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Le anime grigie
di Philippe Claudel
Pubblicato su SITO


Anno 2004 - Ponte alle Grazie
Prezzo € 13,00 - 217 pp.
ISBN 8879287036

Una recensione di Mauro gerardo Minervini
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Le anime grigie

Trad. di Francesco Bruno

Correnti dell'amarezza Una storia non è mai una: sono un groviglio di fili le mani che vi si muovono, gli sguardi che la attraversano, le case dove abita. Anche quando, come qui, il tempo sembra preciso – il 1917 e la sua guerra - e il luogo grava chiuso, come un solaio dimenticato – un villaggio francese delle retrovie. Qui i colori si smorzano nel dolore dei tutti - che possono morire nella mattanza collettiva- e in quello senza perché di una morte innocente, poi nella vita senza redenzione di chi racconta e agita gli altri e quei fatti, lungo vent'anni dopo. Il cadavere di una bambina strangolata viene scoperto in un canale: la chiamavano Bella di giorno, come i fiori che crescono lungo il canale. Chi racconta è poliziotto di paese, con un nome dimenticato – da lui per primo – e la ferita aperta per una sposa morta di parto, lasciata da sola perché le strade verso di lei erano interrotte da convogli militari; perché i fili della ricerca della 'verità' sono ambiziosi e chi cerca, come fa il narratore, perde la sua strada. Le ombre costanti sui fatti del Caso (così i paesani chiamano quell'omicidio) sono, vicino al canale, una casa signorile (il castello) e il suo padrone, il procuratore Destinat, un gentiluomo malinconico, un silenzioso boia di Corte d'Assise (nomen, omen) – suadente quando chiede la pena capitale. Due anni prima si è tolta la vita negli stessi luoghi, vicino alla stessa persona, una giovane maestra, sconosciuta piovuta per caso nel paese. Come una luce tranquilla - che sembrava capace di spezzare lo scuro in un luogo che ha perso il sole con la guerra e la sua esaltazione sguaiata, con l'egoismo chiuso dei sopravviventi. Il suo spegnersi ha avuto la disperazione urlata del matto del paese e, a contrappunto, il silenzio pieno di rituali quotidiani del procuratore. Questi esercizi del lutto comprendevano, insieme al culto del ritratto diafano moglie – anche lei morta giovane – la frequentazione di un ristorante cittadino, dove Bella di giorno serve a tavola e suo padre imbandisce. Una vecchia ubriacona ha visto Destinat parlare dolcemente alla bambina lungo il canale, prima che lei morisse. Ma il giudice – un ingordo che divora uova (piccoli mondi, le chiama) davanti ai cadaveri – e l'inquirente militare – un frivolo sadico – non vogliono grane per uomini di alto affare; per questo cercano colpevoli di comodo. Due disertori sono costretti a confessare l'infanticidio, in una notte di ferocia deliberata , dove il male si mostra bifronte : negli eccessi della crapula sorda al dolore ( come il giudice) e nel delirio che prende chi infligge dolore come per gioco ( come il colonnello Matziev, un tempo dreyfusardo, pervertito dall'avere potere). Il poliziotto, che ha raccolto la testimonianza della donna, viene insolentito e allontanato, proprio in quella notte di strade intasate, quando perderà la moglie e con lei la speranza della pace, che questa possa tornare. In quella notte il narratore divide il ricovero con un prete, che parla degli umani come se fossero fiori, che sa lasciar parlare chi invece vuole tacere: un incontro bello come una promessa, e a quel modo lontana, alta, fragile. Anche perché, come dice la vecchia, “carogne, santi, non ne ho mai visti. Niente è tutto nero o tutto bianco, è il grigio che la vince. Idem gli uomini e le loro anime... sei un'anima grigia, graziosamente grigia, come noi tutti...” . Destinat andrà tranquillamente in pensione e poi a morire, trasformando il suo rituale al ristorante in un altro culto, quello della bambina morta, persino con la complicità del padre inconsapevole. Solo alla sua morte il poliziotto entrerà nel Castello, per scoprire il legame tra Bella di giorno, madame Destinat, la maestra dal bello sguardo: le sue lettere al fronte, per chi ama, mostrano la passione dietro gli occhi sereni, una vita che è dolore e da cui la bellezza dei fiori, Belles de jour, dovrebbe essere preservata, come lo è stata madame Destinat, giovane per sempre. Poco importa se Destinat sia innocente o colpevole: anche chi racconta, il poliziotto – piccolo soldatino del bene - sorprendentemente, prenderà la sua vendetta brutale sulla vita che spegne i fiori, come un altro Destinat. Secondo loro, la vita avvolge nel grigio le promesse. In questa storia, l'acqua grigia – che noi, uomini tutti uguali, siamo - porta e insieme annega i tagli di luce che la fanno brillare: la tentazione di tenerli qui, perché non vadano via – di conservare le vite belle che fanno sognare bellezza -, sviluppa un'utopia inquietante, quella di una morte simmetrica e opposta a quella del carnaio mondiale o della sofferenza inflitta senza rimorso, inflitta per imbalsamare la bellezza. Ma Paul Celan dice “Osanna. /All'imbrunire, qui,/il parlare,grigio come il giorno,/delle tracce d'acqua profonda.” - quando in La stretta rievoca il tentativo di essere di chi ha vissuto dentro la morte dei campi di sterminio, tentare di essere nonostante la morte. La Engführung, la Stretta – che si può tradurre anche come direzione obbligata – di cui parla Celan è un percorso obbligato tra le lapidi, quelle dello sterminio, dove anche le inscrizioni possono diventare segni beffardi: a condizione che non 'parlino'. Raccontare nel 'grigio' rende l'imbrunire colore del giorno, di un giorno mesto. Può scrivere tracce nell'acqua, fare cantare ( Osanna ) almeno per quello che non si è perduto. Ci viene detto, come Claudel sottintende – forse troppo di nascosto – già raccontando, che c'è un modo per fermare i fiori senza ucciderli: raccontarli.


Una recensione di Mauro gerardo Minervini



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