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Idem
di Serena Maccatrozzo
Pubblicato su PBSA2021


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I racconti di Progetto Babele

IL SOLE

“Io ed Eva ci sposeremo”

L'annuncio inatteso quanto crudele è come un gancio potente sul volto di Luca. Sente un lancinante dolore che scende dalla bocca e attraverso l'esofago va diritto allo stomaco.

E il sapore del sangue diventa vero alle successive parole di Marco: “E vorremmo che tu ci facessi da testimone”

Marco ha voluto avanzare, senza preamboli, la più importante delle richieste a suo fratello. Cosciente egli stesso, come d'altro canto gli altri due commensali seduti al desco, del vero significato di quella richiesta. Stanno infatti, cenando a casa dei due fratelli ad Abbiate Eva, Luca e Marco. 

Marco sapeva che il momento sarebbe stato complicato, così se n'è uscito come un fulmine a ciel sereno per provare a prendere alla sprovvista suo fratello, riuscendoci peraltro.

Marco ed Eva marito e moglie?!

Sarebbe davvero troppo per Luca: significherebbe abbandonare per sempre, tutte le sue speranze.

Luca non nasconde la sua titubanza: “Non so … mi cogliete di sorpresa; mi sembra... prematuro e anche, se mi posso permettere, non ne vedo il motivo... dovrei perlomeno sapere cosa ne pensa Valentina...” giusto per prendere un po' di tempo.

Eva non si sarebbe aspettata una tale incertezza e se ne infastidisce parecchio: “Credo che Valentina ne sarà entusiasta. La ragione ce la dà una figlia che pretende di essere cresciuta da due genitori che non vogliono altro che essere autorizzati a farlo, e sia io che Marco non abbiamo dubbi sul fatto di voler certificare la nostra unione davanti a tutti, terreni o divini che siano!” avrebbe voluto andare oltre ma sarebbe risultata inopportuna e pure crudele. Si sente piangere Serena dalla camera di Marco. Eva ringrazia in silenzio sua figlia per la provvidenziale distrazione che la obbliga a lasciare soli i due fratelli.

“E' davvero questo quello che vuoi?” 

“Mi stai chiedendo se davvero voglio vivere il resto della mia vita con Eva?”

“No, questo lo so già; voglio sapere se vuoi davvero che io ti faccia da testimone”

“Tu sei la persona più importante della mia vita - oltre ad Eva e Serena naturalmente - e vorrei condividere questa enorme gioia con te. Tu mi hai cresciuto e mi hai reso un uomo degno di avere al mio fianco una donna come lei e di poter godere di mia figlia. Ti sarò eternamente riconoscente per questo e... SI!... vorrei proprio che fossi tu a farmi da testimone al mio matrimonio”

Luca continua a non nascondere la sua perplessità: “Tu sai che per me non è facile … tu sai cosa mi stai chiedendo?”

“Io so perfettamente quello che provi: perché è ciò che provo io”

“Come fai a non odiarmi?” era da molto tempo che avrebbe voluto fargli questa precisa domanda.

“Ci sono stati dei momenti in cui ti ho odiato: nei momenti in cui ho creduto tu fossi migliore di me, e migliore per lei. Poi, ho capito che il problema non eri tu, ma io. Eva mi ha insegnato a fidarmi di lei, e ora che mi fido ciecamente, tu non sei più un problema!” Nell'atteggiamento usato ad esprimere quel preciso difficile concetto, Marco ha espresso tutta la sua maturità ed il percorso che era stato costretto ad intraprendere, riuscendo evidentemente a portarlo a compimento.

“Io al tuo posto mi odierei. Lo vedi? Tu sei un uomo migliore di me!” Luca invece sembra ancora al nastro di partenza.

“Nessuno di noi due è migliore o peggiore; siamo solo due uomini innamorati della stessa donna”

“Si, ma lei ha scelto te!”

“Sono solo arrivato prima!”

L'ammissione di Marco dà a tutti le risposte che per anni avevano cercato.

