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La moglie dell'assessore
di Maria grazia Midossi
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Era quasi sicuro di vincere.
Non che non fosse consapevole che sarebbe stato difficile, che sarebbe stata una battaglia dura, ma lui aveva una certezza dentro di sé, che non avrebbe perso. Aveva utilizzato molte risorse, aveva messo in movimento molte persone, aveva fatto una buona campagna elettorale, insomma.
Francesco Barone ci teneva molto all’incarico di Assessore al Comune, sarebbe stato il culmine di una carriera già brillante, la classica ciliegina sulla torta. E poi avrebbe dato un’altra bella soddisfazione a sua moglie Claudia, che si era impegnata, per farlo trionfare, perfino più di lui. Sapeva di essere un marito ideale, l’uomo che ogni donna vorrebbe al suo fianco, sicuro di se stesso e di successo.
Era il direttore generale della banca della cittadina dove viveva, un posto molto ambito e che gli permetteva di avere molte gratificazioni da un punto di vista economico.
In paese godeva di molto credito. Ed, inoltre, negli ultimi tempi, grazie alla sua candidatura per le elezioni comunali, aveva conosciuto quasi tutti i suoi compaesani ed aveva ottenuto la stima, ne era più che sicuro, di tutti i suoi futuri elettori.
Sua moglie Claudia era raggiante, soddisfatta dell’ulteriore riconoscimento che il suo principe azzurro stava per ottenere.

Francesco era così emozionato: era il grande momento ed era deciso a passare l’intera giornata presso i seggi, non voleva perdersi neanche un minuto di quello che sarebbe stato il più bel giorno della sua vita.
“ Claudia, amore, puoi venire un attimo? Sono così nervoso che non riesco neanche a farmi il nodo della cravatta!” gridò Francesco, per attirare l’attenzione di sua moglie.
“ Ma sei matto!” urlò Claudia fuori di sé dall’incredulità, “ Ti vuoi mettere la cravatta viola! Il simbolo della sfiga!”
Cominciò a frugare tra le cravatte del marito. Ne trovò una blu.
“ Ecco metti questa. Ti darà tutto un altro tono e ti proteggerà dalla iattura.”
“ Va bene, tesoro. Hai ragione. Ma dimentichi che io non conosco la sfiga, visto che non l’ho mai incontrata in vita mia. Sono sicuro che prenderò almeno il doppio dei voti che occorrono per essere eletto. Sei riuscita a parlare con la famiglia Marini?”
“ Come no! Loro dovrebbero portare cinque voti, più quello del nonno se riesce ad andare a votare. Ho fatto recapitare a casa loro una cassetta di vini.”
“ Bene! E i Rossi cosa dicono?” chiese gongolante Francesco.
“ Oh! I Rossi ci porteranno perlomeno una ventina di voti.” Ribatté Claudia sicura di sé. “ Inoltre,” continuò “ ieri pomeriggio sono stata in parrocchia, ho parlato con il parroco, con una decina di vecchiette che erano alla messa, c’era anche un delegato della Croce Rossa. Una quarantina di voti sicuri!”
Francesco in uno slancio di felicità abbracciò la moglie sollevandola da terra.
“ Tesoro! Sei fantastica! Hummm . . . Ma dove lo compri questo profumo. E’ davvero inebriante. Non mi pare di aver mai sentito prima questa fragranza.”
“ Non puoi” rispose Claudia, “ non è in commercio. Questa è un’essenza speciale che il farmacista, il dott. Bruni, ha creato apposta per me. Sai, lui si diletta a fare queste cose, questi esperimenti, ed ha inventato un profumo, un deodorante e perfino una crema per le mani, tutti con questo odore fantastico.”
La donna stava, appunto, massaggiandosi le mani, nel tentativo di spalmare bene la favolosa crema che il farmacista aveva inventato solo per lei.
“ Ma ora muoviti, Francesco! Oggi è il tuo giorno e tu devi essere impeccabile!”

