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Cax o l´indovinello di Mam Penda
di Birame Diouf
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Ndeye si alza sempre presto la mattina. Dopo la doccia e senza fare colazione va in fretta nella stanza della nonna per salutarla. Tutte le volte che la nonna resta per qualche giorno a casa loro, Ndeye trascorre molto meno tempo con le sue amiche.

A Ndeye piace sentire le storie che le vengono raccontate dalla nonna, mentre le sistema le trecce, ogni notte prima di coricarsi. Come si faceva una volta intorno al fuoco, vicino agli anziani del villaggio, in mezzo alla corte.

Un giorno a scuola il Maestro, il Signor Diop, le domanda quasi alla fine della lezione di Osservazione:

-“Ndeye, ti vedo strana e pensosa oggi, a che cosa pensi? Sei timida come un pesce!”

Ndeye, imbarazzata dalle osservazioni del Maestro, decide di porgli la domanda che le occupa il pensiero da giorni e alla quale non riesce proprio a trovare la riposta giusta.

-“Scusi Signore,” dice Ndeye, “da tre giorni mia nonna mi ha lasciato un enigma, ed io ci penso sempre. Ma Signore, lei, il più bravo di tutti i Maestri che abbia mai conosciuto, mi potrebbe aiutare a risolvere quest´indovinello”.

-“Quale?” chiede il Maestro, con il sorriso sulla faccia.

I grandi pensano sempre di potere rispondere alle domande dei ragazzi, eppure nelle parole dei piccoli si trovano sempre risposte. Questo il signor Diop lo sapeva meglio di chiunque altro, perché lui trovava sempre risposte nella voce dei bimbi. E questa domanda?

Gli alunni incuriositi, a bocca aperta, guardano Ndeye. Mentre la classe sgombera l´odore del polvere proveniente del gesso del signore Diop.

-“Dove si trova il centro dell´attenzione?” Domanda Ndeye.

Il maestro, quasi sorpreso, mostra un ampio sorriso, dietro il quale si nascondono la saggezza della nonna e la tenerezza della mamma.

Dopo avere ben fissato la bambina, con i suoi occhi profondi e stanchi, si rivolge ai compagni di Ndeye.

-“C‘è qualcuno tra di voi che la può aiutare a risolvere questo indovinello?”

Ouza alza la mano precipitosamente per dire che un giorno, mentre seguiva un film giallo alla televisione, un poliziotto, che discuteva con un ladro dopo averlo catturato, gli aveva chiesto: ”Adesso che ti ho beccato! Dimmi, se tutti noi fossimo al centro dell´attenzione, chi rimarrebbe a guardare?”

Quindi secondo Ouza la soluzione deve avere a che fare con la vista.

- Subito Soula replica: ”Per me il centro dell´attenzione è la televisione!”

I suoi compagni scoppiano a ridere, ma il piccolo Soula rimane fermo e impassibile, e anche se prova un po´ di vergogna si dice dentro di sé di aver ragione.

La campanella suona. Nella classe scoppia un rumore irrefrenabile e non si distingue più nessuna voce. Che sia ancora un´intensa discussione sull´enigma?

“Io lo so, io lo so... la soluzione è questa, io lo so è quella!” ahah “Ouza ha scoperto l´America” ouah!

Nessuna risposta sembra soddisfare Ndeye, e il Maestro preferisce lasciare riflettere gli alunni sulla soluzione.

“Domani chi avrà trovato la risposta riceverà un bel premio” dice “Ma mi raccomando! Studiate bene tutte le lezioni”

Quando il signor Diop dice “mi raccomando” significa che chi non studia verrà punito, battuto e tenuto d´occhio... e quindi...bisogna imparare!

Quella stessa sera Ndeye supplica sua nonna di darle la risposta, ma non racconta di aver chiesto l´aiuto del Maestro e soprattutto non dice che chi risolverà l´indovinello vincerà un bel premio. Sua nonna decide di tenere la soluzione ancora nascosta. È presto! Vuole fare riflettere Ndeye. Gliela svelerà solo quando dovrà lasciare la casa per ritornare al villaggio.

