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di Marika Salonna
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Il freddo mi riscuote dal torpore. Quanto tempo è passato?
Non lo so. Ha poi importanza?
Il tempo danza intorno a me, inafferrabile essenza. Non ha importanza.
Provo a sedermi: il mio corpo piange per il dolore e la perdita.
Si era abituato alla calda compagnia di un altro essere.
Strano: credevo che non sarebbero bastate le lacrime. Ed invece non provo nulla.
I miei occhi non lacrimano, il mio cuore non batte più forte.
Ma il mio corpo grida. Le ossa del bacino indolenzite e vuote.
Il parto non è stato molto lungo, un'ora forse, un'ora e mezza.
Rido di me e dei miei pensieri, ancorati ad una realtà che non mi appartiene più.
Il tempo qui ha cambiato tempo. Ritmo!
In queste stanze sporche e spoglie, in questo luridume di perversione, non è un orologio a scandire il tempo, ma sono le grida dei compagni, degli amici a cui mani deliranti strappano la pelle assieme alla vita! E' il rumore cadenzato dei loro passi. Agghiaccianti calmi passi.
Sono la nostra unica musica. I passi degli aguzzini della nostra giovinezza.
Quando lei è nata i loro passi l'hanno portata via da me. Ho potuto vederla solo per un momento.
Il suo nome è rimasto poggiato alle mie labbra: non ho voluto dargli vita, corpo.
Lei non mi appartiene. Altre voci la chiameranno. Altri passi seguiranno i suoi. Lei non mi appartiene ( i morti non hanno voce).
Non voglio pensarla. Rifiuto i pensieri.
Altri passi. Altro tempo.
Il rumore sordo della porta che si apre.
Eccoli. So cosa vogliono. Non parlano.
Mi alzo dal giaciglio intriso del mio dolore.
Ho addosso una maglietta sgualcita  appartenuta a qualcun altro ed un pantalone troppo largo per le mie carni consumate.
I piedi sono nudi. Niente scarpe (i morti non camminano).
Attraverso corridoi troppo lunghi. Le urla innocenti li hanno deformati.
Salgo su un'auto con i finestrini oscurati. Non vogliono che mi veda qualcuno? Non vogliono regalarmi almeno l'ultimo sguardo al cielo?
Il loro silenzio è troppo innaturale! Vorrei che gridassero stupidi insulti ed ordini senza senso, come hanno fatto sino a ieri. Ma era ieri?
Di nuovo il tempo! Ma non ho più tempo!
La paura mi assale tormentandomi.
Stai per morire, mi sussurra. Sto per morire, mi ripeto.
Il piccolo viso a cui ho dato la vita mi compare dinanzi agli occhi.
Mi aggrappo a quel ricordo. Dove sarà ora? Ricorderà il mio odore? Le parole sussurrate di notte, quando le urla non facevano dormire! Ricorderà anche quelle? Oh Dio, se esisti, cancella dalla sua memoria neonata quegli istanti. Fa che sia felice!
Fa che senta nel suo sangue scorrere il mio! Che i miei pensieri la sorprendano ad un tratto, come fossero suoi! Che cresca forte e determinata. Che non conosca mai la paura. Che il tempo non le sia mai nemico.
L'auto frena. Ho paura. Uno di loro mi guarda impassibile. Cosa penserà? Avrà esitato mai in cuor suo? Si sarà mai chiesto se era giusto? Distoglie lo sguardo. L'auto riparte.
Fa caldo in questa prigione di lamiere e corpi che mi stringono.
voglio di nuovo respirare aria pulita, che sappia di montagne e frutta. Di pane appena cotto. Di amore fatto di nascosto. Del calore scacciato con un ventaglio. Di bestemmie per la siccità. Di gas di scarico. Di poesie recitate nei caffè, con la chitarra che accompagna il ritmo del cuore. Di discussioni fino a tarda notte sul future del Paese. Su di noi.
Di mia madre che mi chiama la mattina.
Mia madre: che non ha paura  del dolore. Che canta canzoni che non conosco. Che balla solo con mio padre. «Lui solo riesce a capire i miei pensieri» mi sorride.
Mio padre: che il dolore non lo ha mai saputo affrontare. Che ha contagiato con la sua passione tutti noi!
Mio padre che balla solo con mia madre: « Perché solo lei riesce a capire dove voglio andare» mi sussurra.
L'auto si ferma.
Mi fanno scendere. Non riconosco il posto.
La povertà si sente nell'aria.
Ci incamminiamo.
La paura non mi fa respirare. La gola è secca. Vorrei bere.
No! Non voglio morire. Non a ventitré anni. Non in un lurido quartiere!
Perché, perché non riesco a ricordare? Cosa mi dicevi quando ero piccola e ti chiedevo cosa fosse la morte , mamma. Perché non riesco a ricordare?
Mi fanno inginocchiare. (perché non riesco a ricordare?)
Sento freddo alla nuca. (perché non riesco a ricordare?)

«Mammina, mammina che cosa sarà la morte?»
«Un volo senza paura , piccolina».

«Oh figlia, figlia mia che cosa è stata la morte?»
«Uno sparo mamma. Soltanto uno sparo».

© Marika Salonna



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