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Elogio al portafogli
di Giuseppe Costantino Budetta
Pubblicato su SITO


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Questo non è un elogio sfegatato al portafogli in sé e per sé, ma la constatazione di una tangibile realtà. Non importa ciò che hai in testa, non importa l’io-corporeo e quello onirico, ma i soldi che custodisci nel portafogli. Non contano le tue idee, l’intelligenza spiccata o meno, la creatività ed il pensiero divergente o convergente. Serve il portafogli pieno. Puoi essere accondiscendente al massimo, od intransigente a seconda degli eventi. Puoi essere bello, interessante fisicamente, affascinante potenzialmente, ma se non hai un buon portafogli gonfio di moneta spendibile al momento, intorno a te ci sarà il vuoto. Senza portafogli, non vali niente. Tu dici, ma non può essere. Invece è così. Guardati attorno, rifletti e ti convincerai che è così.

Nel portafogli, hai la certezza di te stesso. Hai le cose più importanti come la carta bancomat che infilata in apposita fessura ti permette l’accaparramento dei contanti, necessari all’occorrenza. Ci tieni la tessera plus per gli sconti al supermercato. Nel portafogli, hai il denaro di carta o di metallo; ci custodisci la tessera d’identità, la patente ed il tesserino di lavoro. Quindi, nel tuo portafogli c’è la tua identità sociale, politica ed economica. Ci puoi tenere la foto dei cari estinti che risvegliano dolci e patetici ricordi; la foto dell’agognata amata, il codice fiscale e qualche bigliettino con importanti annotazioni. Con opportuno spazio, ci puoi infilare il libretto degli assegni. Se hai il portafogli firmato, ci fai bella figura cogli amici e conoscenti. Puoi acquistarlo anche falso per pochi euro al mercato dell’usato o dai Senegalesi, ma per chi se ne intende, la qualità si vede. Per questo, fai attenzione a non esporre il falso portafogli nei megastore, dove si vendono oggetti di lusso, rinomati ed etichettati. Questi esperti negozianti riconoscerebbero alla vista l’inganno ridendo, magari alle tue spalle oppure indispettiti, ti guarderebbero come un falsario pensando: chi porta falsi portafogli non è affidabile.

Alle osservazioni dei gestori di megastore potresti rispondere con la frase: e chi se ne fotte se il portafogli non è firmato. L’importante che sia pieno.
A sua volta, il megastore potrebbe obiettare: chi ha il portafogli falso, in genere ha pochi soldi.

A parte tutto, firmato o non firmato, esso è il vero punto centrale della tua esistenza terrena. Il vero cuore palpitante che dona vita, alimenti ed indumenti. Tastalo in tasca per controllare che ce l’hai; custodiscilo nel taschino interno della giacca, a contatto coi battiti del cuore. Tienilo sempre d’occhio, tranne naturalmente mentre dormi. Durante il sonno, quando è in azione l’io onirico che non ha bisogno di moneta reale, ma virtuale a volte, custodire il portafogli sotto il cuscino su cui si dorme è un ottimo espediente.
Nella veglia giornaliera, occorre sentirselo addosso come un organo vitale; non lasciarlo mai in un posto dove qualcuno lo adocchi e tienilo ben stretto sui mezzi pubblici. Possibilmente, assicuralo alla giacca con una catenina così previeni i borseggiatori che una ne studiano e cento ne fanno, in particolare a Napoli sulla tratta tranviaria compresa tra Piazza Garibaldi e Piazza Municipio.
Se lo perdessi per sbadataggine, a parte i soldi, smarriresti il vero senso dell’esistenza umana e prima o poi, moriresti di crepacuore. Senza portafogli (coi soldi dentro), non vali niente. Senza portafogli, rientrerai nella categoria dei questuanti; vivrai di stenti, alla giornata e nei posti di fortuna. Per te che non ci sei abituato, sarà la fine. Dirai che in Italia c’è qualcuno che vive bene, essendone privo. Il tipo in questione sarebbe il ministro apposito, appunto senza portafogli. Anche qui, però è bene che si sappia: l’apparenza inganna. Infatti, il ministro senza portafogli i soldi li prende e come, magari conservati negli appositi depositi bancari.

Un cronista esperto di gossip ha stilato una classifica speciale in base al valore del portafogli. E’ ricco chi ce l’ha sempre pieno. Chi ha il portafogli semivuoto è un borghese di media caratura che con l’inflazione galoppante, a stento arriva a fine mese. E’ risaputo, statistiche alla mano, che arrivare a fine mese dipende strettamente dal numero dei figli, se uno ha la moglie casalinga e se sta in affitto, se ha il vizio del gioco d’azzardo, o fuma troppo. Sono le spese necessarie che di mese in mese sfilano i tuoi soldi dal portafogli, senza che te ne accorgi. Infine, ci sono i terra terra gli ultimi della categoria che hanno il portafogli con pochi soldi dentro e definiti morti di fame. Queste persone con pochi spiccioli, vivono alla giornata, nutrendosi alle mense dei poveri ed usufruendo delle eventuali protezioni sociali. Questi morti di fame dicono di essere ricchi dentro: dipende dal punto di vista. Basta non pensare al portafogli. Lo dicono anche i preti: i primi saranno gli ultimi. Quindi, per la proprietà commutativa, gli ultimi dovrebbero essere i primi. Bisogna vedere dove e come.

Una categoria a parte meritano i magnati dell’economia nostrana e mondiale il cui portafogli è virtuale perché, come per la moltiplicazione dei pani, ne hanno tanti all’interno di una interminabile catena di Sant’Antonio. I reali o potenziali portafogli dei magnati si prolungano come tentacoli di una gigantesca piovra in un numero infinito di casseforti nostrane ed esteri sportelli. In effetti, i magnati dell’economia nostrana e mondiale hanno un unico simbolico portafogli che come un buco nero, ingoia moneta d’ogni tipo e quantità. Il portafogli a buco nero più mangia soldi e più ne attira. Un consiglio facile, scaturito dalle menti di esperti di finanza: oh miseri mortali, non avvicinatevi ad un simile buco nero col portafogli reale o virtuale.

AMEN

© Giuseppe Costantino Budetta



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(1) La predatrice di Giuseppe Costantino Budetta - RACCONTO
(2) Elogio al portafogli di Giuseppe Costantino Budetta - RACCONTO
(3) Hanno di Giuseppe Costantino Budetta - POESIA
(4) Elogio al portafogli di Giuseppe Costantino Budetta - RACCONTO
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(6) La tigre dai denti a sciabola di Giuseppe Costantino Budetta - RACCONTO
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