La nonna di Ndeye, Mam Penda, abita a Koumpa,un villaggio dove gli spiriti malefici non hanno nessun potere sugli abitanti, una volta si chiamava Kumpa Mbonat perché era una zona occupata da tante tartarughe. Dopo alcune passeggiate di breve distanze e impiegando un tempo lunghissimo le tartarughe ritornavano lentamente al fiume per tenere compagnia a Mam Pal Mbonatt, il genio. Rimane sempre dentro il fiume che divide il villaggio in due parti. E proprio lì di notte si tiene ogni anno un consiglio dei saggi sulla barca misteriosa, in mezzo al fiume. Solo i membri hanno il diritto di salire sulla barca magica, solo i membri possono vedere la barca magica. Si dice che la barca appartiene a Mam Pal Mbonatt. Ogni tanto si deve anche regalare crema di latte con couscous a Mam Pal Mbonate, Totem del villagio, protettore degli abitanti, se no si arrabbia e quando si arrabbia ogni cuore sentirà la rabbia.

A Kumpa tutti sono uniti dai legami di parentela. Per questo motivo, Mam Penda, di nome, ne ha tanti, si chiama Mam Penda, Badiene Penda, Yaye Penda, Oumpagne Penda, Goro Penda oppure Penda tout court. Anche Ndeye, da grande, avrà tanti nomi.

Da giovane, Mam Penda, è stata quasi in tutti i paesi del mondo, ha percorso tutte le strade del mondo per studio e lavoro. Lei sa a memoria tutti i nomi dei paesi anche quelli che non si può vedere a l´occhio nudo sul globo terrestre e, sa tante lingue.

Dopo un lungo periodo trascorso all´estero decide di tornare definitivamente a casa per occuparsi del destino del villaggio. Questo è stata una decisione carina che ha colpito gli anziani. Dopo una breve concertazione degli anziani il giorno del suo ritorno al villaggio l´hanno eletta in quanto membro del consiglio dei saggi. Una festa era organizzata il giorno dopo in suo onore per inaugurare per la prima volta l´accesso di una donna al consiglio. Aveva un sacco di regali da offrire ai bambini. Ma per ottenere un regalo da Mam penda bisogna usare un po´ il cervello. A Mam Penda piace fare riflettere ai bambini.

Per quest´ anno il Capo del consiglio, ha lasciato ai membri, come per consuetudine dopo la riunione riguardo il destino del villaggio, un indovinello a cui si faceva fatica a risolvere. Si dice che la soluzione sia stata trovata solo tre mesi dopo da Omino, il piccolo saggio di Koumpa che riesce a guardare così lontano laddove lo sguardo degli uomini alti non può giungere.

Ndeye la notte pensa all´indovinello -lo stesso trovato da Omino- e prima di dormire, o proprio mentre dorme, le viene in mente di fare un lungo viaggio attraverso nuvole, montagne, mari, e di incontrare tante persone mai viste, gente proveniente da tanti paesi. Il paese dove infine giunge le sembra bello e pieno di colori. Qui la gente cammina sempre in fretta, e mentre attraversa una strada vede tante persone che passano nel senso opposto al suo. Nota gli incontri e scontri, vede due persone sulla strada in mezzo alle zebre, con un movimento di corpo che sembra mostrare che l´uno vuole impedire l´altro a passare.

Perché tutta questa gente ha così fretta?

Cos è successo?

Dove vanno?

Cercheranno tutti la soluzione alla domanda della nonna?

In quel paese gli adulti non possono usare le loro furbizie e perciò non si può dire mai ai bambini, al momento del pasto: “Non toccare il pesce, gli adulti se ne occupano” oppure “Comportati come un bambino, queste non sono parole da bambini, capisci??!!” oppure “Bambini con i bambini e grandi con i grandi” e cosi via.

