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A cura di Franco Masini
Nobile, generale di ghiaccio



Soprannominato “Glaciale”, dagli alunni dell’Istituto Tecnico Nautico “M.Colonna - Roma” il Generale Umberto Nobile, famoso per l’episodio della Tenda Rossa e al tempo stesso commissario d’esami alla maturità nautica, pur ammirandone l’eroicità di esploratore (e uno dei più grandi personaggi della storia del volo umano), non fu molto apprezzato dalla quinta classe capitani, perché… vennero rimandati tutti a Ottobre!
Non tutti, s’intende, perché mentre i secchioni, che in classe non mancano mai, lo ossequiavano e vennero promossi, noi, i ripetenti, come la maggior parte degli alunni di quel triste anno scolastico 1959-60, fra i quali io stesso, non ce la facemmo a passare.
Motivo? Perché a “Oceanografia”, materia alla quale il Generale era assai “affezionato”, risultammo un po’ carenti e per una strana logica scolare, questo non era bene.
Cos’era successo? Era successo che, ad esaurire le sue già scarse doti di pazienza (rammento quella sua aria burbera e accigliata), furono le vaghe risposte che demmo sul tema a lui più caro, ossia il ghiaccio: Formazioni glaciali, tipologia e qualità degli Iceberg, loro dislocazione e già che c’era, (vista la fine fatta dal “Titanic”, nel 1912), non mancò di chiederci la proporzione della sua parte immersa.
Fu un fiasco, una delusione: chi diceva 7/ottavi, chi 8/decimi…. fino a ché il Generale, al colmo dell’esasperazione, sbottò, “questi alunni sono proprio dei somari!” e fu il gelo!
Fosse stato edotto, il Generale, sull’attuale stato d’apprendimento della scuola (Italiana), dove pare che l’alternanza del giorno e della notte sia un mistero, quella domanda che a lui sembrava facile, può darsi che non ce l’avrebbe fatta, ma non andò così e fu giocoforza riprendere a studiare l’odiato testo e prepararsi all’esame.
A Ottobre poi, ci pensò lui a darci la promozione, perché il Generale, famoso per la sua rudezza, ma non per mancanza di cuore e soprattutto per la storia della “Tenda Rossa”, burberamente, ci concesse il diploma.
Pochi rammentano che Umberto Nobile (nato a Lauro –Avellino, il 21-Genn- 1885, morto a Roma il 30 Luglio del 1978), conclusi nel 1908 a Napoli gli studi di ingegneria aeronautica (110 e lode), entrò a far parte della Regia Aeronautica e nel 1923 dette inizio alla progettazione di dirigibili dei quali un tipo particolare chiamato “semirigido” (in antitesi a quelli costruiti in Germania che invece erano “rigidi”) era il migliore.
Ma non basta perché preso dalla passione per il volo, partecipò alla costruzione di aerei a scafo metallico (Caproni), ideò un primo paracadute nazionale ed entrato a fare parte della Goodyear Co. (di Akron Ohio, USA), progettò dirigibili da trasporto passeggeri.

