Sono passati 140 anni dalla pubblicazione de "I Demoni", uno dei capolavori di Fedor M. Dostoevskij sul "Messaggero Russo". Questa grande opera fu scritta dall' autore a causa del suo crescente interesse per gli avvenimenti politici del tempo: nel Novembre del 1869 il giovane studente I.I. Ivanov fu ucciso dal rivoluzionario anarchico e nichilista S.G. Nechaev. Quest' ultimo faceva parte di un grande numero di aristocratici di idee progressiste. Durante la condanna Nechaev ammise la sua colpa nella faccenda: egli organizzò l' assassinio per tenere uniti tutti i membri rivoluzionari.
Questo processo destò scalpore in tutta la Russia e lo stesso Dostoevskij ne fu così colpito che decise di scrivere un romanzo su quanto accaduto. Il romanzo, però, non è semplicemente una rielaborazione dei fatti: non è incentrato solo su Petr Verchovenskij, l' alter ego di Nechaev, ma il romanzo risulta essere molto più complesso.I "demoni" del romanzo sono molteplici. Essi sono principalmente uomini di idea e che pur di realizzare la propria idea diventano pericolosi verso se stessi e verso gli altri. Il demone principale è senza dubbio Petr Verchovenskij: egli è un aristocratico spietato che usa la sua influenza per indurre le altre persone ad agire. Egli è il prototipo dell' aristocratico nichilista e progressista, capace di qualunque azione.
L' altro "demone" principale è Nikolaj Stavrogin. "Stavrogin" deriva dalla parola greca "stauròs", ovvero "croce": possiamo collegare questa parola a elementi religiosi non inizialmente individuabili. Stavrogin è un personaggio freddo e distaccato. La sua indipendenza intellettuale attira la persona di Verchovenskij, che ne è irrimediabilmente affascinato. Il personaggio di Stavrogin non è subito descritta dall' autore, ma prende forma durante gli avvenimenti che si susseguono nell' opera. Egli diventa l' emblema dell' aristocratico viziato e annoiato. E' l' unico personaggio di tutta l' opera a non essere mosso da alcuna idea. Ed è l' unico che pagherà tutto ciò con la vita. Gli elementi religiosi e la sua indifferenza verso la vita ci risultano chiare in due momenti particolari dell' opera: nella parte centrale del libro, nel capitolo "Da Tichon", che fu censurato e fu reintrodotto nelle stampe solo a partire dal 1922; e alla fine del libro nella sua lettera prima di suicidarsi. Tichon è un monaco molto conosciuto. Durante il loro incontro Stavrogin fa leggere al monaco una lettera in cui confessa tutte le sue terribili azioni (compreso l' aver sedotto una ragazzina) e ci rivela che egli prova qualcosa solo nel compiere azioni malvagie. Nella lettera prima di suicidarsi egli scrive che è pronto a pagare con la vita tutto il vuoto che si è portato dentro. Da notare che entrambe le sue confessioni sono rivelate in forma scritta.
L' opera nasce anche come forte critica verso il nichilismo appoggiato nell' opera "Padri e figli" di Turgenev. Dostoevskij nel corso dell' opera ci da un' immagine di Turgenev come di un uomo cinico e altezzoso. Dostoevskij, infatti, vede il materialismo e l' ateismo dilagante dell' epoca come principale motivo di disgregazione sociale.Un' altra forte critica è mossa verso l' occidentalizzazione dei costumi: nel libro, infatti, i personaggi parlano, agiscono e si vestono secondo la cultura francese. Lo riscontriamo soprattutto nella figura di Stepan Trofìmovic, uomo romantico "di vecchio stampo".
L' opera de "I Demoni" è caratterizzata, al contrario di "Delitto e Castigo" e de "L' Idiota", da una maggiore azione e colpi di scena che lo rendono particolarmente piacevole agli amanti di Dostoevskij.