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Musica per caciucco
di Carlo Santulli
Pubblicato su PB2


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Poesie non le vuole più nessuno - rifletté Alfredo guardandosi intorno - Guarda appunto su questa bancarella quanti libri di poesia, sporchi, macilenti, misti tra i breviari d’astrologia e gli incunaboli di cucina malese: ‘Odi barbare’, ‘Oroscopi per tutti’ e... ‘Cinquanta risotti’. Un’indigestione, un picnic alle rive del Clitunno sotto le stelle... Ancora però manca un ingrediente... Ah no, eccolo... quello che ti guarda le spalle a tutte le mostre del libro. Non cerca niente né ha interessi particolari, fuor di quelli che hai anche tu. E te li succhia, questi interessi, come il sangue, la linfa, la vita! Già, ecco appunto la ‘Vita nova’ accanto alla ’Cucina vegetariana’... Utile per far stare Beatrice a dieta, evidentemente -..
Alfredo sorrise, prese la ‘Vita nova’, ed incominciò a percorrerlo a zigzag, aprendolo appena con due dita. Era un’edizione rilegata in pelle, con le lettere d’oro un po’ sbiadite sul frontespizio. Come si aspettava, l’altro prese la ‘Cucina vegetariana’ e prese avidamente a sfogliarlo, fino a fermarsi su una minestra di farro, e nel frattempo sbirciando quello che Alfredo leggeva, come se dall’altana della sua fronte aggrottata potesse scorgerne i pensieri.
- Ora faccio una prova- pensò e, lasciata la ‘Vita nova’ al suo destino, afferrò con due mani la pesantissima ‘Astrologia cinese divulgata’; l’altro, senza scomporsi minimamente, avanzata la sua minestra, si immerse nella lettura dantesca, sempre molto attento alle scelte di Alfredo ed ai suoi sentimenti.
- E’ chiaro, proprio evidente! Questo succhiaruote non ha altro da fare, sarà entrato qui perché fuori piove a dirotto... -.
Lo affrontò con decisione: “Commovente, vero?”
“ Prego? “
“ Dico, non é commovente che delle poesie d’amore scritte tanti secoli fa destino ancor oggi il nostro interesse? “
“ Beh, sì, forse “
“ E non trova anche lei che certe cose si esprimono ancor oggi allo stesso modo? Eppure, oggi tante cose sono diverse. Il nostro secolo ha creato i calcolatori elettronici, i viaggi interplanetari, la televisione...i cannelloni “
“ Come dice? “
“ Proprio così: i cannelloni, un tipo di pasta ripiena. Conosce ? “
“ Sì, senz’altro...ma non pensavo... “
“ Vede: le grandi intuizioni passano sempre inosservate ! Ma forse é il caso che mi presenti. Sono il professor Alfredo...Binelli “, l’altro non si accorse della pausa e spalancò due occhi un po’ tediati, “ insegno storia dell’alimentazione all’Università, ma forse non le interessa “.
Non gli interessava difatti, ma ugualmente, per educazione, gli rispose, camuffandosi abilmente dietro i suoi baffi (- Ecco un tipo perfetto coi baffi, sono proprio questi che gli danno la terza dimensione, la profondità, sembra una caffettiera in effetti -): “ Ma no, mi interessa eccome “.
“ Perché, vede, caro signore, i cannelloni devono la vita ad una geniale intuizione, molto vicina all’intuizione poetica. Peraltro, ha notato quanto sia determinante il tipo di alimentazione nella storia della letteratura? “.
E, come dopo un’affermazione un po’ pesante, Alfredo pensò bene di tacere un attimo per osservare l’effetto sull’ascoltatore. Riprese dopo qualche istante: “ A parte il caso... dei ghiottoni più noti della nostra letteratura, come Giacomo Leopardi... “.
- Arrossisce! Sono riuscito a farlo arrossire! Tra un po’ ammetterà che é uno di quelli che vanno in giro per le fiere dei libri a metà prezzo a sbirciare gli altri, a frugargli nell’intimo...nell’anima ! -
Il suo pensiero si stava infervorando, ma apparentemente Alfredo era sereno, olimpico, tranquillissimo. “ E se pensa poi a quanto una certa cucina regionale influenza le belle lettere qui da noi. Non voglio dire certo che la ‘Commedia’ di Dante sappia di ribollita o di pici alla contadina “.
Sentì che il baffetto condivideva nell’intimo, pur continuando a cercare (e non trovandola!) una via per uscire da quell’incomodo.
“ Certo il sapore, l’aroma del pesto é pur presente nella macchia mediterranea della poesia di Sbarbaro e Montale! E mi vorrà forse negare che il sanguigno di Ariosto, quella giocondità cruenta delle vicende di Orlando, non venga direttamente dalle sapidità della cucina emiliana? “
Gli piaceva ‘giocondità cruenta’! Rendeva l’idea di un signore rinascimentale, di un Este o di un Gonzaga, che assisteva attraverso le parole del poeta a battaglie sanguinose, ma tranquillo nel suo salotto e circondato da amici fidati, sorseggiando un vino leggero. Voleva citare anche la salama da sugo, ma non trovò l’aggancio giusto. Comunque, l’altro era allo stremo, si vedeva, ed azzardò soltanto a replicare con un sorrisetto che voleva essere ironico, ma probabilmente era sconsolato: “ Non mi dirà che anche la musica? “
“ Ma certo! “ lo incalzò Alfredo “ Non sente il caciucco nel “Marat” ?! Altro che giacobini! “.
