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Italo Svevo e la crisi esistenziale
di Giovanni Pellegrino
Pubblicato su SITO


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Italo Svevo fu uno degli interpreti più importanti della cultura della civiltà degli anni che precedettero e seguirono immediatamente la prima guerra mondiale.
Egli seppe prendere piena coscienza della crisi esistenziale che si agitava intorno e dentro di lui.

Lo scrittore italiano si rese perfettamente conto con una lucidità energica della profonda crisi esistenziale che caratterizzò l’età del Decadentismo.
In tale autore la crisi novecentesca si rifletté in tutta la sua serietà e complessità anzi egli riuscì a trasferirla dal piano storico a quello esistenziale.
Inoltre, Svevo seppe attribuire i caratteri e le sofferenze dell’uomo del decadentismo alla stessa condizione umana.

Italo Svevo fu autore di alcuni racconti, di qualche lavoro teatrale e soprattutto di tre romanzi di grandissima importanza: Una vita - Senilità - La coscienza di Zeno.
Svevo dopo aver studiato in Germania visse a Trieste cioè in una città aperta per la sua posizione geografica e politica a influssi etnici culturali diversi.
Tali influssi determinarono a Trieste nei primi anni del Novecento una cultura ricca e varia di timbro particolare.

Dobbiamo ricordare che in quel periodo storico Trieste apparteneva all’impero austro ungarico ragion per cui subiva le influenze storiche e culturali derivanti dall’appartenenza a tale impero.

Dissesti familiari indussero Svevo a impiegarsi prima in una banca e poi in una industria di vernici sottomarine.

 L’ insufficiente eco che caratterizzarono i suoi primi lavori lo dissuase addirittura dal continuare a scrivere cosicché tra il secondo di tali scritti e l’ultimo di essi passarono venticinque anni.

 Durante tale periodo Svevo pur continuando a leggere e a studiare tentò di eliminare dalla sua vita l’attività di scrittore.

Tuttavia, proprio in questo lungo silenzio egli maturò dentro di sé i suoi temi e arricchì la sua cultura assorbendo a fondo lo spirito del Decadentismo europeo. Ebbe una notevole importanza per Svevo l’amicizia con James Joice che allora abitava a Trieste.

Svevo prese lezione di inglese da Joice con il quale rimase sempre in amicizia.
Più tardi Joice si fece per primo banditore della fama dell’amico italiano che venne scoperto intorno al 1925 anche in Francia e in Italia .
Svevo partì da una cultura positivista che forse non rifiutò mai del tutto .
Tuttavia, già nel primo romanzo ovvero “Una vita” propose sia pure ancora in modi timidi e incerti una visione nuova della vita e della crisi esistenziale .
Tale nuova visione della vita fondata sul senso della problematicità del reale ed espressa con una tecnica caratterizzata dalla sottolineatura di piccoli fatti in apparenza insignificanti caratterizzerà per sempre la visione del mondo di Svevo .

Nei tre romanzi di tale autore è presente una sottilissima tormentata analisi dei personaggi principali che sono degli inetti esposti per tale ragione a gravissimi fallimenti esistenziali.

Nel primo romanzo viene raccontata la storia di un fallimento interiore chiuso addirittura con un suicidio.

Assai più complesso e più nuovo è il secondo romanzo intitolato Senilità.
In tale romanzo viene raccontata la storia di un altro fallimento anzi del duplice fallimento del protagonista Emilio Brentani e della sorella Amalia entrambi inetti e sconfitti sia per quel che riguarda l’amore e l’aspirazione alla gloria o alla vita.

 Anche questi due personaggi sono degli inetti, dei vinti.
Essi sono vittime secondo Svevo non tanto degli eventi o delle strutture sociali quanto di una loro sottile indefinibile malattia che l’autore definisce con la parola “Senilità”.

Con tale parola Svevo si riferì alla brama insoddisfatta di piacere e di amore accompagnata dall’amarezza di non averne mai goduto.

