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La memoria dell'acqua
di Antonio Messina
Pubblicato su SITO


Anno 2006 - Edizioni Il Foglio
Prezzo € 12 - 150 pp.
ISBN 2147483647

Una recensione di Fortuna Della Porta
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Una sorta di Città del Sole, di Utopia, collocata fuori del tempo, oltre lo spazio conosciuto, ci accoglie in questo libro, apparentemente fantascientifico, in realtà metafora filosofica del viaggio o meglio della fuga dall’ovvio, dal banale, dal pragmatico, verso il limen che segna inequivocabilmente il senso dal nonsenso.
Individua, Memoria dell’acqua, un bisogno di altrove, nella stagione di ottembre –secondo il felice neologismo della scrittrice pugliese Monica Cito-, nel mondo di Thana, oltre la porta degli Angeli, verso l’innocenza, lo stato di natura alla Rousseau: l’armonia di cui l’acqua è in grado di conservare memoria nella sua trasparenza.
L’armonia è quella sensazione d’elevazione dello spirito che ci rende quasi invincibili; è una forma d’amore, la forma di amore più completa e complessa che esista in tutto l’universo.
Il libro nasce quindi dal bisogno di cercare il significato e il destino della vicenda umana, di comprendere la ragione del dolore e del male che imperversa ovunque: la verità è che non riusciamo ad accettare la parte malata di noi stessi, quanti segreti e orribili desideri agitano i nostri sogni, quanto odio coviamo, quanta cattiveria. La ragione ci ordina di essere saggi, caritatevoli, buoni con il prossimo e, invece, tradimenti, guerre, ingiustizie, potere e denaro, carriera…
Il tragitto è allora verso il sogno e il sentimento e consiste nella possibilità di riscattare la grigia piattezza del quotidiano col velo dell’emozione, del mito, della cultura e dell’arte, ma non è così facile, pertanto il tarlo di Antonio Messina continua a coagularsi nelle eterne domande sul nostro posto nel mondo e sulla fatalità della morte, in quelle istanze imprescindibili di ogni filosofo e di ogni artista.
Il suggerimento che sembra scaturire dalla lettura è che per raggiungere lo stato di grazia sia indispensabile abbandonare la saggezza, intesa come rassegnazione, in favore dell’istinto. In una parola lo scrittore, pur insistendo sulla forza dell’intelletto, sceglie in realtà l’opzione dell’irrazionale, nel senso che a suo parere sono vani i tentativi di interpetrare secondo ragione la realtà e la storia.
È indubbio che da questo punto di vista il testo si incanali nelle tesi dell’irrazionalismo metafisico di Shopenhauer, ma anche in alcune forme di esistenzialismo, da Heidegger, Jaspers, Sarte, che hanno affermato l’ineluttabilità dello scacco, la catastrofe dell’uomo e della storia, in un paradigma universale che manca di punti di riferimento e di salvezza. In balia del nulla, mentre l’essere umano precipita nella sua dissoluzione, una delle strade percorribili è solo una forma di straniamento o di follia.
L’irrazionalismo della nostra epoca e la ritirata nell’intimità di proprie mitologie dipende da molti fattori, da fenomeni sociali irrisolti –globalizzazione, ingiustizie, discriminazioni, ecc.- quanto, sul piano più strettamente filosofico, dal crollo di illusioni riguardanti la fiducia nel positivismo scientifico quanto nella metafisica consolatoria, compresa quella religiosa.
Messina, gettando lo sguardo sulla scompaginata contemporaneità, vuole smettere tuttavia di essere un uomo senza speranze. Cerca dei valori, in primo luogo la felicità, laddove anche la religione ha fallito nel confortarlo, in un ideale etico-estetico che diventa materia della sua narrazione.
Per percepire la bellezza gli uomini devono lottare, soffrire, elevarsi e perire, in un alternarsi di delusioni, amore, dolore, per poi elevarsi ancora, ancora soffrire e finalmente trovare.
Altrove:
Il nostro mondo è un oceano di sofferenza…solitudine, dolore, un sentire ombroso che spesso dilania l’animo. Ad ogni modo c’è ancora una speranza…
La speranza di Messina è nell’amore, afflato delle creature simile a quello auspicato da Leopardi nella ginestra, che simula il muro della diga che protegge dall’inondazione.
Pertanto è vicino alle correnti spiritualistiche contemporanee che si richiamano all’interiorità, contro le forme dell’illuminismo e contro un agire legato solo a leggi fisiologiche, salvaguardando così le peculiarità alte dell’essere umano.
Un discorso a parte merita lo stile di Antonio Messina, che non solo lascia trasparire l’assetto degli studi classici, ma anche si atteggia in una forma elaborata, senza scadere nell’artificioso, elevandosi sovente per qualità lessicale e agglomerazione sintattica al livello della prosa poetica.


Una recensione di Fortuna Della Porta






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