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La riforma del teatro di Carlo Goldoni
di Giovanni Pellegrino
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La riforma del teatro di Carlo Goldoni

Già nella prima metà del 1700 in piena arcadia mentre ancora nel suo fiorire la commedia dell’arte alcuni comici toscani avevano tentato il ritorno a una commedia tutta scritta modellata su quella rinascimentale.
Tuttavia la “riforma “di questi scrittori non diede nessun risultato notevole.
Al contrario assai più importante fu la riforma compiuta nella seconda metà del settecento in atmosfera illuministica quando si ebbe come obiettivo non solo una restaurazione dell’ordine contro la fantasiosità barocca ma anche un impegno civile ed una osservazione attenta della realtà.
Protagonista di questa riforma fu Carlo Goldoni.
Dal punto di vista tecnico la riforma di Goldoni fu caratterizzata dalla sostituzione di commedie scritte con quelle improvvisate della commedia dell’arte.
Tale sostituzione avvenne in maniera graduale dal momento che Goldoni un poco alla volta eliminò gli elementi fondanti del teatro dell’arte per inserirne altri.
In un primo momento Goldoni scrisse commedie nelle quali solo la parte del protagonista era scritta dall’autore mentre tutte le altre erano redatte in forma di “scenario “o di “canovaccio”.
Pertanto tali parti della commedia erano affidate all’improvvisazione dell’attore.
Solo nel 1743 Goldoni scrisse una commedia interamente scritta nella quale l’attore doveva interpretare un testo tutto redatto dall’autore.
Più tardi il Goldoni passò dall’eliminazione delle maschere che invece erano presenti almeno in parte nelle commedie composte fino ad allora nelle quali le parti di primo piano erano affidate a “individui” mentre le parti secondarie e quelle dei servi venivano recitate ancora da maschere.
La prima commedia nella quale vennero eliminate completamente le maschere fu la “Pamela nubile” del 1750.
Più tardi ancora con i “rusteghi” del 1760 Goldoni abolì anche le figure dei servi.
Dobbiamo tenere presente che dalla commedia latina di Plauto e Terenzio a quella rinascimentale italiana a quella dell’arte i servi avevano sempre rivestito un ruolo di fondamentale importanza ed erano sempre stati una fonte inesauribile di comicità.
Completamente scritta senza più maschere senza più servì costituita solo di personaggi “individui” la commedia di Goldoni era ora realistica non più convenzione scenica.
Per dirla in altro modo la commedia goldoniana era una trasposizione sulla scena del mondo reale, naturalmente modificato ed adattato all’esigenze della scena.
Tale riforma come abbiamo detto fu condotta in maniera graduale per più di un motivo.
In primo luogo essa incontrò nei primi tempi una certa ostilità degli attori abituati a recitare sempre e solo una parte e a specializzarsi in essa fino alla perfezione.
Al contrario la riforma goldoniana costringeva gli attori a cambiare parte da commedia a commedia e a ricordare a memoria un testo critto da recitare senza modificarlo minimamente.
In secondo luogo anche il pubblico doveva abituarsi al nuovo testo cosa certamente non facile.
In terzo luogo Goldoni “poeta di teatro” stipendiato da capo comici o da impresari ai quali interessava conseguire successi non artistici ma di cassetta doveva conciliare le ragioni dell’arte con quelle dei suoi datori di lavoro.
Un'altra difficoltà infine (probabilmente la più grave) era costituita dalla situazione politica di Venezia città nella quale era nato il Goldoni.
Se a Venezia si era costituita una borghesia mercantile più forte che in altre città era tuttavia vero che il governo della città era nelle mani di una oligarchia aristocratica gelosa dei suoi privilegi.
Tale oligarchia era perfettamente cosciente in quegli anni della propria decadenza e portata perciò a soffocare ogni manifestazione politica o letteraria che potesse in qualche modo danneggiare i suoi interessi.
Pertanto Goldoni dovette evitare nelle sue commedie ogni accenno che potesse insospettire i nobili e il governo veneziano.
Di conseguenza i nobili messi in ridicolo nelle commedie del Goldoni dovevano essere napoletani toscani o di altre città ma mai veneziani.
Infine bisogna pensare che l’idea della riforma non si materializzò nella testa del Goldoni tutt’ a un tratto e tutta intera.
Con tutta probabilità all’inizio lo scrittore non ebbe neppure lui la coscienza precisa della natura e dei fini della sua riforma.
Nei primi tempi infatti Goldoni si pose come obiettivo solo la modifica della commedia dell’arte razionalizzandola e moralizzandola.
Solamente più tardi con l’evolversi della situazione storico culturale intorno a lui e con il maturare della sua cultura e della sua arte poté allargare le sue ambizioni e ideare il suo teatro quale fu in effetti a riforma compiuta.
Alla fine la commedia goldoniana risultò non solo riformata rispetto a quella dell’arte ma “nuova” e “illuministica”.
In definitiva il teatro di Goldoni era un teatro “borghese “vicino a tutto il teatro borghese che si stava allora elaborando in Europa.
Nelle prime commedie il personaggio anche se l’autore ne aveva scritto interamente la parte era ancora un “carattere astratto” tipizzazione di un aspetto dell’animo umano come avveniva di solito nel teatro comico latino e in quello rinascimentale.
In un secondo momento il cammino del Goldoni fu rivolto invece alla conquista di quella che si potrebbe definire “tipizzazione concreta”.
Di conseguenza un personaggio era sia simbolo di una categoria psicologica o sociale sia un individuo concreto.
