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L`odore della notte
di Paolo DAnna
Pubblicato su SITO


Anno 2017 - Studio53
Prezzo € 15,00 - 50 pp.
ISBN N/A

Una recensione di Cinzia Baldini
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L`odore della notte

La notte, spesso complice d’intrighi e passioni e fonte ispiratrice per narratori e poeti, anche nel volume che state per sfogliare, ribadisce la sua potenza creatrice attraverso una qualità insolita e originale, ossia il suo profumo.

Sì, perché anche la notte più scura, avvolta dal buio più impenetrabile, può essere rischiarata non dalla luce della luna, ma dalle fragranze che essa emana. Ed è proprio attraverso “L’odore della notte” che il poeta-regista e versatile artista Paolo D’Anna ci accompagna alla riscoperta di un grande intellettuale del XX secolo: Pier Paolo Pasolini.

Un personaggio pubblico scomodo e assai discusso, una figura di uno spessore culturale notevolissimo che, a mio modesto avviso, ancora oggi è per motivi più o meno validi, deliberatamente lasciato in un limbo letterario dai colori incerti e indefiniti.

Pasolini è stato, senza ombra di dubbio, un artista che ha precorso i tempi, un uomo vissuto, probabilmente, nel periodo storico sbagliato. La sua lungimiranza mentale, infatti, andava ben oltre la ristretta e provinciale visuale della società italiana degli anni settanta del secolo scorso. Troppo spesso incompreso per i suoi giudizi controcorrente, criticato per le sue denunce civili tese ad ottenere una società più giusta e solidale, dileggiato e umiliato per la sua omosessualità, resta un autore, artista, poeta, regista, sceneggiatore, illuminato e poliedrico, un sottovalutato Leonardo da Vinci dei giorni nostri.

Ma quella che vi apprestate a leggere non è solo una biografia in versi, sarebbe troppo limitativo liquidare “L’odore della notte” in questi termini, perché le liriche che la compongono sono la condivisione, tra il D’Anna e i suoi lettori, di sussulti emotivi, tormenti spirituali, insoddisfazioni e sofferenze di un’esistenza travagliata e geniale quale quella dell’autore del romanzo “Ragazzi di vita”.

Nelle poesie vergate su questi fogli scoprirete la dedica di un uomo libero ad uno spirito emancipato, un omaggio dell’artista all’artista, una testimonianza di stima postuma verso una persona “ruvida e pungente”, ma che più umana di quanto sia stata, non poteva essere.

Ed ecco, quindi, declamati dall’ispirazione del D’Anna i versi evocativi ed amari del “fattaccio” avvenuto durante la fiera di fine agosto nella piccola frazione di Ramuscello che segneranno penalmente la vita di Pasolini, quelli più malinconici in cui c’è il ricordo degli anni di insegnamento presso la scuola media di Valvasone in cui l’impegno politico e il fermento sociale del tempo fluirono nel romanzo “La meglio gioventù”.

Senza smettere mai di modulare la frequenza ispiratrice ai temi di vita dell’intellettuale “socialmente molesto”, Paolo D’Anna ne L’usignolo riporta i tormenti e le pressioni esistenziali dovute allo scontro/incontro tra i dogmi e i preconcetti religiosi, gli ideali comunisti e le “sacrileghe” pulsioni erotiche che la civiltà contadina in cui era cresciuto ed era stato educato, avevano lasciato in lui.

Non poteva mancare, il riferimento al sonnacchioso e tranquillo (fin quando non fu investito dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale) paesino di Casarsa della Delizia in provincia di Pordenone, che ispirò a Pasolini le omonime liriche nel musicale vernacolo friulano e che tanta importanza assunse per la sua formazione giovanile.

Dolce e commovente la lirica Ermes in cui il D’Anna commemora Guido Pasolini, fratello diciannovenne di Pier Paolo, trucidato in uno scontro tra milizie partigiane.

E poi, in un crescendo suggestivo di originali fragranze poetiche, la descrizione di fatti salienti, dei molteplici viaggi e degli incontri importanti che contribuirono ad accrescere le già notevoli qualità umane, culturali e artistiche del letterato cineasta.

Nella lettura delle poesie di questa “odorosa silloge notturna”, lo ritroverete a New York, a Bombay, in Kenya, al Cinema Puccini, con Maria Callas, Alberto Moravia, Elsa Morante, Oriana Fallaci e Attilio Bertolucci. Infine, eccolo, in quella Roma che gli fu mamma e matrigna, mentre ne percorre le strade con i ragazzi di vita, fermo alla stazione Termini per trovare Il tempo di un saluto e di Un ultima cena prima di recarsi verso sud, verso il mare… all’Idroscalo di Ostia per l’appuntamento con il suo destino…

Una lirica particolare su cui mi piace porre l’accento per segnalarla al lettore è “Petrolio” in cui l’oro nero nasconde e rimanda verità nascoste, omissioni volute, fatti e misfatti di questa Italia alla deriva che nemmeno noi autoctoni, a volte, riusciamo più a comprendere.

Fu un santo laico come sostengono alcuni intellettuali o un martire come sostengono altri, fu assassinato o fu autodistruzione il motivo della sua morte, fu un perseguitato per la sua diversità o un fustigatore ante-litteram di pregiudizi e ipocrisie sociali?

Come diceva il Manzoni: “ai posteri l’ardua sentenza”, ma, credo che, forse perché siamo “posteri” ancora troppo recenti, nessuno ad oggi possa e, in molti casi, voglia, rispondere compiutamente a tali domande.

L’odore della notte, però, ponendolo sotto i riflettori dell’anima, ce ne da una versione inedita, lo illumina di una luce particolare: Pier Paolo Pasolini è e resta un uomo con i suoi vizi e le sue virtù, ma gli va, assolutamente, dato atto di aver posseduto quella sfaccettata genialità che fanno di un comune artista, l’Artista e, che, come tale, porta nel suo DNA i cromosomi del mito, della leggenda, dell’anatema per una vita travagliata e vissuta oltre le righe, come molti “artisti maledetti” che lo hanno preceduto.

A Paolo D’Anna il plauso per averci fatto riscoprire suggestioni forti, sentimenti potenti e prepotenti, anche spregiudicati, racchiusi in una poetica semplice, lineare, comprensibile e scorrevole che dialoga direttamente con l’animo del lettore e la gratitudine per il prezioso supplemento visivo offerto dai disegni che si alternano alle liriche e ci permettono di “riprendere fiato” tra un temporale di emozioni e l’altro.


Una recensione di Cinzia Baldini






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