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Non avevo capito niente
di Diego De Silva
Pubblicato su SITO


Anno 2007 - EINAUDI
Prezzo € 16,00 - 310 pp.
ISBN 9788806189068

Una recensione di Angela Aragno
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«Spesso la gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee». Prendete un avvocato napoletano,quarantenne, Vincenzo Malinconico, una ex-moglie psicologa, Nives, due figli poco più che adolescenti. Aggiungete un tribunale, con aule e cancellerie, corridoi e segretarie, confusione e burocrazia; un ufficio in periferia,una stanza in un appartamento condiviso con un sedicente ragioniere, Espedito Lenza ,e una coppia sposata e il loro feroce volpino, la cooperativa Arethusa; i mobili chiamati per nome, come solo la generazione “Ikea” potrebbe fare e i pranzi consolatori con la figlia alla tavola calda. E così scorre la vita di Malinconico (nomen omen direbbero i latini), tra un’udienza da “coreografia del diritto” e un rapporto frettoloso con la ex-moglie, alle prese con il quotidiano arrangiarsi per vivere, umiliante al punto giusto. Ma una telefonata rompe la monotonia tranquilla di Malinconico, l’occasione della vita, della vita di un “avvocatuccio di periferia” certo, ma pur sempre un’occasione. E tra un interrogatorio del GIP e la scoperta che l’amore è nuovamente alle porte, il nostro avvocato ritrova la propria vita. Una trama semplice, uno sviluppo forse scontato, ma il vero protagonista del romanzo non è lui, l’avvocato, il marito, l’amante, il padre, bensì il suo pensiero, la sua confusione, il suo irrazionale. Il romanzo è un susseguirsi di pensieri liberi, gli stessi che ti colgono in mezzo alla strada, “aggrappato” alle buste della spesa, in attesa che il semaforo diventi verde, mentre lo sguardo si perde nel vuoto. La forza dell’opera è nella calzante narrativa dell’inconscio, nel racconto puntuale dei pensieri che si rincorrono. E allora, scorrendo le pagine, diventa forte la sensazione che quest’uomo ti appartenga un po’, lui e la sua «cattiva tenuta di strada dei pensieri». E’ forte il senso di reciproca comprensione tra l’avvocato e il lettore, il pensiero latente: “ma allora non capita solo a me che la mente viaggi senza alcun controllo!”. Un filosofo dell’ovvio e del quotidiano, di quello che tutti noi abbiamo sempre saputo, ma forse mai ammesso. Come non sentire propri i pensieri di un uomo che descrive l’innamoramento come: « una malattia della dignità. [….] Non è vero che quando sei innamorato il mondo ti sembra più bello. E’ solo che lo guardi dall’alto in basso. […..] In altre parole, quando ti innamori diventi un qualunquista di merda». Sarcasmo feroce e realista che porta a leggere la storia di Malinconico come corollario del suo continuo pensiero libero. E allora anche solo il ricordo di un diverbio con l’ex-moglie, una di quelle discussioni standard che costellano la memoria di qualsiasi coppia adulta, diventano fonte di speculazione per il nostro Malinconico . « Per colpire davvero non devi mirare all’assoluto, ma alle categorie. [….] Prova a dire a tua moglie che è stronza esattamente come sua madre, e poi sta' a vedere cosa ti risponde». “Meglio sapere di essere un serial killer, che un filoso dell’ovvio. Nell’intimo, s’intende”. Queste le parole che il nostro protagonista userebbe per dissuadervi dal leggere un romanzo che mette a nudo la naturale propensione dell’uomo al ridicolo. Se siete pronti ad affrontare l’ovvietà e la crudezza dei vostri pensieri più nascosti, quelli che non confessereste mai neanche in punto di morte, quelli che agli occhi del mondo farebbero di voi un perfetto idiota, questo è il vostro libro.


Una recensione di Angela Aragno






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