In estrema sintesi la senilità è una grande paura di sé stesso e della debolezza del proprio carattere.

Emilio Brentani cerca guarigione e salvezza nell’ amore con Angiolina ma purtroppo fallisce in tale suo tentativo ed anzi il rapporto con la giovane donna serve solo a convincerlo ancora di più della sua fondamentale inettitudine a vivere. .
In estrema sintesi la sua inettitudine lo fa piombare in una solitudine disperata e cosciente.

 Pertanto, il romanzo è già un’analisi di una crisi esistenziale, analisi che si attua meglio che in una vita attraverso uno studio accuratissimo dei moti capillari della coscienza.

Completamente nuovo tutto inserito nella tematica e nell’arte del maggior decadentismo europeo è il terzo romanzo di Svevo intitolato "La coscienza di Zeno”.
Il protagonista di tale romanzo Zeno Cosini ormai vecchio si prepara a una cura psicanalitica nel corso della quale richiama a sé in un apparente disordine la sua vita passata.

Pertanto, il tema del romanzo è questa vita ma non quale essa effettivamente si svolse ma quale si rivela nel momento in cui viene rivissuta intrecciata indissolubilmente al presente.

In uno scritto che forse è parte di un romanzo lasciato incompiuto Svevo scrisse.” Il passato è sempre nuovo: come la vita procede esso si muta perché risalgono a galla delle parti che parevano sprofondare nell’oblio mentre altre scompaiono perché ormai poco importanti.”

Secondo Svevo il presente dirige il passato come un suonatore d’orchestra dirige i suoi suonatori.

Questo passo di Svevo è altamente significativo perché secondo lui Zeno Cosini va come il protagonista di Proust alla “Ricerca del tempo perduto”.

Il passato secondo Svevo e secondo Proust riemerge come da un abisso di nebbia cosicché gli uomini si costruiscono attraverso il loro ricordare e non esiste in ultima analisi che questo prendere coscienza di sé e del passato.
Pertanto, Zeno non è che “la coscienza di Zeno “e la sua vita non è altro che quell’intreccio di presente e di passato nel quale il passato riveste un ruolo da protagonista in un gioco sofisticato.

Il passato si riflette in ogni azione propria e altrui in un gioco sofisticato di stati di coscienza ogni volta diversi.

Questa concezione nuova dell’uomo si accompagna in Svevo come in tutti gli scrittori del Decadentismo a una sfiducia acuta nella razionalità della storia e del mondo.  Di conseguenza ne deriva quel senso di solitudine e di alienazione che caratterizza la letteratura del Novecento.

Appunto perché la crisi di Zeno è esistenziale, crisi dell’uomo compare nel libro il sentimento di uno sconvolgimento universale nel quale siamo tutti travolti.
Secondo Svevo tale sconvolgimento dovrà sfociare un giorno in una catastrofe cosmica. 
Coerentemente con queste novità riguardanti la psicologia e la concezione dell’uomo e della storia Svevo rinnovò i suoi mezzi espressivi.

Pertanto, il romanzo affidato a una ben determinata concezione del tempo e della memoria si svolge in un narrare che scardinando la struttura ottocentesca si basa tutto sul monologo interiore.

 Nella coscienza di Zeno non contano i fatti in sé stessi ma la lettura che il protagonista da' di tali fatti alla luce del passato.

 I piani narrativi si intersecano nei modi più vari complicati e sofisticati.
Per dirla in altro modo presente e passato si scambiano le parti cosicché episodi oggettivamente di scarsa importanza appartenenti al passato acquistano una importanza insolita diventando emblematici di una psicologia e di una intera vita passata e presente.

Per fare un esempio concreto si veda il tema del fumo e degli sforzi che Zeno compie sempre inutilmente per smettere di fumare.

Zeno è un inetto che non riesce mai a portare a termine le cose più importanti della sua vita.

Concludiamo tale articolo mettendo in evidenza che furono proprio le novità pungenti dell’arte di Svevo a renderla incompresa per molti anni.

 

A cura di Giovanni Pellegrino



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