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Riflesso
di Andrea Vallarino
Pubblicato su SITO


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Per Natale Arianna chiese in regalo uno specchio.
I genitori si stupirono per la semplicità della richiesta e le domandarono se fosse sicura di non volere altro, ma lei fu assolutamente decisa: tutto ciò che desiderava era uno specchio da appendere sopra il suo letto.
Così la mattina del 25, mentre i fratelli non sapevano scegliere fra i molti pacchi che li circondavano, lei ricevette quell'unico dono, e al contrario di ciò che sua madre temeva, non si pentì affatto della scelta: appena scartato chiese al padre di aiutarla ad appenderlo subito “Aspetta di aver finito il pranzo tesoro” le disse questi “poi lo montiamo”
Ma la bambina si dimostrò assolutamente irremovibile, e in capo a cinque minuti il regalo troneggiava sul muro della sua stanza.
La madre guardandolo appeso si convinse che la decisione di Arianna era davvero ottima, lo specchio che aveva scelto era perfetto: “E' una bambina davvero matura” disse al marito quando la sera furono soli “Ha voluto una cosa sola e l'ha scelta davvero bene”
La bambina nella sua stanza era al settimo cielo, aveva dovuto aspettare tutto il giorno, ma ora che era sola poteva provare ciò che progettava da mesi: allungo una mano verso il suo riflesso e tastò la superficie. Con un brivido di eccitazione constatò che non si era sbagliata, prese un respiro e avanzò con decisione, ma in quel momento entrò sua madre per controllare se era ancora sveglia “Che fai ancora in piedi, vuoi stare tutta la notte a rimirarti?” chiese in tono scherzoso. Arianna rise e accettò di indossare il pigiama e di mettersi a letto, poi quando sua madre lasciò la stanza, si chiese se era il caso di riprovare, : decise di aspettare che la lasciassero sola in casa.
In realtà non era facile aspettare ancora dopo aver aspettato tanto, ma lei sapeva che il momento sarebbe arrivato presto, nel periodo delle feste i genitori uscivano spesso di sera e ormai non chiamavano più la baby sitter.
E proprio come aveva previsto già a Santo Stefano i genitori andarono a cena da alcuni amici di vecchia data: l'occasione era perfetta.
Arianna ascoltò impaziente le raccomandazioni della mamma e appena questa ebbe richiuso alle sue spalle la porta di casa corse in camera sua, si chiuse dentro e si avvicinò allo specchio, la sua mano scivolò nella superficie fredda senza incontrare resistenza, un brivido le percorse la schiena, per un momento fu sul punto di ritrarsi, ma solo per un momento.
Invece affondò anche il braccio e poi l'altro e poi era dentro con tutto il corpo nascosto dalla superficie dura e liquida.
Era un sogno, non era più se stessa, si trasformava in ciò lo specchio vedeva: era la sua piccola libreria ed era il suo vestito poggiato sulla sedia, ma c'era ancora una prova da fare, a malincuore uscì fuori per un attimo, corse alla porta e chiamò “Marco, Giacomo, salite un attimo in camera mia” Ascolto i commenti stizziti dei fratelli distolti dalla play station ma li sentì anche alzarsi. Con l'adrenalina che la percorreva corse verso il letto e sta volta senza indugiare si gettò nel vetro liquido, appena in tempo. Marco e Giacomo entrarono dopo poco “Dov'è andata adesso?” chiese il primo “prima ci fa salire e poi se ne va” “Sarà uno dei suoi scherzi” rispose l'altro, poi volse lo sguardo verso lo specchio “Ma secondo te, perché fra tante cose si è fatta comprare quell'affare?” “Non lo so proprio, vorrà guardare quanto è bella...” concluse Marco ridacchiando, poi si avvicinò un poco per guardare la sua immagine.
Arianna lo vedeva avvicinarsi, ed era lui che si avvicinava, il cuore le batteva a mille e non le importava nulla se la prendevano in giro, lei era al sicuro e nessuno l'avrebbe disturbata se non l'avesse voluto lei.
Ben presto i fratelli si stancarono di aspettare e tornarono in sala chiudendo la porta dietro di sé, lei stette ancora un poco ferma e poi piano piano uscì e si mise a letto, per quella sera era contenta e non le serviva altro. Non le riuscì di addormentarsi, sentì la madre entrare nella camera e tenne gli occhi chiusi mentre le dava un bacio sulla fronte, la sentì chiudere piano la porta e dire al padre “Dorme tranquilla, è proprio un tesoro, non come quei due discoli, per metterli a letto bisogna inseguirli”
Poi finalmente prese un sonno tranquillo e senza sogni sino al mattino dopo.
Il giorno dopo decise di provare l'ultimo pericolo possibile: disse che usciva per andare da un'amica, poi scivolò in camera e si nascose nello specchio.
La madre aveva l'abitudine di riordinare la stanza quando lei era fuori, dopo poco entrò e si avvicinò al suo riflesso “Qualche ruga si nota” pensava “Ma nel complesso penso di dimostrare non più di trent'anni”
Arianna la osservava e si osservava, neppure lei aveva notato nulla: ora non aveva più nulla da temere.
Trascorse il resto del pomeriggio comodamente celata nel suo personale rifugio: passarono il padre, ancora i fratelli curiosi, e ancora la madre, e lei in cuor suo sorrideva completamente felice.
Iniziò a trascorrere sempre più tempo nel suo nascondiglio, trovava scuse per giustificare la sua assenza e si rifugiava lì o semplicemente spariva un minuto e poi riappariva ridendo dello stupore dei suoi famigliari: proprio non capivano dove andasse a cacciarsi.
Ma solo dopo qualche mese scivolato in questa routine iniziò ad avvertire un piccolo problema nel procedimento, quando voleva uscire lo specchio faceva resistenza costringendola a fare forza con le sue piccole braccia ogni volta di più, ma non le parve un vero problema: entrare non era mai stato così semplice e tanto le bastava.
Sino a che una sera di autunno inoltrato non le fu possibile uscire, insistette ma le mancarono le forze, così decise di aspettare un po' prima di riprovare: vide l'ansia dei suoi genitori crescere non potendola trovare e riprovò ma ancora si arrese. Vide sua madre piangere disperata e suo padre col volto rigato di lacrime, e vide i suoi fratelli che non ridevano più e tentò un ultima volta con tutta la forza che le restava ma ormai era diventata parte del riflesso, ma in fondo non si sentiva triste: loro non lo sapevano ma lei era vicina e avrebbe potuto stare in pace osservando la vita scorrere.

© Andrea Vallarino





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