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Polo Montañez,
il rinnovatore della tradizione
a cura di Gordiano Lupi


La musica cubana contemporanea non può prescindere dalla figura di Fernando Borrego Linares, detto Polo Montañez, un cantante-compositore che nella sua breve vita ha avuto il tempo di registrare soltanto tre dischi ma che ha lasciato un segno indelebile nella cultura cubana. Guajiro natural, Guitarra mía e Memoria sono tre raccolte di canzoni molto curate da un punto di vista poetico e musicale, lavori che recuperano la tradizione della musica campesina e della nueva trova, rielaborandola in una nuova veste musicale. Sono stato recentemente a Cuba e ho avuto modo di vedere la casa di Polo Montañez, nel complesso turistico Las Terrazas, un luogo stupendo immerso nel verde di palme e colline situato nella provincia di Pinar del Rio. Qui è vissuto uno dei geni musicali degli ultimi anni, da guajiro natural come lui stesso si definiva, vicino a un fiume impetuoso e ai campi di caffè e di tabacco, all’ombra di gigantesche palme e distese di banani. Polo Montañez è stato un grande cantante ma anche un uomo sincero, sensibile, di buon umore, un musicista che sin dalle prime note di una canzone fa sentire tutta la sua cubania e che proprio per questo si è conquistato un posto speciale nel cuore del popolo.

L’infanzia di Polo Montañez

I genitori di Fernando Borrego Linares (vero nome di Polo Montañez) erano di origini molto umili e vivevano nella Sierra del Rosario, nella provincia di Pinar del Rio. Erano contadini laboriosi e modesti, gente de monte adentro, come si dice a Cuba, però rispettosi di un loro codice morale come tutta la gente delle campagne cubane. Il padre si chiamava Julio Borrego Casas e si sposò con Lucrecia Linares Martínez, una ragazza che conosceva da quando era un bambino, ma che prima di lui aveva avuto altri due mariti. Dal primo matrimonio di Lucrecia nacquero tre figli, dal secondo altri due, con Julio addirittura altri sette e Fernando fu il sesto, l’undicesimo di una grande famiglia. Fernando nacque il 5 giugno 1955 nella fattoria El Brujito, ma quando aveva solo pochi mesi la sua famiglia si spostò in un altro luogo chiamato El Brujo e il padre attese un po’ di tempo prima di iscriverlo nei registri dello stato civile. L’infanzia di Polo fu difficile perché la situazione economica della famiglia era precaria, al punto che lui non poteva avere giocattoli e il suo unico passatempo consisteva nell’imitare i lavori dei contadini. Fernando da piccolo soffrì febbri altissime e la madre si preoccupò molto per lui, al punto di chiedere una grazia alla Vergine della Carità del Cobre e di fare il voto di non tagliare i capelli al figlio sino a sette anni compiuti, se glielo avesse salvato. Fu così che Polo portò i capelli lunghissimi sino a sette anni e si infastidiva molto quando la gente che veniva a casa sua lo scambiava per una ragazzina. A sette anni gli tagliarono i capelli e allora non dovette più esibire la sua virilità per convincere chi la metteva in dubbio. La famiglia di Polo passò a vivere in un villaggio del municipio di Bahía Honda e poi in una fattoria di Candelaria, un luogo ancora più addentro alla campagna di Pinar del Rio. Fernando ebbe sempre l’appellativo di Polo, pure se alcuni lo chiamavano Pile, Polai o Poline, non è chiaro il motivo, ma questo è sempre stato il suo soprannome. Nella sua famiglia l’amore per la musica era una caratteristica paterna e il ragazzo crescendo si dedicò sempre più a questa forma d’arte, pure se doveva lavorare duro. Polo cantava anche da bambino e inventava le parole delle canzoni famose quando non se le ricordava, mantenendo il medesimo ritmo. Si vedeva che era un ragazzo con la musica nel sangue, uno che prendeva una tavola di legno, ci metteva una corda di nylon e la suonava come se fosse una chitarra, cantando canzoni famose o inventate da lui stesso. Da ragazzino suonava senza difficoltà la marímbula, il bongó e la tumbadora, pure se fu sempre un autodidatta, sia nella musica che nelle altre materie. Studiò poco in una scuola rurale del Cusco, una località vicino a casa sua, e la sua maestra si chiamava Nancy. Polo si applicava abbastanza ma anche a casa c’era bisogno di lui per lavorare i campi e fu così che smise presto con la scuola.