In tal modo la commedia di Goldoni si allontanava dalla commedia dell’arte e da tutto il teatro comico antecedente per diventare qualcosa di nuovo simile a quel “genere serio” portato avanti in Francia da Diderot e in Germania da Lessing.
Sia Goldoni sia Diderot e Lessing erano convinti che tra la tragedia tradizionale eroica ed aristocratica e la commedia tradizionale popolare vi fosse spazio per una commedia “borghese”.
Tale commedia borgese costituiva un terzo genere letterario nel quale il borghese ovvero l’eroe della civiltà e della cultura illuministica veniva portato in scena con i suoi problemi rappresentati seriamente anche se discussi giocosamente e risolti con allegria.
Per comprendere questo atteggiamento “borghese “del teatro di Goldoni si pensi alla figura di Pantalone che l’autore riprende dalla commedia dell’arte ma rinnovandola completamente.
Pantalone è il nome che Goldoni da di solito ai padri di famiglia e ai mercanti veneziani ed è il portavoce di una moralità senza tentennamenti di un buon senso pratico.
In sintesi Pantalone è il portavoce di quel mercante che era uno degli ideali umani della civiltà illuministica.
Per dirla in altro modo la creazione di personaggi-individui al posto dei personaggi-astrazione del teatro comico tradizionale diventava il mezzo utilizzato da Goldoni per costruire una commedia borghese e realistica che dibattesse le questioni vive della società italiana dell’epoca di Goldoni.
Dobbiamo dire che la commedia di Goldoni sta sullo stesso piano di quella borghese europea anche per il posto che vi occupa quella che Diderot disse e celebrò enfaticamente come la” condizione sociale”.
Sia Diderot sia lo scrittore veneziano credevano che l’autore di commedie non poteva creare veri caratteri umani se non teneva conto anche della condizione sociale del personaggio dato che essa influiva enormemente sul comportamento dell’uomo.
Per fare un esempio Goldoni espresse ciò nella lettera prefatoria alla commedia la “Dama prudente”.
In tale lettera egli scrisse di aver voluto mettere in scena non un geloso incastrato ma un geloso nobile che aveva un valore determinante e preciso.
In tale lettera Goldoni scrisse che un plebeo poteva dimostrarsi geloso mentre un nobile se geloso doveva soffocare il suo sentimento perché le convenzioni sociali della sua classe gli impedivano di dimostrarsi geloso.
Infatti il nobile geloso doveva permettere che la moglie avesse intorno a sé dei cicisbei sia che gli piacesse sia che non gli piacesse.
La scoperta dell’ importanze della condizione sociale era un fatto essenziale per il passaggio dalla delineazione di carattere astratti con quelli di carattere concreti e individuali perché definendo socialmente i suoi personaggi Goldoni poteva ritrarre personaggi vivi realistici radicati in una realtà sociale.
In questo modo lo scrittore veneziano poteva uscire dalle generalizzazioni di una psicologia convenzionale ed astratta.
Solo in questo modo il personaggio di Mirandolina non era più la servetta della commedia dell’arte ma diventava una locandiera una “borghese” coi suoi interessi e la sua esperienza di vita.
Per dirla in altro modo ella si mutava da personaggio di teatro in donna viva.
Dunque il teatro goldoniano borghese perché esso riflette nel suo corso gli atteggiamenti della società italiana veneziana di quel periodo storico.
”Borghese” era anche la scoperta della condizione sociale perché solo così era possibile uscire dall’astratto e rappresentare la società contemporanea nella sua concretezza sociale.
Un’altra scoperta interessante del teatro goldoniano era la scoperta dell’individualità ovvero il gusto tipico del Goldoni come di tanta letteratura del suo tempo per i particolari caratteristici per i mille tipi umani che popolano le strade e le case nonché per le piccole manie degli individui.
La carica ideologica del teatro goldoniano e la sua vitalità sono attestate dalle polemiche che esso suscitò e tra le quali dovette aprirsi la strada.
Molto precisa e molto seria fu l’opposizione alla riforma goldoniana di Carlo Gozzi uomo reazionario intelligente e oberoso quanto nessun altro.
Egli fu fra i fondatori dell’Accademia dei Granelleschi finalizzata a difendere la purezza della lingua e la tradizione della poesia giocosa.
Gozzi compose contro il Goldoni e contro gli Illuministi un poema eroicomico intitolato la “Marfisa bizzarra”.
In tale opera egli combatté con virulenza l’implacabile la riforma teatrale di Goldoni.
Egli cercò di contrapporre al teatro realistico goldoniano il vecchio teatro delle maschere.
Gozzi mise cosi in scena tra il 1761 e il 1766 dieci Fiabe teatrali cioè dieci commedie di carattere fiabesco nelle quali ai personaggi delle favole si mescolavano maschere veneziane con l’intento di contrapporre al realismo di Goldoni un fiabesco che escludesse ogni trattazione di problemi seri e contemporanei.
Dobbiamo dire che se Carlo Gozzi fu fieramente avverso alla riforma goldoniana tutti gli illuministi furono invece a favore di tale riforma.
Tale fatto dimostra che i contemporanei di Goldoni capirono bene la portata ideologica del teatro goldoniano.
A tale riguardo riteniamo particolarmente interessante i giudizi positivi nei riguardi della riforma di Goldoni espressi dal Cesarotti e da Pietro Verri.
Tali giudizi positivi nascevano essenzialmente da una comprensione piena del valore della riforma teatrale goldoniana nonché da una visione convinta alle caratteristiche fondamentali del teatro goldoniano.

Immagine: Eleonora Duse nella parte di Mirandolina (1891) fonte Wikipedia

A cura di Giovanni Pellegrino



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