Progetto Babele Rivista Letteraria
© 2002 - Progetto Babele Rivista Letteraria - fondata da Marco R. Capelli
Cos'è PB? Chi siamo? Collabora con PB
Audiolibri BookShop Arretrati
HomePage Contatta PB Pagina ufficiale Facebook Pagina ufficiale Youtube Pagina ufficiale Instagram Pagina ufficiale Linkedin Gruppo Telegram Whatsapp Community
TeleScrivente:    
Email
PSWD
AddsZone
Save the Children Italia Onlus
Arretrati
La Rivista
Copertina
Scarica gratuitamente
l'ultimo numero della rivista
Cart ARRETRATI
BookShop
PB Interactive
>>Stazione di servizio
Consigli & indirizzi per aspiranti scrittori
>>Telescrivente
Le NEWS di PB - quasi un Blog
>>L'angolo di Simone
Dedicato ai più piccoli
>>Piccolo spazio pubblicità
Le vostre inserzioni su PB
PB consiglia
Concorsi e premi letterari
12 concorsi in archivio
Eventi Mostre Presentazioni Spettacoli
1eventi in archivio
Novità in libreria
NOVITA' IN LIBRERIA
18novità in archivio
Doc
Newsletter Conc.&Eventi
Iscriviti ora, per essere sempre informati su Concorsi Letterari ed Eventi Culturali!
Assaggi
Le Recensioni
     

RECENSIONE
La mala educacion

SP 2004


Una recensione di Claudia Scopino

Titolo originale: La mala educacion


Nazione: Spagna
Anno: 2004
Genere: Drammatico
Regia: Pedro Almodòvar
Cast: Gael Garcia Bernal, Fele Martinez, Daniel Gimenez-Cacho, Javier Camara


Con degli strepitosi titoli di testa profondamente classici che ricordano il miglior Hitchcock, inizia La mala educaciòn, ultima provocatoria e malinconica opera di Pedro Almodòvar. La brutale e cinica storia di quattro personaggi dalle doppie identità e dal passato angosciante che si ritrovano e si perdono, si confondono e trasformano, fino a cambiare per sempre le loro solitarie vite.
Gael Garcia Bernal è il protagonista eclettico dell'opera, interprete di tre personaggi diversi che si ricongiungono in un solo e bravissimo nella sua naturalezza, definendo un'interpretazione elegante, delicata, vera che non disdegna i mezzi toni e le affascinanti sfumature recitative. Ma tutto il film è sorretto da un cast di prim'ordine, come del resto accade in tutte le opere di Almodòvar (anche se qui, al contrario di Tutto su mia madre, l'universo è maschile e al contrario del doloroso Parla con lei, aspro), dall'incisivo e tagliente Daniel Giménez Cacho al simpaticissimo Javier Càmara in un piccolo ruolo che dà linfa e vitalità alla storia raccontata, da Fele Martìnez in un'interpretazione sensibile e seducente a Lluìs Homar, perfetto nel ruolo morboso di Berenguer.
Almodòvar ha gusto per i dettagli, i colori e l'atmosfera a metà tra noir e melò, ma ha soprattutto una grande attenzione per i suoi personaggi, ossessivi e ossessionati, vittime e carnefici, angeli e diavoli, persi in un esistenza di desiderio e ambizione che soffoca e opprime.
Un ottimo gioco narrativo di montaggio e flashback, tre spazi temporali che si confondono e si rievocano, senza cadere mai in una dispersione del melodramma, ma anzi, componendo un quadro nostalgico di ricordi ed emozioni, personaggi mascherati nell'anima e persi nel cuore. Almodòvar infonde il film di gusto classico e coscienza moderna, carica di nostalgia ogni scena e s'insinua senza esitazione nell'inferno delle vite dei suoi personaggi, in un'atmosfera enigmatica e incantatrice, che non esclude scene sottilmente d'impatto e momenti alla deriva. Una storia morbosa, narrata con essenzialità e crudezza ma capace di coinvolgere e appassionare, un lungo racconto d'identità tradite e mascherate, di passioni pericolose, gelosie ossessive, erotismo e psicologia, tra passato, presente e futuro persi nelle vendette e nei ricatti e che getta angoscia sulla vita di ogni essere umano, dove nessuno, alla fine, può davvero conoscere l'oggetto del suo desiderio.


 

VISITE: 4.947

Segnala un malfunzionamento in questa pagina
© Copyright Note:
Tutto il materiale qui pubblicato è proprietà intellettuale degli autori.
Come tale non può essere riprodotto, tutto o in parte, senza preventivo consenso degli autori stessi.
GDPR 2016 - Privacy & Trattamento dati personali