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Pensavo fosse amore ed invece era un Titanic
di Teresa Mancuso
Pubblicato su SITO


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Che meraviglia guardare la costa che si allontana, la Lanterna che somiglia ad una matita, il diadema delle luci e le montagne che svaniscono nella foschia..
Non ero mai stata In crociera prima d’ora, certo che una nave di queste proporzioni, così elegante, così bianca, suscita emozioni intense.
La mia roba è già sistemata in cabina, mi guardo intorno sul ponte, lui non si vede..ah si eccolo!
Stiamo per scendere a cena. La sala è immensa, come tutto il resto, e luccicante, con tanti tavoli rotondi.
Sono la solita sfigata: mi hanno sistemato con una famigliola con bambini, che dopo soli dieci minuti farei volare fuori bordo, una befana danarosa evidentemente in caccia, a meno che la preda non sia lei, e una coppia gay che sono gli unici con i quali riesco a conversare serenamente, intelligenti e garbati.
Ad un certo punto sento una scarica di adrenalina: non ho dimenticato niente? Apro la mia trousse di raso e controllo senza farmi notare: si, ho tutto quello che mi serve…
O meglio: per la prima volta da quando ho iniziato a viaggiare, non ho tutto quello che non mi serve ma di cui non riesco a fare a meno. E’ già un gran traguardo, visto che generalmente mi porto dietro un seguito di valigie che fanno concorrenza a Naomi Cambpell.
E così mi ritrovo in valigia oggetti inutili e voluminosi.
Questa volta però sono stata brava: ho rinunciato al set di spazzole di varie misure optando per una piccola e multifunzionale, effetto lisci ricci o naturali, inoltre ho lasciato a casa il mini ferro da stiro che tanto mini non è, ma che anzi pesa quanto uno maxi.
Mi sono fidata della tecnica di Anna che si vanta di riuscire a stirare camicette e gonne con la sola potenza delle mani.
Al posto delle 3-4 paia di solite scarpe che mi porto dietro anche se sto via solo un giorno, ne ho scelte due, un decollete e dei sandali in cuoio.
Ma soprattutto ho rinunciato a Chery, la mia adorata anatra peluche da cui non mi sono mai separata dal mio 5° compleanno che mi da conforto, affetto, fiducia in occasioni come queste.
Ma mi sono detta: non averla con me durante questa lunga traversata, rappresenta una motivazione in più per portare a termine la missione che chiamerò: “come trovare marito e dire addio all’anatra sostituta”.
Ritornando ai miei compagni casuali di cena, la befana sostiene con verve la teoria delle due categorie femminili: le ragazze serie, con la gonnella lunga e i capelli raccolti, che si sposano con l’unico uomo con cui abbiano scambiato un saluto dopo dieci anni di fidanzamento, e le “veline” che pensano solo al colore del rossetto, e scelgono il fidanzato in base alle stagioni.
Vorrei contestare la sua teoria adducendo un terzo tipo di femmina, cui io faccio parte:
la seria pentita, per vari motivi, uno per tutti una buona messa in piega vale per l’uomo più di ogni buona intenzione, compreso il saper stirare i polsini dell’infinito numero delle loro camice.
Ma preferisco annuire stupidamente mentre mi guardo intorno e lo cerco…
Ma lui non c’è.
Sarà rimasto in cabina?
Si sarà accorto di me oppure non mi ha neppure notato tutte le volte che ci siamo incontrati per caso?
Certo mi sono impegnata parecchio per far apparire casuale tutte le volte che gli sedevo vicino nella pausa pranzo alla mensa aziendale, invece mi facevo riservare il posto dallo chef, a prezzo di vari francobolli da collezione di notevole valore.
Sembravano casuali anche gli incontri all’edicola alle 7,30 e la lettura dello stesso quotidiano; al bar il cappuccino senza schiuma, il the alle 17 durante la pausa e la t-shirt gialla il giovedì.
Ma, mi chiedo, avrà notato tutte queste coincidenze e soprattutto la mia espressione languida quando, sempre per caso, in queste ultime settimane, ci siamo ritrovati nella hall dell’TRS Center, la Multinazionale per cui lavoriamo, stessa ora, stesso ascensore?
Da parte sua solo sorrisi di circostanza, ma fonti sicure mi hanno assicurato che è un uomo schivo e a tratti timidi, ciò mi conforta molto e mi spinge a perseverare.
Questa crociera potrebbe servire a “sciogliere il ghiaccio” anche in virtù della destinazione che di ghiacciai se ne intende: Islanda.
