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La telefonata
di Lorenzo Spurio
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Io e mia moglie decidemmo di non dire a nostro figlio Luca che sua nonna era morta. Lui le era molto affezionato e trascorreva delle giornate intere con lei. La notizia per lui sarebbe stata devastante. Con l’intenzione di fare il suo bene tacemmo la morte di mia madre.  Appena mio fratello mi comunicò la morte di nostra madre, mia moglie si preoccupò subito di chiamare la nostra babysitter affinchè badasse a nostro figlio ma risultò essere impegnata. Cosi io e mia moglie, che mai avevamo lasciato da solo in casa nostro figlio, cercammo di chiedere un favore alla nostra vicina che pure non ci fu d’aiuto poiché ci disse essere a letto con la febbre.

Pur con grande titubanza decidemmo di lasciare nostro figlio a casa da solo dicendogli che nel giro di un paio d’ore, saremmo ritornati a casa. Gli dissi che poteva guardare tutta la televisione che voleva e lui fu tutto contento di questa mia inusuale concessione. Mia moglie si premurò di spegnere il gas e di togliere alcuni oggetti pericolosi dalla portata di nostro figlio: alcuni elettrodomestici con lama, un accendino e un paio di forbici. Dopo aver lasciato nostro figlio dinanzi alla televisione ed esserci vestiti in maniera elegante ma sobria ci recammo immediatamente all’obitorio che distava da casa nostra solo dieci minuti a piedi.

In una stanzina della camera ardente il corpo di mia madre era vegliato e pregato da alcune persone anziane che solo dopo alcuni secondi riconobbi essere delle sue cugine. Vicino alla bara scoperchiata c’era mio fratello con la moglie e la loro figlia. Mi venne da pensare che avevo fatto un grave errore a non portare con me Luca dato che lì c’era tutta la famiglia al completo, tranne lui.

Mi avvicinai a mia moglie alla quale confidai di essere molto preoccupato per nostro figlio. Non l’avevamo mai lasciato a casa da solo e avevo una certa sensazione  che gli stesse accadendo qualcosa di sconveniente. Cercai di calmarmi e feci una mezza preghiera per mia madre, mentre mia cognata, piangente, accarezzava la mano gelida di mia madre.

Mio fratello mi disse che la mamma era morta nel sonno, senza soffrire. Chi invece stava soffrendo davvero in quel momento era mia cognata, Mara, il cui pianto non accennava a interrompersi. Mia madre le aveva voluto molto bene, erano state amiche e complici da quando si erano conosciute. Mia madre la considerava come una figlia. Quella figlia che aveva sempre desiderato e che mai aveva avuto. Lei stava soffrendo più di qualsiasi altra persona.

Alcune persone si avvicinarono per farmi le loro condoglianze, alcuni mi diedero la mano, altri una breve pacca sulla spalla, altri ancora una sorta di abbraccio, ma più modesto, vista la situazione. Ringraziai delle condoglianze e chiesi a mio fratello se avrebbe potuto occuparsi lui dei ringraziamenti e dei fiori. Aggiunsi che me ne dovevo tornare a casa perché mio figlio si trovava da solo ed ero un po’ preoccupato. Mi chiese come il piccolo Luca avesse preso la notizia e gli dissi che non glie l’avevo detto, per evitargli dolore. Vidi mia cognata in piedi, sporta verso la parte superiore della bara, mentre piangeva e mugugnava una preghiera. Mi avvicinai per farle le mie condoglianze ma poi, quando le fui vicino, vidi il volto bonario di mia madre, il suoi lineamenti arrotondati e i suoi occhi ormai serrati per sempre. Misi una mano sulla spalla di Mara ma sembrò non sentirmi perché continuò a badare alla morta. Le dissi di essere forte e le diedi un bacio sulla guancia e poi me ne andai via. Mia moglie salutò alcune persone, forse parenti, forse vecchi conoscenti e ce ne tornammo a casa.

Una volta entrati nel nostro appartamento, mi accorsi che tutto era al suo posto e non era accaduto niente al piccolo Luca, il quale stava ancora guardando la televisione. Mi disse che avevo una faccia strana e mi chiese se per caso fossi stanco. Gli risposi che lo ero. Poi mi disse che mentre mi trovavo fuori casa, aveva ricevuto una telefonata di sua nonna con la quale aveva parlato per una decina di minuti. 

Andai in cucina e riportai a mia moglie quanto il piccolo Luca mi aveva confidato. Fummo costretti a ritornare in obitorio per verificare se mia madre era realmente morta.

© Lorenzo Spurio



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(1) Neoplasie civili di Lorenzo Spurio - RECENSIONE
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(2) La telefonata di Lorenzo Spurio - RACCONTO
(3) Le campane del morto di Lorenzo Spurio - RACCONTO



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