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L'appuntamento
di Cinzia Baldini
Pubblicato su SITO


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Il giovane uomo si premura di chiudere con delicatezza la porta di casa per non svegliarla e salutato dai primi raggi del sole sorto da poco, a malincuore si avvia.

Si sente contrariato. Non ha digerito il fatto di doversi alzare dal letto a quell’ora antelucana né di doverla lasciare.

Quella appena trascorsa, è stata una notte di passione. Ancora ne risente, nei muscoli affaticati, la piacevole spossatezza. Rivede gli occhi della sua compagna che lo fissano adoranti. Due lagune esotiche in cui annegare la stanchezza, il nervosismo, la banalità del quotidiano. Non riesce a staccarseli di dosso e il loro sguardo carico d’amore gli oltrepassa l’anima rendendolo vulnerabile e malinconico.

Un veloce sguardo all’orologio gli conferma che è in ritardo.

Il giovane inizia a correre come se avesse un demone alle calcagna.

Il trolley che si trascina dietro rimbalza furiosamente sul selciato lasciando in sottofondo un rumore stridente di bestia ferita a morte.

Con il fiato corto e le ginocchia tremanti entra nell’atrio della stazione. Sempre correndo, con le ultime forze rimaste, si fruga nelle tasche e tira fuori il biglietto.

Troppo tardi.

La banchina è ancora lontana, come un miraggio in pieno deserto, e lui osserva contrariato il treno che, chiuse le porte, inizia a muoversi. Si ferma e impreca tra sé. Guardandosi attorno adocchia una panchina in cui è rimasto un posto vuoto. Vi si dirige ansimando. Si toglie la giacca, si allenta il nodo della cravatta e si accomoda mentre con il fazzoletto inizia a detergersi il sudore che copioso gli scivola sulla faccia e attende che il respiro si regolarizzi.

Dopo qualche minuto raccoglie i pensieri. Studia il tabellone con le prossime partenze: “Il treno successivo partirà non prima di un paio d’ore” prende atto contrariato.

Sente ancora lo sguardo di Lisa su di sé ma stavolta è una scorsa lenta, scherzosa e irriverente. Sembra volergli dire –E adesso come manterrai la promessa di essere di nuovo qui per cena?-

«Ora lo vedrai» dichiara ad alta voce facendo voltare un passante che gli lancia un’occhiata interrogativa. Carlo non se ne avvede preso com’è a sfilare il cellulare dalla tasca e a consultare un motore di ricerca su internet. Dopo aver trovato ciò che cerca sospira sollevato. Poggia le spalle allo schienale mentre attende di prendere la comunicazione con il numero appena scovato. Confabula con lo sconosciuto interlocutore quindi riattacca e attende ancora una manciata di minuti prima di rialzarsi e avviarsi all’uscita della stazione seguendo diligentemente le indicazioni ricevute.

Infila la chiave nel cruscotto e l’auto si accende. Inserisce la retromarcia e il motore risponde docile ai suoi comandi. “Una vettura a noleggio ecco la soluzione. E stasera cena per due!” pensa soddisfatto per aver raddrizzato una situazione che minacciava di rovinargli la giornata.

“Un viaggio non programmato, una partenza ed un ritorno in giornata, il tempo necessario a sbrigare la ‘rogna’ imprevista e via, di nuovo a casa” considera, fregandosi virtualmente le mani.

L’adrenalina, al pari di una droga potente, scorrendogli nelle vene, lo sorregge e la fretta, cattiva consigliera, gli fa pigiare il piede sull’acceleratore: -Presto, sbrigati, fai in fretta- sembra sussurrargli nelle orecchie.  

La velocità è la misura con cui, oggi, Carlo ha calibrato la sua giornata.

Mentre la salutava con un bacio delicato, Lisa, l’eterna compagna conosciuta sui banchi del liceo: «devo dirti una cosa importante» gli bofonchiava, assonnata, sulle labbra.

«Stasera amore», aveva replicato lui. «Lo farai stasera» aveva ripetuto con un brivido di emozione immaginandone il motivo.

Lui e la compagna cercano da qualche mese di allargare la famiglia. Forse al suo ritorno lei gli comunicherà la novità, per questo non deve far altro che gareggiare contro il tempo in modo da presentarsi puntuale all’incontro.

