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I graffi del buio
di Michele Gentile e Monica Baldacchino
Pubblicato su SITO


Anno 2009- Linee Infinite
Prezzo € 11,00- 181pp.
ISBN 978

Una recensione di Cinzia Baldini
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I graffi del buio

I Graffi del Buio pur essendo un ottimo libro non è assolutamente facile da commentare. Si rischia di cadere nel banale, nel già sentito, nell’aprire la bocca solo per far prendere aria alle corde vocali. No, non è assolutamente facile recensirlo! Vediamo, entro in argomento piano piano, a piccoli passi. Inizio dalla copertina che è davvero notevole e il cui autore Corrado Vanelli ha ricevuto un premio per essa, poi passo a dire della cura con cui Linee Infinite, che ne è la casa editrice, lo ha dato alle stampe, aggiungo anche che ho apprezzato molto la scrittura chiara e pulita di Michele Gentile e Monica Baldacchino, i due autori e, a questo punto, inutile continuare a girarci intorno, introduco l’argomento che i due autori trattano: la pedofilia… Ecco, solo a pronunciare questo vocabolo mi viene il voltastomaco. La pedofilia nonostante il suono musicale e quasi seducente del termine è l’unità di misura con cui si determina la bassezza, il lerciume, la corruzione spirituale e morale a cui può arrivare un essere umano, se così un pedofilo può ancora venire definito. Ma non voglio dilungarmi in ovvie dichiarazioni, preferisco lasciare a Michele e a Monica la parola: “… Inghiotto la saliva e ripeto il tuo nome per la bellezza che contiene, per la fragilità che mi spoglia… aiutami a capire, a farmi una ragione della morte, al perché qualcuno farebbe tutto questo ad un bambino poi… Il corpicino è scomposto, sembra la bambola di pezza che lasci sul divano, quella che hai vinto al Luna Park… ricordi? Ma si , è così, dev’essere una bambola, per forza! Uno scherzo, un avvertimento, chi mai farebbe questo ad un bambino? Ad una bambina… è una bambina! La torcia fa brillare l’ultimo istante di vita, gli occhi le guardano lontano, oltre la mia spalla, forse l’uscita, forse l’altalena e le rose di un giardino o un banconi scuola. Il braccio sinistro si adagia sulla gamba appena piegata, la bocca voleva dire qualcosa, così semiaperta nel silenzio polveroso di una notte senza fine. D’improvviso la luce, bianca, totale, restituisce al mondo il segreto di una bambina che ha chiamato “Mamma”, che ha cercato scampo invocando il nome di chi l’ha messa a questo mondo con l’intenzione di proteggerla ed accudirla fino all’ultimo respiro. In quell’ade però ha trovato posto solo lei… ha potuto contare solo sulla sua solitudine mentre qualcuno la scrutava nel buio per oltraggiarla, fagocitarle l’anima. Bestemmie, imprecazioni di uomini che ora hanno la prova tangente della follia distruttiva di altri uomini, padri di famiglia che ora stanno pensando ai propri figli, che non vedono l’ora di tornare a casa, correre in cameretta e rimanere in silenzio a vegliare sul sonno delle loro creature, sollevati dal vederli al sicuro, contenti che non sia toccato a loro. Il luogo, lurido, si riempie di cuori che pulsano, si anima di sangue in circolo, intorno la fredda stasi di vita che non c’è più. Sinatra, Agostani, i suoi uomini, decine di occhi che hanno smesso di parlare, sguardi smarriti nel vuoto, increduli o forse troppo ancorati alla realtà. Ora è tempo di ragionare, lasciar perdere Dio e le sue mancanze, ricondurre le menti all’equilibrio, sudare la rabbia o nasconderla momentaneamente in qualche anfratto del cuore. Reperti, prove, segni… un appiglio che offra la possibilità di capire ma soprattutto qualcosa che serva a fiutare le tracce perché “ho bisogno di sperare, ho la necessità di credere ora che riusciremo a prendere l’artefice di quest’incubo”. … È difficile riprendere il discorso. È un’impresa titanica richiamare le parole alle labbra perchè quasi non vogliono salire dalla gola, bloccate come sono da un brivido di ribrezzo nello stomaco… E poi, cos’altro potrei ancora aggiungere dopo il pezzo appena letto e le riflessioni fatte fare al protagonista dagli