Tutte queste differenze preoccupano un po´ Ndeye, ma per lei si tratta di una nuova esperienza che la può aiutare a capire cos´è la differenza. In quel Paese si sente grande, e le sembra che li siano i grandi a voler ritornare piccoli per cambiare le strade prese nel passato. Nel sogno incontra una signora anziana che le sorride e le rivolge queste parole ”Che carina questa bambina! sembra proprio la mia nipotina!” e Ndeye rimane pensosa ” Chissà se mi può aiutare lei”. Subito chiede alla signora ”dov´è il centro dell´attenzione?” ma la signora sembra non sentire la domanda e continua a sorriderle. Ndeye come una piccola zingaresca ripete la domanda davanti agli occhi dolci della signora…

All´improvviso si ritrova da sola di fronte a uno specchio dentro una stanza vuota. Immagini veloci e silenziose scorrono sullo specchio. Poi vede nel salotto di una bella casa, tanta gente seduta davanti a una televisione che mostrava le stesse immagini che vedeva sullo specchio, ma appena entra Ndeye, lo schermo rifiuta di far vedere quelle stesse immagini veloci e silenziose. Tutti gli sguardi si voltano allora verso di lei!... Ndeye si sveglia con un sussulto. “Insomma”, pensa:”ma che cos´ha questo specchio! Ai gatti non piacciono gli specchi e le televisioni! E io, che genere di sogni sto facendo? Perché non riesco a prendere sonno se questo sogno non mi dà la risposta! Mi gira solo la testa e comunque io non so interpretare i sogni! Li possono interpretare solo i grandi! Dicono: “per capire un sogno bisogna ricostruirlo nel modo contrario”

Ripiombata nei sogni Ndeye sembra essere ritornata nel villaggio del suo babbo, ma fa piuttosto buio, e vede accanto a sé un gruppo di donne vestite e truccate per la festa; ne riconosce qualcuna. Era il campo riservato agli spettacoli. È circondato dalle mure . Guardano uno spettacolo di Beurè dietro una fila circolare di sacchetti pieni di sabbia di mare che separa l´arena dal pubblico rumoroso! Incuriosita Ndeye va a cercare un pezzetto di ferro per fare un buchino nel muro ma non riesce a trovarlo. Arrivata dietro una casa vede un vecchio omino che le dice: “Ma che carina che sei”. L´omino si avvicina a Ndeye e sussurra ”Ti rivelo un segreto, ma non lo devi confidare a nessuno”. Ndeye, sempre più curiosa annuisce. L´omino continua, a bassa voce:” E meglio giocare che guardare!

L´ omino sparisce cosi come é venuto, saltando allegramente mentre la sua figurina scompare nel buio dell´ombra.

Ndeye, stanca, si siede allora sotto un albero e si mette a cantare la canzone che la nonna le aveva imparato un anno fa, disegnando figure strane sulla sabbia:

gioia! gioia! gioia!

vince chi gioca,

gioia! gioia! gioia!

arriva chi cammina,

la paura toglie l´allegria,

il sorriso toglie la rabbia...

alla fine dello spettacolo, c´è chi piange e chi si rallegra. Rimane in piedi per guardare questa folla di gente fra cui vede un uomo mal vestito e senza scarpe che grida con furia: Ma cos´è il gioco se noi tutti non possiamo godere della vittoria? meglio godere del gioco che aspettare la vittoria! cosi potremo vincere dopo! E dopo scoppia a ridere. Che strana questa persona si chiede Ndeye? Poi continua la sua canzone senza prestare attenzione a quest´uomo impazzito.

Improvvisamente si sveglia, delusa e con l´ultima frase della canzone sulle labbra. Ma subito pensa alla scuola ed alla soluzione all´indovinello che non ha ancora trovato. Esce dal letto, si stropiccia gli occhi una volta e corre nella corte, verso la camera della nonna.

Trova la porta aperta ed entra precipitosamente, con il desiderio di raccontarle i suoi sogni nella speranza di ricevere una risposta.

Trova pero la stanza vuota e i bagagli della nonna non ci sono più. Si guarda intorno incredula e poi si dirige di corsa verso la cucina dove, senza neanche salutare, chiede alla mamma: “ Mamma, mamma dov´é andata la nonna? Ho bisogno di lei! Dov´é? Dov´é andata?”

“Ndeye che maniere sono queste? non fare l´oca! Devi imparare a controllarti” risponde la mamma, “La nonna é partita di buon ora stamattina, deve tornare a Koumpa proprio oggi, il consiglio dei saggi ha di nuovo bisogno di lei”.