La prima gioventù

Polo Montañez sognava di fare il cantante e nella prima gioventù dovette confrontare i suoi desideri con la dura necessità di lavorare nei campi, ma grazie al suo carattere forte e deciso, unito alle grandi capacità musicali, riuscì a far trionfare i suoi sogni. Quando smise di studiare, Polo si impegnò ad aiutare la famiglia nei lavori domestici, poi iniziò un corso nelle Brigadas Juveniles, un movimento culturale creato dalla Rivoluzione, sotto la direzione della maestra Paula Díaz, che si impegnava per far recuperare un minimo di cultura agli analfabeti e a chi era rimasto indietro rispetto ai coetanei. Erano gli alfabetizzatori che la Rivoluzione mandava nelle zone di campagna nei primi anni Sessanta e Polo ne approfittò insieme ad alcuni amici e parenti. Polo cresceva con un carattere allegro, scherzoso, disponibile verso gli altri, amico di tutti e grande parlatore. Trascorre la giovinezza con la compagnia della chitarra e di molte ragazzine che fa innamorare grazie a un carattere gioviale e sognatore. Caridad Pérez Morejón è la madre dell’unico figlio di Polo ed è la sola donna che lo ha conosciuto sin dalla prima infanzia, pure se prima di lui ha avuto altri due mariti perché riteneva Polo un uomo poco adatto alla vita di casa. Polo e Caridad si sposarono nel 1972 quando la donna aveva quattro figli dei precedenti matrimoni e attendeva quello del nuovo marito. La vita era molto dura e le ristrettezze economiche si facevano sentire, ma Polo trattò i cinque ragazzi sempre allo stesso modo, pure se il suo unico figlio era Junior. Per colmo di sfortuna, durante i primi mesi di matrimonio, Polo fu chiamato sotto le armi e doveva stare lunghi periodi lontano da casa, ma quando poteva ottenere un permesso il suo unico pensiero era per la famiglia che amava con tutto il cuore. Junior ricorda di aver avuto “un padre allegro e scherzoso, uno che amava la chitarra e gli animali, il paesaggio della sua campagna di Pinar del Rio, il fiume che scorreva vicino e soprattutto la famiglia che non lasciava mai sola”. Polo era un uomo allegro e ben disposto, uno che sapeva vivere la vita e che amava organizzare feste per ridere e scherzare con gli amici. Caridad è stata il più grande amore della sua vita e molte delle canzoni che componeva erano dedicate a lei, soprattutto Distanzia (vedi antologia di testi: Lontananza). Polo amava la musica e la sola cosa che voleva realizzare nella sua vita era fare il cantante, pure se si impegnava a lavorare dove c’era bisogno e non si tirava indietro di fronte a niente. Polo amava anche viaggiare in auto e diceva sempre che se non fosse riuscito a fare il cantante avrebbe voluto fare l’autista. La sorte è stata molto ingiusta con lui visto che la morte l’ha incontrato proprio su una strada a bordo di un’auto. Polo in vita sua fece di tutto: carbonaio, tagliatore di canna e di tabacco, giardiniere, autista di trattori e molti altri mestieri legati alla campagna. Era molto bravo anche come cuoco e sapeva mettere in tavola una comida criolla senza uguali, così come sapeva fare un ottimo caffé che beveva lentamente in compagnia di amici. Polo e il fratello Luis sono sempre stati molto uniti e cominciarono a cantare insieme nelle feste, dove interpretavano le canzoni della musica cubana classica con il nomignolo di Juan y Junior. Polo era un genio spontaneo nella musica e anche se non aveva studiato sapeva suonare ogni strumento: chitarra, tres, batteria, bongó, tumbadora, basso… Gli animali erano un’altra sua passione e spesso si poteva vedere Polo seduto che conversava con un cane o con un cavallo. Il suo ultimo cane si chiamava Bicho e ogni volta che partiva per qualche concerto si raccomandava che venisse trattato benem, perché era il suo animale preferito. Polo era anche un uomo di fede, pure se non frequentava molto la chiesa e le funzioni religiose, ma era devoto a San Lazzaro e ogni 17 dicembre andava al suo santuario per pregare e cantare in onore del santo. Polo era un uomo geloso che amava la sua famiglia, proteggeva le sorelle e i figli, rispettava i genitori e gli anziani, insomma era uno che incarnava il perfetto campesino cubano. Soprattutto era orgoglioso del suo essere guajiro e amava con tutto il cuore il luogo dove era nato e dove viveva.

