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Rock
di Danilo Arona
Pubblicato su SITO


Anno 2002- Solid Books
Prezzo € 14- 318pp.

Una recensione di Filippo Mezzetti
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 Rock

È un romanzo horror, ovvero una di quelle vicende che hanno il pregio di raffreddare la spina dorsale di chi le legge e di far rizzare i peli delle braccia producendo quell’effetto epidermico noto come pelle d’oca.
E poi, guarda caso, parla del Rock; quella musica perversa e demoniaca ricca di messaggi subliminali che inducono chi l’ascolta a compiere le peggiori efferatezze; quella musica i cui testi, ascoltati al contrario, contengono messaggi che inneggiano alla potenza del Maligno…

La vicenda si sviluppa in un periodo di tempo che abbraccia gli anni di maggior splendore della musica Rock (con la R maiuscola), ed è dominata dalla figura a dir poco ambigua di Sam Hain; chitarrista nero dotato di una tecnica superlativa ma dall’aspetto spaventoso: “una bocca larghissima, gli occhi obliqui e cangianti, il cranio pelato sormontato da una tuba lunga il doppio di quella di Mandrake, una roca e abissale voce che scaturiva dal basso, dalla pancia”.
All’inizio della narrazione troviamo Sam negli Stati Uniti insieme a due compari, Fratello Chas e Fratello Shawn.
I tre si recano a casa di un Jimi Hendrix di otto anni (siamo nel 1950), e gli offrono di suonare con loro.
Alla risposta affermativa del piccolo Jimi lo prelevano da casa, lo portano in un bosco, e lo iniziano al Rock con un rito che ha del satanico, a base di musica mai udita prima e di funghi allucinogeni; e che durerà per tutta la notte.
Ma la scomparsa di un bimbo di otto anni non può passare inosservata, nemmeno se si tratta di un bambino di colore nell’America degli anni ’50; e gli agenti Vannelli e Swaggart, anche se ubriachi, non ci mettono molto a mettersi sulle tracce di Sam Hain e dei suoi amici; ed una volta trovati viene fatta ‘giustizia sommaria’.
È il fatto di sangue che decreta l’inizio della guerra tra I Grandi Fustigatori, la setta che vuole proteggere il mondo dalla minaccia di questa musica dannata, ed il Rock’n’Roll.
E il giovane Hendrix? Che ne è di lui?
Si sveglierà di soprassalto nel suo letto credendo di aver avuto un incubo; ma gli resterà per sempre nelle orecchie la musica di Sam Hain.
Tutto questo accadeva “mentre in Rock si apprestava a conquistare il mondo.”

L’inizio del romanzo è molto “americano”, e Danilo Arona dimostra di aver assimilato la lezione di Stephen King esibendosi in una prosa tipicamente “yankee”; ma Danilo non dimentica di essere italiano, e quindi il resto della storia si snoda in Italia; con paesaggi italiani, personaggi italiani e dialoghi italiani.
Qui troviamo il narratore: Rudi Marconi.
Rudi suona la chitarra nei Privileges, un gruppo come ce ne sono stati tanti nell’Italia degli anni ’70; e che sarebbe rimasto anonimo come tanti altri se i suoi componenti non avessero incontrato Sam Hain (ma non era morto?)
Sam suona la Stratocaster, la Fender di Jimi Hendrix e…
… basta, fate come me: scaricatevi la versione zippata del romanzo e stampatevela!
Sono 270 pagine, ma se cambiate il formato dei caratteri ed i margini potete risparmiare un po’ di carta.
Io posso solo dirvi che l’ambientazione in una provincia reale e concreta dove si possono incontrare soggetti come Benito Patria (varrebbe la pena di leggere il romanzo solo per conoscere questo “personaggio minore”), l’immersione in situazioni apparentemente quotidiane, il continuo riferimento a fatti realmente accaduti ed ai quali vengono talvolta date motivazioni soprannaturali, contribuiscono a rendere credibile una storia che, per sua stessa natura horror, tutto è fuorché credibile.
Una strizzatina d’occhio ai Blues Brothers, l’esistenza di un cantante di liscio che sembra uscito da un trash-movie italiano degli anni ’70 (quelli con Alvaro Vitali, per intenderci) e che si chiama nientemeno che Max Pecorari, e un dee-jay che mastica menta, contribuiscono a rendere tutta la narrazione sincopata come un LP del mai abbastanza compianto Jimi Hendrix.
Alle pagine raccontate in prima persona da Rudi Marconi si alternato, secondo un contrappunto sbilanciato ma regolare, le parti in terza persona riguardanti quegli angoli ancora più oscuri della trama; e si incrociano le storie di divi del Rock come John Lennon con quelle dei personaggi inventati dall’autore.

E su tutto e tutti, la voce di Sam Hain:
Sono Sam Hain, me ne vado per le Haway
Perché a Sam Hain non si dica “go away”

Dopo questa lettura non sarà più possibile ascoltare il Rock con le stesse orecchie; soprattutto (se ce l’avete) il bootleg ormai introvabile “Woke up this morning and found myself dead” con Jim Morrison e Jimi Hendrix.


Una recensione di Filippo Mezzetti



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