LE INTERVISTE DI PROGETTO BABELE: Eugenio Guarini - Un'intervista di Monica Croin
La prima volta che ho letto un racconto di Eugenio Guarini sono stata invasa da una piacevole sensazione di positività. Non sapevo chi fosse e tanto meno il messaggio che voleva arrivasse ai suoi lettori, ma so per certo che quei brevi e schietti ritagli di vita e di saggezza nonché il suo "filosofeggiare" su vari interrogativi esistenziali con semplicità assoluta, mi hanno permesso di focalizzare meglio i miei obbiettivi e soprattutto mi hanno fatto riflettere sull'importanza di seguire le mie inclinazioni artistiche che avevo deciso di accantonare in quanto non sempre conciliabili con le "cose che contano". Ho pensato che nell'intervistarlo e nel riportare su Progetto Babele i suoi personali commenti e un po' della sua essenza avrebbe potuto "contagiare" tutti coloro che lo avrebbero letto e che non lo conoscono ancora. Qui di seguito troverete le mie personali domande che ho avuto il piacere di porgli e le sue risposte che mi ha gentilmente concesso con grande disponibilità di cui lo ringrazio nuovamente. (Monica Croin)
Eugenio, come ti presenteresti in poche parole ai lettori di Progetto Babele?
Occhi di meraviglia e di stupore per quanto è vasta, intrigante e ricca la vita. Una gran voglia di esplorare, scoprire, avventurarmi. Sono ancora quel ragazzino che sognava di imbarcarsi su una nave come mozzo, di farsi le ossa, di imparare, diventare il capitano e scoprire il tesoro nell'isola misteriosa.
Da dove nasce la passione per la scrittura? Ci sono dei luoghi del tuo presente o del passato che ispirano i tuoi scritti?
La passione per la scrittura si alimenta dalla metafora della musica. Scrivere è come suonare la tastiera. Le mie mani frequentano in continuazione la tastiera del computer. Gran parte della mia vita passa attraverso la tastiera. Immagino di suonare quello che sento, che provo, che desidero, che faccio, che progetto. Amo dunque una scrittura immediata, rapida, non troppo concettosa. Parole che vengono a galla nel momento stesso in cui le dita percorrono la tastiera. Provo un piacere fisico nel battere la tastiera. È quasi miracoloso che lo spartito, nero su bianco, si crei da solo sullo schermo del computer. I momenti più ispirati, di solito, sono quelli dopo cena, a casa mia. La mia casa è un vascello. Su questo vascello navigo il tempo della vita, l'oceano dell'essere. Tengo la mia casa come terrei la mia barca. Lavo i pavimenti come laverei il ponte. E qui, c'è la cabina dove, a sera, il marinaio redige il diario di bordo.
Dal maggio 2002 scrivi una newsletter che conta oggi circa 1300 iscritti, i quali ricevono quotidianamente i tuoi racconti. Da dove nasce l'idea di tenerti in contatto coi tuoi lettori?