L’ambizione e la fama però, lo spinsero a cimentarsi nell’esplorazione delle zone più remote della Terra le quali, com’é noto, sono i Poli.
Nel 1926, col “Norge”, dirigibile di sua progettazione, assieme al famoso Roald Amudsen, esploratore Norvegese, raggiunse il Polo Nord (Artico), stabilendo un primato la cui eco travalicò i confini politici del mondo (e anche le speranze e le ambizioni di ambedue i protagonisti della storia!).
Dopo gli elogi (e pretese da parte dei due acerrimi rivali) per l’impresa appena realizzata, si dà da fare per organizzarne un’altra, questa volta, di sua esclusiva progettazione.
E’ l’inizio della tragedia del dirigibile “Italia”, con il quale il Generale, assieme ad altri 16 uomini, intendeva ripetere la precedente trasvolata Polare (Polo Nord!), senza però dividerne con altri la gloria!
Sebbene l’idea fosse buona, questa volta però gli fu fatale e per la sua fama e per se stesso (come persona), ma quel ch’è peggio, per la vita di 7 dei 16 uomini del suo equipaggio.
Il fatto venne descritto dai giornali in questo modo: “Oggi, 25 maggio, 1928, alle ore 10.33, il dirigibile “Italia”, dopo aver sorvolato il Polo Nord Geografico, mentre effettuava il viaggio di ritorno (mancavano appena 100 miglia nautiche all’arrivo alla Terra di Nord Ovest, Spitzbergen), a causa di un violento fortunale, urtava la banchisa polare e nell’impatto lasciava sul pack parte della gondola con dieci uomini d’equipaggio, più, una certa quantità di materiale”.
Quello che il comunicato stampa non diceva era però che, così alleggerito e in balia del vento, il dirigibile se ne volò via, trascinando con se 6 dei 16 uomini della squadra, che scomparvero per sempre!
I nove superstiti (uno era già morto nella caduta sul ghiaccio), si adattarono a vivere in una tenda la quale, per favorirne l’avvistamento, venne colorata di rosso (da qui il nome di “Tenda Rossa”).
Biagi, il radiotelegrafista della missione, riattivato il ricetrasmettitore di emergenza (Ondina 33), iniziò a trasmettere (CQ, a tutti) la propria posizione, ma invano, perché per almeno 5 giorni non ricevette alcun riscontro (nemmeno dalla nave appoggio “Citta di Milano” che evidentemente non interessata all’ascolto!).
Immaginate lo stato d’animo di quei naufraghi mentre scandiscono per ore il flebile segnale Morse (tre punti tre linee tre punti, SOS), ….senza ricevere nessuna risposta!
Poi una flebile risposta, un richiamo, segno che, finalmente, qualcuno l’ha ricevuto!
E’ un Radioamatore Russo (certo Nicolaj Schmidt di Vochma / Arcangelo - URSS), che senza porre indugio (e qui, secondo me, si vede il carattere emotivo della gente di quel tempo!) da’ loro il “K“ (ricevuto) e poi la conferma che verrà ritrasmesso “in aria” (ossia a tutti).
Immagino che l’emozione e la gioia dei naufraghi deve essere stata immensa (e siamo al 2 di Giugno, ossia sette giorni dopo l’incidente)!
Finalmente, la notizia della sciagura si sparge da per tutto, non, come si potrebbe presumere, per merito della tecnologia, ossia aerei, navi e nemmeno le potenti stazioni radio di terra, ma per la sagacia di un umile radio amatore (Radio AM), di uno sperduto paesino della Siberia, che per puro caso capta il debole segnale e pur non credendo ai suoi orecchi, lo ritrasmette…e salva la spedizione!
Dal momento in cui la notizia del naufragio si diffonde, suscitando una vera e propria gara all’intervento, tutti si mobilitano per partecipare!
Notare che, a differenza di ciò che accade oggi dove a prevalere è l’organizzazione di gruppo, in tutta questa intricata storia, si vede bene come ad emergere siano soprattutto azioni di singole persone che cercano in tutti i modi di guadagnarsi un po’ di gloria e d’onore.
Di contro, almeno all’inizio, si assiste all’assenza o quasi (e persino della mancanza di attenzione!) da parte delle autorità preposte (oggi diremmo della “Protezione Civile!”) .
Solo più tardi (siamo al 8 Giugno) e molto lentamente, si muove la pesante macchina di Stato.
Stato rappresentato dalla nave appoggio “Città di Milano, che riuscì finalmente a stabilire il primo contatto radio con la Tenda Rossa mentre, prevalentemente finanziata da privati (perché dal governo non venne mai dato un ufficiale assenso), partiva dall’Italia una spedizione mista, militare/civile, composta da Alpini e giovani soci del Sucai (Centro Alpino Italiano).