Il silenzio è gelido. 

Ma poi Marco riprende come a voler scaldare l'aria: “Ma ciò non cambia il fatto che finché ci sarò io, tu non l'avrai mai; devi rassegnarti a questo!”

“Ne sei sicuro?”

“Si! Ho imparato a conoscere lei e a conoscere me stesso”

“La conosco anch'io. E credimi, nessuno meglio di me sa quanto lei ti ami. Ciò nonostante, mi dispiace dirtelo fratello, ma, quello che sento non credo sia inutile!”

“Infatti! Non lo è! E le dimostreresti quanto grande è il tuo amore per lei dandoci la tua benedizione”

Luca avrebbe sacrificato tutto in nome della felicità del fratello; sarebbe stato disposto anche a dare la propria vita se questo fosse stato necessario per suo fratello, e mai aveva avuto dubbi di volere il suo bene, sopra ogni cosa. Ma, ciò che Marco gli sta chiedendo di pagare, gli risulta essere un prezzo troppo alto: Eva gli è entrata dentro occupandogli ogni angolo del suo corpo e della sua mente. E ogni volta che la vede e prende coscienza che lei non gli appartiene, una fitta al petto si fa sentire: il cuore si lacera ogni volta di più. Per Luca è stata la prima donna per cui prova una cosa del genere. Qualcosa di sconosciuto ma talmente grande da inglobarlo, e talmente potente da guidarlo, ma non fa paura; è rassicurante! Mai prima d'ora si era ritrovato a desiderare così tanto qualcosa, perché qualunque cosa Luca avesse desiderato nella sua vita, era riuscito ad ottenerla. Ma Eva no! L'unica vera cosa che sentiva appartenergli, non sarebbe mai stata sua.

La verità è questa, ed è ancora più dolorosa della gelosia e della frustrazione.

Eva, lui la conosce bene: non avrebbe mai tradito Marco e men che meno con suo fratello. Gliel'aveva già dimostrato più volte, quando lui si era permesso di andare oltre il limite che lei stesa gli aveva posto, ma paradossalmente, proprio lei, gli aveva permesso di poterlo fare perché nulla era comunque stato messo in discussione. Eva dava confinava tutto nella giusta dimensione, pur facendo, però, sconfinare l'immaginazione di Luca.

Eppure, il legame che ha con quella donna è qualcosa di speciale, e la capacità di leggerla così profondamente non può che essere la conferma del fatto che lei gli appartiene. Eva e Luca sono le due metà dell'universo! Luca ne è certo. Ma in tutto questo disegno cristallino, non è comprensibile perché ci sia Marco di mezzo.

Marco sta ancora attendendo una risposta; Luca deve rifletterci qualche minuto: è combattuto tra quello che prova per Eva e quello che sente per suo fratello. 

E alla fine sceglie il legame più forte.

“Quando avete fissato le nozze?” chiede ad Eva appena rientrata in cucina.

“Tra un mese: il 21 di marzo, il primo giorno di primavera. Pensavamo anche di battezzare Serena durante la cerimonia e vorremmo che tu le facessi da padrino ma, su questo, credo tu non abbia alcuna obiezione”

Infatti, Luca non avrebbe mai avuto alcuna obiezione per qualunque cosa riguardasse sua nipote. Ed a dire il vero, nonostante l'egoismo, non ne aveva neppure per ciò che riguardasse il fratello: “E sia!”

A Marco non sarebbero serviti altri regali, ma non disse nulla. Conosceva suo fratello meglio di sé stesso, e sapeva da sempre che avrebbe accettato. Tuttavia, capì perfettamente essere la più eclatante dimostrazione d'affetto di Luca nei suoi confronti, e pure la più sincera dimostrazione d'amore nei confronti di sua cognata. 

Ma non avrebbe potuto essere altrimenti!

Eva invece non riuscì a trattenersi, e manifestò tutta la sua gratitudine avvicinandosi al suo futuro cognato per stampargli un sonoro bacio sulla guancia.

