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Bello dentro, fuori meno
di Carmine Caputo
Pubblicato su PB15


ROMANZO
Nonsoloparole.com 2004
Prezzo € 12 - 140 pp.
Collana I narranti. Storie
ISBN 888885018X
Una recensione di Maria Carmela Marinelli
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Bello dentro, fuori meno

Belli dentro, fuori meno è la storia di una delusione d’amore, vissuta e raccontata in prima persona dall’ingegnere Attilio.
Il racconto nasce durante una lunga notte insonne nella quale il narratore decide di scrivere questo “romanzetto autobiografico” per dare finalmente sfogo al suo malessere e risolvere definitivamente i suoi problemi digestivi, liberandosi così da quella “indesiderata porzione di anima”, che, dopo essere stata rumorosamente espulsa, provoca un certo piacere, ma come tutti i piaceri della vita, creano “un imbarazzante e non proprio gradevole strascico”. E tra un botto e l’altro, l’ingegnere Attilio dà vita al suo racconto. La storia si dipana attorno ad una serie di sotterfugi, allusioni e malintesi che generano un crescendo di situazioni comiche e conferiscono al romanzo un ritmo brioso, sostenuto da dialoghi accesi e battute brevi e intelligenti.
La vicenda, ambientata agli albori dell’era digitale, si svolge a casa di Salvatore, futuro suocero dell’ingegnere Attilio, durante la partita di calcio Milan-Juventus trasmessa in diretta televisiva via satellite. La partita di calcio diviene il pretesto che mette in moto la vicenda. Non a caso, Caputo ha scelto di strutturare il romanzo a mo’ di partita di calcio in diretta televisiva - collegamento, pre-partita, riscaldamento, primo e secondo tempo – affidando ad ogni fase un momento preciso nello sviluppo della vicenda. Incontri e scontri turbano la quiete della casa, ma alla fine, come in tutte le commedie degne di essere definite tali, tutto è bene quel che finisce bene. Scoppia la passione tra l’ex-fidanzata dell’ingegnere Attilio, e il pescivendolo Giovanni. Sboccia inaspettatamente l’amore tra la cognata di Salvatore, la cozza zitellona dal “fisico anticoncezionale”, e Vincenzo, lo scapolo d’oro ultra quarantenne, intrufolatosi in casa di Salvatore per scroccare la diretta televisiva. Un po’ meno bene finisce per Salvatore a causa della schiacciante sconfitta della sua squadra rossonera ma che, tutto sommato, con il fidanzamento di sua figlia Beatrice e di sua cognata Mariella, è riuscito a liberarsi con un colpo solo dalle due presunte incombenti tasse comunali sui single.
Tutti i personaggi sono oggetto di beffa e scherno da parte del narratore e si qualificano mediante un particolare atteggiamento e modo di essere comico-grottesco, come Mariella, la cui sola apparizione disperde “qualsiasi desiderio sessuale nel più assetato dei maniaci” o il figlio tonto di Salvatore, nato dall’incrocio tra Schwarzenegger ed Enzo Biagi, perchè del primo ha il cervello e del secondo il fisico.
L’ironia di Caputo avanza a tamburo battente e travolge tutto quello che gli si trova davanti, senza pietà per niente e nessuno. Si passa abilmente dallo sgradevole hamburger del McDonald’s allo strapotere degli affittuari sugli studenti, dal collega che timbra in anticipo il cartellino del collega arrivato in ritardo alla moda del marketing piramidale, fino all’usanza meridionale di collezionare asciugamani e lenzuola ricamate per il corredo. “Nella libreria, nel portascarpe, fra qualche minuto pure nella tazza del cesso ci troverò gli asciugamani ricamati per il corredo di mia figlia. Ma che so’, usa e getta ‘sti asciugamani, che ce ne vogliono tanti?”. Più è sottile l’ironia, più la realtà è sezionata attentamente con il bisturi tagliente della lingua, generando interessanti sottocategorie. Esempio: se sommiamo la categoria “autobus” alla variabile spaziale “Statte, provincia di Taranto”, otteniamo una serie di sottoclassi del genere “autobus”, come il “Winzip” per le sue capacità di compressione e il “Il Neorealista” che circola solamente a Statte in Mozambico e a Cuba. In altri casi è la variabile spaziale che determina la categoria, come nel caso del “cozzaro”, con il crocifisso appeso al collo di 12/13 chilogrammi, in proporzioni 1:5 rispetto all’originale del Golgota e che prega il Signore per intercedere presso Padre Pio - altrove conosciuto come “burino” o “coatto”. In altri casi ancora, invece, la variabile spaziale genera una nuova categoria, come la figura del “damsiano-peso”, un particolare tipo di studente del DAMS di Bologna, che arricchisce il suo piano si studi con corsi di yoga, teatro sperimentale, cucina etnica e sceglie gli esami a seconda dei suoi giorni liberi: “Cosa c’è da fare il 25, che ho voglia di fare un esame? Letteratura araba? Okay, vada per la letteratura araba”.
La brillante comicità nasce anche dal contrasto stilistico tra le parti descrittive e narrative rese in un registro linguistico medio-alto e i dialoghi in stile colloquiale, allegramente colorate da espressioni italo-dialettali, pescate nelle acque del fiume Galeso. “Anch’io, come Alex, sento il bisogno di sciacquare i panni nell’Arno, ma preferisco il Galeso perché più vicino, e siccome sono un po’ cozzaro anch’io, oltre ai panni nel Galeso ci sciacquo anche la macchina”.
L’opera, però non si risolve solo nella vena comica delle situazioni e delle battute tra i personaggi. È molto di più. È un’opera brillante e intelligente, piena di spunti di riflessione sulle nostre piccole manie quotidiane, sui nostri egoismi, sui nostri difetti personali e sulle piccole verità che mettono a nudo alcuni aspetti della realtà in cui viviamo.

Recensione di Maria Carmela Marinelli






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