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Curlycat
di Roberta Mochi
Pubblicato su PB2


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Lo guardavo già da un po'…era difficile capire cosa davvero mi piacesse di quel ragazzo; una figura esile, ricoperta di pelle bianca, che solo a tratti veniva turbata dal solco bluastro di qualche vena adamantina o dalla collinetta lasciata come reliquia da un foruncolo anacronistico. Le dita sottili si allungavano come quelle punte gracili che si vedono uscire dai polsini di uno spaventapasseri imbiaccato. Insomma, uno di quelli che sembrano stare tutto il giorno arrampicati su un trespolo a pensare se non sia meglio morire piuttosto che vivere quotidianamente le stesse sensazioni imbronciate. Inoltre, le gambe strette di un ramoscello scarno lasciavano intendere che non avrebbe fatto tanta strada e che (più che altro) sarebbe stato semplice trovare un pretesto per accompagnarlo a casa.


Non pensi che non l'ho vista! Mi sta seguendo con lo sguardo da quando siamo andati a mangiare al self-service a due passi dall'ufficio e adesso è di nuovo qui. Aspettava che uscissi, di sicuro…ma che vuole questa da me? Non ho fatto niente di male, in questi giorni. Tutto sommato non è neppure brutta, anche se io le preferisco con i capelli corti, il genere sbarazzino-malinconico, mi accontenterò! Magari mi segue davvero perché si è innamorata persa di me, che roba! Ecco, sì! Dev'essere per questo.


Così mentre si avviava alla stazione ho inchiodato e ho acceso le quattro frecce, tanto per farmi notare, sono scesa dall'auto e gli ho chiesto se sapeva indicarmi la strada migliore per arrivare a Mandello, un paesino sperduto in quel di Lecco il cui nome era ben stampato sul badge che portava attaccato alla borsa (saper osservare è sempre il passo migliore per iniziare una cosa qualsiasi)…e che io non conoscevo il posto, e che probabilmente mi sarei persa e bla bla bla…quattro centinaia di parole che lo aiutassero a credere che aveva un motivo valido per salire sulla macchina di una sconosciuta, che non fosse solo la voglia di una facile avventura.


Adesso la faccio penare un po'…ma guarda là, ha acceso le quattro frecce per farsi notare! Ma che tipa! Mi chiede se conosco Mandello?? Ma io ci abito là…cazzo, bella coincidenza, così per stasera evito di prendere il treno. A guardarla da vicino è ancora meglio. Sì, niente treno e magari succede pure qualcosa in più. Con questi tempi di magra, un'avventura non si rifiuta mai!!!!!
- Ma dai? Non dirlo! Io sono di Mandello, facciamo così, ti indico la strada e tu mi riporti a casa! -
- Grande!…idea M*E*R*A*V*I*G*L*I*O*S*A, così è comodo per tutti e due!-
- Cosa vai a fare a Mandello?-
- Vado…ehm, vado, punto. Questo è l'importante! No, scherzi a parte…mi hanno detto che c'è un buio monastero abbandonato da quelle parti e volevo fargli qualche foto!-
- Non mi dire! è vicinissimo a casa mia, se vuoi ti faccio strada fin lì…magari, però, prima passiamo da me, c'è sempre un gattone strano, col pelo riccio, che mi aspetta fuori dal portone per la cena e non vorrei deluderlo.-

Che culo!…e io che l'avevo buttata là, tanto per dirne una! È proprio vero, le rovine invadono il mondo!
- VOLENTIERI! Adoro i gatti. -
- Vedrai, questo è speciale, io non ne ho mai visti così!-
Il tipo sembra più interessante di quanto sperassi, ironico, affascinante, anche se un po' maldestro…nel salire in auto ha fatto cadere tutte le cose che erano appoggiate sul cruscotto, e poi non smette un secondo di acciambellarsi sul sedile, si sposta in continuazione, ondeggia, si calma un po' ma solo per ricominciare. È buffo osservare i sui movimenti, ogni volta che sente lo sguardo fermarsi su di lui, si emoziona e si rimette in moto…finirà per straziarsi le mani, manco fossi la sua psicanalista! In fondo in queste cose gli uomini sono sempre un po' goffi, no? Accendo lo stereo; la strada sembra così monotona, la prima stazione su cui mi fermo sta trasmettendo Love will tear us apart, che vorrei durasse per sempre…



- …e oltre…-
- …co-cosa?-

- sì. Oltre quella collina laggiù c'è proprio quel santuario di cui ti stavo parlando costruito in memoria dei morti di peste, quelli di Renzo e Lucia, per intenderci.-
- ..ah, sì-sì! Scusami, ero distratta, deve essere un bel posto…per un matrimonio, quello. Con pochi invitati e abiti a lutto. -

- Sai che era venuto in mente anche a me? Ma poi mi sono sempre detto Vaaaabe', dove la trovi una pazza disposta a sposarti là dentro!!!!