Luca ne approfittò per farsi avvolgere di nuovo, da quel profumo.

 

“Che fai? Non Dormi?”

“A quanto pare non solo l'unica... io avevo solo voglia di una sigaretta, e tu?”

“Qualche pensiero” poi il tono diviene ironico “E Marco ti lascia in balìa del fratello cattivo?”

“Luca, per favore...”

“Già! Pessima battuta!”

“Grazie invece di aver accettato: significa molto per noi”

“Cosa significa davvero per te?”

“Significa che mio cognato vuole vedermi felice”

“Farei qualunque cosa per renderti felice, lo sai”

“Lo so, infatti! Ma anch'io vorrei che tu fossi felice...”

“Facciamola finita una volta per tutte: te l'ho già detto a Natale, ricordi? Io non potrò mai essere felice senza di te!” pur costringendosi a starle lontano il più possibile, non può evitare di agganciarsi ai suoi occhi “… Non è solo smania, è necessità: sei sottopelle, sei parte delle mie carni, mi sei nel sangue e...” un finto colpo di tosse vuole allontanare un imbarazzo che realmente non c'è … “... e... lasciarti andare del tutto è come lacerarmi”

Avrebbe potuto essere la dichiarazione d'amore perfetta se solo fosse fatta dall'uomo che si ama.

“Non ti sembra di esagerare?”

“Nient'affatto! So che sei tu il mio destino e senza di te mi mancherà sempre qualcosa. Ma, so anche quanto lo ami, e che non lo tradiresti mai, soprattutto non tradiresti mai te stessa. Dio solo sa quanto vorrei essere al suo posto!”

“Dio solo sa quanto vorrei tu stessi parlando di una altra donna...”

“E di chi per esempio?”

“Per esempio di Valentina”

“Sono molto affezionato a Valentina, e credo sia l'unica donna capace di starmi accanto, ma, lei non è te. Non mi guarda come tu guardi lui e non mi fa sentire come tu fai sentire lui. È un'altra dimensione alla quale io, probabilmente, non potrò mai accedere” sembra sconfitto, una volta per tutte.

È lei ad avvicinarsi: sente il bisogno di toccarlo ma non ne ha il coraggio e a pochi centimetri desiste. Lui però, la legge e fa ciò che lei ha paura di fare: le si avvicina tanto da sentirne il profumo e la bocca non riesce a trattenere un bacio che stampa sulle labbra di lei.

La stessa sensazione provata il giorno di Natale in cantina: Eva sente come se qualcosa la trattenesse vicina a Luca, e come se baciare suo cognato non sia il più abominevole dei tradimenti verso l'uomo che ama, ma la più naturale delle verità. Tuttavia, la lingua di Luca rimane al suo posto, rendendo casto quel contatto, e soprattutto non facendolo diventare nulla di cui vergognarsi.

Eva cerca di ritrovare il suo equilibrio smarrito per qualche secondo: “Mi dispiace Luca, sei un uomo meraviglioso e io non posso che sentirmi fortunata ma, non potrà mai succedere … io e te … non succederà mai, lo capisci questo?”

“Eppure, qualcosa dentro di me mi dice che prima o poi succederà, perché è l'unica vera soluzione. Non so quando e non so come, ma so che un giorno tu sarai MIA!”

Uno strano brivido attraversa il corpo prima, e la mente poi, di Eva.

 

L'indomani passarono a prendere Valentina che in macchina, appena appresa la richiesta, non nascose il suo entusiasmo e per il matrimonio e per il fatto che lei e Luca ne sarebbero stati i testimoni. 

Anche Valentina sa bene cosa questo significhi davvero. E non può evitare di esserne felice.

Stanno andando tutti e quattro all'Expobenessere a Milano.

Veramente l'evento interessa solo a Luca volendo ampliare il range di servizi offerti dalla sua palestra, e gli altri tre, lo seguono più per curiosità che altro.