Questa è una storia fantastica. Nel 97 mi sono deciso per la via dell'artista - prima facevo il professore di Filosofia nei Licei Scientifici. Mi sono messo a dipingere con impeto e passione. E ad esporre nelle salette comunali, poi nelle vinerie e locali vari, a contatto diretto con la gente. Cresceva il numero delle persone che mi davano il loro indirizzo e-mail e mi chiedevano di avvisarli sui luoghi e i calendari delle future esposizioni. Cominciavo a raccogliere un indirizzario di amici e clienti. Un giorno uno degli amici più vicini mi dice: perché in queste mail non ci metti dei tuoi pensieri? Qualcosa che faccia corpo con la bella avventura di fare la vita d'artista? Così è nata la newsletter. La foto dell'ultimo quadro, alcuni pensieri legati all'avventura, notizie sulle mostre e su quel che di sorprendente mi capitava. Erano una trentina di indirizzi, all'inizio. I testi piacevano, davano qualcosa ai miei lettori. E loro mi facevano conoscere i loro amici, inviandomi i loro indirizzi. La lista cresceva. Uno di questi nuovi indirizzi era la Federica Ghetti, quella che ha inventato e gestisce il sito ManagerZen. Mi chiede di curare una rubrica sul suo sito. Accetto. Il flusso di nuove iscrizioni si moltiplica. Oggi la newsletter ha superato i 1.300 iscritti. Già questo è fantastico. Ma ci sono cose ancora più sorprendenti. Di fatto i miei lettori sono interessati alle mie esperienze per realizzare la mia impresa. Mi scrivono frequentemente e nascono scambi diretti, franchi, che danno stimoli reciproci, sostegno, incoraggiamento. Molti sono coloro che intendono cambiare lavoro, operare una conversione di rotta nella loro esistenza. Una comunità con legami deboli e interazioni forti. Quanto basta per alimentare la ricerca di una vita piena di senso. Con molte di queste persone nascono progetti comuni, ci incontriamo, ceniamo assieme, sparsi per tutto il territorio nazionale. Esposizioni, incontri di studio, progetti una fioritura di rapporti umani ricchissima, che da sola meriterebbe un romanzo. Si è creato così un ambiente nutritivo dove per me dipingere e scrivere e pensare ha un senso caldo, fiducioso, promettente.
A Settembre 2004 è uscito: "Da qui a lì - Strategia del desiderio", il tuo primo libro. E' una raccolta dei tuoi racconti che hanno per protagonisti un gruppo di "ontonauti". Vuoi spiegarci che significato ha per te questo termine e quale è il messaggio che vuoi che giunga ai tuoi lettori?
Benché scritte giorno dopo giorno, in circostanze abbastanza casuali, le mie newsletter girano e rigirano attorno a un tema. Che è il tema centrale della mia ricerca. Lo si potrebbe enunciare in questo modo: è possibile vivere facendo quello che ami fare e nel modo e con lo stile in cui ami farlo. A modo tuo. Questo è il canovaccio centrale di tutti i miei pensieri. Io indago dentro di me l'esplorazione di questa possibilità e mi metto in gioco. Nelle newsletter lo racconto agli amici in maniera diretta e sincera. Sono i miei lettori che mi hanno chiesto di raccogliere queste newsletter in un volume. L'idea mi piace. E mi do subito da fare. Trovo lo stampatore - sempre tramite le relazioni di rete - e ordino la stampa. Verso la fine della stampa compare anche l'Editore. Una specie di storia alla rovescia. Il libro invita a credere nei propri sogni, anche se di primo acchito sembra che il realismo e l'esistente ti scoraggi e lo dichiari una follia. "Da qui a lì" è il passo che bisogna fare - quel chilometro in più - per rendere possibile l'impossibile, per operare una svolta decisiva nella propria vita. Per trasformarla da grigia routine in avventura appassionante. È una sorta di elogio della follia, presentata - com'è di fatto - come sano realismo. Non si tratta di riflessioni su testi sacri. È un pensiero che si radica nella mia stessa esperienza, nell'avventura che sto vivendo. È questo che conferisce al testo la sua forza vera. Per evitare il groviglio di obiezioni che l'opinione comune porrebbe ad ogni affermazione, ho trovato uno stratagemma: gli Ontonauti. La parola è inventata sulla falsa riga di Argonauti (i marinai della mitica nave Argo), o su quella di Cosmonauti (marinai del cosmo). Gli Ontonauti sono marinai esploratori dell'Essere. Li immagino come me e te, ma tra una decina d'anni, dopo aver scoperto molte strade possibili, dopo aver individuato itinerari che hanno consentito di gustare della vita dimensioni nuove. E lo faccio raccontare dal futuro. Loro parlano al passato. Dicono: eravamo in questa situazione, abbiamo scoperto che , abbiamo inventato questo e quest'altro ed è successo che Lo considero un espediente favoloso per sviluppare il pensiero creativo. Mi chiedi quale messaggio voglio trasmettere? In un certo senso l' ho già detto. L'avventura di credere nei propri sogni e vivere facendo quello che ami, e come ami farlo. La liberazione da tutti quei condizionamenti che abbiamo in testa e che ci suggeriscono che sì, sarebbe bello, ma L'idea che se riesci ad immaginarlo, sei capace anche di farlo.