Prima di diventare famoso

Polo Montañez fu un campesino autentico, uno che riuniva nella sua persona tutte le caratteristiche positive del guajiro cubano: affabile, ospitale e disinibito. Amava la terra pinareña come amava la sua famiglia che aveva nel suo cuore un posto speciale. La musica fu un punto di arrivo obbligato, dopo aver fatto tanti lavori che non c’entravano niente con la sua vera attitudine. Polo non aveva un luogo ben preciso dove componeva canzoni e neppure si dava scadenze o momenti per farlo, lui improvvisava con la chitarra ogni volta che ne sentiva il bisogno. Quando divenne famoso non cambiò personalità, ma restò sempre un guajiro natural, solo che aveva più tempo per comporre e dedicò la sua vita in tutto e per tutto alla musica.
Polo visse la sua fanciullezza in una famiglia che amava la musica, pure se credo non esista famiglia cubana che non abbia questa caratteristica, e in casa sua il programma radiofonico più ascoltato era Nocturno. Lui amava molto i cantanti di bolero degli anni Quaranta e Cinquanta come Roberto Sánchez, Tejedor y Luis, El Septeto Nacional, Ignacío Pineiro, la Orquestra Sublime, il Trío Matamoros e Ñico Saquito. La casa di Polo era spesso visitata da grandi cantanti e quando lui aveva tredici anni venne a casa sua l’Orquestra Sublime per una festa. Se analizziamo l’opera di questo grande autore ci rendiamo conto che molte canzoni trattano il tema del rapporto uomo - donna e dell’amore, ma sono sempre condizionate da esperienze personali. La prima canzone composta da Polo fu Aquel tiempo feliz e lui diceva sempre che non gli piaceva perchè l’aveva scritta in un periodo poco felice della sua vita.
Sé que quieres terminar
el cariño que te di
ven y dime la verdad
ven y calma mi sufrir...
Non c’è bisogno di traduzione ma è interessante sapere che quando Polo scrisse questa canzone aveva solo tredici anni. Tutta la vita di Polo è legata alla musica e la sua prima apparizione ufficiale fu in un gruppo musicale da lui diretto nella zona del Cusco, dove viveva la sua famiglia. Polo in seguito si unì a un altro gruppo musicale di Artemisa, il Grupo Pleyade, che faceva parte del movimento degli Artistas Aficionados. La musica di Polo era di tipo tradizionale e lui accompagnava il gruppo suonando la chitarra. Il vero compositore che conosciamo oggi perrò nasce nel complesso Las Terrazas con il Grupo Sorpresa, che lui stesso crea e dirige. In questo gruppo, che si sviluppa nella sua casa in riva a un piccolo lago  e in un panorama campestre unico al mondo, Polo suona la chitarra e canta. Da questo momento Polo comincia a comporre le sue canzoni più belle che andranno a far parte dei tre dischi che ci ha lasciato, cose poetiche come María, Esa mujer e molte altre. Il Grupo Sorpresa durò fino al 1994, data di inizio del progetto per un complesso turistico a Las Terrazas,  poi si modificò in un Septeto, infine nel gruppo Cantores del Rosario. Adesso che Polo non c’è più, il gruppo musicale è diretto dal cugino Amauris Romero Borrego, che ha sempre stimato il cantante pinareño come un grande artista che riusciva a innovare la musica tradizionale. Il gruppo di Polo comincia a lavorare all’Hotel Moka, nel nuovo complesso turistico Las Terrazas, con l’dea di dare veste nuova a generi tradizionali come le serenate. Polo da giovane cantava solo temi cubani tradizionali, ma poco a poco cominciò a creare una musica sua, che a livello di ispirazione era debitrice delle forme passate, ma che aveva una sua originalità poetica e musicale. Lui creava prima la musica e dopo ci inseriva il testo che era forse la cosa più bella del suo lavoro, ma Polo era così modesto che non avrebbe voluto cantare in pubblico le sue canzoni. Furono i componenti del gruppo a convincerlo a inserire i suoi lavori accanto ai temi tradizionali cubani e quando venne aperta una radio nel complesso Las Terrazas, lui fu il principale speaker e lanciò la canzone Amanecer. Il complesso di Polo assume la forma di un Septeto e all’inizio interpreta tutte le canzoni più belle della trova tradicional per poi decidere di eseguire solo canzoni di Polo Montañez che dal 1995 in poi cominciarono a essere molto apprezzate. La fortuna del gruppo fu José da Silva, un impresario di Capo Verde residente a Parigi, che cercava un gruppo cubano per la casa discografica Lusafrica. Nel 1999 l’impresario ascoltò il gruppo di Polo e ne fu entusiasta al punto da inviare poco dopo, con il contratto da firmare, Alfredo Peñalver, un cubano che collaborava con la casa discografica. Il documento prevedeva sei anni di lavoro per produrre quattro dischi in esclusiva per la Lusafrica, ma se ne fecero soltanto due mentre Polo era in vita. Appena firmato il contratto il gruppo si mise al lavoro di buona lena, si può dire che la vita di tutti cambiò, persino del piccolo centro Las Terrazas, che seguiva le esibizioni di Polo e consigliava cambiamenti e modifiche alle canzoni. Per registrare il primo disco il complesso cambiò nome in Polo Montañez y su grupo, nome che fu imposto da Rubén Gamboa, un abitante della comunità Las Terrazas, ormai quartier generale del cantante. Il motivo era abbastanza semplice. Polo, perché a Fernando lo avevano sempre chiamato Polo sin da quando era un bambino e Montañez perchè viveva tra le montagne di Pinar del Rio. A Polo quel nome piacque molto e lo adottò per il gruppo.