Era giacobino, Marat? Boh, al momento non se lo ricordava. E in ogni caso quell’opera lì con Marat c’entrava fino ad un certo punto, però Mascagni e caciucco, che accoppiata, eh? Aveva stravinto almeno per due motivi, primo perché il baffetto non aveva speranze di replica, e secondo, perché poteva tirare innanzi all’infinito in quel modo. Ah, ci avrebbe pensato ben bene il pusillanime a leggergli di dietro un’altra volta.
Tirò avanti ancora per un po’, come riflettendo, afferrando un libro via l’altro e sprizzando metafore ed accostamenti, e affastellando nomi e fatti alla rinfusa, quando si accorse che una terza persona li guardava. Era una ragazza coi capelli lunghi, forse carina (non diede importanza alla cosa lì per lì, era il suo sguardo penetrante che temeva, anche di sbieco). Alfredo volse gli occhi appena un attimo verso di lei, come per saggiare la consistenza di quell’improvvisa rivelazione. La ragazza sorrise, un po’ impacciata. Poi si avvicinò, e gli tese una mano, che Alfredo afferrò più come una zavorra, che come un salvagente, e dovette così mollare il baffetto che, pur rimanendo in zona, riprese visibilmente colore.
“ Professore, mi sono permessa di ascoltare quello che diceva col signore qui, é molto interessante, davvero “. Il baffetto si ringalluzzì alquanto, sentendosi chiamare ‘signore’ in un contesto non aziendale, che cioè non implicava, una volta tanto, il non conseguimento di una qualsivoglia laurea, e per di più associato con uno che, benché lo avesse annoiato mortalmente, era pur sempre, evidentemente, un professore. Si vedeva che pensava, se possibile, di dare un seguito all’interesse di quella gentile signorina.
La ragazza si chiamava Sara e dopo qualche frase di assaggio attaccò Alfredo frontalmente; studiava lettere, era appassionata di musica classica ed in particolare d’opera: “ Oh, i cori del ‘Marat’! “ sospirò “ certo che sanno di mare, il mare di Livorno “ e giù il Lungomare, l’Ardenza, il Cisternone e via di seguito, fino all’approdo che Alfredo vide inevitabile solo al momento in cui gli si parò davanti, troppo tardi per schivare l’impatto: una tesi su Caproni.
Il baffetto cominciò a pensare (a parte i caproni che, non si sa a quale proposito, la ragazza aveva tirato fuori) che queste sublimi verità, perché di ciò doveva trattarsi, specie soppesando brevemente l’aspetto di Sara, che non era niente male...era tanto meglio sentirle enunciare da lei, che da un professore bisbetico ed un po’ svampito. Ma come aveva fatto a non accorgersi di questo “marà”: doveva avere a che fare col mare, giusto, come diceva Sara.
“ Ora mi manca qualche esame, ma vorrei una tesi che mi lanciasse, capisce, professore? E lei non ha lavori su questi argomenti di cui parlava “.
Alfredo divenne di brace. Balbettò qualcosa: - Mah, io, sì, in effetti, non per ora, per ora mi occupo d’altro, ma...- e cercava con la coda dell’occhio, appoggiandosi al bancone dei libri di cucina e di poesia, una via di fuga. Fu allora che scorse dall’altra parte del tendone gli occhi di Francesca che lo cercavano. Si finse infastidito.
“ Oh, che noia, la mia assistente, anche qui! Devo andare, mi spiace “. Riprese la mano di Sara con forza ben diversa, poi si allontanò di qualche passo e continuò: “ Venga a parlare con me in dipartimento “.
Fece ancora un po’ di strada e ripeté: “ L’aspetto, eh? “
- Capace che c’é qualche mio omonimo - pensava Alfredo - Tanto, dal tipo che é, passerà al setaccio tutti i dipartimenti e gli istituti d’Italia per trovarmi. Ma secondo me al baffetto gli dà buca -.
Arrivò finalmente da Francesca. “ Hai incontrato qualcuno? “
“ No, nessuno. Un seccatore, uno di quelli che non fanno che attaccar bottone. Mi ha coinvolto in una discussione sui libri di cucina che non finiva più “
“ Meno male che sono arrivata, allora “
“ Già, meno male “ disse Alfredo, e la prese sottobraccio.

© Carlo Santulli



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Pochi autori, come Carlo Santulli, sanno giocare con le parole, intarsiandole in piccole storie che si snodano tranquille (mai lente) attraverso una realtà quasi ordinaria e che, pure, riescono ad affascinare il lettore costringendolo a leggere fino all'ultima riga. Personaggi stupiti, a volte impacciati, si aggirano tra le pagine di questo libro, alle prese – come tutti noi – con le incongruenze e le follie del vivere quotidiano, non si abbandonano però all'autocommiserazione, non si ribellano, non cedono a tentazioni bohemien e, se cercano una via di fuga, questa è piuttosto interiore che esteriore. Un cammino, a piccoli passi, che li porterà, forse, verso un punto di equilibrio più stabile. Irraggiungibile (ma reale) come un limite matematico. Siano essi alle prese con una Quinta Arborea, un mazzo di chiavi che si trasforma nel simbolo di un'esistenza, un Clostridio tra i Pirenei, o passeggino, semplicemente, per le strade di una sonnolenta Roma anni trenta.(Marco R.Capelli)

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