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L'occhio rosso di Marte
di Paolo Aresi (da Visioni da un futuro circolare)


L'occhio rosso di Marte brillerà nel prossimo mese di ottobre nel nostro cielo e sarà la "stella" più luminosa del firmamento. Perché Marte il 30 di ottobre sarà a 69 milioni di chilometri dalla Terra, nel punto di massima vicinanza per i prossimi dieci anni. Capita ogni due anni e cinquanta giorni che Marte si trovi esattamente "dietro" alla Terra, poi i moti orbitali dei due pianeti fanno sì che si allontanino. Ma ognuna di queste "opposizioni" (si dice "opposizione" perché Marte in quel momento è esattamente opposto al Sole rispetto alla Terra. Nell'allineamento abbiamo quindi Sole, Terra e Marte) è differente secondo un ciclo di circa quindici anni. L'opposizione di due anni fa fu di quelle favorevolissime, Marte arrivò a 55 milioni di chilometri dalla Terra. Quella attuale sarà un po' meno favorevole, ma comunque migliore delle due successive.
Insomma, sarà un bel Marte. Ne approfitteranno gli astronomi, gli astrofili e le agenzie spaziali. In particolare la Nasa che spedirà verso Marte approfittando della buona posizione una nuova sonda destinata a svolgere un lavoro di ricognizione molto approfondito sul suolo del pianeta. Nei telescopi degli astrofili Marte mostrerà i suoi dettagli sfuggenti, i suoi deserti ocra, almeno una delle sue calotte polari. E proprio quella macchiolina bianca ha suscitato nei secoli illusioni e speranze circa la possibilità di trovare la vita su questo pianeta fratello della Terra. La macchia voleva dire forse ghiaccio, quindi acqua, quindi probabilità di vita. Del resto Marte aveva sempre evidenziato somiglianze con il nostro pianeta: il giorno è simile al nostro (mezz'oretta in più), l'anno è lungo il doppio, ma presenta stagioni come le nostre. Marte possiede un'atmosfera, per quanto tenue, percorsa da nubi di polvere, ma anche di vapore acqueo. Proprio la ricerca dell'acqua su Marte resta un nodo cruciale per l'esplorazione di questo mondo.
La questione della vita su Marte diventò un elemento importante della nostra cultura alla fine dell'Ottocento dopo le osservazioni dell'astronomo Giovanni Schiaparelli in occasione della "grande opposizione" del 1877 quando il pianeta si avvicinò alla Terra in maniera da consentire osservazioni efficaci. Di norma, Marte è troppo lontano e troppo piccolo per compiere delle osservazioni telescopiche di grande interesse. In quell'opposizione il nostro grande astronomo non si limitò a osservare le calotte polari e le poche altre macchie che si notano in superficie. Vide delle linee che solcavano il pianeta, che lo attraversavano tutto. Che cosa erano quelle linee? Schiaparelli parlò di "canali", ma, sembra, senza volere dare a questo termine la connotazione di corso d'acqua artificiale. Ma questa fu l'interpretazione generale. Le linee divennero "canali" e i canali presuppongono dei costruttori. L'idea dilagò in Europa e in America, altri astronomi la sostennero a spada tratta, altri negarono la presenza dei canali.
Il mitico romanzo di Herbert George Wells, La Guerra dei Mondi, vide la luce durante questo periodo. C'era vita su Marte, c'era vita intelligente. E perfida. C'erano esseri viventi che avevano ben poco di umano, che pensavano soltanto alla loro sopravvivenza minacciata dall'aridità estrema del pianeta: la Terra poteva essere la vita. Un romanzo drammatico dove forse per la prima volta, in maniera veramente fantascientifica, plausibile, appaiono i "Marziani". Appaiono macchine volanti capaci di viaggiare da un mondo ad un altro. Gli esseri "altri", alieni, non sono angeli, non sono diavoli, né folletti. Sono extraterrestri. Forse è la Guerra dei Mondi che con i suoi marziani introduce nell'inconscio collettivo dell'umanità la nozione dell'extraterrestre. Che è nemico, che è micidiale, guerrafondaio. Un cattivo esordio. Perché? Il periodo storico suggerisce la risposta. Eravamo alla fine dell'Ottocento, periodo di imperialismo, di antagonismo profondo fra gli stati europei, periodo che preludeva ai macelli della Prima e Seconda guerra mondiale. Che i marziani di Wells fossero una proiezione della diffidenza, del modo di vedere lo straniero, l'"altro", è abbastanza evidente.
