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American Psycho
di Ellis Bret E.
Pubblicato su SITO


Anno 2005 - Einaudi
Prezzo € 10 - 522 pp.
ISBN 2147483647

Una recensione di Emiliano Bertocchi
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American Psycho

American Psycho è un libro dell’ orrore. Un orrore che nasce da uno svuotamento totale dell’ animo umano. Un orrore che aleggia dentro rapporti inesistenti, dentro locali alla moda, dentro discoteche dove tirare cocaina e fissare le corpoduro che camminano per le sale. L’ orrore è quello di un mondo inutile e privo di senso. Di come il denaro prosciughi le persone di ogni accenno di umanità e reciproca comprensione. Patrick Bateman, protagonista del libro, è uno psicopatico. Nasconde dietro la facciata che i soldi hanno costruito per lui, la sua galleria degli orrori. Nasconde dietro ossessioni socialmente accetabili altre ben più terribili. Per Patrick le uniche preoccupazioni riguardano il modo di vestire, i prodotti per il corpo, gli esercizi in palestra e i locali dove poter cenare. Ma questa facciata che a volte si sgretola e questa maschera da ragazzo della porta accanto che a volte scivola dal suo volto mostrano poi tutta la sua violenza. Patrick si trasforma, o meglio porta alla luce la sua essenza più vera. Quella di un maniaco violento e sadico. Di un torturatore che procede lungo la scala del degrado umano in maniera fredda e spietata. Le sue emozioni durante le torture che infligge tendono allo zero. E vi giuro su dio che le pagine che descrivono quello che Patrick fa alle sue vittime sono orrore puro. Non ho provato mai un tale senso di angoscia e paura e desiderio di vomitare per quello che stavo leggendo se non quando ho visto Salò o le centoventi giornate di sodoma di Pier Paolo Pasolini. Ma la cosa ancora più atroce è che Patrick è completamente incapace di un giudizio morale sulla sua vita. Patrick è un contenitore di paura, rabbia repressa, violenza. American Psycho è un libro dell’ orrore sul vuoto esistenziale. Cinquecento pagine che parlano del NULLA. E’ stata un ‘ esperienza agghiacciante ma allo stesso tempo unica. Bret Easton Ellis ha il grande dono di una scrittura fluida, veloce e molto incisiva. L’ assenza di vere emozioni da parte dei personaggi è bilanciata dalle molte che proverà il lettore. Allo stesso tempo, però, nel libro sono molti i momenti divertenti. E questo spiazza ancora di più, perchè a volte il divertimento è macabro e cattivo. A volte è stupido perchè stupidi sono molti dei personagggi. Gli anni ottanta sono stati per Ellis l’ inizio di un ‘ epoca di spersonalizzazione e declinio dell’essere umano. Da quando siamo entrati a far parte di logiche di consumo, le regole del mercato hanno preso il posto delle regole morali della convienza tra gli uomini. Si ricordano i nomi dei prodotti, ma quelli delle persone mai. Quello che fa Patrick non è giustificabile da nessun punto di vista. L’ unico modo in cui lui spiega a se stesso il proprio comportamento è confuso e incerto. Pensa che il dolore che prova è talmente grande che anche gli altri debbano soffrire come lui. Ma in tuto questo non c’è catarsi, non c’è via di salvezza. Il mondo di American Psicho è un inferno contemporaneo. Brulicante di demoni dalle facce sorridenti, dai denti bianchi e dai vestiti firmati. Geniali e perfette le frasi di apertura e chiusura del libro. “Lasciate ogni speranza voi che entrate” e “Questa non è l’ uscita” Già, perchè il mondo in cui noi viviamo in questi nostri miseri giorni è figlio del mondo degli anni ottanta. E purtroppo la via di uscita da questo orrore (nascosto indubbiamente in modo perfetto dalle pubblicità, dalla televisione e da tutte le immagini finte e false che ci circondamo) è ancora troppo maledettamente difficile da trovare. Sempre ammesso che una via d’ uscita esista ancora.


Una recensione di Emiliano Bertocchi






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