La fiera è enorme e mentre Luca saluta e parla con molti degli espositori che sembra conoscere bene, Eva, Marco e Valentina si intrattengono ai provvidenziali chioschi di ristorazione che grazie a Dio, non seguono alla lettera i consigli Zen della manifestazione, servendo anche qualcosa di alcolico.

È Eva a notare vicino a Luca una donna: a parte i capelli lunghi fintamente biondi, vista da dietro, la donna ha un aspetto mascolino più che femminile dovuto sia all'apertura esagerata delle spalle, sia allo sviluppo sproporzionato del resto dei muscoli, messi in evidenza dall'abbigliamento ginnico che oltre a mettere in mostra ogni fibra muscolare si intona alla perfezione all'ambiente. La donna sembra intonarsi bene anche a Luca, non perdendo occasione di toccarlo manifestando tra loro una certa confidenza.

“Chi è?” chiede Eva ad una Valentina non curante della scena.

“Una delle tante stronze che se l'è scopato e che vorrebbe rifarlo!”

Anche Valentina qualche volta mostrava di essere una mortale lasciando intravedere piccoli segni di cedimento, per fortuna. Ma accortasi dello scivolone, tenta di correggersi dimostrando ancora una volta la sua stoica indole abbassando subito, il tiro: “E' la personal trainer della sua palestra, praticamente è sua dipendente. Lavora lì da prima che Luca ne diventasse il proprietario e qualche anno fa hanno avuto una storia.”

Proprio in quel momento Luca prende l'erculea bionda per mano e la accompagna verso di loro.

La donna ha più o meno quarantacinque anni, gli occhi neri e i lineamenti squadrati; le labbra artificialmente gonfiate come gli zigomi un po' troppo alti; super abbronzata e abbondantemente truccata; con unghie finte colorate di un giallo fluo lunghe e appuntite quanto quelle di una strega; i capelli biondo platino con un vistoso accenno di ricrescita scura iperpiastrati lunghi fino alle spalle orgogliosamente lasciate scoperte da un top striminzito che oltre ad evidenziare i deltoidi e i seni sodi tanto da rimanere autonomamente all'altezza del mento, lascia intravedere anche addominali degni di un lottatore di wrestling; ovviamente il gluteo di marmo viene enfatizzato da uno shorts bianco talmente aderente da sembrare una seconda pelle. Sembra non avere nulla di femminile se non un senso esagerato per l'estetica che deborda in un eccessivo allenamento di muscoli resi duri come l'acciaio. 

Fa un cenno educato a Valentina che contraccambia con la stessa freddezza mentre a Marco da tre calorosi baci sulle guance con tanto di schiocco e di traccia di rossetto color rosso fiammante. Solo dopo avergli chiesto come stava, essersi congratulata per la novità di cui le aveva già raccontato Luca e fatti (solo a lui) gli auguri per l'imminente matrimonio, si degna di presentarsi all'unica persona che già non la conosceva: “Piacere, io sono Pamela!”

“E io sono Eva!”

“Ah, allora tu sei quella Eva!”

Wonderwoman sembra conoscerli alla perfezione tutti, persino una Eva finora ignara della sua esistenza, e che sarebbe stata felice di continuare ad ignorarla.

“Credo dipenda a quale Eva tu ti stia riferendo!” ed Eva non manca di sorriderle maliziosamente. 

Dipende infatti se si tratta della Eva di Marco, o della Eva di Luca.

Anche Pamela sfoggia un malizioso sorriso che significa tutt'altro rispetto a quello che sta dicendo: “Mi riferisco alla futura sposa di Marco: la cognata di Luca per l'appunto!”

“Allora Si! Sono io, per l'appunto!”

Strano è che nessuno a parte Eva, sembra curarsi di tanta strafottenza. Gli uomini, distratti dai fisici statuari delle hostess della fiera, probabilmente non hanno ascoltato una sola parola di quell'antipatica conversazione, e Valentina continua a fissarla con il suo solito apparente distacco che sembra renderla sorda ed immune, tranne che per qualche piccolissimo fugace lampo d'odio che le ha attraversato gli occhi.

