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Il supremo principio
di Milos Fabbri
Pubblicato su PBSA2021


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Il supremo principio

ASCOLI PICENO. Troppe volte quel giudice di pace si è dimostrato accondiscendente verso gli automobilisti multati per le violazioni al codice della strada. Troppe volte ha applicato sanzioni ridotte rispetto a quelle previste. E ora, Guglielmo Furfaro, giudice di pace prima in servizio a San Benedetto del Tronto, ora ad Ascoli Piceno, rischia il posto.

Sono le nove del mattino, il cielo finalmente si sta schiarendo. È piovuto tutta la notte. Davanti al grande portone di via Asiago n° 2 c'è già una piccola folla. Non sono più di quattro persone, ma ultimamente succede quasi quotidianamente. Da quando il nuovo giudice di pace si è insediato nel suo ufficio, si è subito sparsa la voce di come sia elastico nell'interpretare la legge.

Guglielmo Furfaro è stato spostato nella sede di Ascoli Piceno dopo essere stato colpevolizzato di non attenersi scrupolosamente alla legge. Nel comune di San Benedetto del Tronto aveva iniziato una campagna contro alcuni vigili, giudicati troppo agguerriti contro gli automobilisti che avevano bevuto anche solo pochi bicchieri. Per questo motivo ebbe una sanzione disciplinare e fu ricollocato.

Ma anche ora le cose non erano cambiate. Il giudice Guglielmo Furfaro interpretava la legge mettendoci molto del suo buon senso.

“Prego entri pure.”

La signora allungò un foglio e una busta al giudice. Insieme a lei era entrato anche il marito, un uomo piccolo e mal vestito, che rimase due passi alle spalle della moglie stringendo fra le mani il proprio cappello.

“In due sul motorino, senza revisione e senza assicurazione.” Alzò lo sguardo puntando gli occhi dritti su quelli della donna; non c'era accusa in quello sguardo.

“Che mi dice signora? Perché siete venuti qui? Non c'è molto da dire, o da fare.”

La signora si avvicinò di qualche passo e posò la mano sulla scrivania, si mise seduta sulla sedia che le stava a fianco ed avvicinò il volto all'uomo.

“Ma come pensa che possiamo pagare 1300 euro di multa secondo lei? Se non abbiamo fatto l'assicurazione un motivo ci sarà non crede? Guardi mio marito...” e si voltò indicandolo con lo sguardo, “... non lavora, è da due mesi che mi sta fra i piedi senza fare nulla. Di lavoro mio caro non ce n'è. Abbiamo due figli, ma anche loro faticano a campare cosa vuole lei, che ci aiutino a noi? Ma lo sa che mi tocca pure guidarlo a me il motorino? Quello è un incapace, ma cosa vuole... è più di vent'anni che siamo sposati”.

Il giudice tolse lo sguardo dal marito e tornò a guardare la moglie.

“La capisco signora, questi non sono certo tempi buoni.” Prese dei fogli su cui scrisse qualcosa e poi si alzò in piedi allungando la mano per salutarla.

“Andate pure, ma mi raccomando cercate di fare la revisione e l'assicurazione. Per la contravvenzione è tutto a posto, buona giornata.”

La persona che entrò dopo di loro era un giovane trentacinquenne, che a dir dalla documentazione che portava con sé, era passato col rosso a un semaforo.

“Per caso lei ha qualche problema di vista?”

“No, ma ho qualche problema con mia moglie.

Stavo al lavoro quel giorno quando mi chiama e inizia a insultarmi: “Sei uno stronzo, ci provi con tutte, anche con le mie amiche, ma come cazzo ho fatto a trovare uno come te...” Strillava signor giudice, lei ha presente una donna quando strilla? Non avevo capito nemmeno di cosa parlasse. Le assicuro signor giudice, se vuole lo metta agli atti...” Venne interrotto dall'uomo che gli stava di fronte, il quale gli chiarì che non si trovavano in un tribunale e non doveva testimoniare nulla, ma quello continuò.

“Giuro non ho mai tradito mia moglie, e perché dovrei? È una bellissima donna e sa... è anche molto brava a letto...”

Il giudice lo interruppe un'altra volta dicendogli che non avevano importanza le prestazioni sessuali della moglie.

“Ha ragione, mi scusi. Comunque, mentre parlavo al telefono capii di cosa si trattava. Aveva letto una e-mail che avevo mandato a una amica, nulla di intimo o compromettente glie l'assicuro. Ma lei ha dato di matto, così sono dovuto correre a casa. Sa, noi abbiamo una bambina piccola, mi sono preoccupato.”

Il giudice sospirò, fece un sorriso quasi impercettibile e salutò il ragazzo dicendogli di stare più attento la prossima volta. Lui non capì se si riferisse alla guida o alle e-mail, comunque lo salutò felice di non dover pagare nessuna multa.

Il giudice stava sistemando la scrivania, fra poco sarebbe tornato a casa. Fece accomodare l'ultimo cittadino della giornata. L'uomo che entrò portava con sé un contenitore di cartone da bottiglie, ne conteneva tre.

“Buon giorno signor giudice di pace.”

“Buon giorno a lei, desidera?”

L'uomo appoggiò la scatola a terra e disse al giudice che gli era stata ritirata la patente perché era stato fermato e aveva il tasso alcolico al di sopra della soglia consentita.

“Ma a lei pare giusto signor giudice di pace? Me ne stavo tornando a casa con la mia famiglia e mi ferma una pattuglia. Dopo avermi chiesto la patente e il libretto mi fa scendere dall'auto per farmi fare la prova del palloncino. Mi vogliono infilare un tubo in bocca per poi farmici soffiare. Pensi che umiliazione con i miei figli. Questo è un paese irrispettoso, mi consenta di dirlo signor giudice di pace.”

Il giudice Guglielmo Furfaro capiva bene quell'uomo.

“Guardi” gli disse “comprendo il suo stato d'animo, il veicolo le serve assolutamente per lavorare, giusto?” e guardò l'uomo.

“Giusto! signor giudice di pace.”

“O.K può andare, le riconsegneranno la patente.”

L'uomo fece per uscire ma si arrestò e tornò verso la scrivania posandoci sopra il contenitore con le bottiglie del vino.

“Queste sono per lei. Alla salute.”

Alle dieci del mattino il sole è pienamente uscito dalle ultime nuvole. Le persone che affollavano l'entrata del municipio sono ancora tutte lì. Oggi il giudice non è arrivato, e non arriverà nemmeno nei giorni seguenti.

Mentre i cittadini multati attendono il suo arrivo, lui è con la moglie a passeggiare in spiaggia. Guglielmo tiene la mano della moglie fra la sua.

“Come mai non sei andato al lavoro oggi, caro?”

“Perché mi hanno licenziato.”

© Milos Fabbri





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(1) Il supremo principio di Milos Fabbri - RACCONTO
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