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La fotografia di Otto Flake
traduzione di Tania Ianni
Pubblicato su SITO


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Attraverso pianure verdi con recinti e bestiame un treno procede così senza curve, che sembra una freccia, la cui punta incontrerà la meta. Non una volta il confine di stato la fuorvia, essa lo oltrepasserà.
La meta è una città sul mare. In essa attende una giovane donna, più giovane della donna dell’uomo che siede sul treno, e che ha la sensazione, d’essere lui stesso la freccia, che la forza del desiderio sfibbia dal terreno.
Un uomo, che lasci la propria moglie, per andare da solo in ferie, laddove non sarà da solo, è una questione borghese. L’uomo borghese è solito appartenere ad una famiglia, che si ramifica per la terra. E’ assolutamente naturale, che una delle sorelle della moglie dell’uomo abiti nella cittadina di confine, che non è un ostacolo per il treno.
L’uomo nel treno non è ancora mai stato a trovare il cognato e la cognata. Ha promesso, di farlo, non appena viene nella zona. Al più grande conflitto, che lo muove e riguarda sua moglie e la sua avventura, si unisce quello più piccolo tra la svogliatezza, di scendere, e quella di giocare a nascondino. Quando evita i parenti, gioca a nascondino. Odia scansarsi.
Ci sono giorni di viaggio ideali, e questo è uno di questi. Il treno scivola verso quel luogo come privo di gravità, e nessuna scossa disturba la sua andatura. Anche senza ogni altra ragione ci si potrebbe rimaner seduti fino alla fine. Nessun compagno di viaggio fastidioso; libro e sigaretta sono amici migliori. E’ come se si viaggiasse nella propria macchina, sotto la protezione di personale attento, che si muove discretamente attraverso il corridoio. Ed il cielo al di fuori è velato d’argento.
Ha bisogno solo, di esprimere il suo desiderio, e si rovinerà tutto, per cui può rimanere a sedere. Ma inizia ad ordinare il suo bagaglio. S’impone una sera, in cui lo intratterranno su sua moglie.
Poiché egli non si è annunciato, rimane da solo per un momento nel soggiorno del cognato. Alla parete sono appese foto di famiglia. Ne osserva uno, che non conosce, ma subito riconosce, perché raffigura sua moglie da giovane.
Mentre ancora sente la scossa, sua cognata entra. Si volta verso di lei; non è ora il momento, di ordinare i sentimenti complessi, che la fotografia alla parete provoca in lui. Li respinge, come si riempie il contenuto di una valigia aperta, se qualcuno suona alla porta. Ma lui sa, che aspetta soltanto il momento, in cui la valigia di nuovo si apre- più tardi, quando sarà da solo.
Nel corso della sera passa venti volte accanto alla foto, ed ogni volta la sfiora con lo sguardo. Così giovane, com’è nella foto, non la ha conosciuta. Può avere venti anni. Quando lui l’ha conosciuta, lei aveva 25 anni. Alla fine, poiché lo può forse fare, prende la foto dalla parete e la osserva alla luce. La fronte liscia con l’incantevole attaccatura dei capelli, il petto leggermente rigonfio, il calore splendente degli occhi-lui è innamorato della ventenne, quando appende di nuovo la foto al suo posto.
E’ lui, allorché sia in visita da estranei, che guarda la fotografia di una ragazza, che appartiene evidentemente alla famiglia, e senta il desiderio, di vederla entrare. Così forte è quest’incantesimo, che non manca molto, e avrebbe chiesto al cognato, come si è soliti fare in simili casi: chi sia la giovane donna alla parete.
Quando finalmente è solo nella sua stanza, bussano ancora una volta. La cognata gli porge dentro un album. Ha notato il suo interesse. Troverà, spiega lei, nell’album la fotografia alla parete e una serie d’altre foto.
Tra le foto ne trova una seconda, che non conosce, forse scattata da un fotografo, che è abituato a lavorare per la prima società. Raffigura la giovane ragazza come giovane dama, in cappello e tailleur su misura, in eleganza slanciata.
Si ricorda, quanto profondamente lo appagasse, quando nei tempi della sua prima conoscenza vedeva che lei era attraente non solo in abito di casa. Il morbido ha i suoi diritti. Ma il sentimento per una donna si approfondisce, se si può circondare con la distanza, che è garantita alla dama.
Inaspettatamente è avvolto dal passato. Fumando una sigaretta nell’angolo del divano, diventa l’uomo, che è stato quindici anni prima. Non si è ancora dichiarato alla ragazza, ma lei lo accontenta. Immagina la dolcezza, che la sua femminilità promette; è impedito dai suoi fianchi, dalle sue spalle, reso felice.
L’uomo in lui, che ha quindici anni di più, sa che lei, quando divenne sua moglie, ha realizzato tutto ciò che lui sognava da lei. L’uomo, che osserva le fotografie, come uno di quei re nelle fiabe orientali, che s’innamorano dell’immagine di una lontana principessa, sogna la realizzazione, che potrebbe raggiungere. Cancella i quindici anni, perché giacciono ancora davanti a lui. Desidera essere nel pieno sviluppo della sua prima gioventù.
Si solleva, per cercare nella mappa di viaggio la fotografia di sua moglie. E’ la loro ultima fotografia, che gli ha regalato al quindicesimo anniversario del loro matrimonio. Tentenna; ha paura, che questa foto non possa affermarsi contro quella della giovane ragazza.
Trova indegno tentennare e pone questa foto dianzi a sé. I tratti sono cambiati, gli anni non sono trascorsi senza lasciare traccia. Pone le due immagini l’una accanto all’altra. L’amore, che prova per la ventenne, gli da la possibilità, di riconoscere la giovane ragazza nei tratti della quarantenne. La ragazza sfonda il viso della donna, una tempesta di sensazioni lo attraversa.
Pensa: quindici anni brevi, poveri e dal segno della gioventù siamo entrati in quello della anzianità. Ciò è così crudele, che solo la bontà aiuta, e la bontà è sapere di questa crudeltà.
La bontà desidera, che egli non faccia male alla sua compagna. Dunque lei desidera, che lui non continui il viaggio al mare. Nel portafoglio riposa la fotografia della donna, che deve incontrare al mare. Pone il portafoglio sul tavolo vicino alle fotografie.
Quando lui lo apre, viene trattenuta una terza foto in mano. Se egli osserva questa foto, parlerà col suo giovane, ardente fascino a lui così come la foto della ventenne, e cancellerà i suoi tratti.
Prende la foto dal portafoglio e la pone, con la parte posteriore verso l’alto, davanti ad entrambe le altre. Avrà il coraggio, di voltarla? Avrà il coraggio, di rinunciare?
Coraggio è entrambe - e certi attimi tutto è simbolo, persino un’azione così semplice come quella, di non girare una foto.

© Otto Flake
Traduzione a cura di Tania Ianni







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