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Mascāra
di Rossano Onano
Pubblicato su SITO


Anno 2011 - Pomezia Notizie
Prezzo € n/a - 24 pp.
ISBN n/a

Una recensione di Nicola Lo Bianco
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Mascāra

L’ ombra incombente della donna
Il poeta Rossano Onano sembra avere un conto aperto con la donna, anzi più propriamente con la femmina, la cui figura in queste poesie occupa il centro dello spazio poetico e si offre come il punto di convergenza della realtà circostante.
Il titolo della raccolta, pregnante e allusivo, non lascia dubbi sulla raffigurazione al femminile, e lascia il sospetto di una presumibile identificazione della donna con il cosmetico che la simboleggia.
Chè il mascàra se non per etimologia, certo per omofonia, rimanda alla maschera(màscara nei dialetti meridionali), e perciò, oltre che imbellettamento, anche, vien da supporre, nascondimento di sé, trucco malioso, sembianza.
Attorno alla figura della donna non c’è nessun calco affettivo e sembra che da lei promani solo volontà di seduzione sessuale: talora ridicola, Era la gente così numerosa/che l’uno con l’altra si strofinava/
inconsapevolmente.La soave/ signora ne approfitta per manovre/tattili una specie di conoscenza.(p.15)/;
talora volgare, …/Esigo le quote rosa, conclude alterata/la sindacalista sfoderando/tutto il suo clitoride sul tavolo…/(p.13);
in ogni caso sempre disamorata, /Fa la trentuno avendo fatto trenta/si lascia far l’amore e si addormeeta./…/(p.13).
Nessun riverbero emotivo, nessun desiderio di approccio, nessuna pulsione erotica, solo lo sguardo disincantato e beffardo del Poeta:un invisibile diaframma che poeticamente si traduce in una distanza spaziale o temporale di distacco:
Nel vasto mare, fra le sarde azzurre/nuota senza cintura la ragazza./…(p.5)/;
o anche nella lontananza mitica di Andromaca:
Andromaca paziente bacia in bocca/Ettore domatore di cavalli./…/(p.18): immagine forse l’unica di contatto fisico, ma il bacio, appassionato e commosso, “maternale”, nell’episodio omerico, qui si tramuta seccamente nel bacio prima della battaglia, cioè della morte;e la poesia s’intitola “La natura femminile della guerra”.
Tutto questo, ma intanto l’ombra sua, della donna, è viva, incombente, per niente rassicurante:attrae l’attenzione, si lascia guardare, è simultaneamente attrazione/repulsione, forse un tempo attraeva il cuore, ora solo la mente, perché il cuore, come che sia, s’è rassegnato.
Ma non vorremmo dare l’idea di una specie di requisitoria.
La poesia di Rossano Onano non si lascia ridurre a facile, umorale misoginia.
La donna è sì protagonista, ma come misura, emblema, come figura attorno alla quale si addensa la realtà, qui rappresentata in uno spaccato che simboleggia gli aspetti più deteriori, dall’insulso presunto viaggio esotico(p.4), alle guerre mercenarie(p.19), alla retorica della democrazia(p.18).
La “malafidanza”(p.15),perciò, appare come la parola/chiave di queste liriche, attribuita alle “peccate” delle “adultere”, ma suscettibile di definire la realtà intera:malafede, ipocrisia, inganno, stupidità, vuotaggine.
Ma non c’è nessun dramma, nessuna pretesa morale, anzi, c’è come un dispiegamento di “espedienti” compositivi che oserei definire “giocosi”, intenti a modulare l’irrefrenabile ironia, dietro la quale il poeta trova la sua ragion d’essere ed effimero scampo.
Ne è immediata formale testimonianza la realtà scarnificata, ridotta all’osso, “senza storia”, come se non meritasse più di tanto, subordinata poi al significato di un titolo tanto esteso,.
Ad es.:
TUTTE LE ANIMALESSE HANNO GLI OCCHI DI COLORE CANGIANTE
Erano gli occhi della tigre rossi
con trame velenose di corallo.
Erano gli occhi della capra bianchi
come una lama lenta di cristallo.

E così pure, la brevità delle composizioni, le strofe brevi, la scelta della rima “facile”, i toni derisori o fintamente scanzonati:
…/Una nigeriana bionda
ha i tacchi a punta di lancia
il treno porta la gente
di larga ventura e di pancia.(p.12)

Ci si trova di fronte a rapidi, sapidi schizzi, quasi spunti lirici che sembrano preludere a moduli rappresentativi sfrondati del magma poetico e linguistico della precedente raccolta di poesie, AMMUINA.
Da questa forse intenzionale riduzione all’essenziale emergono con più nettezza i “fantasmi” della poesia di Rossano Onano:la donna perepotentemente, la solitudine intrinseca, gli echi dell’infanzia.
A tale essenzialità corrispondono perfettamente le scelte formali, linguaggio e moduli rappresentativi, come se il Poeta volesse dare ordine e compostezza al dettato poetico, fissato in fotogrammi, nel giro di pochi versi, nella disciplina della strofa e della rima.
Con ciò il Poeta persegue la semplicità del disincanto, l’impatto immediato all’essere ridicolo di questo nostro mondo, la scelta di dare più pregio alla parola/cosa che non alla parola/ schermo.
Essenzialità, tuttavia, che non toglie, anzi condensa la sferzata del sarcasmo che è il motivo dominante della poesia di Rossano Onano.
Sotto e dietro il disicanto non cessa il sordo rumore, la …tempesta/di lapilli e latrato di cani/dai lontani budelli./…/.(p.7).


Una recensione di Nicola Lo Bianco






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