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Per difendersi dagli scorpioni
di Fernando Sorrentino (2013)


Prefazione


Per difendersi dagli scorpioni

Introduzione a cura di Marco R. Capelli
Di Sorrentino, nei prossimi anni, i critici scriveranno molte cose, ne sono certo. E si faranno anche molte domande.
Si chiederanno, ad esempio, perché questa antologia, la secon­da in lingua italiana, abbia impiegato tanto ad essere pubblica­ta e, di riflesso, perché l'autore non si sia rivolto ad un diverso editore. Ad uno vero, intendo.
Non ho risposte da dare, non me lo spiego neppure io (anche se credo non sia estranea una certa testardaggine italo-argenti­na che non posso non ammirare).
Per conto mio, l'età e quel che si porta appresso mi hanno inse­gnato a non pormi troppe domande, mi basta avere nuova­mente l'onore di presentare una antologia di Fernando Sorren­tino all'interno della collana dei Libri di Progetto Babele. Ringra­zio quindi Sorrentino e confido, ancora una volta, nella sua in­dulgenza per i tempi biblici che la preparazione di questa an­tologia ha richiesto.
Ovviamente, potrei accampare molte scuse, alcune anche non del tutto prive di fondamento, per giustificare i tanti ritardi e rinvii, ma dubito che sarebbero di alcun interesse per i lettori ed, in quanto ai critici, solleticare la loro curiosità è sempre e comunque cosa buona e giusta.
Mi limito, quindi, a queste poche righe e lascio la parola al ge­nio sorprendente, acuto e talora bizzarro di Fernando Sorrenti­no ed alla bella prefazione della giovanissima Anna Gazzola.
Che gli scorpioni siano con voi. Marco R. Capelli (15/11/2012)

Prefazione a cura di Anna Gazzola
Un tardo pomeriggio d’estate, col caldo afoso che entra dalla finestra della mia camera, e cercando disperatamente in inter­net un libro di un autore di lingua spagnola per la mia tesi in traduzione, mi imbatto nel racconto di Fernando Sorrentino “Existe un hombre que tiene la costumbre de pegarme con un para­guas en la cabeza”. Incuriosita dal titolo – vagamente strampala­to – inizio a leggerlo e rimango così sorpresa dalla trama, di­vertente e allo stesso tempo, oserei dire, inquietante, da met­termi alla ricerca di qualche informazione in più sull’autore; scopro così che è un professore di letteratura argentina, che da anni è in contatto con l’Italia, che molti dei suoi racconti sono stati tradotti e pubblicati in italiano, che da anni collabora con Progetto Babele. Se, da qualche parte, “Existe un hombre que tie­ne la costumbre de pegarme con un paraguas en la cabeza”, vale si­curamente la pena di leggere anche gli altri racconti per saper­ne qualcosa in più. Compro quindi l'antologia omonima, la leggo, mi piace molto, mi fa sorridere, ridere, pensare. A que­sto punto decido di scrivergli – quello di scrivere agli autori i cui libri abbiamo amato è un vizio antico, nessun lettore, per quanto voglia apparire cinico, può sfuggirgli. Abbastanza sor­prendentemente, lui mi risponde con grande cordialità, inse­rendo qua e la alcune parole in italiano, la sua gentilezza nello spiegarmi quali racconti siano già stati pubblicati e quali no, la proposta di inviarmi altri racconti in procinto di essere pubbli­cati in Argentina e sui quali potrei lavorare, quasi mi commuo­vono.

E anche se il progetto della mia tesi sulla traduzione di alcuni suoi racconti è poi sfumato – per motivi che sarebbe troppo lungo elencare qui - oggi mi ritrovo con grande piacere a scri­vere la prefazione di questa nuova raccolta di venti racconti di un autore argentino, ancora sconosciuto ai più in Italia, ma dai molteplici ed interessanti aspetti.

I racconti di Fernando Sorrentino sono sempre caratterizzati da un mix di humour e di immaginazione che talvolta sconfina nel grottesco. Questa combinazione, evidente fin dalla prima lettura, si esplicita già rapporto fra i personaggi protagonisti di alcuni racconti. Un esempio? “Nuove leggi immobiliari”, nel quale due novelli sposi di ritorno dal viaggio di nozze sono co­stretti a fronteggiare un carcerato che, secondo quanto affer­mano alcune nuove leggi carcerario-immobiliari, dovrà trasfe­rirsi nella loro nuova casa e dovrà essere da loro coccolato e vi­ziato. Ancora, in “A propria difesa”, troviamo una famiglia che contraccambia le gentilezze ed i favori dei vicini di pianerotto­lo fino allo sfinimento, fino a quando il capo famiglia si vede costretto, superato il limite dell'umana sopportazione, a prov­vedere personalmente all'eliminazione dell'assillante quanto cortese famigliola teutonica. O ancora “L’arte narrativa” dove il protagonista è lo stesso Sorrentino (o, almeno, il suo “io narra­tivo”), braccato da un ometto petulante che pretende di rac­contargli un aneddoto per un suo futuro libro. Situazioni biz­zarre, tragicomiche, che forse vogliono suggerire qualcosa in più al lettore, magari una critica alla società contemporanea, ai rapporti quotidiani vuoti e soffocati dall'ipocrisia, ma che non si permettono mai di asserire, imporre, spiegare, limitandosi a vaghe trasparenze e tocchi lievi di pennello.

Il grottesco, del resto, è un elemento che si ritrova in molti altri racconti presenti in questa raccolta, come ad esempio in “Un’e­sistenza che può darsi si ricomponga”; storia capovolta di un tra­duttore con l’ossessione per la pulizia che crede di ritrovarsi in casa un topo, dove il protagonista non è un essere umano, ben­sì un animale. Ed è l’animale che domina l’uomo, che lo piega alla sua volontà, che viola i suoi spazi conducendolo verso la follia. O come in “Per difendersi dagli scorpioni”, racconto che da il titolo al libro, nel quale un uomo è costretto a vivere in una casa infestata di scorpioni ma cerca in tutti i modi di sopravvi­vere - e di mantenere in qualche modo una certa dignità - cal­pestando accidentalmente i disgustosi animaletti appena se ne presenti l’occasione.

Nei racconti di Sorrentino c’è spazio anche per l'assurdità che permea (ahimè) il mondo del lavoro, sempre e comunque vista attraverso la lente deformante del grottesco e del paradossale. Un titolo per tutti: “Modi di fare giustizia”, dove un poveretto che si trasferisce in un paesino viene nominato suo malgrado giudice generale, e si ritrova a dover decidere le sorti dei com­paesani in una sciocca disputa. Altro esempio è “Superiori e su­balterni”, nel quale due colleghi si ritrovano coinvolti in una as­surda lite dopo aver assistito ad uno spiacevole episodio in uf­ficio.

Se avessimo spazio (e tempo) a sufficienza, potrei proseguire e parlarvi di tutti i venti racconti, venti piccoli universi fatti di parole, di situazioni surreali, di sensazioni, di battute e di sor­risi, di finali inaspettati. Ma forse non resisterei alla tentazione e parlerei troppo, col rischio di rovinare quella che è la caratte­ristica principale della narrativa di Sorrentino, ovvero la pre­senza dell'inatteso, che da par suo, si affaccia quando meno ce l'aspettiamo a ribaltare una conclusione apparentemente lo­gica, a rimescolare le carte in tavola.

Ecco perché preferisco lasciarvi alla vostra lettura che, ne sono sicu­ra, risulterà estremamente piacevole. Anna Gazzola




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