Carlo non sa se gioire o avere paura per essersi caricato di una responsabilità tanto grande.

Lui che non ha mai amato l’azzardo questa volta teme di aver esagerato ed essersi preso un impegno al di là delle sue forze. “Forse non ero ancora pronto, forse non lo sarò mai…” ammette spaesato. “E’ stata una decisione presa di comune accordo. Questo figlio non è frutto del caso ma del nostro amore e magari alla fine riuscirò anche ad essere un buon padre, chissà?” conclude con un’alzata di spalle.

«Lisa…», mentre lo pronuncia accarezza quel nome, «da qualche giorno è al settimo cielo» rammenta. “E non solo perché ha ricevuto la nomina in ruolo come insegnante di sostegno, l’agognato riconoscimento per il suo lavoro, per la missione che si è prefissa di portare avanti nella vita. Credo che riguardi la realizzazione del sogno che coltiviamo da tempo. Forse nostro figlio è in arrivo”.

Il paesaggio cambia lentamente e alle case dell’agglomerato urbano si sostituisce quello della periferia con ampi spazi di verde e Carlo, assorto nei suoi pensieri, se ne accorge solo perché, invece che la solita prima e seconda marcia, può finalmente far ruggire il motore e ingranare la quinta assumendo una spedita andatura di crociera.

Il sole è ormai alto nel cielo.

Il giovane accende la radio per riempire le ore che mancano alla meta ma non l’ascolta. “Somiglierà a me o alla mamma? Magari a entrambi?” si domanda.

Carlo si scruta attraverso lo specchietto retrovisore. Il taglio deciso dei lineamenti del viso, temperato dagli occhi scuri che spesso danzano irriverenti e magnetici, gli donano un aspetto virile e al contempo discolo e birichino. Una combinazione che, unita alla sua figura alta e atletica, non lo lascia passare inosservato. E’ un bel ragazzo e sa di esserlo.

Distoglie gli occhi con un sorrisetto ironico. “Non sono pensieri consoni ad un futuro padre scherza tra sé”, poi torna serio «Spero di essere un papà all’altezza della situazione, magari un po’ imbranato ma con tanta buona volontà. Da stasera non ci resterà che attendere questi interminabili mesi ma l’importante è che la gravidanza e il parto vadano bene e Lisa e il bambino godano di buona salute».   

Stringe le mani sul volante fino a farle sbiancare.

Quei pensieri che vanno e vengono come le onde sulla battigia lo turbano lasciandogli addosso una leggera inquietudine.

Carlo osserva di sfuggita la piatta e monotona pianura che scorre ai lati della strada oltre il guard-rail poi si impone di concentrarsi nuovamente nella guida.

Un camion gli occhieggia da lontano, ha tutte le quattro frecce accese, sembra un albero di Natale fuori stagione…

Un brivido attraversandogli la schiena lo fa trasalire “sarà per il freddo…” riflette nella sua mente mentre in maniera automatica con la mano corre alla manopola del condizionatore e la fa scorrere verso il rosso.

L’osservazione rimane appesa a mezz’aria mentre il volto di Lisa e il suo profumo lo avvolgono in un suggestivo abbraccio.

Prova ad indirizzare i suoi pensieri altrove ma ecco che gli occhi della sua donna tornano a reclamare la sua piena attenzione ma stavolta lo studiano preoccupati.  

Deve parlare con Lisa, vuole sentire la sua voce. Un bisogno disperato lo spinge. Con gesti convulsi, quasi fosse l’ultima cosa da fare nella sua vita, si fruga nelle tasche cercando il telefonino, strozzandosi quasi con la cintura di sicurezza. Tossisce ma finalmente lo trova.

Con una mano regge il volante e con l’altra inizia a digitare un numero poi ci ripensa e lo richiama dalla memoria. È occupato. Carlo ingoia il magone che gli si è formato in gola. Si sente svuotato di ogni energia, persino le lacrime, nonostante il bisogno che avverte di piangere per sfogarsi, non vogliono uscire.