Di nuovo Valentina in modalità umana! Ma solo per un attimo.

La conversazione finisce lì non potendo più Wonderwoman ignorare tutti quelli che la stanno acclamando in questo piuttosto che in quell'altro stand.

Sembra proprio la reginetta della fiera. E la cosa le piace talmente tanto ….

Però non si allontanò prima di non aver ribaciato affettuosamente sia Marco, e poi ancora più affettuosamente, Luca.

“Simpatica la tua amica!” non manca di sottolineare Eva a un Luca che le risponde guardandola piccato, seppur ignaro.

Anche Marco alza il suo sopracciglio, in quel momento, un po' meno adorabile del solito.

Valentina invece, prende Eva sottobraccio e insieme precedettero gli uomini all'uscita.

 

 

Il viale alberato isolato in mezzo ai campi verdi e rigogliosi, è uno spettacolo che Marco, pur essendo cresciuto in campagna dai nonni, non ha mai avuto la possibilità di godersi.

Il Dott. Calzavara è felice di vederli come si dimostra essere ogni volta che lo vanno a trovare; dopo la partenza di Serena, con cadenza quasi settimanale.

Eva si è messa ai fornelli e loro, con la piccola in carrozzina, si godono la passeggiata e il sigaro all'aria aperta, tra soli uomini (e una neonata).

Il sole sta tramontando frastagliandosi tra le spighe di frumento donando al mondo un rosso caldo.

“Sono felice per voi. Anzi sono molto felice per voi. Credo abbiate trovato entrambi la vostra metà del cielo”

“Io di sicuro e credo di poter dire, senza presunzione, che anche per Eva sia la stessa cosa. Non potremmo desiderare di più!”

“Non ti nascondo però che sono rimasto un po' stupito che abbia chiesto a me di accompagnarla all'altare”

“Nonostante si ostini a darti uno stupido del Lei, sei una persona importante per Eva: praticamente il padre che non ha mai avuto, o quasi” 

Veramente un padre lei l'aveva avuto, ma, forse sarebbe stato meglio non ci fosse mai stato.

“Non mi ha mai parlato di suo padre, e io per educazione, non le ho mai chiesto nulla. Solo una volta stavamo discutendo qualcosa nel suo ufficio e mi accorsi che continuava a fissarmi in modo strano. Le chiesi spiegazioni e lei senza alcuna apparente ragione mi disse: “è un peccato che un uomo valente come lei non abbia potuto avere figli, mentre ci sono uomini laidi a cui è permesso concepirli!” capii che evitare il discorso non sarebbe stata solo educazione ma vero e proprio rispetto.”

“Già! Tuttavia, rimani una figura importante nella sua vita e ti è molto affezionata”

“E io sono molto affezionato a lei” Il dottore sembra pensarci un po' ma poi si lascia andare: “Ne avevo già parlato con Serena quando ancora era con noi, e anche lei si dimostrò, già allora, della mia stessa idea: ho deciso di lasciare la clinica - tutta la clinica - a Eva, come regalo di nozze”

Marco rimane a bocca aperta: “Perché?”

“Perché è l'unica persona che si merita di averla! Io andrò in pensione tra qualche mese, e oramai, non mi interessa più; ho deciso di andarmene lontano dove la vita è difficile davvero. Non so quanto ancora rimarrò a questo mondo e non vorrei che il sudore di una vita andasse ai miei giudaici fratelli: si sono messi in vetrina solo al funerale di Serena, ma, nei lunghissimi dieci anni di malattia che l'hanno preceduto mai una telefonata di puro interesse, né una parola di conforto. Né tanto meno in quest'anno che ne è seguito. Eva non è mia figlia, ma è stata l'unica persona che davvero ci è stata accanto, a me e a Serena. E che tuttora, insieme a te, continua a farlo. Mi sembra la soluzione più ovvia; dopodiché potrà farne quel che meglio ne preferisce”

“Non la prenderà bene” Marco la conosce bene quella strana ragazza.

