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La levatrice
di Fiorenza Cevidalli
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In un piccolo ed anonimo paese dell'entroterra genovese viveva una donna dal carattere introverso e tranquillo.
Si chiamava Teresa,faceva la levatrice ( a quei tempi si chiamava ancora cosi') e passava il suo tempo facendo nascere i rari bambini che venivano al mondo in quel borgo lontano.
Fin qui nulla di strano,ma la placidaTeresa aveva uno strano passatempo.
Prima di raccontarvi quale fosse vorrei che cercaste di capire un po' il personaggio.
Fate conto che per una zitellona,alta,magra,occhi azzurri (quasi sempre bassi),pelle slavata e vestiti voltati e rivoltati,non ci fosse molto da fare in quel paese.
A parte i rari momenti di eccitazione piacevole o spiacevole quando i neonati nascevano o morivano fra le sue mani, a parte i pochi matrimoni ed i frequenti funerali,era difficile ingannare il tempo in quel posto sperduto.
Il tempo era tanto.
Pesanti battevano le lancette della sveglia sul como',lentamente le tende si coloravano ai riflessi del sole e si scurivano alle prime ombre del tramonto.
Teresa aveva cercato invano di farsi qualche amica fra le donnette del paese ma,chissa' perche',era sempre stata evitata.
Sia perche' essendo nubile poteva rappresentare una potenziale tentazione per i mariti,sia perche' essendo un po' piu' colta ed educata delle altre queste si credevano considerate dall'alto al basso.
Cosi'Teresa ,per ingannare il tempo, si faceva lunghe passeggiate sulle colline della zona.
Coglieva fiori o radicchio ed altri tipi di erbe selvatiche a seconda della stagione.
Sedendo una volta su una grossa pietra per riposarsi ,vide spuntare fra le sue gambe, da sotto il sasso, la testolina di un piccolo serpente verde smeraldo.
Fece per gridare e poi,sentendosi stupida e sola,si alzo' precipitosamente.
Stava per andarsene quando la sua innata curiosita' la spinse a voltarsi e guardare piu' attentamente l'oggetto della sua paura.
Aveva un colore bellissimo,due piccoli occhi ipnotici ed uno strano disegno lungo il dorso.
Prese la sporta piena di erbe e le rovescio'.
Poi ,temerariamente , con l'aiuto di un ramoscello spinse l'animale dentro la borsa e l'intrappolo' chiudendo la cerniera.
Corse fra i campi eccitata ,impaurita e sorpresa dalla sua illogica impulsivita'.
Appena a casa libero' il serpentello facendolo scivolare in un barattolo di vetro dal coperchio forato.
Tutti si chiederanno logicamente cosa avrebbe potuto fare Teresa con quell'animale.
Abbruttita dalla solitudine e dalla mancanza d'amore,trovo' finalmente su chi sfogare
le sue premure,attenzioni e preoccupazioni.
Avrebbe potuto essere un cane,un gatto ,addirittura una gallina ,ma il caso volle che fosse quella viscida bestia.
Dopo essersi informata su usi ed abitudini dei rettili incomincio' a nutrire il serpentello,anzi oramai serpente o meglio serpentone.
Si arrotolava nel suo barattolo di vetro e poi passo' in uno ancora piu' grande.
Si avventava sui piccoli pezzi di carne che Teresa gli portava ogni due settimane.
Fra lui e la carceriera si era stabilita una strana amicizia.
Lei lo teneva in grembo come un gattino e lui la lasciava accarezzare e sollevare e riporre di nuovo nel barattolo.
Teresa assetata e ripagata da questo amore decise di aggiungere altri animali.
Non furono ne' cani ne' gatti ma altri serpenti di vari colori e grandezze.
Piano piano la notizia di questa strana collezione si sparse in paese.
Se fossimo stati ai tempi delle streghe certamente Teresa avrebbe fatto una brutta fine.
Ora,la fine era una sola: nessuno volle piu' Teresa come levatrice.
Con quelle mani che avevano toccato quei viscidi animali,chi avrebbe voluto piu' farsi toccare?
Perduto il lavoro,Teresa si trovo' senza soldi e cibo per se' e per le sue bestie.
La situazione era veramente tragica ma le venne incontro un insperato colpo di fortuna.
Un giorno arrivo' per caso in quel paese un giovane speleologo.
Cercava una certo antro ma ne' le mappe ne' i paesani sospettosi riuscirono ad aiutarlo.
Qualcuno gli suggeri' di recarsi da Teresa che forse,nei suoi giri forsennati alla ricerca delle bestiacce, era incappata in un posto del genere.
La trovo' sulla porta del cortile mentre allineava i suoi barattoli al sole tiepido dell'inverno.
Il ragazzo rimase esterrefatto.Mai piu' si sarebbe aspettato di trovare una tale varieta' di rettili in quei barattoli colorati di sughi e marmellate.
Il giovane dopo essersi informato del posto che cercava incomincio' ad interessarsi a Teresa e al suo strano passatempo.
Tornato in citta' la voce di questo strano zoo incomincio' a diffondersi prima nel mondo accademico poi nei caffe' ed infine ai vari gitanti della domenica.
Con i primi bucaneve arrivarono da Teresa le prime persone.
Con i papaveri c'era gia' una scia di famigliole che si arrampicava sui sentieri fino al famoso cortile.
Finche' Mario che in citta' faceva affari in un bar tabaccheria decise di farne altrettanti in campo turistico.
Organizzo' con l'aiuto di Teresa una specie di sepentario nella vecchia stalla abbandonata vicino al cortile.
Tra scritte e spiegazioni un po' scientifiche e un po' inventate incominciarono ad aggirarsi curiosi padri e bambini venuti da citta' lontane e vicine.
All'entrata col viso compunto, illuminato dal sole stava Teresa.

© Fiorenza Cevidalli





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