Le risate ci scivolano addosso leggere, sottili come la brina che sta ghiacciando i tetti delle auto parcheggiate sui cigli della strada. Intanto una volante ferma la solita Uno rossa, ne scende un ragazzo malconcio con un'espressione che pare quasi domandare come mai dopo mille controlli ancora non lo riconoscano. Ci raccontiamo un po' di noi, di cosa abbiamo l'impressione di essere, di come vorremmo trasformare alcuni nostri incubi in realtà…
Sbircio fuori dal finestrino, è sera, e il lago è così nero che verrebbe voglia di tuffarsi nell'acqua per accertarsi che fosse veramente tale, liquida e non una densa a piazza scura, su cui brillano ciottoli di luna…e non nego che, intanto, un certo languore mi stringe lo stomaco dopo qualche sua espressione. Parole semplici, magari insignificanti ma che mi spalancano quelle finestre della percezione che invece vorrei piombare, tanto che a stento riesco a concentrarmi sulla guida.
Get a taste in my mouth As desperation takes hold Is it something so good
Just can't function no more?
…poi, finalmente, siamo sotto al portone, e il gatto è lì, a fare la veglia al cancello di vetro ferito da strisce d'ottone. Guardo il felino negli occhi, sinuoso come un mustelide. Fischia un vento gelido che mi fa accapponare la pelle, è buio. Meno male, così mi risparmio il monastero!


- senti, hai un posto per dormire stanotte?? L'unica pensione che c'è qui, dubito che ti farà entrare a quest'ora.
- veramente no, speravo di arrivare prima ma mi sono persa parecchie volte lungo la strada. Acc'! Comunque c'è sempre la macchina! -

- SCHERZI?? Così domani ti ritroviamo ibernata!! Dai, sali. Mi aiuti a preparare la cena anche per lui e poi dormi da me. Hai visto?? È riccio o no??
- Hai ragione, è ricciuto sul serio e questa pelliccia strana sembra una macedonia fatta con gli avanzi di chissà quali altri animali! Però è carino! Sì, bellamente-strambo!!-
Saliamo a casa sua. È divertente vedere che la scelta dei libri che sono sullo scaffale è molto simile alla mia. Lo stesso vale anche per le videocassette ->LE STESSE!
WoW!
Varrebbe quasi la pena fermarsi a riflettere un po'…ma poi, per trovar cosa?? Solo che, per l'ennesima volta, il mio autolesionismo mi spinge a credere che qualcuno possa davvero essere in sintonia con me, col mio ego stravolto come il lembo strappato di una vita che ormai non mi appartiene più.


Dice che abbiamo gli stessi oggetti in casa, e credo che sia pure vero. Nella macchina c'erano un paio di libri che ho anche io e che non tutti leggerebbero!
Però, non male! Che LUSS…URIA! 'Sta qua comincia a piacermi sul serio! Ci parlerei per ore, ci si parla da dio… non ci sono cAZzI!!!!!

Mentre si cambia nel bagno accarezzo la mia borsa di cuoio, è pesante, lo so bene. Custodisce solo oggetti, i documenti preferisco lasciarli in macchina. L'avvicino ai piedi del letto e la lascio scivolare sul pavimento, nascondendola sotto le coperte.


Finalmente ho tolto le lenti! Dodici ore che le portavo, ho i bulbi oculari che friggono! Mi gioco l'ultima carta (vincente), e le preparo una cena con cui me la infilo nel letto in quarantasette nanosecondi! Inforco gli occhiali, se li trovo! Niente da fare, vaaaabe', mi tengo la nebbia, tanto conosco la cucina come le mie tasche…Ma, cazzo fa? Certo che è strana.
- ma cosa stai attaccando alla presa vicina al letto? Un asciugacapelli? Guarda che ce n'è uno in bagno! Strana che sei, prenotare un posto dove dormire no, ma l'asciugacapelli sì! Boh!!!! -

Lui, deve aver finito di cucinare, perché mi si avvicina con occhi languidi che pare vogliano dire che la serata sta prendendo una piega particolarmente calda. Sai che palle! Ho sempre odiato gli approcci maschili…a volte sono tremendamente ridicoli! Spesso penso che sarebbe più conveniente/dignitoso che evitassero certi preamboli.


Cena pronta, ecco. Mi avvicino, si vede che è già su di giri.