Il successo internazionale

Polo coltivò la sua arte tra montagne e palme, uno dei luoghi più belli della campagna cubana, il posto più adatto per comporre una musica campesina che faceva capire l’anima del trovatore ispirato dai grandi compositori della musica tradizionale. Polo Montañez iniziò il suo cammino verso la fama partendo da Candelaria e da Pinar del Rio, senza mai dimenticarsi delle sue origini umili che sono sempre state la base della sua miglior musica.
Nell’ottobre 1999, Polo è all’Avana per incidere Guajiro natural, il suo primo disco che è il risultato di un lungo lavoro realizzato per sessioni: prima venne fatta la base musicale, poi le percussioni minori, i cori e per ultimo la voce di Polo. L’ispiratore del gruppo era sempre lui che voleva controllare tutto e riguardare ogni cosa del lavoro fatto, ma non dimenticava mai di scherzare e di intrattenersi con i compagni bevendo un bicchiere di rum o raccontando una storia. Guajiro natural viene fuori da una selezione di oltre venti canzoni che Polo stesso consigliò a José da Silva e il giudizio finale sui pezzi da pubblicare spettava alla casa discografica. Al termine dei lavori per la registrazione del primo disco, Polo e il suo gruppo fecero una grande festa che coinvolse tutta la comunità de Las Terrazas sino a notte fonda. La promozione del primo disco fu piuttosto difficile e partì contemporaneamente in Cuba e in Europa, perché la casa discografica era francese. Polo y su grupo continuarono a lavorare nell’Hotel Moka fino al giorno che venne deciso il primo tour internazionale. Nel 2000 venne fissata una tournée in Francia, paese che doveva lanciare il gruppo a livello internazionale. C’era solo il problema che Polo aveva un terrore folle degli aeroplani, soprattutto perché, come per la maggior parte dei cubani, aveva avuto poche possibilità di viaggiare fuori dall’isola. Nessuno dei musicisti era mai uscito dai confini di Cuba ma quella per loro fu solo la prima volta, perchè subito dopo dovettero replicare altre tournée in Olanda, Belgio e Portogallo. Polo era preoccupato per la diversità della lingua ma si rese ben presto conto che la musica cubana aveva la particolarità di abbattere le barriere del linguaggio e di farsi apprezzare anche all’estero. Polo aveva paura di non essere accettato dal pubblico e prima di ogni concerto era sempre molto teso, ma alla fine riusciva a creare un contatto incredibile con chi veniva a sentirlo. Polo era un artista completo che cercava di fare le cose con la migliore qualità possibile, lavorava sodo e dormiva appena tre o quattro ore per notte, era iperattivo e non poteva stare senza la sua chitarra in mano. Amava alzarsi all’alba per passeggiare nelle sue campagne e bere caffé in compagnia di amici. Era un ottimo interprete e soprattutto un grande creatore di musica cubana nel solco della tradizione del bolero e del son. Il suo linguaggio è semplice, le parole delle canzoni sono intrise di poesia, le melodie sono uniche e ben comprensibili in tutto il mondo.
La nazione dove Polo ebbe il più grande successo fu la Colombia, un posto che lui amava con tutto il cuore e che nelle sue preferenze veniva subito dopo Cuba. La Colombia fu la piazza che lo accreditò come grande cantante e la fama che raggiunse in questo paese lo aiutò a scalare le vette del successo internazionale. Molti concerti di Polo vennero organizzati in Colombia nel corso del 2000 e avevano come base musicale il disco Guajiro natural che fu molto apprezzato a Bogotá, Barranquilla, Cartagena e Santa Marta. La stampa, la radio e la televisione colombiana in molte occasioni parlarono di un artista geniale che veniva da Cuba. Il pubblico colombiano decretò il suo successo e gli fece guadagnare