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Era la sua terra
di Fabio Battisti
Pubblicato su PB10


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Il momento tanto temuto era ormai giunto: ancora un minuto, forse due, e riluttante avrebbe voltato le spalle a ciò che rappresentava la sua giovinezza.
Un vento leggero accarezzava la terra, flettendo l'erba del prato tanto da ricordargli le carezze che dava agli affezionati gatti domestici.
Il destino gli lasciò alcuni legami con il teatro della sua fanciullezza prima e dell'adolescenza poi, ma questo poco incideva sulla sua riluttanza ad abbandonarlo.
La frenesia del resto della famiglia assomigliava ad una meticolosa fuga. Gli altri ultimavano i preparativi, lui finiva di riordinare i ricordi. Come per i bagagli, non si poteva portare via tutto, ma solo le cose ritenute migliori…le prime passeggiate vigilato dai nonni, la neve spazzolata da Gennaio sugli abeti, i compleanni festeggiati all'aperto, i Supertela calciati con gli amici che si avvicendavano a causa delle spine, la breccia vicino alla magnolia sulla quale si sbucciò il ginocchio, la corsa dietro le lucertole con quelle code che, staccate dal corpo, sembravano manifestare una vita propria…tutto quello che era visibile al di fuori del perimetro domestico era stato un buon compagno di giochi, amico discreto e fidato, od entrambi.

Il suo impegno per rimanere era stato encomiabile, ma inutile. Il lavoro per un padre di famiglia è il lavoro, e nel complesso la sua volontà valeva quanto il classico due picche. Poco più di niente, e da qualunque angolazione non abbastanza. Il suo status di studente universitario, regolarmente iscritto a Roma, sdoppiò il suo due di picche, trasformandolo in un jolly nelle mani del padre: la relativa vicinanza alla sua facoltà, la possibilità di non perdersi i corsi pomeridiani…discorsi ineccepibili, l'essenza del jolly.
La sua simmetria con "Il ragazzo della Via Gluck" di Celentano superava le distanze del tempo, gettandogli addosso un pizzico di ironia sul momento della partenza. L'unico.
Ancora un minuto, forse trenta secondi. No, non riusciva ancora a farsi una ragione. Nemmeno il flash di aver baciato Maria dietro l'abete poteva bastargli. Tanto meno bastavano le camelie e la rievocazione dei suoi boccioli. Trovandoli per terra tentava di risistemarli sulla pianta, magari aiutandosi con lo scotch. Ecco, forse provava a fare altrettanto con la sua esistenza e quel luogo. Per lui, il bocciolo che si stava staccando, non esisteva lo scotch od il nastro adesivo adeguato. Niente. Ci voleva un pensiero a parte per il giardino, per quella terra che giunto a quasi vent'anni riconosceva come sua…un filo comune la univa al viale e la casa, proiettandola fino ai prati e le colline circostanti. Li intendeva, più che una proprietà, come una simbiosi.
L'idea della nuova abitazione stentava a prendere posto tra i suoi progetti: una casetta niente male visitata un paio di volte, posta in un quartiere vivibile, che in ogni caso non reggeva il paragone.
Le distanze si sarebbero calcolate con un mero calcolo aritmetico: tre quarti d'ora da stazione Termini, un'ora di binari da lì a Priverno-Fossanova ed infine dieci minuti - un quarto d'ora di macchina od autobus, inconvenienti permettendo. Due ore grezze, una distanza parzialmente colmabile durante alcuni fine-settimana. Il punto medio ideale di incontro, per due diciannovenni, diventava la stazione di Campoleone. Un peccato che Maria non vi avesse più parenti.
Rischiava di non essere più la sua terra. La prossima volta, ritornando lì, sarebbe stato un ospite. La terra sarebbe stata ancora quella, la simbiosi no. La distanza incolmabile di una nuova vita altrove stava diventando realtà, e capì che forse alla sua collezione mancava ancora un ricordo: l'ultimo.
Si chinò fino a toccare il terreno con la mano, attutito dai folti fili d'erba. La terra stava sussurrando qualcosa, e lui lo sapeva. Qualcosa di talmente semplice da apparire evanescente, subliminale. Non aveva fretta di tradurne il senso: c'era tutta la vita per capirne il contenuto.

Dieci secondi, il tempo di rialzarsi e di sorridere. L'ultimo richiamo dei genitori non assomigliava più ad un fardello.
Mentre partiva, si accorse che il delicato pensiero di un elementare, lontano arrivederci avrebbe fatto il resto: la terra sarebbe rimasta lì, ad aspettare i suoi pensieri, i suoi ricordi, fino a quando avrebbe voluto.
La terra era ancora sua.

© Fabio Battisti



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(1) L'ultimo segreto di Atlantide di Fabio Battisti- Il Parere di PB

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(1) Il cuore di Fabio Battisti - POESIA
(2) Era la sua terra di Fabio Battisti - RACCONTO



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