riuscire più ad alzarmi e a quante volte mi sono aggrappata ad un raggio di sole per ritrovare la forza e la voglia di risollevarmi…….alle volte che mi sono chiesta “ Perché io?” e mi sono risposta “ Perché non io?”……Quando ripenso a tutto questo ……SORRIDO!
La vita è una grande maestra e mi ha insegnato molte cose, tra cui una che io reputo molto importante.
La Felicità non è la mancanza di problemi. La Felicità è avere sempre il coraggio di affrontarli e di superarli imparando da essi , in modo che la sofferenza che proviamo nel viverli non rimanga solo tale.
Si sa, tutti quanti abbiamo dei problemi di vario genere, la vita è così per tutti: l’unica cosa che cambia e il come li si vive e li si affronta.
Ripensando ai miei disagi e a i miei conflitti con i pensieri della gente e con una società che pareva non avere posto per me , mi accorgo che a distanza di anni ho imparato con pazienza ad accettarmi e farmi accettare e a non soffrire più per certe situazioni.
Ci sarà forse ancora molta strada da fare per abbattere certi tipi di barriere che albergano quasi ignorate nelle menti di alcune persone, ma forse anche queste possono servire a qualcosa di costruttivo.
Se ho imparato a vivere la mia condizione di Disabile con tutto il rispetto e la dignità che mi è possibile, e spesso anche con ironia, lo devo in parte a tutte quelle persone che, consciamente o inconsciamente, hanno fatto sì che io reagissi alla sofferenza che mi procuravano e che vivevo costruendomi una personalità forte e solida.
Faccio mio il detto “ Tutto ciò che non uccide rende più forti!”.
Sagge parole!
Sono convinta che tutto quello che mi è successo ha contribuito a farmi diventare quella che sono , e cioè una persona “Normale” nella sua diversità!
Questa è stata ed è , la mia vita……..ed io ho imparato ad AMARLA proprio perché è stata ed è così!

© Irene Vilasi



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