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Gli aspetti sociali dell'Umanesimo
di Giovanni Pellegrino
Pubblicato su SITO


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Per prima cosa riteniamo opportuno mettere in evidenza che l’Umanesimo fu condotto avanti non da tutto il popolo italiano ma solo da una élite ristretta di intellettuali.
Essi si sentirono sempre orgogliosamente lontani dalle masse popolari e ripudiarono la lingua del popolo esprimendosi nella lingua degli antichi oramai morta.
Facendo così essi contribuirono energicamente allo sviluppo della cultura e della civiltà.

Tuttavia, tali intellettuali interruppero la circolazione di opere e di idee che vi era stata nel periodo comunale.
In tal modo essi ripristinarono anzi esasperarono la distinzione medievale tra intellettuali e profani determinando all’interno della società italiana una violenta frattura sociale.

Per meglio dire essi rafforzarono e resero incolmabile con la loro attività culturale la frattura che già esisteva tra i vari ceti sociali.
Per dirla in altro modo l’Umanesimo fu un fenomeno aristocratico o quanto meno aristocratico-alto borghese che allontanò sempre più le classi e i ceti popolari dalla cultura ufficiale.
Tuttavia, anche se l’Umanesimo fu un movimento culturale di solo una parte della società italiana esso contribuì a liberare dal medioevo la società europea di quel periodo storico portando in avanti l’evoluzione storica della civiltà europea occidentale. vari
Infatti, con l’aiuto della cultura classica alla quale si richiamavano gli umanisti elaborarono alcune tesi di fondamentale importanza.

La civiltà europea occidentale è senza dubbio stata influenzata profondamente da tali tesi formulate dagli umanisti.
In primo luogo, l’Umanesimo condusse a termine il processo di laicizzazione della cultura, staccando le varie discipline da quella subordinazione alla teologia che era stata caratteristica del medioevo.

Nel medioevo tutte le arti e le scienze venivano considerate ancelle della teologia dal momento che si pensava che esisteva una sola verità che era quella della Rivelazione cristiana elaborata dalla Chiesa.
Nel periodo medievale si credeva che il compito degli studiosi non fosse di scoprire nuove verità ma di partire da quelle verità di fede per dedurne ogni possibile applicazione alla propria disciplina.
Nell’Umanesimo ogni singola disciplina si staccò dalla matrice teologica e considerandosi autonoma si sforzò di fissare i propri principi e i propri metodi.
Tale emancipazione dalla teologia permise lo sviluppo culturale che caratterizzò i secoli seguenti e al quale dobbiamo la nostra civiltà.

Per fare un esempio nel secolo seguente MACHIAVELLI considerò la politica un’attività non sottoposta alla fede e alla morale religiosa e proprio da questa nuova posizione mentale nacque la Scienza della Politica.
Nello stesso Quattrocento vari umanisti fondarono la filologia cioè la scienza che insegna a leggere le opere di storia o letteratura del passato rendendosi conto del significato preciso che esse potevano avere nel momento in cui furono composte.
Un altro aspetto assai importante dell’Umanesimo è che in esso si costituì una organizzazione nazionale della cultura.

Gli umanisti dal momento che scrivevano in latino non erano compresi dal popolo ma d’altra parte potevano rivolgersi a tutti gli studiosi italiani ed europei in grado di comprendere il latino.
Di solito gli umanisti vivevano presso le corti signorili o principesche che si erano costituite in tutte le grandi città italiane.
In pratica ogni Signore o principe cercava di raccogliere intorno a sé un gruppo di umanisti in grado di dare prestigio alla sua corte.
Tuttavia, queste corti erano collegate tra loro e gli umanisti passavano da una corte all’altra mantenendo relazioni continue e scambiandosi libri manoscritti e lettere, in tal modo comunicavano tra loro tesi ed opinioni polemizzando a volte tra loro.
Si formò pertanto in Italia una unità culturale alla cui creazione contribuirono diversi fattori, soprattutto gli interessi politici dei signori e dei principi che desideravano avere alla loro corte gli intellettuali non solo per amore della cultura e dell’ arte ma anche per altre ragioni.

Tale unità culturale fu molto facilitata infine dall’invenzione della stampa che rese enormemente più facile la diffusione dei libri dando luogo alla nascita di un vero e proprio commercio librario.
L'invenzione della stampa, favorì una circolazione delle idee che fino allora era impensabile. Il segno è il frutto più importante di questa situazione storico culturale furono le accademie che in un certo senso sostituirono le università costituendo liberi centri di studio.
In tali centri si raccoglievano uomini di grande valore intellettuale che si scambiavano le loro esperienze.

Le accademie dunque non erano enti scolastici dove si incontravano insegnanti e allievi ma luoghi in cui era possibile incontri tra eguali.
Le accademie divennero in quel momento storico strumenti formidabili di cultura.
Esse perfezionarono i generi letterari tipicamente umanistici cioè l’epistola, l’orazione, il trattato la letteratura accademica.
Inoltre, esse contribuirono a quella piena laicizzazione della cultura di cui abbiamo parlato in precedenza.
Infatti, le accademie non erano più come le università medievali sotto il controllo della chiesa ma sorrette dal mecenatismo di principi che perseguivano solo la loro politica.
In sintesi, le accademie erano organismi nuovi che riflettevano in pieno gli ideali dell’Umanesimo e della società di quel periodo storico. 

Si costituì così una figura nuova di intellettuale o di letterato, ovvero l’umanista.
Egli apparteneva per nascita a qualsiasi condizione sociale ma in quanto umanista partecipava di una mentalità comune in quanto era a servizio del signore e dell’aristocrazia che si raccoglieva nelle corti e costituiva la classe politica italiana.
L’umanista fu stipendiato e poté raggiungere a volte una posizione economica e un prestigio sociale in modo elevati.

Gli umanisti facevano politica ma solo in quanto sostenevano la politica della corte della quale facevano parte. Anzi, spesso essi appoggiavano interessi e tesi di volta in volta diverse a seconda che dimorassero in questa o quella corte. Naturalmente non è possibile elencare in questo articolo i principali umanisti.
D’altra parte, specialmente in una prima fase essi furono non tanto poeti o scrittori nel senso letterario della parola quanto uomini di cultura intellettuali che nel loro latino classicheggiante elaborarono e diffusero le più importanti e significative tesi e idee umanistiche.

Gli intellettuali umanistici vanno divisi in due categorie ovvero i prosatori e i poeti. I prosatori svolsero una intensa attività intellettuale di carattere filologico, storico pedagogico e filosofico.
A loro volta i poeti composero dialoghi artistici poemi e liriche.
Nell’insieme questa parte della produzione umanistica non ha l’importanza della prima. Infatti assai spesso i versi degli umanisti furono eleganti, esercitazioni stilistiche, ma non rifletterono una forte personalità sentimentale o artistica.
In questo senso, i prosatori rivestirono all’interno dell’umanesimo un ruolo molto più importante poeti.

A cura di Giovanni Pellegrino



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