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Diego Rodriguez de Silva y Velazquez
(1599-1660)


A cura di TIZIANA PETRECCA

L’apprendistato di Velazquez cominciò nella bottega del pittore Pacheco dalla quale uscirà non ancora 18nne come pittore maturo e geniale. In questa bottega apprese i principi manieristici e ancora un po’ accademici. L’inizio della sua attività lo vede pittore di vita popolare: suonatori, bevitori, interni di cucina; caratterizzazione dei personaggi attraverso una ricerca dal vivo ma soprattutto la ricerca di una realtà umana colta nella semplicità formale:uova nei tegami, cristalli trasparenti, riflessi del vino.

Questa ricerca non muta nemmeno per la figura umana, nei suoi quadri troviamo la ricerca della realtà sui volti dei quali coglie ogni espressione: dalle rughe all’accenno di un sorriso. La ricerca del realismo al di la delle apparenze, il manierismo ripudiato.

Ma questo periodo è solo l’inizio, un percorso preliminare prima di diventare il grande e insuperato artista di corte di Filippo IV. L’atteggiamento mentale del primo e del secondo periodo non è identico. Il ridurre la visione ad oggetto d’analisi di verità naturale nella diversa realtà della luce è un nuovo rapporto che si stabilisce tra l’artista e il mondo che lo circonda, un rapporto questo, inedito in Spagna ma che in Italia a Roma e Napoli era già presente grazie al Caravaggio.

Alla pittura e studio del Caravaggio, arrivò, certamente, attraverso i vincoli che la Spagna aveva, ancor di più che con altre città, con Napoli allora capitale del viceregno spagnolo.

Napoli allora era viva di cultura ed arte e rappresentava il tramite più diretto di una cultura di avanguardia, modernissima e piena di suggestione, nella quale era di spicco la seconda ondata Caravaggesca grazie a Ribera e altri maestri.

Velazquez nel 1623 divenne pittore di corte di Filippo IV e questo gli permise di elaborare liberamente la sua arte innovatrice. Le grandi collezioni dell’arte Rinascimentale permisero al pittore, che aveva già maturato un grande bagaglio di acquisizioni, di guardare queste opere in modo diverso e dare alle sue opere maggiore apertura e audacia sia nella libertà che nella novità del linguaggio pittorico.

Attraverso questi studi si definì la sua personalità nuova per tutta l’arte Europea dell’età moderna. Alla corte di Filippo, predominò subito sugli altri artisti già presenti ma ancora legati all’accademismo manierista, preminenza sancita ufficialmente nel 1627.

Questo fu il periodo artistico migliore per Velazquez, con incarichi importanti presso la corte. Nl 1628, Rubens protagonista del Barocco, giunse a Madrid portando modernità e ulteriori conoscenze che Velazquez, ancora chiuso nel rigoroso naturalismo, apprese.

Decise di visitare l’Italia, studiò Tiziano - reinterpretandolo,poi, in chiave naturalistica- dipingendo una delle opere più singolari “Il trionfo di Bacco” del Prado.

Velazquez passò in Italia quasi due anni visitando le città tappe fondamentali per un’artista straniero : Genova, Milano,Bologna ma anche Roma e Ferrara. A Roma restò un’ anno e qualche settimana a Napoli, fu un viaggio di studio e approfondimento.

A Roma dipinse due quadri importanti “La fucina di Vulcano” del Prado e “ Giuseppe ed i fratelli” del monastero dell’ Escoriale. La sua presenza fu fondamentale per lo scambio con numerosi artisti residenti a Roma e soprattutto a Napoli, che nell’esempio di questo pittore videro rafforzato il loro amore per la corrente naturalistica.

Fu in questo periodo con i due dipinti “ Veduta della villa Medici” entrambi al Prado, che Velazquez fu in anticipo sugli altri nel determinare la pittura di paesaggio attraverso la realizzazione pittorica ricca di atmosfera, quasi in anticipo sulle conquiste libere che furono dell’impressionismo. Tra il primo viaggio in Italia e il secondo venti anni dopo, fu molto attivo e si affermò ancora di più. Molti ritratti di corte nei quali si nota una grande ripresa dal vero:ritratti equestri con cavalli impennati, tipici del Barocco, ritratti ufficiali nei quali l’impostazione tradizionale fu trasformata attraverso la modernità della sua pittura. Ritrasse nani e buffoni di corte in successione incredibile e in questi si ritrova, ma stemperato, il naturalismo arricchito da un più ricercato pittoricismo.

Meno numerose furono le composizioni sacre di tematica rara. la “Tentazione di S. Tommaso” della cattedrale di Orihueza e l’insolito “ Cristo alla colonna” della National Gallery di Londra, di impostazione ancora naturalistica.

Ma è proprio tramite tutte queste diverse esperienze: pittura d’ambiente, di paesaggio, animali e oggetti, maturò sempre più ardita la resa pittorica con pennellate fluide e vibranti piene di luce che coglie i valori più veri della rappresentazione.

Una sintesi efficace e completa di questo momento di piena maturità artistica è un’ opera importantissima di tutta l’arte del 600 “ La resa di Brera” del Prado del 1635.

Nel 1649 Velazquez ritornò in Italia per due anni come artista e uomo di corte, per cercare capolavori antichi e moderni per le raccolte del re dando anche prova del suo incontrastato primato; in questo periodo fu il pittore più illustre, il più potente tanto che posò per lui pure Papa Innocenzo X° per un ritratto ora nella galleria Doria, e ancora a Roma dipinse il ritratto del suo servo: Jean de Pareva, che esposto al Pantheon riscosse grande successo.

Da questo momento cominciarono i dipinti della vecchiaia che aprirono la pittura e il suo cammino alle conquiste del figuratismo moderno. Questi dipinti furono in prevalenza ritratti, l’ultima attività diede più spazio alla ricerca pittorica senza, però, tralasciare l’esigenza del racconto.

Ai ritratti si affiancò una grande opera “ Las meninas” al Prado:le damigelle di corte che è un ritratto multiplo ambientato in una sala del palazzo reale.

In questo quadro sono ritratti: damigelle, nani e dignitari intorno all’infanta Margherita e ritrae anche se stesso di fronte alla tela. Anche il re e la regina sono presenti, ma riflessi nello specchio sul fondo

Ritroviamo l’impegno compositivo ma quest’ opera l’ambiente è più intimo, la luce più controllata come può essere solo in un’ interno ed è proprio questa luce che potenzia le figure secondo le distanze e le qualità cromatiche dei particolari.

E’ un quadro dove gli accordi di luce, colore e spazio, trovano la loro più alta formulazione che sarà di quanto più moderno e ardito, dopo Caravaggio, abbia prodotto la pittura Europea.

Ancora c’è da menzionare un’altra opera di grandi dimensioni che è una trasposizione del mito di Aracne “Le filatrici”. E’ incerta la data, forse è antecedente all’ultimo viaggio in Italia e dello stesso periodo della magnifica opera “ Venere allo specchio” alla National Gallery di Londra.

Ritroviamo spesso citati in alcuni quadri di questo artista dipinti di altri maestri: Rubens nel “Las meninas”-lo si vede nello sfondo sullo specchio- e Tiziano in “Las Hillanderos” (le filatrici) sullo sfondo.

(C) Tiziana Petrecca
tillj2004@yahoo.it


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