E anche il Dott. Calzavara la conosce bene: “Lo so! Ma non potrà che accettarlo!”

 

 

La signora Anna non riuscì a contenere l'emozione che sfogò in singhiozzi attraverso il telefono, non appena la figlia le annunciò l'evento.

Non riuscì nemmeno a trattenere la preoccupazione che sfogò in imprecazioni attraverso il telefono, non appena la figlia le annunciò la data, dell'evento.

Il troppo poco preavviso non sarebbe mai stato sufficiente per trovare un vestito adatto e soprattutto per riuscire a dimagrire quei cinque fondamentali chili.

* * *

Il clan si è ritrovato al completo. Era da molto tempo che Eva non usciva con le sue amiche; tra Marco, la gravidanza prima, e la bimba piccola poi, non era riuscita ancora a concedersi una cenetta solo tra donne. Aveva organizzato tutto e insistito affinché ci fossero tutte: è l'occasione perfetta.

Se ne esce dal nulla: “Vi dovrete comprare un bellissimo vestito nuovo ciascuna!”

È Ludo a parlare: “Perché?”

“Mi sposo!”

Le urla di ognuna attraggono l'attenzione di tutto il ristorante: camerieri e clienti; ma le ragazze se ne fregano altamente, specialmente quando cominciano ad applaudire eccitate la futura sposa.

È naturale che la testimone sia Alessia e che Ludo, Tania e Giulia fossero le damigelle d'onore. Ora però, comincia il calvario: dovranno essere vestite tutte uguali o no? 

E se sì, come si farà a scegliere il vestito che può andar bene a tutte?

Che colore può donare a tutte?

In stile o moderno?

A mo' di principessa o più sobrio?

Come può un unico vestito essere indossato da tre taglie tanto diverse?

Dovrà essere in coordinato con quello degli sposi o a sè stante?

Come faranno a mettersi d'accordo tutte e tre?

Ma Eva è già fin troppo indaffarata col suo di vestito, che quello delle altre, per fortuna - almeno quello - rimane un problema delle altre.

* * *

“Eva ti dovrei parlare, ti posso disturbare?” le chiede il dott. Calzavara entrando nel suo ufficio e chiudendosi la porta alle spalle.

“Certo Dottore. Sto sistemando le ultime cose prima della licenza”

Il Dott. Calzavara si siede su una delle due poltroncine di fronte a lei.

“Sono molto felice per te: sono contento di vederti felice e credo che Marco, nonostante l'età, sia l'uomo giusto. Detto questo, voglio darti il mio regalo di nozze” e le consegna una busta.

“Non è un po' troppo presto? Non mi vorrà mica dire che non verrà al matrimonio: se lo ricorda che dovrà essere lei a portarmi all'altare?”

Il Dott. Calzavara sente l'emozione che sfoga con un dolce sorriso. “Non mancherei per niente al mondo, ma preferisco che tu abbia il mio regalo ora”

“Ok” gli risponde Eva rassicurata, e apre la busta tirandone fuori il contenuto: un atto notarile di donazione da Giorgio Calzavara a Eva Vianello di tutte le quote della clinica e anche della proprietà dell'immobile. Con quell'atto Eva diviene l'unica proprietaria e dei muri e della società. Si tratta di una cifra totale a cinque zeri, che tra qualche anno, prevedendo un trend dei ricavi in costante crescita e l'ammortamento definitivo del mutuo e dei finanziamenti, sarebbe aumentata ancora, arrivando addirittura ai sei zeri.

“Cosa vuol dire, Giorgio?” il tono è grave e l'espressione seria. È la prima volta che Eva chiama il Dott. Calzavara col nome di battesimo. È rimasta sconcertata da tanta ingiustificata generosità nei suoi confronti e non nasconde un certo disappunto.