Alcuni aviatori Italiani, poi, fra i quali il Tel. Col. Maddalena ed il Maggiore Penzo, da bordo dell’idrovolante SM55 (Savoia Marchetti) con il quale la mattina del 13 giugno erano andati in perlustrazione, avvistarono la Tenda Rossa, ma nemmeno nei successivi passaggi a volo raso, riuscirono ad atterrare (e siamo al 19 Giugno).
Dal momento in cui era stata segnalata l’esatta posizione della ormai famosa “Tenda Rossa”, molti vollero prendere il volo.
Navi ed aerei degli stati confinanti: Finlandia, Svezia, Russia e gli stessi Italiani con la nave appoggio, Città di Milano, che assieme a dei volontari americani, faceva base nella Baia di Vigo, partirono alla volta della perduta spedizione, se non altro per arrecare, anche solo con la loro vista, sollievo ai naufraghi.
Anfibi, idrovolanti che, finalmente, riuscirono a paracadutare viveri e generi di conforto (che altrimenti i naufraghi non sarebbero potuti sopravvivere!) si susseguirono incessantemente dimostrando, da parte di tutti, un vero spirito di collaborazione.
Il maltempo però la faceva da padrone e mentre i Russi, col rompighiaccio “Krassin”, avanzavano lentamente ma costantemente, fendendo la banchisa polare, il Norvegese Lundborg, col suo Fokker 31, sorvolava il campo e in un successivo passaggio, atterrò.
E’ a questo punto, cioè quello della drammatica decisione di Nobile di abbandonare il campo, che nasce la controversa diatriba circa il “dovere di Nobile di rimanere sul posto” (che poi venne presa a pretesto per la rovina morale e civile del Generale).
In realtà Nobile, anch’egli infortunato (una gamba fratturata), non voleva andare, ma sollecitato vivamente dal Lundborg cedette e assieme alla sua cagnetta Titina, salì a bordo dell’idrovolante.
Scopo della sua apparente defezione, era invece quello di raggiungere la nave appoggio Italiana per meglio concertare i soccorsi, ma venne malamente interpretato ed accusato di “abbandono nave ed equipaggio” (il che equivaleva ad una sorta di alto tradimento
Lundborg, però, avallando l’onestà delle sue intenzioni, una volta depositato Nobile sulla nave, tornò alla Tenda e con la sincera intenzione di recuperare gli altri, tentò un ammaraggio, ma gli andò male e capottò sul ghiaccio (poi venne successivamente recuperato da un collega, tale Moth, Svedese).
La storia, però, detta così suona male!
Il motivo della presunta “defezione” del Generale, secondo me, fu causata dalla necessità impellente di rimediare a quella che definirei la più totale, maldestra, scombinata disorganizzazione di ricerca di naufraghi di tutta la storia, alla quale, poi, non mancarono né invidie né contrasti, anche a livello politico nazionale, inettitudini e il classico “scarica barile” delle autorità Italiane.
Oltre a questa preoccupazione dunque c’era anche il fatto oggettivo del quale va tenuto conto, che la decisione di Nobile a lasciare i compagni, non fu tanto sua (come si volle far credere), ma imposta dall’alto, probabilmente in vista proprio della scarsità di attenzione della nave appoggio, all’inizio delle operazioni.
Montre Nobile veniva trasportato alla sua nave, gli altri, i soccorritori improvvisati, pur di non correre il rischio di rimanere in diparte, si cimentavano in voli spericolati quanto dagli esiti incerti.
Il risultato? Che tutti…. si rincorrevano l’un l’altro!
La prova? Che in quell’occasione avvennero fatti ad dir poco incredibili: pensate un po’, invece di attendere i soccorsi, che prima o poi sarebbero arrivati, 3 uomini della Tenda Rossa, Mailmgreen, Mariano e Zappi, stufi di aspettare, si misero in marcia con l’intenzione di raggiungere la terraferma….dove non arrivarono mai!