“Ma mamma...mi doveva...aspettavo qualcosa da lei”

“Ndeye fai la brava ho detto, ha lasciato qualcosa per te, ha detto di guardare bene sotto il suo letto”

Ndeye riprende fiato e un sorriso di speranza illumina il suo viso “Lo so, so che cos´é” e, detto questo, esce di corsa dalla cucina.

Si china e striscia sotto il letto della nonna; lì, in un angolino, c´é un piccolo fagotto di tessuto colorato; una volta sciolto il nodo che lo tiene legato trova al suo interno una piccola calebasse gialla e ancora intera. Sembra un giocattolo per neonati.

Ndeye di nuovo delusa, se la rigira tra le mani più volte, la scuote senza successo, non sente nessun suono misterioso. Finalmente scorge un piccolo buco sulla sua superficie rugosa. Subito avvicina un occhio per guardare all´interno e vede, al centro dell´oscurità che si crea intorno a lei, il riflesso del suo stesso sguardo.

E´ lo sguardo di una bambina come tutte, uno sguardo curioso, che parla e che ride e che illumina tutto ciò su cui si sofferma.

Ndeye ora ride felice, perché ha finalmente indovinato la risposta. Corre a scuola con la sua scoperta e la piccola calebasse della nonna tra le mani.

© Birame Diouf



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(1) Cax o l´indovinello di Mam Penda di Birame Diouf - RACCONTO


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(...)Apparentemente, il filo conduttore che che lega tra loro tutti i brani qui raccolti sembra essere la malinconia; una malinconia che rasenta la rassegnazione, cupa ed onnipresente anche quando, nonostante tutto, i personaggi rifiutano la resa e vanno avanti, brancolando con cieca testardaggine tra le tenebre di una esistenza apparentemente senza scopo. Segno dei tempi che stiamo vivendo, indubbiamente, ma chi ha contagiato chi? Sono stati gli autori ad influenzare i giurati o, viceversa, i giurati, inconsciamente, hanno scelto racconti in cui si rispecchiano gli elementi più tipici di questo triste inizio di millennio? O non è, piuttosto, qualcosa che aleggia nell'aria e si infiltra dovunque, anche tra le pagine di Progetto Babele?(...) Marco R. Capelli, dalla Prefazione.

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Emanuele Serra, Mi mancano i plugin e altri racconti
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Collana: NARRATIVA - 11
Anno: 2010 Lingua: ITALIANO
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pg. 103 - A5 (13,5X21) BROSSURATO - Prezzo euro: 5.19

Questo libro contiene alcuni racconti e molte domande. Ci si potrebbe chiedere, ad esempio, quale sia la linea di demarcazione fra innocenza e crudeltà. Fin dove possa spingersi un padre per salvare la vita di sua figlia. Se si possa spiegare cosa sia la morte ad un bambino o perdonare chi ci ha rubato l’infanzia.  Ma, forse, tutto questo non ha la minima importanza. In fondo, a chi importa se un operaio di Torino, lentamente, impazzisce, perchè non ha altra via per sottrarsi ad un ciclo produttivo che lo vuole ingranaggio, puleggia, biella. A chi importa se ci sono milioni di uomini e donne costretti a lasciare casa e memorie per inseguire un sogno di disperazione. A chi importa di un gabbiano ferito o di un bambino che scrive lettere alla sorella morta. Forse non ci sono risposte, forse l’importante è non voltarsi, mai. E, nel frattempo, si può leggere questa antologia. Non risponderà alle vostre domande, ma farà nascere qualche dubbio. E non è poco. (Marco R. Capelli)

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Collana: LE ANTOLOGIE - 12
Anno: 2010 Lingua: ITALIANO
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All'interno di questo libro ci sono molte cose (suppongo sia nella natura delle antologie), alcune delle quali decisamente inusuali. Se deciderete di aprirlo, vi troverete ad ascoltare operai che impazziscono perchè usurati, come banali strumenti di lavoro, dall'alienazione del quotidiano, editori che si suicidano per protestare contro l'assurdità delle leggi razziali, figli che attendono il ritorno di padri bugiardi (o solo sfortunati) e figlie che gridano, mute, il loro diritto alla vita; ma anche tappettappatori (come, non sapete di cosa stiamo parlando? Suvvia, siamo seri!) che raccontano la loro storia in forma di preambolo, unicorni che giocano a calcio, amori cui si sopravvive reinventando i ricordi e ricordi (ed amori) che tornano dal passato, psicanalisti, infine, che si chiedono se qualcosa, in fondo, li distingua dai loro pazienti... Ma soprattutto, all'interno di questo libro, troverete molto talento ed un pizzico di genio. (Marco R. Capelli)