prima il disco d’oro e infine addirittura il disco di platino, che voleva dire oltre quarantamila copie vendute. Montón de estrellas fu la sua canzone più amata dai colombiani, tanto che nel corso del 2001 se si accendeva la radio non era difficile ascoltarla in qualsiasi ora del giorno. Questa canzone è dedicata a Loida Booser che nel 1999 lasciò Cuba per emigrare negli Stati Uniti e deluse molto le aspettative di Polo che provava per lei un amore profondo. Dopo Loida nel cuore del cantante ebbe un posto importante Adi García Álvarez, la sua ultima compagna che seguì l’esperienza colombiana e che condivise con il cantante gli ultimi anni della vita e il periodo del successo. Polo non è molto conosciuto in Italia, anche se prima di morire è stato ospite del Festival Latinoamericano che si tiene a Milano ed è nel nostro paese che ha composto la sua ultima canzone, Besitos, una sorta di testamento spirituale del suo genio. Nel 2001 Polo Montañez fece alcune tournée in Ecuador, Costa Rica e Messico, piazze importanti dove replicò il successo colombiano. Nel 2002 uscì il secondo disco, Guitarra mía, realizzato da Cubadisco, che venne presentato prima in patria e poi all’estero ed ebbe molto successo in Germania. La morte ci ha portato via un artista come Polo Montañez proprio quando cominciava ad acquisire una fama internazionale. La perdita di un cantante e di un poeta come lui non è stata cosa da poco per la cultura cubana e il suo pubblico lo piange ancora oggi mentre ascolta i dischi che lo hanno reso famoso. In tutta Cuba aprono sale e centri culturali dedicati a Polo (importante quello edificato sulla piazza di Viñales) e gruppi che fanno musica seguendo il suo esempio. Nel complesso turistico Las Terrazas la sua casa è diventata meta di pellegrinaggi da parte di turisti di tutto il mondo e anche di cubani che lo hanno conosciuto e apprezzato. La sua morte è stata un duro colpo per tutti, soprattutto per il modo inaspettato in cui si è verificata. Tutto accadde il 20 novembre del 2002, perché Polo decise di aiutare la sua vicina di casa Gisela María a celebrare la festa dei quindici anni, che a Cuba è un compleanno molto importante. Fu così che Polo si recò con la sua auto al circolo sociale José Luis Tasende in provincia di Ciudad Habana. Durante la festa venne organizzato pure un concorso di canto, una sorta di karaoke, e Polo cantò la sua ultima canzone: Penélope. Alle sei di sera, Polo decise di tornare a casa e mise in moto l’auto portando con sé la sua ultima compagna Adi, la ragazzina che aveva compiuto quindici anni, il figlio più piccolo di Adi e una ragazza che aveva realizzato il film della festa. La tragedia avvenne sulla via del ritorno nella zona di Pinar del Rio, mentre in autostrada il sole era ormai calato. Un terribile impatto con un mezzo che proveniva dall’altro lato uccise sia Polo che il figlio di Adi. Non ci fu niente da fare, nonostante l’impegno profuso dai medici dell’ospedale dove i due furono subito condotti. La notizia dell’incidente mortale si diffuse per tutta Cuba e il popolo avanero si riversò davanti all’ospedale per avere notizie, mentre chi viveva lontano attendeva con trepidazione davanti al televisore o alla radio. Polo Montañez si era conquistato un posto speciale nel cuore della gente e adesso è sepolto nel cimitero di Candelaria, nella sua campagna pinareña che tanto aveva amato. La sua morte è datata 26 novembre 2002 e si dice che persino Fidel Castro si sia recato a far visita al cantante ricoverato in ospedale. I funerali si tennero a Las Terrazas e furono un evento molto triste che vide la partecipazione di una moltitudine di cubani che aveva amato il cantante campesino, il vero e inimitabile guajiro natural.

