Io vorrei, Ipsitilla mia cara,
Amica mia dolce, mio solo tesoro,
Che tu m'invitassi lì da te queat'oggi.
E se tu puoi, bada pure a quest'altro ancora:
Che poi non venisse a bussarci alla porta nessuno;
E che tu non avessi poi voglia, al solito tuo, d'andartene in giro:
Ma anzi solamente di startene buona buona chiusa in casa,
Per farmi felice per nove volte o poco più.
Ma se tu dopo davvero non puoi; chiamami subito.
Io ho già desinato e sono satollo e non so che fare;
E ardo: come non ha più arso forse nessun altro mai.
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XXXII
Amabo, mea dulcis Ipsitilla,
meae deliciae, mei lepores,
iube ad te ueniam meridiatum.
Et si iusseris, illud adiuuato,
ne quis liminis obseret tabellum,
neu tibi lubeat foras abire,
sed domi maneas paresque nobis
nouem continuas fututiones.
Verum, si quid ages, propere iube:
nam pransus iaceo et satur supinus
pertundo tunicamque palliumque.