C'è uno scrittore che ami particolarmente? C'e' un libro che ti è rimasto nel cuore e di cui consiglieresti la lettura?
Mi piacciono le favole, i libri d'avventura e l'Ulisse di Omero. Ho letto tantissimo, saccheggiando i libri, prendendo tutto quello che poteva nutrire l'anima, alimentare il coraggio e l'audacia. La creatività. Se però qualcuno che è alle prese con il desiderio di cambiare vita e si sente aggredito e sabotato da mille dubbi e incertezze mi chiedesse un consiglio di lettura, non avrei dubbi: Julia Cameron, La via dell'artista, Longanesi Editore. La Cameron è stata un incontro miracoloso per me, agli inizi della mia vita d'artista. Il suo libro è un sostegno saggio e spregiudicato per aiutare artisti bloccati. L'incontro con quel libro mi ha consentito di affrontare con decisione, nel momento giusto, tutti i sabotaggi, mentali e reali, che mi si sono presentati puntuali all'appello non appena ho incominciato a pensare al mio sogno di fare l'artista. L' ho consigliato a tanti amici. Tutti ne hanno tratto un gran giovamento. E lo consiglio a quei lettori di Progetto Babele che si trovano nella situazione che ho descritto.
Eugenio, oltre ad essere un filosofo ed uno scrittore creativo sei anche un pittore. Immagini femminili sono il tema principale dei tuoi quadri. Perché questa scelta?
Amo le forme espressive artistiche. Non disprezzo affatto la logica e i ragionamenti. Fanno parte della mia storia e del patrimonio umano. Ma è la produzione di idee, visioni, oggetti, bellezza, che mi affascina e che reputo decisiva. Ho spinto anche la mia inclinazione filosofica, vale a dire il gusto per il pensare, nella direzione dell'arte. E anche qui è la musica il mio modello di riferimento. Vorrei che anche filosofare fosse produrre musica. La pittura per me è un modo espressivo facile. Basta muovere il pennello su una tela. Il pennello è la punta di un sismografo, che registra la danza del braccio, la danza del corpo, in definitiva, la musica del cuore. Amo la pittura gestuale, immediata, emotiva, che esprime con immediatezza e passione lo stato d'animo esuberante e appassionato. Sono sanguigno e passionale nella pittura. Mentre sono alla ricerca del sacro e del divino nel pensiero. Riconosco queste due parti di me. Vanno bene insieme. Se dio non è qui e ora non è da nessun'altra parte. Voglio colori caldi, forti, che urlino, che esplodano. È la mia anima che vuole esplodere. Perché la vita piena è esplosione. E allora, l'immagine della donna. La donna congiunge tutto questo. La donna è il luogo dove sesso e spiritualità si sviluppano in un continuum. Della donna, il volto e, soprattutto, lo sguardo è il luogo centrale in cui si rivela quello che avviene sotto la pelle. Le mie donne sono occhi, sono sguardi. In quegli sguardi facilmente si coglie che stanno ascoltando il mondo interiore, le emozioni che fluttuano dentro. Le ascoltano come le donne sanno fare. Le ascoltano e non hanno vergogna di sentire quel che sentono. Le mie donne sono fiere. È come dicessero: sento questo e lo dichiaro! Le mie donne sono anche filosofe. Ascoltano le loro emozioni come qualcosa che viene dai fondali della vita e l'ascoltano nel momento in cui le emozioni e i sentimenti stanno per farsi parola. Principalmente domanda, ma anche rivelazione, intuizione. Le mie donne nascono senza progetti concettuali, senza programmi e manifesti. Loro colgono la vita che emerge dal fondo, da quella zona oscura e senza luce che è la sorgente della vita. Ma sono lì, nel momento stesso in cui quelle cose oscure vengono alla luce e loro cercano di metterle in parole. Perché, alla fine, è la parola che porta alla luce. Le mie donne sono un omaggio alle donne. Ho moltissime donne amiche. Sono amico delle donne. Dipingo le donne dalla parte delle donne, senza sforzo. Ma sono anche me. Sono lo specchio di quel che sento, attribuito a fattezze femminili. E sono oggetto di una cura. La cura per una femminilità che non è semplice ricerca di una bellezza appiccicata da fuori per rendere un semplice oggetto di desiderio. La cura e l'amore piuttosto per una femminilità che sia una bellezza che nasce da dentro, che trova e rivela il suo spessore umano. Questo per me è la donna. Della donna io ho acquisito l'ascolto, l'accogliere, il lasciarsi guidare dalla luna. E do la precedenza a questo momento femminile rispetto al momento maschile del decidere, del contornare, del prendere posizione.
