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RECENSIONE
AMERICAN BEAUTY

USA 1999


Recensione di Riccardo Colangeli

TRAMA: Lester, un uomo sposato, sui quaranta, vive in preda alla monotonia di tutti i giorni. La situazione cambia radicalmente quando s'invaghisce di un'amica della figlia. Intanto anche la moglie e la figlia mostrano insofferenza e fanno di tutto per cambiare la loro insipida vita.

Beauty. Termine sul quale riflettere. In American Beauty la bellezza gioca il ruolo assoluto di protagonista, assumendo connotati insoliti ed imprevedibili. La bellezza di un gesto, di una parola, di un momento. "...A volte c'è tanta bellezza nel mondo...", dice Ricky in American Beauty. Sicuramente un film al di là dei canoni del genere: attraverso un'impostazione ricca di toni e prospettive dai rimandi quasi teatrali (in effetti Sem Mendes si avvicina per la prima volta al cinema dopo una carriera di successi in ambito teatrale), lo spettatore viene sapientemente proiettato all'interno di un bizzarro affresco della tipica realtà moderna. Il regista, attraverso uno stile semplice ed essenziale, riesce a delineare con efficacia i tratti della sgargiante "bellezza americana", un mondo intriso di apparenze ingannevoli, consuetudini e valori fittizi. All'interno di quest'ambiente artefatto, i protagonisti della vicenda subiscono indifferenti il peso di una greve monotonia, che presto li spingerà a commettere azioni del tutto inaspettate. In effetti, l'evoluzione dei personaggi costituisce lo scheletro portante della vicenda: a tal proposito c'è da menzionare l'interpretazione a dir poco impeccabile di Kevin Spacey, il quale ha ricevuto un oscar come miglior attore protagonista. L'attenzione del regista sulla dinamica dei personaggi assume man mano nel film contorni sempre più netti, fino ad assumere connotati al limite del tragicomico: ognuno di essi è travolto dalla sconvolgente scoperta del proprio vero io. Alcuni sprofondano così nel baratro che hanno scavato negli anni, riempiendo la loro vita di vacue certezze e soverchianti dipendenze. Altri invece scoprono la bellezza, che li spinge, finalmente, alle follie più impensate. Lester è un uomo dalla natura selvaggia, camuffata dal sordido e monotono richiamo sociale di convenzioni, pregiudizi ed ipnotizzanti quanto stupide "regole". La sua giornata è schematicamente definita da pilastri di consuetudini logoranti, gesti meccanici di una vita fredda ed immobile, gestita da quella pazzia a volte erroneamente chiamata "dovere". Un giorno scopre "la Bellezza", in Angela, un'amica di sua figlia. Angela è una ragazza dall'atteggiamento sicuro ed altezzoso, ma, ancora una volta, l'apparenza si dimostra un clamoroso inganno. L'abile lavoro di regia e fotografia (per le quali il film ha ricevuto dei premi oscar) accompagna quindi lo spettatore nel mondo visionario di Lester, dove ogni gesto, ogni parola di Angela diventa un'irresistibile sinfonia di bellezza. Così Lester riesce finalmente a scuotersi dal suo torpore, e da allora tutto cambia. Ricky invece trova la sua bellezza nel volo di una busta al soffiare del vento. Attraverso la sua telecamera vive di piccoli momenti da ricordare per sempre. Anche la figlia di Lester riesce finalmente a schiudere il proprio microcosmo, rivelando la sua natura indomita e ribelle. La prospettiva ideale di Mendes travolge così lo spettatore, travalicando i confini della convenzionale commedia "americana", attraverso uno spettacolo dai toni accesi e dal ritmo incalzante; uno spettacolo che, se a una prima lettura pare riproporre semplicemente il tema della "frivolezza mondana", ad un'analisi più approfondita rivela obiettivi ben più profondi ed ambiziosi. Il regista vuol parlarci di Bellezza: quella preziosa percezione che cambia tutto. Ella può "ucciderci", sì, può farlo. Spendere una vita senza consultare la voce dello spirito può un giorno condannarci ad accettare la nostra natura, condannarci a scoprire di esser stati mere vittime di un'esistenza spesa nella ridda illusoria di apparenze, baloccati da un carosello d'immagini futili. I forti scoprono di essere codardi, i deboli eroi coraggiosi. Una dimensione inquietante forse, ma nulla sfugge allo specchio del nostro essere, che riflette soltanto emozioni. Per Ricky il riflesso sarà una busta trascinata dal vento, un meraviglioso prodigio di evoluzioni ai suoi occhi, una moltitudine di emozioni senza pari. Aveva trovato la bellezza nella busta, così come nella figlia di Lester. Non poteva che vivere così dunque Ricky, osservando quella suprema bellezza, proiettando il riflesso del suo spirito nella realtà materiale, persino la più banale. E Lester, non poteva che gioire, non poteva che "stare da Dio", avendo finalmente, dopo decine di anni, osservato anche lui lo specchio del suo spirito, avendo finalmente conosciuto anche lui la bellezza, la bellezza di Angela e della sua libertà. Il padre di Ricky si rivela invece una debole vittima: fragili e misere le sue fondamenta di carta pesta, tanto gracili da farlo impazzire. Nulla avrebbe mai osservato di bello quell'uomo, solo una sterile realtà infarcita di severi ed inutili principi. Fu tale verità a farlo impazzire, certo, a fiaccarlo di suprema debolezza, soprattutto nello scontro finale con un figlio da sempre ritenuto debole ed inetto, ma in verità nutrito di straordinario vigore. Il povero padre ha infine pagato il prezzo di un'assoluta cecità ed indifferenza nei confronti della vita, il riflesso sbiadito ed incolore del suo animo lo ha accecato, lo ha distrutto. Una sconsiderata miopia spirituale che ha reso un castello di sabbia quella solida spina dorsale delle sue giornate. Questo e molto altro vuol essere American Beauty, un film dai toni divertenti, inquietanti, sarcastici; una parentesi di vita quotidiana, ricca d'insicurezze celate dallo scorrere incolore del tempo; ma è soprattutto un brillante viaggio attraverso i meandri della follia e della debolezza umana.

American Beauty
Titolo originale: American Beauty

Usa Anno: 1999
Commedia Durata: 2h e 01'
Regia: Sam Mendes
Cast: Kevin Spacey, Annette Bening, Thora Birch, Wes Bentley, Mena Suvari, Chris Cooper, Peter Gallagher, Allison Janney, Scott Bakula, Sam Robards


Il regista

Sam Mendes è uno dei registi teatrali più famosi dei nostri giorni. Ha curato la regia di numerose produzioni, molte delle quali premiate con importanti riconoscimenti fra le quali l'acclamato revival del musical "Cabaret" andato in scena anche a Broadway, "Zoo di Vetro" e "Company" per il quale ha ricevuto L'Olivier Award come miglior regista. American Beauty è il primo film del regista inglese.

Filmografia.
Regista: American Beauty (1999), Road to perdition (2002);
Produttore: Road to perdition (2002).


 

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