autori? Poco o niente addirittura, che non sia già stato detto! Una considerazione personale però mi è d’obbligo lasciarla: parlare di questo argomento è importante, conoscerlo per sconfiggerlo è basilare, trattarlo come hanno farro Michele e Monica è di vitale importanza ma mai parole sono state sprecate come quelle usate per descrivere o meglio inscrivere la pedofilia in un contesto razionale, concederle l’attenuante di malattia mentale, deviazione sessuale o quant’altro. Il pedofilo è un essere amorale e nel mio vocabolario, forse perché sono madre, non trovo una parola talmente spregevole con cui definirlo. Mi rifiuto a trovare, nel comportamento di questi reietti attenuanti e giustificazioni, troppo è l’orrore che lasciano dietro di loro. Ributtanti i delitti con cui si sporcano le mani quanto nauseabondo l’odore mefitico della fanghiglia venefica che fagocita le loro coscienze e ottenebra i loro cervelli. La pedofilia è un problema vero, reale, un cancro purtroppo, ad oggi, incurabile, che si nutre degli elementi più indifesi della nostra società: i bambini, i nostri figli. È una fistola purulenta e inverminita con cui ci dobbiamo confrontare e che dobbiamo estirpare ad ogni costo, con ogni mezzo e che merita qualunque sacrificio di mezzi e risorse. Ignorala, mettendo la testa sotto la sabbia non farà che farla penetrare ancora più intensamente nel tessuto connettivo della collettività. Nessuna istituzione può voltarsi dall’altra parte e fregarsene, nessuna famiglia ne è al riparo, nessun genitore può dire: “tanto ai miei figli non potrebbe accadere”, perché accade. Nessun bambino è al sicuro, nessun cucciolo d’uomo ne è escluso! È questo che I Graffi del Buio, come uno specchio impietoso e orripilante, ci rimanda: l’immagine di quella realtà deviata e obnubilata, deformata dalla bestialità che è la pedofilia e il mondo sconsacrato dei pedofili. Che ci sferra quel sacrosanto pugno nello stomaco -come ama dire l’autore Michele Gentile, che ho il grande piacere di conoscere- che serve a suonare la carica, a farci tenere alta la guardia e a ricordarci che come uomini/donne, padri/madri abbiamo una coscienza a cui rispondere e obblighi morali di ordine naturale e sociale a cui attenerci verso i nostri figli. La storia narrata da Michele e Monica è, per fortuna, una storia di fantasia ma dopo aver terminato il libro, di certo, come me, anche voi vi chiederete dove finisce il romanzo ed inizia la realtà e viceversa. Non è stato facile decidere di aprire questo libro e affrontarne la problematica. Ci ho impiegato oltre un anno leggendolo a tratti e lasciandolo da parte, riprendendolo con i dovuti rimorsi di coscienza e riabbandonandolo di nuovo. Infine l’ho fronteggiato e ne sono rimasta inorridita e affascinata al contempo. Il grido di allarme e la conseguente denuncia lanciata degli autori risulta tagliente e vigorosa perché sottolineata da una scrittura scorrevole, incisiva, intensa e talmente ben amalgamata che difficilmente si distingue lo stacco dall’una all’altra mano. La storia narrata, inutile negarlo, è triste e dolorosa e le note tragiche accompagnano il lettore fino all’epilogo finale, di cui non rivelo nulla perché il libro va letto ed elaborato liberamente e personalmente dalla coscienza di ognuno. La categoria in cui classificare I Graffi del Buio è il giallo. È un romanzo ben strutturato e altrettanto ben articolato, infatti, sulla storia principale che si dipana in modo chiaro e coinvolgente si susseguono a ritmo serrato, da togliere il fiato, i colpi di scena. Il libro in tutta la sua energia e particolarità è davvero ottimo ma per l’argomento trattato e le scene forti abilmente descritte nella loro cruda essenzialità, lo consiglio ad un pubblico adulto ma soprattutto maturo. Lasciate poi, che da queste righe giungano ai due autori Michele Gentile e Monica Baldacchino le mie congratulazioni per il loro eroico lavoro e il mio personale grazie per la preziosa funzione di denuncia sociale che hanno saputo racchiudere in questi capitoli.


Una recensione di Cinzia Baldini



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