Il futuro assessore uscì di casa, con il profumo di sua moglie nelle narici, vestito a puntino, completo blu con cravatta intonata; prodigò saluti a chiunque passasse per la strada e non mancò di aiutare una vecchietta ad attraversare le strisce pedonali.
Arrivò alla Scuola Elementare, perfino prima dell’apertura dei seggi.
Ma prima di lui era già arrivato qualcun altro: Massimo Fusaro, il suo diretto concorrente.
Francesco lo considerava una specie di smidollato, un buono a nulla. Lavorava in una sorta di ufficio di collocamento privato, ma come diceva Claudia, non solo non riusciva a trovare lavoro agl’altri, ma non era riuscito a trovare un buon posto neanche per se stesso.
Francesco guardò il suo rivale con aria di indifferenza, conscio della sua superiorità.
Lui sì che aveva aiutato la gente! In quindici anni di carriera aveva dato in prestito più di qualche milione di euro.

Francesco rimase tutto il giorno ai seggi, continuò ad essere gentile e cordiale con tutti, con lo scopo di accaparrarsi qualche voto in più.
Claudia non era stata lì con lui. Era venuta solo per votare e poi se ne era andata. Avevano fatto un patto scaramantico, lei sarebbe arrivata solo alla fine per decretare la sua vittoria.

Verso le undici di sera, giunse il grande momento: il presidente del seggio aprì l’urna con le schede. Tutto era pronto per l’operazione di spoglio.
Francesco si mise accanto al presidente per gustare meglio la scena.
Venne estratta la prima scheda. Il presidente la aprì con molta cura, guardò all’interno e lesse il nome che era stato scelto: Barone!
Un sorriso malamente celato increspò la bocca di Francesco.
La seconda scheda era uguale, così la terza e la quarta.
Con le mani unite ed intrecciate dietro la schiena, il futuro assessore si alzava continuamente sulle punte. Sentiva di aver vinto, era solo questione di qualche decina di minuti.
Ad un certo punto, lo scrutinatore alzò in aria una scheda, la sventolò facendola volteggiare per qualche secondo. Un gradevole profumo si liberò nell’aria circostante, colpendo positivamente le narici dei presenti.
Per tutti quello era solo un buon profumo che qualche elettore aveva lasciato sulla scheda, toccandola. Per Francesco era qualcosa di più. Quello era il profumo di Claudia. Il profumo di quella famosa crema per le mani che il farmacista aveva creato apposta per lei. Quella era la scheda di Claudia.
Il presidente iniziò ad aprirla. Ovviamente, per Francesco non c’erano dubbi sul contenuto. Il presidente declamò il candidato prescelto a voce alta: Fusaro!
“ Cosa?” gridò Francesco, “ Ma cosa sta dicendo?”
Con un movimento istantaneo strappò la scheda dalle mani del presidente, la annusò, la guardò, la annusò di nuovo, quella era la scheda di Claudia e c’era proprio scritto: Fusaro!
“ Ma che cos’è quest’imbroglio?” pensò fra sé.
Prontamente il presidente si fece restituire la scheda e continuò lo spoglio: Fusaro! Fusaro! Fusaro! Fusaro!
Era un plebiscito.
Francesco fissava, con lo sguardo perso nel vuoto, le schede che sfilavano ad una ad una davanti ai suoi occhi. Vedeva il barista al quale aveva fatto un prestito ed al quale aveva poi tolto il locale perché non riusciva a pagare, la sua scheda gridava: Fusaro!
Vedeva le schede del macellaio e sua moglie ai quali aveva tolto la casa perché non riuscivano ad estinguere il mutuo. Sentiva, ancora nelle orecchie il loro grido:
“ Usuraio!”
Vedeva le schede di Claudia e di Massimo Fusaro allontanarsi insieme. Chissà quale dei suoi tanti pregi, l’aveva portata ad organizzare tutto questo.
E poi vedeva tutte le altre schede che ridevano, ridevano a più non posso.
Un intero paese rideva di lui.

© Maria grazia Midossi



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