Il significato della sua opera

Polo Montañez muore a quarantasette anni ed entra a far parte dei grandi della musica cubana come fedele rappresentante dell’arte popolare, come conservatore e al tempo stesso innovatore della musica tradizionale. Era un grande uomo in tutti i sensi, perché pensava sempre alle necessità degli altri e aiutava gli amici e i vicini come meglio poteva. Una volta comprò un registratore e regalò due cassette con le sue canzoni a una ragazzina che voleva sentire la sua musica ma non aveva denaro. Visitava ospedali e centri di assistenza e cercava di dare conforto ai malati, cantava senza pretendere niente in cambio, solo per il gusto di farlo. Quando le sue condizioni economiche migliorarono sensibilmente per via della fama internazionale si distinse per le numerose donazioni fatte a ospedali e istituzioni.
Polo era un uomo frugale che aveva bisogno di poco, basti pensare che il suo cibo preferito era la carne di jutia, un ratto commestibile che si cattura nei campi di canna da zucchero. Amava molto anche il maiale arrosto, ogni tipo di verdura, la zuppa di chicharo (un legume simile al nostro cece) e l’ajiaco tradicional (un minestrone contadino di verdure e legumi). Mangiava in piedi vicino al fuoco dove cucinava il cibo, spesso era scalzo e quasi sempre in pantaloni corti. Non era uomo di protocollo e di galateo e pure nel modo di mangiare restava a tutti gli effetti un campesino cubano, che poteva rinunciare a tutto ma non alla sua tazza di caffé e alla sua birra Cristal. Mentre cantava invece beveva vino bianco a temperatura ambiente per scaldarsi la voce. Polo era un uomo ansioso, nervoso, un vero guajiro natural che doveva stare sempre vicino alla famiglia e agli amici. La sua qualità maggiore era che pensava più a dare che a ricevere, era un uomo simpatico e scherzoso che non sapeva ballare ma ci provava. Non si spaventava mai davanti alle difficoltà, anzi erano proprio i momenti più difficili che gli facevano dare il meglio di se stesso. I concerti di Polo erano incredibili: si riempiva tutta la piazza e la gente restava come stregata dalla musica e dalla poesia delle sue parole. Polo era un uomo magnetico che faceva appassionare con il suo canto, amico di tutti, soprattutto degli umili e degli infermi che lo avevano eletto come cantante di riferimento. Le sue canzoni parlano sempre d’amore e si ispirano soprattutto alle donne della sua vita: Nieves, Caridad (la madre del suo unico figlio), Loida (quella del Montón de estrellas) e Adi (la sua ultima compagna).

 

Piccola antologia di testi

Vediamo di tradurre alcune canzoni - poesie che sono significative della produzione di Polo Montañez.

UN MUCCHIO DI STELLE

Io non so per quale motivo canto di lei
mentre dovrei detestarla
con la forza del mio cuore.
Tuttavia non la cancello del tutto
lei è sempre presente
come adesso in questa canzone.

Innumerevoli sono le volte che ho provato
a dimenticarla e non sono riuscito
a toglierla neppure per un istante dalla mia mente,
perché lei sa tutto il mio passato,
mi conosce troppo bene
ed è possibile che per questo si approfitti.

Perché io nell’amore sono un idiota
che ha sofferto mille sconfitte,
che non ho la forza per difendermi,
però lei quasi sempre si approfitta,
qualche volta mi disprezza
e altre volte
lo fa solo per incantarmi. Ed è così.

Oggi ricordo la canzone che composi per lei
e alla fine non sapevo
che questo per me era negativo.
Poco a poco sono sprofondato in un abisso
e sempre accadde la stessa cosa,
nessuno sa quanto ho sofferto,
una vittima totale dei suoi capricci,
però un giorno ho aperto gli occhi
e con rabbia l’ho cancellata dalla mia mente.
Poco a poco ripresi ad andare avanti
e tra le braccia di un’altra amante
sono riuscito a farla finita con questa storia.

Perché io nell’amore sono un idiota
che ha sofferto mille sconfitte,
che non ho la forza per difendermi,
però lei quasi sempre si approfittava,
se un giorno mi baciava
lo faceva
solo per incantarmi. Ed è così.

