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Non c'è nessun noi
di Filippo Mezzetti
Pubblicato su SITO


Anno 2006 - Edizioni Il Foglio
Prezzo € 13 - 280 pp.
ISBN 2147483647

Una recensione di Ermanno Anselmi
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Non c'è nessun noi

Filippo Mezzetti è un ottimo autore toscano che conoscevamo come scrittore di romanzi horror (Giallo vedo giallo – Il Foglio, 2005) e racconti ironico - esistenziali (Se rinasco voglio essere John Wayne – Panglass, 2002). Non sapevamo che fosse così eclettico da cimentarsi anche nella commedia brillante e nelle trame leggere fatte di amori e vita quotidiana. Non c’è nessun noi è un romanzo insolito nella produzione del prolifico autore che rappresenta un segnale di raggiunta maturità stilistica. Mezzetti racconta in prima persona le vicissitudini di Massimo Fabbrini, un trentenne laureato in lettere e appassionato di cinema che vive ancora in casa con i genitori. Il romanzo è incentrato sulle vicissitudini amorose di Massimo che ama Greta ma viene scaricato con una telefonata, finisce in cura da uno psicologo e al tempo stesso affoga il suo dolore in casuali incontri a base di sesso. Massimo ha un buon rapporto con la mamma, ma non comunica con il padre che lo giudica come un fallito buono a niente capace solo di insegnare italiano in una scuola media. Il padre e il fratello, invece, sono due avvocati affermati e dall’alto della loro posizione economica giudicano con disprezzo il professore. La mamma è l’unica persona che comprende Massimo, che però può contare anche su un amico come Dante, sempre presente nei momenti di bisogno e grande appassionato di cinema. Massimo Fabbrini è una sorta di Peter Pan che non vorrebbe mai crescere, incontra ragazze dalle minigonne girocollo, tiene il conto dei giorni che durano le sue relazioni, s’innamora della madre divorziata di un suo alunno e soffre per questa nuova storia. Il romanzo scava a fondo nella psicologia dei personaggi e ci si affeziona subito all’imbranato protagonista in crisi depressiva, così come si prova antipatia per i due saccenti avvocati (padre e fratello) e per la cognata isterica. Mezzetti nella vita di tutti i giorni è insegnante di matematica in una scuola media ed è molto bravo a rendere credibile l’ambiente scolastico che fa da contorno alla vicenda. Stephen King dice una grande verità quando consiglia di scrivere solo su cose che conosciamo, perché il lettore se ne accorge se l’autore bara. Mezzetti è molto onesto con il suo pubblico e allora inventa le cose migliori con il personaggio del preside Grande Puffo, con la Famiglia Mulino Bianco che nasconde molti scheletri nell’armadio e con il bestiario di personaggi che sfilano al ricevimento dei genitori. Il romanzo è leggero, ironico e divertente, ma soprattutto è così ben scritto che si legge in un paio d’ore nonostante la mole non indifferente. Una sorta di Bridget Jones al maschile che risente della lettura consapevole di Danny Wallace, ma ben calato nella realtà italiana e che sa descrivere i problemi della famiglia, del difficile rapporto uomo - donna e persino tutto quello che non va nel mondo della scuola. Non c’è nessun noi potrebbe apparire a prima vista solo una lettura superficiale, perché lo stile piano e semplice di Mezzetti lo fa scorrere bene, ma non è così. Lo spessore narrativo c’è tutto e l’attenzione a una società in cambiamento e ai piccoli conflitti del quotidiano è sempre presente. Il tormentone del romanzo è costituito dal titolo, che è una frase pronunciata da un personaggio di un misterioso film americano. Dante lancia l’indovinello come una sorta di sfida e Massimo si arrovella per duecentosessantotto pagine, ma alla fine viene a capo del mistero. Se però volete sapere in quale pellicola è contenuta la misteriosa frase Non c’è nessun noi, dovete comprare il libro perché io mica ve lo dico.


Una recensione di Ermanno Anselmi






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(1) Non c'è nessun noi di Filippo Mezzetti - RECENSIONE

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