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La macchina (im)perfetta
di Marco Canella
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Sospiro. Ogni dieci minuti. Come se servisse a qualcosa. Come se potesse alleviare il mio dolore. Ci ho provato tante volte, ma sempre invano. Sospiro di nuovo e mentre lo faccio, mi pongo il solito quesito freudiano: ma chi siamo realmente noi? Non siamo macchine, questo è certo, e se anche lo fossimo, non siamo perfette, come qualche incorreggibile ottimista, vuol farci credere. Un essere perfetto, infatti, non dovrebbe ammalarsi così spesso, come capita a me. Una rara malattia difficile da debellare, i cui sintomi si avvertono, nel corso di quelle grigie giornate ricche di tensione, che sempre più spesso, siamo costretti a subire. Immediata conseguenza di questa assurda malattia, per la quale una cura adeguata non è ancora stata trovata, sono sofferenza, tristezza e depressione. La conseguenza a lungo termine, è un devastante stato confusionale, causato da un lento ma costante riempimento del cuore, con una serie micidiale di sostanze tossiche per l’organismo umano. Uno zibaldone mentale che potrebbe sfociare in un qualcosa di altamente distruttivo, la cui potenza non ci è ancora stata rivelata. Tanta/troppa incertezza, che ci porta inevitabilmente a scegliere la via più rapida, che è quella di affrontare il problema, solamente quando e se si presenterà. Una bellissima soluzione, nulla da eccepire, peccato che non tenga conto del fatto, che il morbo in realtà ci abbia già colpito, senza che noi ce ne rendessimo conto. Si è già insinuato da tempo nel nostro corpo e sta attaccando tutti gli organi funzionali, rubando la loro vitalità. E quando questo morbo devastante entrerà nell’ultimo stadio, quello più pericoloso, sarà troppo tardi per cercare di porvi rimedio e il nostro destino sarà segnato per sempre; un beffardo destino, che si prenderà gioco anche di chi ci sta vicino, facendolo soffrire almeno quanto noi. Meglio non mentire a noi stessi, bisogna comprendere che la tanto menzionata malattia esiste e ne siamo stati colpiti. Dobbiamo rimboccarci le maniche ed iniziare a lottare, per porre alla base della piramide qualche robusta pietra, che col tempo darà vita ad un’invisibile costruzione gigantesca, che avrà il compito di contenerci e proteggerci dalla minacciosa epidemia. E se i tempi per costruirla, si riveleranno più lunghi del previsto, ci nutriremo della consolazione di sapere, di aver dato un contributo fondamentale alla salvezza di chi verrà dopo di noi, figli compresi. Ma concretamente, cosa possiamo fare nell'immediato? Come dobbiamo comportarci? Piangere non serve a nulla, questo è appurato. Il morbo, infatti, si nutre delle nostre debolezze e le utilizza per accrescere la sua potenza. Potremo ad esempio, costruirci uno scudo invisibile, per respingere i violenti proiettili colmi d'odio, che ci vengono quotidianamente sparati contro, dal nostro invisibile nemico. Ma fino a quando riusciremo a resistere? Fino a quando potremo respingerli? Probabilmente per poco tempo. Chi come me, fatica a bendarsi gli occhi dinnanzi a certe barbarie combinate nei confronti nostri e di coloro a cui vogliamo bene, non potrà resistere a lungo. Non posso di certo continuare a fingere di non essere triste e depresso, non ne sarei capace. Bisogna perciò, cambiare strategia. Accogliere a braccia aperte quei proiettili, accarezzarli e coccolarli per tentare di trasformarli in un fattore positivo. Sorrido, l’idea è affascinante e forse vincente, mi rattristo, quando penso che alle parole devono seguire i fatti. Come fare? Sembrerebbe impossibile, eppure io credo valga la pena tentare, anche se ancora non conosco un modo efficace per portare a termine con successo la nostra ambiziosa missione. Ignoro quale sia la strada giusta da seguire, è da tempo che sto sperimentando ed è da tempo smisurato che provo ad incassare con disinvoltura quei tremendi colpi. Li ricevo col sorriso stampato sulle labbra, cercando una consolazione ad ogni pallottola ricevuta. Così facendo mi sono accorto che il dolore si affievolisce, non è più lancinante come prima e le ferite sembrano addirittura rimarginarsi da sole, come se fossero state toccate da una bacchetta magica. L’idea sembra funzionare, ma quando mi illudo di aver trovato la cura efficace, le mie certezze d’improvviso crollano e tutto torna come prima. L’invisibile nemico spara un colpo mai visto prima, di una potenza disumana; una pallottola gigantesca, in grado di infrangere le mie deboli difese. Nonostante gli sforzi, non riesco ad abbracciare questa immensa munizione. Non posso trovare il suo lato positivo, perchè sembra non possederlo. Da qualunque parte la guardi, vedo solamente odio e violenza elevati all’ennesima potenza. Piango, anche se mi rendo conto che non serve a nulla, le gambe cedono ed il mio corpo si contorce ripetutamente a terra, le mani afferrano i capelli, desiderosi di strapparli. La bocca si spalanca e lascia uscire una serie infinita di assordanti gemiti, colmi di dolore. Mi ritrovo immerso in un corpo che ha ormai perso il controllo e si sta disintegrando velocemente, sotto gli incessanti colpi inferti dal potente nemico. Poi, d’improvviso, tutto si placa e scende il silenzio. Un silenzio surreale, in cui a niente e nessuno sembra essere stato concesso il privilegio di muoversi. Il mio corpo si è bloccato. Gambe, mani e bocca sembrano essersi improvvisamente addormentati. Sveglio solamente la bocca, lei purtroppo non può dormire, ha il compito di farmi ritrovare in fretta il sorriso. Merito di questo inaspettato cambiamento, che è da attribuire ad un cervello, il mio, ancora funzionante che, vedendo la delicata situazione, è corso in mio aiuto e mi ha fatto riflettere. Mi sussurra che ho fallito, questo è vero, ma almeno ho avuto il coraggio di cercare una soluzione e di provare a realizzarla. “Non disperare, perché ogni fallimento è l’inizio di una nuova e meravigliosa impresa”, sono le dolci parole, con le quali mi fa capire che non ho nulla da rimproverarmi. La malattia mi piega, ma non mi spezza e, finché avrò la forza di reagire, porterò avanti la mia teoria, sperando che questa macchina ancora imperfetta, possa col tempo trasformarsi in un meraviglioso cigno, la cui perfezione sarà prodotta dalla corretta mescolanza di sentimenti contrastanti. Quelli buoni prenderanno per mano quelli cattivi ed impareranno a volersi bene, affinché il magnifico cigno possa un domani prendere il volo e condurmi in quel luogo misterioso, dove è custodita la tanto ricercata cura in grado di salvare la nostra anima dalle grinfie di quella spietata malattia.

E il mio cuore potrà finalmente svuotarsi di tutte quelle sostanze tossiche e si riempirà di un’unica e magnifica essenza, di colore rosso acceso, che avrà il compito di tingere dello stesso colore il Mondo intero, trasformando quelle assurde pallottole, in tante pillole d’amore.

© Marco Canella



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(1) La macchina (im)perfetta di Marco Canella - RACCONTO



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