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La ragazza giusta
di Elizabeth Jane Howard
Pubblicato su SITO


Anno 2021- Fazi Editore
Prezzo € 20,00- 406pp.
ISBN 9788868644178

Una recensione di Francesca Trapé
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 La ragazza giusta

La ragazza giusta (Fazi Editore, 2021, traduzione di Manuela Francescon) è un romanzo della scrittrice britannica Elizabeth Jane Howard[1], pubblicato in lingua inglese con il titolo Getting It Right nel 1982, e dal quale venne tratto il film omonimo nel 1989, diretto da Randal Kleiser.

In una Londra anni Settanta, il giovane Gavin lavora come parrucchiere in un salone del centro. Nel tempo libero adora leggere di arte e arredamento, ascoltare dischi di musica classica e andare a teatro. Rinchiuso nella sua camera, l’unica stanza della casa non soggetta al rigido controllo della madre, la signora Lamb, il timido Gavin si ritrova spesso a fantasticare sul proprio prototipo di ragazza, immaginata come se fosse una figura eterea e mitologica, sicuramente inconcepibile nel suo mondo reale. Infatti, nonostante tutti i giorni in negozio sia circondato da numerose clienti donne, e sovente si ritrovi ad essere il loro confidente e consigliere, Gavin non ha ancora mai avuto alcun tipo di esperienza con il sesso femminile. Forse per la troppa timidezza caratteriale, o per le insicurezze dovute alla forte dermatite che lo colpisce in volto e, per ironia, proprio sul cuoio capelluto, Gavin si sente a proprio agio solo con il proprio amico Harry, con il quale può condividere le diverse passioni culturali, e non sentire la pressione di portare avanti una conversazione forzata. Harry, omosessuale impegnato in una relazione complicata con il fedifrago Winthrop, vorrebbe che anche il suo amico sperimentasse le gioie e i dolori della passione amorosa, sostenendo apertamente che la spiccata sensibilità e la mancanza di intraprendenza di Gavin con le donne siano segnali di una sua confusione sessuale. Così, per provare a farlo lasciar andare, Harry lo convince ad accompagnarlo ad una festa dell’alta società londinese, dove incontra due figure che lo segneranno per il resto della narrazione: la padrona di casa, Joan, donna colta, sofisticata e felicemente sposata, e la giovane e scombinata Minerva. Gavin rimane attratto da entrambe, poiché Joan lo lega a sé con una notte di amore, mentre Minerva stimola in lui un forte senso di responsabilità, per via della sua ingenuità e dei suoi problemi di salute. Nel destreggiarsi tra queste due donne, Gavin tenta di portare avanti la propria quotidianità, iniziando a percepire il peso di essere ancora in casa dei genitori, e l’inadeguatezza di non avere un progetto di vita da poter condividere con una persona speciale e riconosciuta tale liberamente, non imposta dal premuroso amico Harry o dalla più che realizzata sorella Marge. Quando, ormai, la scelta sembra dover ricadere inesorabilmente tra una delle due figure della festa, Gavin inizia la conoscenza più approfondita di una collega assistente di nome Jenny. La ragazza vive in funzione del figlio avuto inaspettatamente da una relazione adolescenziale, e lo cresce, tra diverse difficoltà anche economiche, con il solo aiuto della madre. Entrata in confidenza con Gavin, però, Jenny dimostra di essere pronta ad aprirsi all’amore nel caso in cui incontrasse una persona comprensiva e capace di accogliere sia lei che il piccolo Andrew. 

L’interesse sentimentale di Gavin nei confronti di Jenny matura lentamente, con curiosità misurata e rispetto costante. Non si dimostra essere una forte attrazione mentale e fisica, come nel caso del coinvolgimento con Joan, e non sfocia neanche nel bisogno banale di portare equilibrio in un’esistenza sgangherata, come nel rapporto con Minerva. Piuttosto, i due giovani sembrano intraprendere una relazione di scambio reciproco, in cui Jenny finalmente riesce ad alleggerire le responsabilità e i sacrifici che comporta essere una madre sola, dimostrando anche un sincero interesse per ciò che Gavin ha da insegnarle, mentre quest’ultimo abbandona parte delle sue insicurezze, e impara ad accettare il fatto che l’incontro con l’altro non rappresenti un punto di arrivo solido, ma un viaggio di scoperta, incertezze e compromessi.

La Howard assume il punto di vista maschile per descrivere e provare a spiegare i diversi tipi di relazioni in cui si imbatte Gavin: il matrimonio dei genitori, esponenti della media borghesia i cui ruoli sono ben definiti e immutabili da generazioni, ma non per questo non vivono momenti di difficoltà; l’amicizia con Harry, il quale lo vorrebbe ancora più simile a lui, solo così, infatti, lo capirebbe nel profondo, e saprebbe aiutarlo davvero; l’affetto materno di Jenny che sembra relativizzare tutte le difficoltà di una vita comune; il matrimonio interessato e d’amore insieme di Joan, che gli si concede, tradendo il marito, da un lato per provare dopo tempo un’emozione sincera nei propri confronti, dall’altra quasi per venire incontro a Gavin, così meritevole di amore; e, infine, la fame di calore umano di Minerva, così desiderosa di piacere ed essere accettata, tanto da arrivare a barattare il proprio corpo, o a fingersi  un’altra per ricambiare la gentilezza di Gavin.

Ciascun modello di rapporto, seppur disfunzionale o incomprensibile agli occhi di Gavin e del lettore, aiuta il protagonista a definire la propria identità, e a comprendere i propri desideri, rimanendo sempre sul piano della realtà, non idealizzando il sentimento amoroso o la persona verso la quale si prova tale sentimento. La Howard, quindi, riporta uno squarcio della società dell’epoca, e soprattutto dell’evoluzione avvenuta in ambito relazionale, lasciando comprendere che ognuno ha il proprio modo di amare, e non può essere messo a giudizio per questo.

[1] Elizabeth Jane Howard (Londra, 1923 – Bungay, 2014) è stata una scrittrice britannica, al centro della vita culturale londinese di metà Novecento. Ebbe un’infanzia difficile, a causa della depressione della madre e degli abusi subiti dal padre. La sua vita sentimentale molto inquieta la portò ad avere numerose relazioni, a contrarre tre matrimoni, di cui l’ultimo nel con il famoso autore londinese Kingsley W. Amis, e ad altrettanti divorzi. Con il suo romanzo d’esordio del 1950, The Beautiful Visit (inedito in Italia), vinse l’anno successivo il John Llewellyn Rhys Memorial Prize. Nel 1956 pubblicò il suo secondo romanzo, The Long View (edito da Rizzoli nel 1957 con il titolo Vite a rovescio, e da Fazi Editore nel 2014 con il titolo Il lungo sguardo). Raggiunse il successo grazie ai cinque volumi della Cazalet Chronicle, ovvero la saga dei Cazalet, che narrano le vicende di una famiglia inglese borghese, e specialmente delle sue figure femminili, durante gli anni della guerra. I libri vennero trasposti in una serie televisiva per la Bbc, e sono stati pubblicati da Fazi Editore dal 2015 al 2017: Gli anni della leggerezza (The Light Years, 1988), Il tempo dell'attesa (Marking Time, 1991), Confusione (Confusion, 1993), Allontanarsi (Casting Off, 1995) e Tutto cambia (All Change, 2013). Nel 2003 realizzò un’autobiografia (Slipstream) non edita in Italia.


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