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A due passi dal fiume
di Enzo Gangitano
Pubblicato su PB15


Arti grafiche Campo Alcamo
Prezzo € 12 -

Una recensione di Giovanni Venezia
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Votanti: 6367
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'Un viaggio nel piccolo mondo di alcuni quartieri di Mazara del Vallo fino a pochi anni fa ridondanti di vita e dinamismo sociale, adesso immersi nel silenzio dell'abbandono''

Il vecchio fiume, nella tranquillità delle sue placide acque, racconta. Raffiora come memoria del passato; mira a stabilire ed a perpetuare il senso di appartenenza della storia e della memoria alla comunita' invitandola ad " un viaggio - come scrive Enzo Gancitano attraverso la storia dimenticata e la memoria di una citta' scomparsa, Un viaggio nel piccolo mondo di alcuni quartieri fino a pochi anni fa ridondanti di vita e dinamismo sociale. Adesso immersi nel silenzio dell'abbandono ".

Tra storia e leggenda
Il "panta rei" di questo fiume è il divenire del ricordo, l'immaginazione, la storia e, perché no, la leggenda. E' lo stesso fiume chiamato tempo, mai uguale a sè stesso tranne che nel suo lento scorrere. E' quel fiume, "bimillenario" che t'invita ad ascoltarlo perché ha molto da raccontare, usando l'armoniosa penna del Gancitano, a cominciare dalla città sommersa di cui è custode dei resti e degli eventi.
Basta fare due passi, nel silenzio della sera. Lo ascolti e ne rimani basìto perchè nulla che ti circonda ti distrae.
In ciò la forza e l'essenza del messaggio di Enzo Gancitano la cui ultima opera (dopo la "Storia di Mazara" e " Per le strade di Mazara " ) ha l'intuizione di presentare la storia essenzialmente come racconto del passato ponendo l'accento sulla descrizione volta a far rivivere la memoria ''del tempo che fu'' per perpetuarne l'identità cioè l'appartenenza ad una comunità sia essa etnica, politica che culturale. E allora l'idea dell'autore si consolida nell'essere, il racconto, "storia nostra" ma mai disgiunta da quella "più grande" e della quale la memoria di borgata o del paese ne è complemento essenziale perché l'arrichisce e la completa.
Il "miracolo" consiste nell'imperativo categorico di cancellare quella voglia dustruttiva tipicamente dell'animale culturale uomo che - come sostiene Tacito - là dove fa il deserto gli dà, poi, il nome di pace. Sarebbe l'oblìo irrecuperabile.L'autolesionismo erodente.
Il fiume racconta di una città fantasma. Sono documenti riportati da storici a dare valenza di evento reale a ciò che potrebbe essere leggenda. Pare che "una fetta della città antica" adiacente alle foci del fiume nel corso dello spaventoso tsunami del 21 luglio del 365 sia stata inghiottita.
Ne porta citazione lo storico Leonardo Bonanno nel suo libro " Il porto antico di Mazara" . Il palombaro Anzaldo, nel corso di una immersione per controllare le operazioni di dragaggio da parte della draga Anzio , nel 1930, nel rimergere, ebbe a dire testualmente che " quell'ammasso della costruzione muraria sottomarina…, si trattava non di un antemurale ma di una vera città sommersa.
Non diversamente scrivono gli storici Ammiano Marcellino e Cassiodoro-Epiphani riferendo del violento terremoto-maremoto cui abbiamo fatto cenno.

