E' da circa un mese che questo CD funge da soundtrack alla mia vita e infine è giunta l'ora di scriverne la critica, spartendo la mia gioia con il resto del mondo. Time of Truth è degno specchio di decenni e decenni di hard rock, poi heavy metal: dai Black Sabbath ai Van Halen, dagli Iron Maiden a tutti gli altri gruppi più recenti di origine anche europea (soprattutto scandinava). Riesce tuttavia a non incrostarsi nei noveri del genere (e dei vari sottogeneri) e lancia un ponte oltre lo Stige, dischiudendo panorami in progressione.
Incorniciato da due recitativi, il viaggio si snoda attraverso le onde più infernali del Mediterraneo con "The Storm (Ulysses)", per passare alle steppe cristallizzate di "As Far We Can See", fino all'apocalissi cosmica di "Like Dinosaurs" - giusta conclusione punitiva del trip assolutamente folle di noi umani-disumani ("men have no memory, gods no mercy", recita la decima track "Prometeus").
Si parte forte, con i marinai fedeli all'eroe di Itaca impegnati a battersi contro i demoni del mare, e qui abbiamo un flashback: pare infatti di risentire Michael Kiske, cantante degli Helloween; trattasi invece di Rick Martin Anderson, ex Warlord, che ha acconsentito di buon grado di prestare la sua voce alla formidabile band capitolina. E già la sua sola presenza dovrebbe spiegare il prestigio di cui godono i Martiria.
Andy Menario, incontrastato re delle chitarre, e Derek Maniscalco & Fabrizio La Fauci, responsabili di stupende galoppate bass+drums, ci trascinano in volo per una circumnavigazione del globo terracqueo stilisticamente varia pur se sempre nella cornice del rock metallaro "epico", quello più eccelso. Come a voler sottolineare tale passione primaria, le loro qualità risaltano maggiormente là dove viene menato un power chord ("The Storm", "13th of October 1303", "Give Me A Hero", "Like Dinosaurs"...); eppure, repentini passaggi di ritmo e pre-collaudate trovate sonore (come il colpo di campana in "Give Me A Hero"), insieme alla cover della ballata dei Warlord "Soliloquy", che lascia senza fiato per quanto è bella, ci permettono una sbirciatina in quegli squarci neodimensionali cui accennavo prima.
E' un viaggio non solo in senso lato (inteso cioè come rivisitazione di atmosfere del più classico "metallo pesante"), ma anche in senso fisico, paesaggistico, e - ci pare di poter aggiungere - attraverso svariati millenni di tribolazioni sulla Terra. I testi di Marco R. Capelli (è sua la voce narrante nel Prologue e nell’Epilogue) ci spingono a marciare al seguito di armate d'ombre che ondeggiano tra lingue di fuoco, per poi costringerci a vivere l'angoscia di ladies in white che spaventano il sonno di uomini sperduti: insomma, temi che non sono affatto avulsi dal più tipico metal. Come se non bastasse, ci sono un determinato mese, novembre, e un determinato numero, il 7, che si ripetono funestamente (non posso fare a meno di ripensare agli Helloween e al loro Keeper of the Seven Keys)... Con la quinta traccia - "13th of October 1303" - le narrazioni hanno un'impennata, sia in senso metastorico che intimistico: si passa infatti a raccontare di Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Cavalieri Templari, e d'ora in poi il viaggio acquista una metafisicità di stampo panavision. Anche se è vero che "no path comes back / from Hell" ("The Storm"), alla paura e ai colpi del destino ("Time to Pay", "God Knows", "Prometeus"...) si risponde solo compiendo il dovere accollatoci da Dio o da chi per lui; almeno così sembrano suggerirci le lyrics. Di Rick Anderson e della sua (ri)conversione al cristianesimo apprendiamo solo all'ultimo momento, dopo aver spulciato le note di copertina e avere effettuato una rapida ricerca sul web.
Veniamo così pure a sapere che i Martiria si costituirono già nel 1987 e che i loro due dischi precedenti (The Eternal Soul, 2004; The Age of the Return, 2005) suscitarono parecchio entusiasmo tra gli esperti del settore. E' cosa che non ci sorprende, esaminando il prodotto presente: ha un package superlativo, persino più di tanti CD angli e americani, e la musica è mai stancante, con le splendide odissee chitarristiche che tendono a sbriciolare le ventose degli altoparlanti e con la voce giovanile e misticheggiante di Anderson. In primis, i Martiria riescono a esorcizzare uno dei vezzi dell'heavy, spazzando via i toni malinconici, prettamente luciferini, grazie alle loro lame affilate, che servono a farsi e a farci strada attraverso i cunicoli del Sottomondo, verso quella luce che c'è - o dovrebbe esserci - al termine del percorso. Ecco dunque affacciarsi, insieme a barlumi di speranza, i tanti momenti topici dell'album: "The Storm (Ulysses)", "13th of October 1303", "As Far As We Can See", "Give Me A Hero", "Your Law", "Soliloquy", "Like Dinosaurs"...
Date le premesse, si prospetta un quarto lavoro assolutamente sensazionale; forse - perché no? - un concept album. I tempi sono maturi. E siamo certi che sarà qualcosa di portata incontrovertibilmente... "epic".
Tracklist:
1. Prologue
2. The Storm (Ulysses)
3. Time To Pay
4. Morgana, Again
5. 13th Of October 1303
6. God Knows
7. As Far As We Can See
8. Give Me A Hero
9. Your Law
10. Prometeus
11. Soliloquy
12. Like Dinosaurs
13. Epilogue
Lineup:
Chitarre, tastiere: Andy Menario
Voce solista: Rick Anderson
Basso: Derek Maniscalco
Drums: Fabrizio La Fauci
Lyrics: Marco R. Capelli
www.martiria.com
Nota: questa recensione è stata pubblicata anche sul blog musicale Topolàin (topolain.splinder.com)
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