In loro soccorso, partirono altri 3 uomini, Gennaro Sora, Warming e Van Dongen, con cani e slitte, dei quali però, uno di loro (un certo Warming), colpito da oftalmia, dovette essere abbandonato mentre i due superstiti, dopo una marcia estenuante e allo stremo delle forze, raggiungevano la terra ferma in una zona sconosciuta (Isola di Foyn).
A risolvere le cose, arrivò fortunatamente il Krassin, che li recuperò, ma non l’altro che, poveretto, fu trovato morto!
“Così va la vita!”, si potrebbe dire, ma chi l’avrebbe detto, che il freddo Amudsen, invece di godere delle disgrazie dell’altro (Nobile) si sarebbe “scapicollato” per corrergli in soccorso?
Eppure lo fece, scomparendo poi col suo aereo nelle gelide acque del Mar di Barents.
Mentre si svolgevano le operazioni di soccorso, più che di azioni coordinate e razionali, fatte di slanci di vero eroico coraggio (ma anche di morti e dispersi come il Latham-47 della spedizione Francese, che decollato da Tromso, precipitava in mare dove perirono 4 uomini), le navi, pur malconce e a corto di combustibile (a quel tempo le caldaie erano alimentate a carbone!), procedevano a tutta forza.
Il primo rompighiaccio Sovietico ad intervenire, partito il 12 Giugno da Arcangelo, era il Malyghin, ma non giunse mai alla meta (si era rotto!); la seconda nave rompighiaccio, sempre Sovietica, la Krassin, con a bordo il celebre Prof.Samoilovich (amico del Generale), ruppe un’elica e stava per desistere dall’intervento, quando, sollecitato dallo stesso Generale, che già si trovava da bordo della “Città di Milano” occupato a coordinare le ricerche, lanciò l’idrovolante in dotazione, dal quale vennero avvistati 2 dei 3 superstiti (quelli che se ne erano andati!) che, come già detto, vennero recuperati.
Finalmente l’epilogo, il Krassin che festosamente raggiunge il luogo del disastro (siamo al 12 di Luglio, ore 20), ed avvistata la Tenda Rossa, si avvicina e a quel punto…. tutto è risolto, sono salvi!
Che angoscia (potremmo dire), che ansia, tutta questa disorganizzazione e poi la questione di Nobile si Nobile no, che si trascinò per decenni tra polemiche, insulti, invidie, e malcontenti, fino a che….capitò nella mia scuola e calmo, calmo, zitto, zitto….. ci fece fuori tutti!

(c) Franco Masini
Lucca, 30/12/2007
Pubblicato orignariamente sulla rivista
"SAGGIO" di Eboli del Marzo 2008

 


Il generale Nobile

Idrovolante SM55

La stampa d'epoca

I superstiti

La "tenda rossa" dall'alto

Nave Krassin
Franco Masini, nasce a Pisa (PI) nel 1937, compie i suoi studi di navigazione a Roma e s’imbarca come Ufficiale sulle navi della Marina Mercantile.
Successivamente va a Milano dove si aggrega ad una spedizione che vuole raggiungere l’Antartide in gommone.
Risultato del “viaggio”, un bel posto a Porto Cervo (SS), in qualità di Direttore e successivamente a Sibari (CS).
A Milano, fonda una scuola di navigazione che va per la maggiore, ma non contento esegue perizie per il Tribunale, infine si iscrive all’Albo dei Giornalisti come Pubblicista in materie nautiche e riempie molte pagine dei giornali del settore.
Infine si impegna ad insegnare al locale I.T.N “Artiglio” di Viareggio e ancora privatamente, come andare vela.
Nel contempo scrive; scrive le sue memorie nella sua città natale (Lucca), dove attualmente vive.

 



Dal 27/09/2008
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