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Utopian Dreams - In search of a good life
di Tobias Jones
Pubblicato su PB19


Anno 2007- FABER & FABER
Prezzo € 15- 220pp.
ISBN 9780571223800

Una recensione di Luca Toni
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 Utopian Dreams - In search of a good life

Tobias Jones ha avuto del coraggio. Ha scritto un libro cimentandosi con un terreno pericoloso in cui era facile cadere nella banalità o nella ricerca del fenomeno da baraccone. Si  tratta di una ricerca spirituale che lo porta a visitare diverse comunità in Inghilterra e in Italia . Una ricerca in cui si sente spesso pronunciare la parola religione. La bussola che lo salva è l'attenersi ad un certo rigore di pensiero: la volontà tenuta ferma di non aver paura nè della complessità del reale nè della sua semplicità. E' un viaggio che può essere interpretato principalmente come la ricerca di una spiritualità lontana dai dogmi. Nello stesso tempo però Jones cerca di evitare  il ritiro nel privato. Alla ricerca della giusta via di mezzo tra religione pubblica che si confonde con il potere (religione come insieme di dogmi/dogma che è già potere, politica) e il ritiro in una religiosità irresponsabile in cui l'individualità non esce mai da se stessa perchè si crea una religione pret-à-porter, su misura.
E' il caso esemplificato dalla prima comunità visitata, Damanhur in Piemonte, comunità New Age in cui non c'è nessuna Verità con cui confrontarsi ma prendendo tutte le verità che fanno comodo come i prodotti sugli scaffali del supermercato non si esce mai dall'individualismo esasperato tipico dell’attuale momento della società capitalista.
Le altre quattro comunità si differenziano nettamente dalla prima per un tratto comune: c'è un uscita da se stessi in quanto ci si prende cura degli altri esseri umani. Questa è la prima scoperta del libro: l'uscita dall'individualismo può avvenire solo nel gesto concreto del vivere in mezzo e per gli altri. La seconda comunità però, pur essendo lodata, sembra non sfuggire al secondo difetto che si menzionava sopra: l'eccesso di dogmatismo, la verità rivendicata come identità che esclude gli altri (coloro che non la possiedono), la verità come dato acquisito, vessillo da sbandierare in faccia agli altri. Tutto ciò sembra rimandare a quella religiosità pubblico-politica che rischia di escludere più che includere. Ne è un esempio concreto il fatto che capita che tutta la comunità decida insieme per quale partito votare alle elezioni trasformando la comunità in una potente lobby politica.
Tobias Jones cerca di allontanarsi sempre di più da una concezione di verità come dato chiuso, cercando di vedere la verità come un limite/meta irraggiungibile. Un limite perchè il rimando ad una verità oggettiva è salutare per ridurre l'ipertrofia dell'io, il suo senso di onnipotenza. Ricerca infinita perchè la presunzione di aver raggiunto la Verità riproporrebbe nuovamente il senso di onnipotenza.
Ci si sposta quindi verso il fare, vero nucleo del libro. Decisive sono le pagine su cui si pone l'accento sull'importanza del lavoro manuale. Il lavoro manuale è un atto concreto di scontro/confronto con la realtà, è un uscita reale dalle prigioni dell'io. Il culmine del discorso religioso di Jones si ha però nella nozione di dono qui proposta: il dono non è dare senza ricevere nulla in cambio come nell'elemosina al mendicante dove io ho tutto e lui nulla. Il dono è invece un atteggiamento di apertura totale verso l’altro in cui ci si mette completamente in discussione.
Il libro ha il merito di evocare grandi temi utilizzando un linguaggio semplice, accessibile, mettendo a confronto le teorie con le situazioni concrete. Il lettore perciò non si trova mai perso in astrazioni ma ha la possibilità di verificare empiricamente il percorso intellettuale.
La conclusione è significativa: Tobias trova la sua comunità ideale nel...quartiere dove vive. La scoperta decisiva del viaggio intrapreso è l'acquisizione di un nuovo punto di vista con cui guardare le stesse cose. Un punto di vista che non cambia il mondo intero ma può migliore alcune cose. E’ un ottimismo fattivo, concreto, microcosmico, l'unico possibile oggi che le grandi utopie sono fallite e domina un unica grande ideologia: il consumismo nell'era di un  capitalismo che pare onnipotente.


Una recensione di Luca Toni



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