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Tango elettrico
di Tjuna Notarbartolo
Pubblicato su SITO


Anno 2005 - Borelli
Prezzo € 13 - 108 pp.
ISBN 9788886721714

Una recensione di Alfredo Ferraro
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Tango elettrico

La maggior parte dei classici sono scritti da uomini: è attraverso il loro sguardo sul mondo che le lettrici dell’Ottocento e del primo Novecento si sono formate.

Le lettrici di oggi hanno un privilegio enorme rispetto alle donne di ieri. Oggi infatti una ragazza può leggere classici scritti da donne (penso a Woolf, Yourcenar, Morante, etc.) e conoscere il mondo anche con gli occhi di una donna. 

Credo che a questo principio si sia ispirata la piccola casa editrice modenese «Borelli» con la sua collana Pizzo Nero, genere “letteratura ed erotismo” (da sempre terreno incontrastato di autori maschi), che si è guadagnato uno spazio ragguardevole nel panorama letterario odierno pubblicando esclusivamente romanzi erotici scritti da donne. Tra le oltre 60 e passa opere sin qui presentate spiccano anche lavori di autrici contemporanee molto note che si sono cimentate per la prima volta col racconto erotico, quali: Mariella De Santis, Maria Pia Quintavalla, Dacia Maraini, Barbara Alberti. L’ultima ad accettare la sfida è la nostra concittadina Tjuna Notarbartolo, napoletana doc, giornalista, critico letterario, conosciutissima in città e famosa negli ambienti culturali per essere direttrice dell’affermato premio letterario «Elsa Morante».

La Notarbartolo con il romanzo leggero “Tango elettrico”, si offre senza ipocrisia alle attese degli appassionati, pronta a sostenere tutte le critiche che pioveranno da almeno una parte di quell’immensa portineria che è Napoli, notoriamente pettegola fino allo spasimo. E lo fa coraggiosamente, raffigurandosi nei panni della protagonista (June) che cala nella Napoli attuale, nel suo mondo di tutti i giorni, caricandola di un passato che può essere stato il suo e facendola vivere, nel suo presente, un’esperienza forse vera (c’è chi giura che le cifre iniziali del telefonino di June corrispondano al suo numero privato...), forse inventata: una storia d’amore virtuale (ma... poco virtuosa) che nasce e si sviluppa attraverso gli SMS dei protagonisti (circa trecento). Tutto nasce da un enigmatico messaggio anonimo che stuzzica la divertita curiosità di June la quale rispondendo darà il via a un frenetico rimpallo hertziano che si prolungherà per una buona parte delle 180 pagine del libro, con slanci di eros e passione, ma anche di riflessioni pregnanti o divertenti sulle possibilità dei rapporti uomo-donna, su una città bella e complicata come Napoli, sulla modernità e le chances della comunicazione. Non mancano naturalmente espressioni lessicali “ardite” anche se queste costituiscono, nel generale contesto, poco più di una nota di colore, una misura abbastanza ridicola per i canoni odierni.

L’autrice «osa» anche quando cita fatti, luoghi e persone realmente esistenti, preoccupandosi soltanto di distorcere leggermente i nomi propri, per cui in molti potrebbero facilmente riconoscersi. Il fatto è che Tjuna scrive di oggi e non può confidare sulla “sospensione della incredulità” perché il mondo narrativo che ella evoca è lo stesso del lettore e questi potrebbe abbandonarla se il racconto non fosse vero, se non fosse credibile. In un certo senso ella gioca con lui alla pari, in un corpo a corpo che vede entrambi disarmati: è questa una sfida che, da scrittrice genuina, non vuole eludere.

Tjuna quindi non segue l’esempio del grande Hitchcock che nei suoi films amava impersonare figure marginali (generalmente un passante) o dei pittori del Rinascimento, gli autoritratti dei quali li trovi collocati ai lati della scena principale, come se la guardassero per noi. No. È lei a scendere in campo quando la protagonista affronta le difficoltà legate alla spasmodica ricerca di finanziamenti per il Premio “Elsa Morante” (Banco di Napoli); sono sue le caratteristiche personali (piccolo concentrato di donna); e suo è il carattere spigoloso (sono troppo antipatica per essere deliziosa; sono selettiva ed intuitiva), suo il tipo d’uomo prediletto (alto, robusto, bruno, gli occhi neri e io sono piccolissima).

In fondo, se si vuole, la narrazione a lungo andare risulta persino ossessiva perchè monotematica (Fabrizio), e rischia di produrre effetti spiacevoli sull’umore (e non solo su quello) perché il lettore non può identificarsi in alcun modo con i protagonisti, anche perché viene quasi subito escluso dal loro «movimento collettivo a due» (per dirla alla maniera di Alberoni), finendo per immedesimarsi ben presto nei panni scomodi dell’involontario voyeur. Ma qui subentra il talento non comune dell’autrice che mantiene una certa tensione attraverso una sorprendente ricchezza inventiva. Mai un pensiero “gemello”, mai un “copia e incolla”, mai una ridondanza, nonostante la ripetitività dell’impianto narrativo; ma tanta originalità. Guidata dalla ispirazione e “dal fuoco dentro” (il desiderio di te m’invade come uno screen saver; se tu fossi una donna mi piacerebbe lo stesso) Tjuna depotenzia ogni impulso e ogni follia proprio perchè li disvela. Ne viene fuori una protagonista che è la tipica donna del nostro tempo (come recita la copertina): forte e romantica, di grande personalità, assolutamente libera ed inevitabilmente sola (Io mi sento sempre sola, anche quando ho un uomo. Perché sono sospesa tra la vita e la scrittura).

Intanto Tango elettrico sta andando molto bene in libreria ed inoltre  con esso Tjuna ha già mietuto un successo essendo risultata vincitrice della quinta edizione del premio letterario “Fiuggi 2008”, destinato a donne che scrivono di erotismo. Dopo l’onda d’urto generata da quest’opera d’esordio molti occhi saranno puntati su di lei e sul suo prossimo lavoro.

Chiedo pertanto che l’interessata, alla quale auguriamo tutti un gran bene, venga accolta dalla comunità dei prossimi fulminati sulla via del ritorno, con la necessaria indulgenza. In fondo non c’è nient’altro a cui tenga, tranne la vita.


Una recensione di Alfredo Ferraro






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