E Giorgio tenta di giustificarsi della colpa di cui Eva, evidentemente, lo accusa: “A parte te, io non ho più nessuno degno di nota al mondo. Ne avevo già parlato con Serena quando ci siamo resi conto che la sua malattia avanzava e con essa anche la mia vecchiaia. Ad agosto - tra sei mesi - vado in pensione e ho deciso di andare a fare l'unica cosa che so fare, il dentista, dove la gente ne ha davvero bisogno: ho già preso contatti con un’associazione no profit che opera ad Haiti e comprato un biglietto aereo di sola andata per il primo di settembre. Lì non avrò bisogno di niente di più di quello che mi offrono per mangiare e per dormire. Per ogni evenienza ho i miei risparmi, e quello che riuscirò a ricavare dalla vendita della mia casa sarà sufficiente qualunque cosa mi dovesse succedere. Tutto il resto è superfluo. Lo so che può sembrare strano ma questo studio è divenuto quello che è solo grazie a te, e io ora non so proprio cosa farmene.”

“Ti ho già parlato di quella proposta che ci ha fatto quella multinazionale svizzera? Io non l'avevo più di tanto presa in considerazione perché non credevo che tu volessi mollare, così, definitivamente, ma, forse siamo ancora in tempo. Provo a ricontattarli, trattiamo il prezzo e poi con la tua parte te ne vai dove vuoi...”

Un timido primo tentativo.

“Non è più un problema mio: ormai la clinica è tua, se vuoi venderla non devi certo chiedere il permesso a me.”

Eva sente le lacrime agli occhi. Si alza e si siede di fianco a lui tenendo ancora tra le mani l'importante atto di generosità assoluta che aveva ricevuto, non riuscendo ad evitare di tremare.

“Hai sempre creduto in me e ti sei sempre fidato ciecamente. Io ho fatto del mio meglio per non deluderti e sono felice di aver contribuito a realizzare il tuo sogno, e di aver fatto fruttare i tuoi risparmi oltre ogni previsione. Ma non ho mai preteso che tutto questo fosse mio. Certo, è stata per me un'enorme soddisfazione riuscire ad avere la parte di quota che ho e che mi fa vivere più che dignitosamente. Ma mai, credimi, mai, mi è interessato avere tutto: mi è sempre bastato essere tua dipendente prima e tua socia poi. Non credevo che tu volessi mollare. Non credevo che non volessi più fare il tuo lavoro. Ti è sempre piaciuto fare il dentista, e farlo in una clinica del genere, per giunta tua, credevo ti realizzasse ancora di più. Ma se hai bisogno di nuovi stimoli, potremmo fare ancora qualcosa in più per rendere migliore questo posto, magari potremmo anche buttarci in qualche progetto con qualche onlus in paesi del terzo mondo, se è questo che vuoi; insieme...”

Un secondo timido tentativo.

Lui le prende le mani facendola zittire: “Io non ho bisogno di nuovi stimoli per fare il mio lavoro perché ancora mi soddisfa. Solo, come uomo sento il bisogno di trovare conforto in chi ha avuto meno di me. A parte te, non ho nessun altro. E ormai tu hai la tua vita che probabilmente un giorno, ti porterà lontana da qui e da me... E da quando Serena non c'è più, io mi sento solo.”

“Tu non sei solo; la mancanza di Serena è innegabile ma, ci sono io e c'è la piccola Serena che ti adora. Persino Marco ha trovato in te un punto di riferimento. Non voglio che tu te ne vada e non voglio questo regalo.”

Il terzo tentativo e oramai neppure più così timido.

“A meno che tu non voglia fissare un nuovo appuntamento dal Notaio per pagare un'inutile ingente parcella di annullamento di atto notarile di donazione a te stessa rischiando che qualcuno ti faccia un TSO, credo che tu sia costretta ad accettarlo! Scherzi a parte, lo so che può sembrare sconsiderato ma, sei sempre stata come una figlia per me, e anche per la mia amata moglie che ti ha voluto un bene infinito. L'unico rimpianto che ho è che non sia riuscita a vedere tua figlia: sarebbe stata una gioia immensa....”

Eva non riesce più a trattenere le lacrime, e lo abbraccia dando e cercando conforto.

© Serena Maccatrozzo



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