Il giovane lascia passare qualche minuto e osserva di nuovo il display. Sempre più nervoso, con dita tremanti, ci riprova ma l’apparecchio gli scivola dalle mani. Indispettito e sbuffando si china a raccoglierlo. Quando sembra raggiungerlo quello si perde in una nebbia fittissima e opalescente che in pochi secondi avvolge la vettura e nonostante i finestrini serrati invade l’abitacolo.

“Devi andarci tu! Sei l’unico che può seriamente valutare la situazione. La tua esperienza è determinante per risolvere la magagna contabile che quegli idioti hanno creato prima che accada l’irreparabile” gli risuona nella mente il tono implorante e preoccupato dell’amministratrice delegata della società in cui lavora come consulente fiscale.

Risente anche la sua replica arrabbiata: «Ma ne avevamo già parlato e si era deciso che questa volta ne sarei rimasto fuori. Non posso correre su e giù per l’Italia a mettere toppe per l’incapacità altrui».

«Sarà l’ultima volta te lo assicuro. Mi impegnerò personalmente a fare in modo che non accada più. Questi sono i biglietti ferroviari. Anche se mi sono tenuta larga come tempistica, dovresti comodamente farcela a rientrare in serata. Te lo chiedo come favore personale» prega la voce della dirigente che, all’improvviso, alzandosi di un tono diventa stridula e isterica «Carlo cos’hai? Cosa ti sta accadendo?»  

Lui corruga la fronte e stringe gli occhi riducendoli ad una fessura. Attraverso quello spazio ridotto, guarda le labbra della donna che si distorcono e alla sua figura che appare sfocata e grottesca come una caricatura si sovrappone il viso paffuto e roseo di un bimbo e poi Lisa che lo guarda con le iridi spente mentre la nebbia fluttua su di loro sempre più fitta al pari di un bianco sudario.

Un silenzio strano lo mette in allerta, la radio sintonizzata sul programma di musica ha smesso di trasmettere, nessuna nota riempie l’aria. Alza gli occhi e li sgrana incredulo.

Il giovane frena mentre un odore acre gli si attacca alle narici. È quello della benzina o forse quello dei pneumatici che si fondono con l’asfalto.

Quando la cappa di lattiginosa foschia si dirada Carlo si guarda attorno stupito. E’ affacciato ad una finestra ed osserva un panorama mai visto. Sotto di lui, il suo corpo nudo, collegato a una ragnatela di tubi e macchinari.

Si gratta la testa, non ricorda assolutamente com’è arrivato lì.

«Dove sono finiti i miei vestiti?» si domanda.

Tutto quel bianco che ha intorno lo abbaglia.

«La nebbia!» esclama e fa per tapparsi gli occhi. Ma la mano resta inerte. Prova ad alzare un braccio, una gamba ma nota con terrore crescente che nessuna parte del corpo risponde ai suoi comandi.

«Ma che accidenti sta succedendo? Devo uscire da qui. Non posso far tardi all’appuntamento…»

…. Biiiiiipppppp…

Il medico entra precipitosamente e osserva lo schermo del monitor che rimanda la frequenza cardiaca. Scuote la testa. La linea verde fluorescente dopo una serie di picchi impazziti lentamente si rilassa divenendo monotonamente piatta.

«C’è stata un’ultima contrazione nervosa, poi il cuore ha ceduto… Mi dispiace. Abbiamo tentato di tutto ma è arrivato in condizioni gravissime con fratture multiple e già in coma. Non ha mai ripreso conoscenza» spiega alla giovane donna che attende in lacrime fuori dalla porta del reparto di rianimazione. «Se vuole può entrare per un ultimo saluto» aggiunge facendosi da parte.

Il sanitario detesta questa parte del suo lavoro, come odia la burocrazia che con gelide formule sancisce l’epilogo di un’esistenza e seppellisce sotto fiumi di vuote parole la fine di una vita.

Ora del decesso 11,15 scrive sul referto. Lo firma e lo lascia accanto al verbale della polizia stradale che rileva che l’incidente è avvenuto a causa della forte velocità e per una distrazione del conducente, il quale, per raccogliere il telefonino sfuggitogli dalle mani, ha distolto gli occhi dalla strada ed è finito contro un camion fermo per un guasto sulla corsia di emergenza.

Una breve nota, scritta con grafia fine, pietosa, quasi riguardosa recita: i familiari sono stati avvertiti… 

© Cinzia Baldini



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