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di Gaia Borella
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OGGETTO: UNA PAROLA AL GIORNO

  

I gesti sono tutto ciò che ho, e a volte devono essere eclatanti. Se mi capita di esagerare è per comunicare in modo chiaro, ragion per cui la mia lingua è lunga e piatta. Sono sdraiato sulle piastrelle gelide che aspetto Marco, il mio padrone.

Sono vecchio, e potrei diventarlo ancora di più, ma non voglio essere imbottito di medicine perché ho visto in TV, su Animal Planet che, dopo la morte, c’è la vita e mi rincarnerò in un umano, andrò da Marco e gli dirò << Balù ti vuole bene ed è sempre con te>>.

 Eccolo che rientra in casa << Ehi Balù>> io non riesco ad alzarmi per i troppi dolori, ma lui mi prende in braccio e mi culla appoggiandomi delicatamente sul divano, parlandomi e scusandosi della sua assenza. Mi prepara ed usciamo, ma quasi non riesco a camminare a causa delle mie anche doloranti, ragion per cui torniamo presto e andiamo a riposare. Dopo pochi giorni Marco torna a casa con una ragazza, << Balù saluta: lei è Eva >> lei mi disse << Ciao amico a quattro zampe, sei molto bello! >>, ma da quel giorno Marco cominciò a trascurarmi, usciva spesso con lei, la portava a fare lunghe passeggiate in vasti giardini, anche se al suo posto ci sarei dovuto essere io! Poco dopo, Eva si trasferì da noi, lei mi adorava ma io un po’meno; mi aveva rubato il mio migliore amico!

Cominciava a muoversi, spavalda, in casa nostra, era entrata nelle nostre vite, ma nonostante fossi scontento della sua intrusione c’era qualcosa, in lei, che non mi faceva tirar fuori la mia rabbia, e credo che si trattasse della sua pancia sporgente. Dopo circa nove mesi, infatti, venne alla luce Marta. Da quel momento la nostra famiglia fu impegnata a prendersi cura di quella piccola e dolce creatura. Cominciai a osservare un comportamento ambiguo, strano in Eva, così immaginai che fosse preoccupata per Marta, ma dal momento che non voleva visite mediche, andò avanti così per un po’.

Pochi giorni dopo andammo al laghetto, Marta era in acqua con me ed Eva, ma ad un tratto si sentì solo il pianto della piccola Marta nella valle…Eva era svenuta e, cadendo, aveva battuto la testa; Marco fece uno scatto, corse in acqua a recuperare noi ed Eva e andammo al pronto soccorso dove la medicarono; ma dopo una serie di visite arrivò l’indesiderato annuncio…Eva aveva un tumore al cervello…era incurabile. Si trasferì dai suoi genitori, sempre assistita da infermieri qualificati, io stavo lì con lei a farle compagnia, tutte le notti. Il giorno per il quale i medici avevano segnato la sua morte mi chiese disperata con un filo di voce << Balù prenditi cura di Marta e proteggila.>>

Il giorno dopo morì…

Marta voleva rimanere con noi, ma i genitori di Eva, con la scusa che Marco lavorava spesso, la tennero con loro. Al fine di tenere la piccola con loro accusarono Marco di assunzione di droghe. E, quando era previsto l’arrivo degli assistenti sociali, misero tutte le stanze in disordine e sparsero siringhe per tutta la casa. Marco si difese dalle accuse; se solo avessero ascoltato me, che sapevo tutta la verità! Ando avanti così per tre mesi, fino a quando, un giorno, ci portarono in tribunale e, un passante, confermò di aver visto i genitori di Eva entrate in casa con aria misteriosa e, incuriosito, vide dalla finestra che avevano inscenato il fatto, solo per tenere Marta. Il giudice dichiarò Marco innocente e Marta tornò da noi.

Ogni giorno, Marco accompagna me e Marta a trovare Eva: lui le compra sempre un fiore fresco, la piccola le fa i disegni di quando eravamo tutti insieme, e si ricorda di mettere anche me, mentre io faccio sempre un piccolo inchino e dentro di me prego per la sua felicità.

Ora sono qui che gioco con Marta e dei calzini appallottolati, mentre aspettiamo che Marco torni dal far la spesa.

Io invecchio e Marta cresce serena.

Ecco Marco, mi saluta e dà da mangiare a Marta, ma quando torna, mi vede ansimare, mi porta dal veterinario e mentre sono su quel tavolino gelido, mi sento debole, e nella mia testa mi frullano tutti i bei momenti passati con la mia famiglia, mi lascio andare, perché so che ho portato a termine il mio compito, curare e prendermi cura di Marta.

Non mi volto indietro ma so che lui è lì, abbaio due volte perché voglio che si ricordi che sappia; sento i suoi occhi fissi su di me, ma non mi giro.

E mi lancio nella vastità dell’universo davanti a me, e corro

<< Puoi andare>> mi grida,

E mi lascio trasportare dal vento…

© Gaia Borella





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