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Severino Pollini, biologo estremista
di Manuela Castaldi
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Severino Pollini, biologo ricercatore dell'Università di Medicina di ***, promettente luminare nel firmamento delle menti scientifiche del paese, stava dritto come un manico di scopa sul marciapiede del terzo binario della stazione. Lo sguardo fisso, inamovibile, posato su una cartaccia di panino buttata a terra vicino al cestino.

_ Almeno dimmi qualcosa.

Lui ancora non parlava, le sillabe si incastravano all'altezza del prominente pomo d'Adamo. Era bianchiccio e sottile, con i capelli diradati e gli spessi occhiali puntati contro i voluminosi bulbi oculari. Un pizzetto sporadico e stizzito si aggrappava al mento sfuggente.

La stazione era sporca, umida, lontana dalla familiare luce al neon dello stanzino di ricerca. Era disorientato dal brulicare disordinato della gente, troppa, di fretta, che si tirava dietro le valige e i pacchi di formaggi e prosciutti. Doveva essere l'odore delle migliaia di panini che seguivano le persone nella stazione a stordirlo. Nell'umido, stretti nel celophan, stipati nelle borse, circondati dalla fontina tagliata a macchina, soffocavano.

 _ Mi dispiace, non dovevo farlo, ho agito d'impulso.- la donna tratteneva a stento una lacrima.

Severino Polloni, forgiato dallo spirito di ricerca italiano, restava impassibile anche di fronte al sussultare sommesso di quel corpo meravigliosamente formato, morbido e slanciato, stretto nelle volute glicine della seta del vestito. Era molto elegante, molto ricercata e portava con naturalezza altissime decoltè cognac. Stringeva fra le dita la fredda catena della Chanel che pendeva sconsolata su un fianco.

_ Mi dispiace, finisce qui.- Forse erano gli occhiali, forse la conformazione devastante del setto nasale a distorcere i bassi di una voce maschile rendendoli striduli e secchi come le mani di una vecchia zitella appassita.

Lacrime di donna angustiata colavano sulla cartaccia del panino vicino al cestino.

_ Esiste qualcosa che io possa fare o dire per farti cambiare idea? Per farti restare con me?

Gli occhi trasparenti della ragazza si posavano sulle mezze maniche della camicia di Pollini, ricordando qualcosa di vago, di attraente come i vetrini fragili e inconsistenti delle prove a microscopio. La vita era veramente effimera se la felicità poteva sgretolarsi come un pugno d'argilla per via di una rana.

_ Rana. Se si fosse trattato di una semplice rana ti avrei perdonata. Forse. Anche se la tua femminilità si è ostinata a scontrarsi con la profondità dello spirito scientifico da quando ci siamo conosciuti. Ammetto che il dualismo mi attraeva. Un pochino. Sono un uomo e il cervello di donna è troppo lontano rispetto alla consistenza del tuo corpo. Ma non si trattava di una semplice rana. Ti sei ostinata a confrontare il tuo potere di donna con il mio esemplare unico di okinavana. La tua femminilità si è intestardita a voler schiacciare e spazzare via ogni ostacolo fra me e te. E l'hai schiacciata. Letteralmente. Le sue viscere erano sparse ovunque.

_ Ovunque no. Un po' sul divano.

Due donne abbondanti, dovevano essere madre e figlia, si erano avvicinate alla tabella degli orari per controllare il binario. I loro bagagli impilati a piramide sostavano opprimenti vicino alla fragile figura di Pollini. Il pomo d'Adamo vacillava al pensiero dell'inevitabile fine comune ad ogni forma vivente a base di carbonio, la decomposizione.

_ Ti ci sei seduta sopra. L'hai annichilita con le tue natiche. Non mentire.

_ Non potrei.

_ Per forza. Solo perché metà rana okinavana era distribuita sul tuo vestito.

La donna si mordeva il labbro inferiore. Le due signore sudate faticavano a trovare il binario sulla tabella, distratte dalla fine imminente di una storia d'amore. La pila di bagagli giaceva inanimata come una lapide.

Credendo che fosse un facchino, un vecchio prenotava una corsa per la propria valigia a Severino Pollini che rifiutava gentilmente, era un serio biologo, ricercatore impegnatissimo dal brillante futuro. Così gli avevano sempre detto. Ma la recessione è implacabile e fagocita a grandi morsi settori di vario genere e lì, al dipartimento, sentivano il fiato sul collo. Mancanza di fondi, dislocazione delle priorità, taglio del personale. Taglio del personale, appiattimento della rana okinavana. Il destino era subdolo con la vita di Pollini. Quel 2012 portava disgrazia. E quella donna meravigliosa dimostrava la fatalità dei sentimenti umani e lo schiantarsi inevitabile della femminilità contro la sensibilità scientifica.

Una donna sa capire l'istante preciso in cui ha perso. Su quel marciapiede binario, mentre l'altoparlante annunciava l'imminente partenza di un intercity, vedeva troppi bei ricordi scorrerle davanti per un estremo saluto.

_ Hai ragione. Ho sollevato il coperchio del terrario e l'ho fatta uscire. Ho pensato che in quel modo se ne sarebbe andata, che si sarebbe infilata da qualche parte, che sarebbe morta in qualche modo, certo. Ma non ho mai pensato, neppure per un istante, di sedermici sopra. E' stata lei a saltare sul divano mentre io mi stavo sedendo. Per certi versi è stato il destino a permetterle di scegliere una fine che mi coinvolgesse così. Ho sbagliato. Ero infuriata con quella maledetta rana. Mi faceva impazzire l'idea che un anfibio mi prevaricasse nella tua testa. Avrei preferito dovermela vedere con un'altra donna che con due occhietti vitrei e inespressivi e quattro zampine umidicce.

_ Basta così. Tu e l'odore dei panini...questa stazione.

L'aria stava rinfrescando, le due donne a malincuore avevano trascinato via la pila di bagagli e tre passerotti stavano polverizzando le briciole cadute a terra vicino a una vecchia panchina di ferro.

_ La rana okinavana non ti avrebbe mai potuto offrire nulla, futuro,calore, affetto.

Pollini ripensò ai due piccoli bulbi neri che lo osservavano tutti i giorni, provando una fitta al cuore.

Un uomo che passava di lì non riusciva a credere che una donna così affascinante stesse piangendo per uno come Severino Pollini. Severino Pollini non riusciva a sostenere il ricordo della sua rana fatta a pezzi dal fondoschiena della donna che gli stava davanti. Le due donne con i bagagli non riuscivano a credere di avere sbagliato binario e di dover ritrascinare i bagagli per le scale del sottopassaggio. Migliaia di panini soffocati circolavano per la stazione sofferenti. Quel 2012 mieteva vittime di ogni genere.

© Manuela Castaldi





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