Come fai a conciliare queste due grandi passioni? Entrano mai in conflitto tra di loro o convivono bene nel tuo animo?
No, ora non più. Dipingere, suonare e pensare attraverso la scrittura non sono più in guerra. Al contrario, si sostengono a vicenda, fanno sinergia. La precedenza è alla produzione creativa. Il pensare in qualche modo è al servizio di quel che viene dal cuore e che trova forme espressive più immediate del concetto. Ma poi, il concetto conclude il percorso e porta alla luce. Il pensiero disegna mappe. Ma che mappe potrebbe disegnare se non ci fosse il territorio. È al territorio che il pensare e lo scrivere cercano di ritornare. Ma c'è un altro tema. Lo sanno quelli che scrivono e cercano attraverso la scrittura quell'obiettivo luminoso che è la chiarezza, la visibilità. C'è un altro tema importante. Scrivere è come tirare frecce per mirare il bersaglio. È come il volo della falena attorno alla fiamma: cercare di avvicinarsi sempre di più. Nello scrivere si sente il limite. Si sente che quel che si vorrebbe dire è sempre un po' più in là. Lo scrittore sa che non ha mai rinchiuso in una formula conclusa l'oggetto della sua intenzione. È consapevole del gap che rimane tra la sua espressione più felice e ciò che vorrebbe dire. Per questo, di fronte a un testo, anche i lettori si chiedono: che vuol dire? Il testo allude sempre a qualcos'altro, a un altrove. Se lo scrittore non si tiene a distanza (anche se ravvicinata il più possibile) sa che smette di dire. La falena se si accosta troppo alla fiamma, si brucia. Io sento molto questa tensione. L'accetto come la vera anima della passione per la scrittura. Non idolatro le parole. Le prendo per qualcosa che indica altro. Le parole belle indicano la vita.
Hai iniziato a fare conoscere i tuoi scritti tramite Internet per poi passare, come abbiamo detto, ad un libro vero e proprio. Pensi che internet sia un buon canale per diffondere della letteratura?
Io sono un entusiasta di internet. Internet e il Web hanno cambiato tutto. E possono cambiare anche molto di più. Non sto pensando agli affari, in questo momento. Sto pensando alla possibilità di comunicare tra esseri umani. Comunicare qualsiasi cosa abbiano da comunicare. Internet offre una grande opportunità di comunicare sentimenti, anima, progetti, amicizia, amore. Spesso conoscere le persone prima via e-mail che fisicamente, aiuta infinitamente di più a entrare in intimità. Internet crea un'area virtuale in cui si può comunicare senza l'imbarazzo della presenza fisica. È un modo nuovo, inedito, di entrare in rapporto. Ovviamente, un rapporto chiede di esprimersi anche in modo fisico. Ma il fatto che sia possibile comunicare prima con l'anima che con il corpo è una chance inedita, ricca di potenzialità. Per diffondere la letteratura Internet è un canale fantastico. Non fa che proseguire e sviluppare il periodo della stampa. E non è ostile alla stampa. Scrivere in rete e stampare creano sinergie tra loro. Il bello, il favoloso di Internet è che abolisce quelle stupide regole limitanti che sono i diritti d'autore, il copyright. Internet ha nella sua logica la gratuità dello scambio. Quando c'è Internet ogni pagamento, ogni copyright si rivela come un ostacolo alla comunicazione e alla diffusione delle idee. Bisogna distaccarsi del tutto dal vecchio mondo che crea rendite di posizione, per un mondo in cui tutto ciò che è bene immateriale si moltiplichi.