(Ritornello) Tutto fu così (in questo modo è stato) tutto fu per lei.

Io la amavo, io la adoravo,
però dovevo detestarla.

(Ritornello)

Come ho voluto bene a quella donna,
perché pensavo che fosse buona. Ah, Dio mio!

(Ritornello)

Io ero capace di salire al cielo
per portarle giù un mucchio di stelle.

(Ritornello)

Un uccellino che volava
lo presi per compiacerla. Ah, Dio mio!

(Ritornello)

Si prese gioco così tanto di me
che ora non posso vederla.

(Ritornello)

Mi fece passare per scemo
mi fece innamorare di lei e dopo mi lasciò.


CONTADINO NATURALE

(Coro) Anche se io fossi un contadino naturale

Sono un contadino normale
che viene dal monte rifugio degli schiavi.
Sono un contadino normale
che viene dal monte rifugio degli schiavi,
so qual è la mia posizione
io so qual è il mio posto.

(Coro) Anche se io fossi un contadino naturale
non ti sbagliare

Vengo dal giogo dei buoi
che tira un carro.
Vengo dal giogo dei buoi
che tira un carro,
porto l’odore del carbone
e l’aroma dell’aia.

Posso salire su un aereo
se proprio devo farlo.
Posso salire su un aereo
se proprio devo farlo,
ma sempre ritornerò
con me non c’è equivoco.

Mi piace come canta la musica del bosco.

(Coro) Non ti sbagliare

Un contadino naturale, naturale,
speciale di là dal monte.

(Coro) Non ti sbagliare

Guarda perché tu a me no, a me non mi conosci

(Coro) Non ti sbagliare

Ti posso complicare la vita, ti posso ingarbugliare la notte.

(Coro) Non ti sbagliare

Perché ti annodo con un ramo colorato
che si trova nel monte.

(Coro) Non ti sbagliare

Mi piace come cantano la colomba e il passerotto.

(Coro) Non ti sbagliare

Echa

(Coro) Con me ché!

Contadino del monte dentro. E allora?

(Coro! ) Con me ché

Ché, ché, ché, ché, ascolta
Con me ché tu vedrai.

(Coro! ) Con me ché

Guarda, conosco la storia di Cuba meglio di te.

(Coro! ) Con me ché

Posso andare a cavallo
fino a dove visse El Cuculambé.

E se non c’è un cavallo
scatto e vado a piedi.

(Coro! ) Con me ché

Vieni che ti faccio ballare el tín marín de dos pingüe.

(Coro! ) Con me ché

Con cucaramacara contadino,
contadinello sono.

(Coro! ) Con me ché

Ti posso anche insegnare a fare un buon caffé.

(Coro! ) Con me ché

Ma questo no, niente di questo tu sai fare.

(Coro! ) Con me ché

L’ho detto io!

(Coro! ) Con me ché

Alabao Sea Santíssima.

In questa canzone ci sono molte frasi intraducibili che ho conservato nella versione spagnola (ndt).

LONTANANZA

Cosa succede se io le mando questa canzone
e lei non si ricorda più di me,
dopo come faccio a dire al cuore
che già si dimenticò, come doveva.
Lontananza, tu mi devi dimenticare,
avvicinala un poco di più a me,
spiegale che così non posso stare,
dille per favore di ritornare un giorno.

Lontananza, vai e dille che io l’amo
Non importa se lei non ti parla di me.
Vai e dille che per il suo amore sto morendo,
che sono avvolto nel silenzio,
che posso appena sorridere.
Non importa se lei mi ha dimenticato.
Vai e dille che io continuo ad amarla.
Lontananza, parlale di me.


SE IO POTESSI

Se io potessi dirti
tutta la voglia che ho
di stare solo insieme a te,
se mi dicessi il momento,
potremo spiccare il volo insieme
fino a un angolo del cielo,
e là vicino a Dio
potremo amarci tutti e due
fino a vincere il desiderio.

Se io potessi dirti
che ogni volta che vengo a sapere
che hai domandato di me
divento pazzo, mi ammalo
e mi viene voglia di spiccare il volo,
volare solcando quel cielo
fino ad arrivare insieme a te,
in quel giorno che alla fine
arriveremo a conoscerci.

Se io potessi dirti
che di notte non dormo
pensando a come ti posso incontrare
e se domani ti potrò vedere,
però se è impossibile,
se alla fine non ci vedremo,
dimmi che ascolterai la canzone
che ti ho lasciato come ricordo.