Vengono in mente altre grandi opere marziane. Da John Carter, più fantasy che science fiction, al racconto di Weinbaum, Un'Odissea marziana, mitico. A Vecchio Fedele di R. Z. Gallun, dove forse per la prima volta appare un marziano ricco di buoni sentimenti, più umano dell'uomo. Siamo alla vigilia della Seconda guerra mondiale, siamo negli Stati Uniti. Al principio degli Anni Cinquanta Clifford Simak produce uno dei suoi racconti più belli, "Miraggio", ambientato su Marte dove i piccoli marziani sono vittima di terrestri che hanno dimenticato la loro umanità. Cambia la mentalità, cambia il modo di pensare. Cambiano i marziani. Altri grande opere marziane. Il poco fanta e molto scientifico "Le Sabbie di Marte". La tensione della scoperta scientifica, il desiderio di conoscere davvero Marte che diventa il pianeta simbolo della ricerca, dell'andare oltre. Un grande romanzo di Fred Pohl, "Uomo più", figlio degli Anni Settanta. La "terraformazione" di Marte nei romanzi di Kim Stanley Robinson. Il simpatico "Viaggio al pianeta Rosso" di Terry Bisson, Anni Novanta. L'ostinazione, il simbolo dell'oltre mi portano a pensare anche al mio romanzo marziano "Il giorno della sfida" che raccoglie il senso di un racconto precedente "Noctis Labyrinthus".
Ma l'opera più grande di tutti, il romanzo che raccoglie i molti volti di Marte, i tanti visi che l'uomo proietta sulla superficie di Marte, resta il capolavoro di Ray Bradbury, Cronache Marziane, sintesi del sogno scientifico, del sogno umano, del viaggio e dell'avventura.
Marte.
Già in quella fine dell'Ottocento alcuni scienziati, come l'italiano Vincenzo Cerulli, dissero che le linee effettivamente apparivano, ma si trattava di illusioni ottiche, non di canali.
Il tempo ha dato ragione a Cerulli.
Per poi scoprire che i canali di Schiaparelli erano effettivamente illusioni ottiche, ma che in realtà, tuttavia, altri canali su Marte davvero esistono, soltanto che sono troppo piccoli per essere osservati dalla Terra, nemmeno il telescopio spaziale Hubble riesce a coglierli. Sono linee, solchi fotografati dalle sonde spaziali, a cominciare da Mariner 9, solchi che ricordano letti di fiumi estinti. La sonda Mars Odissey e la sonda Mars Global Surveyor, attualmente in orbita attorno al pianeta rosso, hanno messo in evidenza una forte probabilità che su Marte esista acqua ghiacciata non soltanto ai poli, ma anche sotto la superficie del resto del pianeta. E gli indizi scovati dalle due sonda americane sono stati confermati dalla missione Mars Express, la prima missione marziana dell'ente spaziale europeo, l'Esa. E una conferma è arrivata anche dai due simpatici rover della Nasa, Spirit e Opportunity, che da oltre un anno esplorano la superficie del Pianeta Rosso un po' come accadde nel 1997 con il Mars Pathfinder che rilasciò sulla superficie un piccolo robot dotato di sei rotelle, il Sojourner, che passeggiò nel deserto di Marte per circa due mesi. Quella missione fu un grande successo, anche di immagine, per la Nasa che veniva da una serie di fallimenti. Spirit e Opportunity hanno replicato quel successo. In realtà raggiungere il pianeta rosso non è semplice. L'ente spaziale americano dagli Anni Novanta a oggi ha inviato verso Marte sei navicelle, tre sono andate perdute, la Mars Observer, la Mars Climate Orbiter e la Mars Polar Lander. Hanno invece avuto successo la Mars Pathfinder, la Mars Global Surveyor e la Mars Odissey il cui viaggio è stato celebrato anche con un composizione musicale pubblicata in cd, opera di Vangelis. Da notare che a bordo di Spirit si trova un cd rom che raccoglie nome e cognome di tutti i cittadini del pianeta Terra che hanno voluto aderire a questa iniziativa (anche il mio! sembra che siamo un paio di milioni…). Le ricerche delle ultime sonde, la certezza dell'abbondante presenza di ghiaccio d'acqua, l'avere rintracciato metano nell'atmosfera portano verso il sospetto fondato che la vita sia esistita su Marte, che l'idea non appartenga soltanto al regno della narrativa di fantascienza. Ma quale vita? Esisteva in passato, esiste ancora? Quale grado di evoluzione ha raggiunto?
Tecnicamente sarebbe possibile già oggi inviare un'astronave con equipaggio umano, gli studi e i progetti sono numerosi e dettagliati, il viaggio di andata e ritorno richiederebbe circa un anno e mezzo. Il problema è il costo: per tale missione ci vorrebbero circa ottanta miliardi di dollari (comunque meno del costo della guerra in Irak).
Ne varrebbe la pena. No? (Paolo Aresi)


Paolo Aresi, laureato in lettere, sposato, quattro figli, è giornalista presso "L'Eco di Bergamo"; come scrittore ha pubblicato quattro romanzi, tre di fantascienza: "Oberon, l'avamposto fra i ghiacci", Nord 1987 - "Il Giorno dellla sfida", Nord, 1998 - "Oltre il pianeta del vento", 2004, Mondadori, premio Urania; e "Toshi si sveglia nel cuore della notte", ed. Granata Press
Bologna, 1995. Ha pubblicato a livello professionistico alcuni racconti e con uno ("Stige") ha vinto il premio Courmayeur mentre "Labirinto della notte" ha avuto l'onore di venire ospitato nel numero inaugurale della rinata rivista Robot. L'ultimo suo racconto, "Sopravvissuto" è stato pubblicato in Futuro Europa numero 40. Da ben quattordici anni svolge corsi di scrittura creativa.

 
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