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La ricognizione del dolore
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Anno: 2007 Lingua: ITALIANO
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pg. 100 - Octavo (12,85x19,84) BROSSURATO - Prezzo euro: 5.2

Chiunque utilizzi la penna per “questioni personali”, e dare almeno il sollievo di un grido lirico alle incertezze o pene private con cui quotidianamente è costretto a misurarsi, viene tacciato subito d’essere un incompetente, in preda a svaghi emozionali e meramente liberatori.(...) E l’abbrivio intrepido dell’assalto è puntualmente costituito dall’antologia telematica che voi lettori state ora sfogliando coi tasti del mouse: La ricognizione del dolore; ovvero un e-book assortito, forte di ben dodici autori scelti, i quali - oltre a meditare, senz’ombra di vergogna (com’è giusto e sacrosanto che sia), sulle proprie vicende intime di singoli individui - ci aiuteranno (abilmente assecondando il titolo similgaddiano della raccolta) ad esplorare con cura, ma anche riscoprire, tutti i sentimenti dell’uomo; e specialmente, in ogni sua forma o implicanza, una componente fondamentale della nostra identità. Il dolore esistenziale.(...) (dalla prefazione di Pietro Pancamo)

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Collana: LE ANTOLOGIE - 06
Anno: 2004 Lingua: ITALIANO
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pg. 140 - Octavo (12,85x19,84) BROSSURATO - Prezzo euro: 5.72

Ebbene sì, lo abbiamo rifatto. Anche per il secondo anno di attività abbiamo chiesto ai nostri lettori di partecipare al nostro quasi-concorso e di dirci quali fossero, tra tutti i racconti pubblicati dal numero sette al numero dodici, i loro preferiti. Il risultato è questa antologia, che contiene i dieci racconti più votati dai lettori di Progetto babele.

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Collana: LE ANTOLOGIE - 01
Anno: 2003 Lingua: ITALIANO
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ISBN: 9781729313367
pg. 140 - Octavo (1285x1984) BROSSURATO - Prezzo euro: 5.72

Per celebrare il primo anno di attività, in coincidenza con l'uscita di PB6 (Luglio 2003), la redazione decise di organizzare un sondaggio per decidere quali, fra i centoquaranta racconti pubblicati nei primi sei numeri, fossero stati i più graditi dai lettori.(...)

I dieci racconti più votati sono stati raccolti in questa antologia!

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Emanuele Serra, Mi mancano i plugin e altri racconti
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Collana: LE ANTOLOGIE - 11C
Anno: 2010 Lingua: ITALIANO
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pg. 106 - A5 (13,5X21) COPRIGIDA - Prezzo euro: 15

Questo libro contiene alcuni racconti e molte domande. Ci si potrebbe chiedere, ad esempio, quale sia la linea di demarcazione fra innocenza e crudeltà. Fin dove possa spingersi un padre per salvare la vita di sua figlia. Se si possa spiegare cosa sia la morte ad un bambino o perdonare chi ci ha rubato l’infanzia.  Ma, forse, tutto questo non ha la minima importanza. In fondo, a chi importa se un operaio di Torino, lentamente, impazzisce, perchè non ha altra via per sottrarsi ad un ciclo produttivo che lo vuole ingranaggio, puleggia, biella. A chi importa se ci sono milioni di uomini e donne costretti a lasciare casa e memorie per inseguire un sogno di disperazione. A chi importa di un gabbiano ferito o di un bambino che scrive lettere alla sorella morta. Forse non ci sono risposte, forse l’importante è non voltarsi, mai. E, nel frattempo, si può leggere questa antologia. Non risponderà alle vostre domande, ma farà nascere qualche dubbio. E non è poco. (Marco R. Capelli)

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