Se io potessi, amore!

(Ritornello) Se io potessi

Se io potessi, amor mio
vederti quando lo voglio
Ahi, ahi, se io potessi
darti tutto quello che desidero.

(Ritornello) Se io potessi

Nei sogni ti vedo passare
e ti guardo così tanto
che mi escono i sospiri
e così non posso stare,
non è possibile.

(Ritornello) Se io potessi

E ogni volta che io vengo a sapere
che hai domandato di me
divento pazzo, mi ammalo,
non posso continuare così.

(Ritornello) Se io potessi

Ahi, amore se io potessi,
se io potessi vederti ogni volta che lo desidero,
ogni volta che lo desidero,
tu sai quanto sarei felice…
tu sai quanto sarei felice…
Se tu potessi amarmi in qualunque modo
se tu tornassi, se tu non te ne andassi più, oye, oye…

L’ANGOLO DELLE MIE ANSIE

Quello che mi ispira a scrivere questa canzone
è una sensazione che non immaginavo
che come un raggio penetra dentro di me,
la forza di un amore
che mi attraversa l’anima.

Una passione che conduce al cuore
innamorandolo come non mi aspettavo
e credo che si è svegliato un’altra volta
l’angolo delle mie ansie.

Comparve subito una donna
dolce come il miele
soave come la schiuma,
che con un bacio mi riempì di passione
ravvivò le illusioni dove non ce n’erano più.
Non ho potuto resistere e in quel momento
mi pizzicai la pelle per vedere se sognavo,
ed era tutto vero, lei era lì davanti a me
mentre mi baciava.

Lo domandai al cuore
e lui mi rispose che ero pazzo di lei.
E io che non posso resistere
nemmeno un istante al desiderio di vederla,
perché già mi è entrata nella pelle,
questa donna bellissima,
da quella notte
non ho più potuto, e in quel momento
mi pizzicai la pelle per vedere se sognavo,
ed era vero, era lì davanti a me
mentre la baciavo.

L’ULTIMA CANZONE

L’ultima canzone che vorrò fare deve essere,
credo che debba essere, romantica,
una canzone sentimentale che contenga tanto amore
che bagni il cuore di lacrime.
L’ultimo minuto della mia vita deve essere,
credo che debba essere, romantico,
dove possa dire l’unica verità
dell’amore, del disamore e della disillusione.

L’ultimo angolo dove mi vorrò nascondere deve essere,
credo che debba essere, amaro,
un luogo ben nascosto, dove possa piangere
e che nessuno sappia del mio pianto.
L’unico futuro della mia vita deve essere,
credo che debba essere, strano,
non credo che la sorte, ora mi venga a sorridere
dopo aver vissuto tanti anni.

Non sono di quelli che al risveglio credono facilmente
che il giorno possa essere esatto.
Ci sono giorni per me che mi rilasso solo
guardando i colori della mia stanza.
Per questo nell’ultimo minuto tenterò
di fare il mio cuore elastico.
Mi rimangono ancora tante cose da sapere,
per questo lotterò sino a stancarmi.
Anche l’ultimo angolo dove mi vorrò nascondere deve essere,
credo che debba essere, amaro,
un luogo ben nascosto, dove possa piangere
e che nessuno sappia del mio pianto.
L’unico futuro della mia vita deve essere,
credo che debba essere, strano,
non credo che la vita ora mi venga a sorridere
dopo aver vissuto tanti anni,
l’ultimo minuto della mia vita deve essere romantico.

L’ultima canzone è una sorta di testamento spirituale di Polo Montañez che esprime il suo animo romantico da guajiro natural. Ironia della sorte ha voluto che il cantante è scomparso in un terribile incidente pochi mesi dopo averla composta. Inutile dire che le canzoni di Polo Montañez si apprezzano meglio in lingua originale e che è indispensabile ascoltarle complete della inconfondibile musica campesina cubana. Con questo piccolo lavoro spero soltanto di aver contribuito alla conoscenza in Italia di un grande artista cubano contemporaneo.

(c) Gordiano Lupi


Bibliografia e discografia essenziale

Fernando Díaz Martínez – “Polo Montañez” – Editorial Letras Cubanas, 2004
“Guajiro natural” – Productora Discografica Lusafrica, 2000
“Guitarra mía” - Productora Discografica Lusafrica, 2001
“Memoría” - Productora Discografica Lusafrica, 2004


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