Perché poi l’avrà scelta mi chiedo, e non qualche posto esotico che avrebbe reso le cose più facili: sono in gran forma e il bichini mi sta uno schianto, e poi il sole mi rende più sciolta e sicura a differenza del freddo che inibisce le mie fantasie erotiche.
Questo viaggio è un premio dell’Azienda per il mio uomo misterioso designato come “Motivatore dell’anno”.
E’ lui che ci stimola a “fare gruppo” superando i rancori reciproci, a soprassedere se il tuo collega furbetto e tendenzialmente ruffiano che ha sempre il biglietto ai concerti più glamour; è sempre lui che ci dice cosa indossare per sentirsi più sicuri e produttivi, ho scoperto così che il viola rende meno metereopatici e il rosso ti fa apparire più accettabili “quei giorni lì”.
Devo ammettere, inoltre, che da quando è arrivato mi assento il meno possibile e lavoro con molto più entusiasmo.
Peccato che abbia lo stesso effetto su tutte le mie colleghe, forse anche più carine di me.
Ma nessuna di loro ha avuto il coraggio di seguirlo fin qui tra il Tirreno e l’Oceano Atlantico dove mi giocherò tutte le mie carte: o scocca l’amore o perdo la faccia.
Ho letto tutto sugli amori sbocciati in mare aperto e ho visto tutti i films adatti al caso, da Titanic all’Ammutinamento del Bounty.
Sono perfettamente informata sulla psicologia maschile del single in crociera e del senso di smarrimento ma anche di liberazione quando la costa si allontana, molto ben descritta da una autrice americana nel suo best seller “Come conquistare un uomo in crociera”.
Cito testualmente:” Lo sguardo felino si posa distrattamente sul salvagente che metaforicamente significa: dove ti nascondi donna dei miei sogni?.”
E ancora sostiene l’acuta americana:” Lo si riconosce dal look colorato, dove l’azzurro del mare si sposa con il bianco dei marinai e dai sorrisi che dispensa gioiosamente a tutte le donne, ma con solarità diverse.
Sole tiepido alle anziane signore in vacanze terapeutiche contro artrosi e reumatismi vari; sol levante a donne coniugate o di mezza età disperatamente sole, sol leone alle speranzose trentenni single come me.
Peccato che il sol leone tarda a manifestarsi.
Al suo posto una nebiolina autunnale ravvivata solo dalle esilaranti battute dei miei compagni di viaggio gay.
Passo al punto B del già citato vademecum ovvero: armarsi di coraggio e fascinazione e cercare l’incontro con la preda, dimostrare grande sorpresa ed entusiasmo e riuscire a conquistare un posto al suo tavolo per condividere i momenti più importanti della crociera.
Indosso il look di pagina 3: short azzurri mare calmo ma pronto ad agitarsi di passione, messaggio subliminato dalle righe bianche, t.shirt bianca che ben si adatta ai suoi pantaloni da marinaio.
Salgo sul ponte, lo vedo, ma rimango un po’ perplessa perché indossa una t-shirt rossa e short verde militare, non contemplati dall’americana.
Lo osservo meglio: del sole neanche l’ombra, anzi lo sguardo è piuttosto ombroso.
Sono smarrita, non so a quale pagina del vademecum appellarmi, lo passo in rassegna velocemente…
Ricorro al piano di emergenza: allegato A: “se lui ti ignora, ricorrere alla scena Titanic, quella in cui la bella tenta il suicidio. Lui sarà costretto ad intervenire.”
Scelgo un posticino distante pochi metri da lui che è sempre più assorto nei suoi pensieri con lo sguardo perso all’orizzonte.
Ho pochi ricordi di ciò che successe dopo: Marck mi disse che scivolai, che lui passava per caso e si tuffò nelle fredde acque per soccorrermi, che trascorsi quattro giorni in cabina con la febbre mentre sempre lui mi portava la minestra calda e mi assisteva in ogni cosa.
Mi disse pure che imprecai diverse volte contro una certa Asley, che per fortuna non seppe mai essere l’autrice del famoso best seller.
Quando mi ripresi, trovai questo sconosciuto, Marck appunto, accanto a me, sol leone negli occhi e l’azzurro del mare della t-shirt magistralmente intervallate da righe bianche.
E l’uomo misterioso ma tenebroso?
Seppi che tentò il suicidio per davvero nelle gelide acque islandesi e fu tratto in salvo da una bagnina in short rossi che poi sposò, ma questa possibilità non era contemplata nel vademecum.

© Teresa Mancuso



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(1) Pensavo fosse amore ed invece era un Titanic di Teresa Mancuso - RACCONTO



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