Si siede al mio fianco sul letto e intanto le sue dita ancora gelide di acqua corrente si appoggiano sul mio viso per succhiarmi via un bacio; la mia mano arranca ai piedi del letto, cercando di afferrare qualcosa che da questa posizione è troppo lontano, la presa mi sfugge. Cazzo! Devo provare a spostarmi senza che se ne accorga. Così, dolcemente addosso la mia fronte alla sua e carezzo la sua testa con la mia. Lui mollemente si posa e io mi lascio guidare dall'inerzia fino a sentire il fresco delle lenzuola avvolgermi la schiena, che nuda si è sciolta dal vincolo sociale degli abiti. Mi segue mostrandomi la scarna essenzialità del suo corpo senza protezioni. Lascio scivolare il braccio verso l'esterno, poi verso il pavimento ma è ancora troppo distante. Adesso gli sono sopra con le gambe lo stringo, mentre affonda dentro me gentile, come se non conoscesse altro modo che questo per carezzarci l'anima, come se il sesso fosse solo, e davvero, fusione del prematuramente diviso. Premo il mio corpo contro il suo quando sento le sue mani scivolarmi lungo la schiena, scendere in fondo per accompagnare, favorire e sostenere il climax dell'amplesso. Lo guardo, e scopro di aver perso ogni aderenza col reale, di aver dimenticato ogni cosa di me, di aver scordato tutto, ogni singola molecola di ciò che ci circonda. Nella mente la vaghezza dell'atipico desiderio di c(r)edere, a lui. Allora il busto eretto piano scende, e nella discesa raggiungo il mio scopo.


Un'intimità così profonda che pare dettata da qualcos'altro. Persino i capelli collaborano, scendono a farci da sipario, a ripararci dal mondo. Mi piace. Mi perdo completamente e mi faccio portare via.
- ma tu mi ami?-
- amo la possibilità di non essere più sola, e tu mi ami?-

- ti amo, perché mi fai sognare. Vorrei che piovesse adesso, piovesse viola-

Piovesse viola? Sarebbe bello sentirsi solcare la pelle da lacrime di un intenso 'lacca solferino' e sull'asfalto vedere pozze compatte mostrare solo la persa ansietà di specchianti violacei. Chissà, magari un giorno succederà davvero, un giorno che non è oggi. Ma l'amore nei suoi occhi ha preso la forma banale della proiezione violenta della propria esigenza di sostegno affettivo. E già l'aria mi si fa sudicia e non riesco più a respirare. Non posso più aspettare. Devo farlo adesso. Afferro l'impugnatura e schiaccio il bottone, l'urlo del trapano, ora, è agghiacciante. La faccia stupita di lui mi toglie il fiato.


ma che cazzo è?? oHH, ma questa è pazza!

La punta che gira gira giragiraaaaAAAAARRRRRRRRRRRRRRRRGHHHHHHHHHHHHH!

Ho visto in un film la protagonista succhiare l'occhio di un cadavere, ma in effetti, nel mio caso, non è rimasto molto da spillare; il mandrino ha dovuto fare ben pochi giri prima che la punta di metallo raggiungesse con efficacia la zona più molle del cranio. Parte del viso è schizzata in aria, affrescando di macchie scure la parete; a ben guardare, il resto ha l'aspetto di un pollo disossato. Uno zigomo nudo scintilla di sieri giallognoli e sangue rappreso. Un brandello polposo di pelle è fioccato sul letto. Lo sfioro e percepisco la poltiglia vischiosa sotto le dita ancora bagnata di un'umidità calda.
Allungo una mano per staccare la spina del trapano dalla presa della corrente elettrica, non vorrei farmi anche io un brutto scherzo come questo! Poi mi alzo, do un'occhiata intorno, mi piacerebbe prendere qualcosa. Apro l'armadio e noto una piccola scatola nera col coperchio rosso, la apro, nasconde una biglia. Andrà bene. Scelgo attentamente un cd, ho voglia di musica, è stata una giornata pesante. Poi inizio a rivestitimi. Mi allaccio gli anfibi, sollevo con due dita il rubino, avanzo della maschera del suo viso, e mi avvicino alla cucina.
Spengo il grill, acceso per tenere in caldo quello che aveva preparato. Cerco una padella, una di quelle piccole potrebbe bastare ma non la trovo, ripiego su una più capiente, e le forbici, mi servono le forbici. Faccio a piccoli pezzi la carne che tengo in mano e la scotto nella padella che ho già appoggiato sul fornello, prima di passarla in una ciotola e metterla ai piedi del forno. Mentre esco per guadagnare le scale, il gatto mi scivola fra le gambe, attirato dall'odore del cibo.
Finalmente,…ecco la cena

© Roberta Mochi



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