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Il dono
di Umberto Maggesi
Pubblicato su PB1


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L'ho portata vicino a me, alla mia sinistra. Sono i momenti più belli, vicini sul divano, la calma della sera intorno, le sfioro la mano, il contatto è morbido.
La pelle è la cosa migliore, tutto si ferma lì. Non ti osserva la pelle.

Le carezze mi ricordano mia madre, mani lunghe, sottili e delicate. Gli occhi di mia madre non ferivano, si sa, lo sguardo della mamma è sempre benevolo. Su quel fronte vai sicuro.

Stanno dietro agli occhi i pensieri più spietati. Lo specchio dell'anima, li chiamano.

E' niente bella l'anima, io ci vedo tutto negli occhi della gente. E' un lago pieno di cadaveri l'anima, un posto dove nuotano tutti i demoni che non vogliamo far vedere.

Io li vedo. Tutti ce li hanno, ogni essere vivente. Anche i ciechi. Ho provato a guardare nei loro occhi, erano tutti lì; ancora più cattivi per la mancanza di luce.

Li vedo da sempre, ho imparato a tenere lo sguardo inchiodato in basso, fissare il pavimento. Per me il mondo è un insieme di scarpe e gonne e pantaloni. Dicevano che ero strano, mia madre ripeteva che sarei finito da solo. E' niente bella la solitudine.

"Tieni su la testa." Mi sgridavano i professori. "Guarda che diventerai gobbo." Facile per loro. Facile per chi non vede, sanno niente dei demoni. Non li vedono.

Non li sognano.

A dodici anni l'ho visto. Ero già abituato a piegare lo sguardo a terra. Era un fagottino di pelo grigio a strisce nere, le zampe bianche. Un gattino di poche settimane, col naso rosa rivolto all'insù. Probabilmente travolto da una macchina, ucciso dallo schianto contro il marciapiede. Gli occhi aperti.

Ci vedevo il cielo in quegli occhi, solo il cielo e nient'altro. Allora ho capito cosa succede quando muori. E' per questo che si chiama pace eterna.

Non andai a scuola quel giorno, la mattina passò su quegli occhi e il loro miracolo.

Così cominciai a vagabondare in cerca di altri animali. Stavo in loro compagnia a volte parlavo, altre restavo solo a guardarli. Se avevano gli occhi chiusi, li aprivo delicatamente, senza disturbarli troppo, si sa mai.

E' così che ho incontrato il mio lavoro. Dicono che i miei animali sono i più belli, che hanno occhi così vivi ed espressivi.

Imbecilli!! Gli occhi dei vivi sono terribili, i miei animali hanno lo sguardo della pace eterna.

La sera chiudo il negozio, tagliando fuori i terribili sguardi. Chiudo tutto fuori bevendo pace e silenzio.

Le prendo la mano, l'ho portata vicino a me, alla mia sinistra. Carezze che mi ricordano mia madre. Ha occhi azzurri il mio amore, acqua che ho purificato, pelle morbida e bianca. La bacio sulle labbra a lungo. Il contatto è la cosa più bella.

Non ti osserva la pelle.

© Umberto Maggesi



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(1) Il tizio della casa di Umberto Maggesi - RACCONTO
(2) Pazza di Umberto Maggesi - RACCONTO
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