Come eravamo
Ma "A due passi del fiume" è anche un racconto della storia del "come eravamo" : la vita della città, la società, le arti e mestieri, la vita nella sua semplicità e nel rapporto con gli altri. Potrebbe anche esserci una storia triste ma mai deprimente. E' un percorso oleografico che riproduce e attraversa l'ottocento fino a pochi anni addietro.
Non dimentica Gancitano questa storia della memoria cittadina, usi e costumi: non manca il ricordo del pirandelliano Zi' Dima Licasi con la cesta degli attrezzi dietro le spalle per aggiustare piatti rotti e vasi di terracotta : ''lu consapiatti'', appunto; di ''lu stagnataru'' (noti i fratelli Cicciu e Petru Mattarella): che utilizzava lo stagno per otturare i buchi delle pentole di rame oacciaio; di ''lu carritteri'': che portava i tufi di roccia estratti dai picconatori nelle perriere, per essere usati nelle costruzioni edilizie o per delimitare i confini di terreni.
E come non menzionare le belle descrizioni su Giuvanni ''lu carcucciularu'' che , seduto con bonario sorriso, in piazza Regina - vicino al porto-canale deliziava con il sapore dei carciofini bolliti e salati il palato della gente. Nel tempo libero, Giuvanni giocava anche a calcio, apprezzato attaccante con la "pancetta", nella squadra locale assieme all'amico ''Francolino'' Tumbiolo sul campo sportivo vicino la fabbrica delle bottiglie. E poi il rivenditore di "rianata": la prelibata pizza siciliana.
E c'è anche una denuncia del lavoro minorile impunito,- è il sapore di una memoria negativa, da non dimenticare, comunque, mai. Gancitano descrive appunto, ''li scapuzzatura'': ragazzini ricurvi su se stessi decapitavano, per pochi centesimi, i gamberi di un'intera cassetta rovesciata davanti a loro. Questo sfruttamento durò anche nel periodo in cui a comprare i gamberi vennero i francesi. La figura della pulizia della città: ''lu scupaturi" (oggi operatore ecologico) e, per continuare, il venditore di sale. Vannuzzu sul suo carretto a tutte l'ore "abbanniava" (imboniva): ''megghiu di l'ogghiu ci voli lu sali.Fimmini di cucina Accattativi lu sali.''
Non manca la chiatta- mezzo di trasporto diventata, in quel tempo, una istituzione- che collegava, trainata dalla forza delle braccia con una fune condivisa, i due moli del fiume-porto.
Lasciamo alla lettore la bellezza ed il affascino con cui l'autore descrive il fenomeno della natura e le probabili cause del "marrobbio" che si ripete nei mesi tra primavera ed estate svuotando l'acqua del fiume per la delizia dei ragazzi e di molte persone a caccia dei pesci nel centro del greto del fiume di fango e limo, non disgiunto dal terrore dei pescatori che rischiano di perdere il lavoro e le imbarcazioni per la rottura delle gòmene trascindandole, con violenza, alla deriva.
Poi, il ricordo - bellissimo, vivo, vero fino alla commozione, del vecchio pescatore che ricorda a memoria : ''Deci anni nun lli avìa quannu lu mari mi vitti travagghiari. Ora, stancu, curru pi li cent'anni ni lu prossimu friddu misi di Natali''. Una semplice frase che percorre un secolo.
Il racconto del fiume e della memoria continua con la Confraternita di San Bartolomeo, poi il cantiere navale alla foce del Mazaro, il Decurionato, la bella e quasi scomparsa sabbia del lido Tonnarella e chiude con una reprimenda a quegli animali culturali che con il loro comportamento non esitano, per fini speculativi e vergognosi, a cancellare storia e memoria per far posto ad un disponibile deserto - (cfr.supra Tacito) cui dare il nome di "pace".
Lasciamo ai lettori d'oggi il piacere di sfogliare e meditare queste pagine d'antico tempo.

Una strada per il futuro
Gancitano in " A due passi dal fiume" ha confezionato un prezioso scrigno. Vi ha minuziosamente e con la passione del ricercatore, conservato storia e tradizioni, consuetudini e mestieri, usi e costumi della Mazara che fu e che ormai sembravano persi.
E' questo libro un atto d'amore dell'Autore verso la sua città che dimentica in fretta ed indifferente; una città che ha prodotto più storia di quanto ne consuma e forse non si rende conto dei tesori da cui è circondata. Leggere questo itinerario è un ritrovarsi per le generazioni passate per cui l'Autore ne ha rinverdito la memoria ed un invito alle nuove perché si facciano carico di conservane intatte le impronte perché ogni iniziativa rispettosa del passato schiude la porta al futuro con progetti nuovi anche ad una nuova economia che abbia la vocazione del turismo. E' questo un ritorno al passato per andare incontro al futuro. La strada l'ha tracciata Enzo Gancitano e la racconta tra cronaca e storia.


Una recensione di Giovanni Venezia






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