Progetto Babele si propone di aiutare gli autori esordienti ad avere visibilità. Che consiglio daresti a chi vuole addentrarsi nel mondo della scrittura?
Chi ha la passione della scrittura deve scrivere. Deve scrivere anche se non ha un contratto con un editore. Deve scrivere anche se non è pagato. Anche se è pagato pochissimo. È solo scrivendo e facendosi leggere che uno scrittore va avanti. Hai presente quei ragazzini che volevano fare i giornalisti e che entravano come fattorini nella redazione del giornale? Ecco un bell'esempio. Frequenta il mondo in cui vuoi entrare. Lavora ai tuoi talenti anche se non hai ancora un contratto. È solo così che svilupperai le tue abilità, scoprirai il tuo stile, scoprirai cos' hai da dire. Se uno aspetta il contratto con un editore per scrivere il suo primo racconto o il suo primo romanzo è morto. Semplicemente morto. È chiusa! Puoi capire dunque come io sia entusiasta di una cosa come Progetto Babele.
Per concludere, che ne pensi delle riviste sul web come lo è appunto Progetto Babele?
Credo di averlo già detto. Ma voglio ribadire. Spazio, visibilità, vuol dire la possibilità di mettersi alla prova, di ricevere un feed back, di sviluppare i propri talenti, di fare gavetta. Sono opportunità favolose. Liberano talenti. Consentono di uscire da binari troppo rigidi e limitanti.
Per gent.conc. Eugenio Guarini e Monica Croin
L'infanzia in Toscana, selvaggia e sensuale. Poi gli studi a Torino Roma e Milano. Mi laureo in Filosofia e faccio per molti anni il professore nei Licei nella Provincia di Torino. Mi appassiono dello stare con i giovani e del pensare filosofico. Alla fine degli anni Ottanta scopro la cultura della creatività. Ne seguo il richiamo. Vi trovo un mondo dove posso esprimere meglio quello che sono, modalità di pensiero e di sentire che allargano l'intraprendenza e la passione. Lascio la scuola e nell'agosto del 97 decido di impegnarmi nella pittura. Una modalità espressiva che mi riesce spontanea anche se non ho una scuola d'arte alle spalle. I colori e le pennellate mi consentono un'immediatezza non filtrata da categorie concettuali. Vengo così a conoscere ed accettare parti di me che non avevano ancora trovato accesso alla consapevolezza. Accetto il richiamo e la sfida dell'universo della donna, la sensibilità, le emozioni e il modo di pensare della donna. L'urgenza di avviare una comunicazione nuova tra uomini e donne. Sono colpito dalla ricchezza e dallo spessore della consapevolezza femminile. Cerco canali espositivi consoni alla mia vocazione e scopro il mio pubblico: giovani, per lo più trentenni, alla ricerca di nuove energie e di stili di vita creativi, intraprendenti, coraggiosi e significativi. Giovani che lottano per sottrarsi ai condizionamenti delle abitudini e delle regole del gioco stabilite, incontrando se stessi e restando fedeli alla propria anima. Si crea una sorta di comunità a maglie larghe di affini e nel maggio del 2002 invento una newsletter che mi tenga in contatto con questi amici, per sostenere la ricerca e la sfida. Questo sito è lo sviluppo fisiologico di quella newsletter. Sono convinto che il meglio sia vivere nella fedeltà a se stessi, facendo quello che si ama e nel modo in cui lo si ama. E credo che sia possibile.
www.eugenioguarini.it eugenioguarini@eugenioguarini.it